Perché mi sono fidata di lui

Perché mi sono fidata di lui

10 aprile 2023, Firenze

Dottore, mi scusi, quanto durerà questo stato? ha chiesto mia madre, Antonella Romano, gettando uno sguardo preoccupato nella mia direzione.

Ero sdraiata sul letto dospedale e stringevo fra le mani un vecchio album fotografico che lei mi aveva appena portato.

È difficile dirlo ha risposto il medico con unalzata di spalle. A volte la memoria ritorna in qualche giorno o qualche settimana, altre volte invece e mi ha rivolto uno sguardo colmo di compassione.

Dica la verità, la prego, non giri intorno. Voglio solo capire a cosa devo prepararmi.

A volte ci vogliono mesi perché un paziente ricordi tutto quello che è accaduto prima del trauma.

Mesi? Il sospiro di mamma era più simile a un singhiozzo soffocato. Dottore, forse sembrerà una sciocchezza, ma non esiste niente che possa accelerare il processo? Farmaci? Iniezioni? Sono pronta a pagare, quanti euro servono, ne ho abbastanza

Con fare nervoso, aveva aperto la borsa estraendo alcune banconote da cento euro.

Il medico aveva scosso dolcemente il capo. Non serve il mio consiglio è che sua figlia stia il più possibile insieme alle persone care. Questo a volte aiuta. Ci sono altri familiari, oltre lei?

Certo che ci sono. Lui cioè, mia figlia stava per sposarsi. Il matrimonio sarebbe tra tre settimane.

E il futuro sposo dovè?

Beh Antonella si era fatta improvvisamente incerta lui si sta occupando degli ultimi dettagli della cerimonia proprio adesso.

*****

Giulia, perché sei così musona di nuovo? mi sono avvicinata alla mia gatta e lho accarezzata affettuosamente. Sei ancora arrabbiata perché sto per sposarmi? Tra gli umani funziona così, lo sai ci si sposa e si va a vivere insieme. Ma non preoccuparti, il mio amore per te non cambierà mai.

Giulia, la mia piccola pantera nera, mi aveva voltato le spalle, fissando corrucciata il davanzale.

Anche Lorenzo presto ti adorerà, vedrai continuo piano, più per convincere me stessa che lei. Perché farti tutti questi problemi? È un ragazzo per bene, gentile e premuroso.

Lei mi lanciò uno sguardo smarrito, poi con aria determinata saltò sulla mensola e fece cadere la cornice con la nostra foto di coppia.

Giulia! Cosa combini? mi sono inginocchiata a raccogliere i pezzi di vetro.

La gatta rimase in silenzio, tornando placida vicino al cuscino.

Lorenzo mi vuole bene, lo so, e io lo amo, anche se tu non lo sopporti. Vivremo insieme, che ti piaccia o meno. Inoltre, mamma ci regalerà un appartamento più grande per le nozze, avrai tutto lo spazio che desideri.

Mentre rimettevo la foto a posto, lo sguardo mi cadde proprio su quellimmagine: io e Lorenzo davanti al Comune, il giorno in cui avevamo presentato le carte. Uno dei giorni più belli, forse.

*****

Conobbi Lorenzo quasi per caso.

Ero passata a trovare mamma nel suo ufficio, lei gestisce una società di consulenza aziendale qui nel cuore di Firenze. Lì mi trovai letteralmente addosso a un giovane che correva verso la sua stanza con dei documenti importanti.

Mi scusi tantissimo dissi io, imbarazzata. Dovevo raggiungere mamma per pranzo, non lavevo proprio vista

Nessun problema rispose lui, chinandosi a raccogliere i fogli. Sua mamma è la dottoressa Romano, vero?

Già, Antonella Romano. Se deve consegnare qualcosa, può passare avanti.

No, prego, salga pure replicò timido.

In quellistante spuntò mamma dalla porta, osservandoci con una sottile ironia.

Ecco chi faceva il chiasso qui fuori! Entrate, così prendiamo un caffè insieme.

Così iniziammo a conoscerci. Capitava di reincontrarlo in ufficio, finché non mi invitò per un caffè in Piazza della Repubblica. Poi il cinema, la gelateria, e pian piano la nostra storia prese il volo.

Lorenzo mi piacque subito: dolce, spiritoso, attento. Anche mamma ne fu conquistata: Lorenzo è sveglio e determinato, se con lui sei felice hai la mia benedizione. Almeno avrò finalmente qualcuno cui delegare parte degli affari.

Dopo sei mesi, Lorenzo mi chiese la mano. Dissi sì, felice come non mai.

Mamma, al settimo cielo, lo rese suo vice in azienda annunciando che dopo il matrimonio avrebbe fatto un importante cambiamento.

Nel frattempo, ero sopraffatta dai preparativi: scegliere il ristorante, definire la lista degli invitati, spedire le partecipazioni, contattare fotografo e autista Un turbine di impegni.

Intanto, Giulia trascorreva sempre più tempo da sola a casa, guardandomi con quello sguardo diffidente ogni volta che menzionavo Lorenzo. La questione era irrisolta fin dal primo incontro:

È nera? Non ti mette un po in soggezione? chiese lui allepoca.

Perché mai?

Sai, molti pensano che i gatti neri portino sfortuna, che siano una specie di presagio

Ma figurati, Lorenzo, sono solo superstizioni! E comunque Giulia è solo una gatta affettuosa. Se vuoi, puoi accarezzarla.

Non sarà pericoloso?

No, devi pur farci amicizia, vivremo insieme.

La presi tra le braccia e mi avvicinai. Bastò che lui alzasse la mano e Giulia lo graffiò deciso, lasciandogli un paio di segni niente male.

Ahi! protestò, mentre cercavo di scusarmi.

Da allora, ogni volta che Lorenzo si presentava lei sembrava posseduta: soffiava, si arcuava, miagolava furiosa. Alla fine ero costretta a chiuderla in camera.

Quei ricordi riaffiorano sempre più spesso.

*****

Oggi sono uscita dal ristorante con il sorriso, dopo aver ottenuto una bella offerta dal gestore per il ricevimento. Non vedevo lora di riferirlo a Lorenzo.

Ho preso il cellulare e composto il suo numero. Nessuna risposta.

Che strano Ho riprovato, e dopo vari squilli ha risposto.

Scusami, Francesca, sono in riunione, posso richiamarti più tardi?

Va bene

Rinfoderando il telefono in borsa, mi sono avviata verso la mia auto. Ma dopo pochi passi, sono rimasta di colpo paralizzata.

Dallaltra parte della strada, Lorenzo. Insieme a una ragazza che non avevo mai visto. Ridacchiavano, lui la prese per la vita e la baciò. Si spingevano in confidenza, troppo, più di quanto si addica a estranei.

Mi sono sentita tremare. Tutto crollava.

Perché mi aveva mentito? Mi diceva che era sommerso di lavoro, che contavo su di lui, che mi amava Invece usciva con unaltra, si prendeva gioco di me. E il nostro futuro? Un bluff.

Ho visto che la prendeva per mano e la conduceva verso il ristorante lì a pochi metri. Sopra cera pure un hotel Qualche ora romantica, perfetto.

No, non avevo intenzione di fare scenate. Volevo solo guardarlo negli occhi e chiedergli perché mi avesse ferita così.

Non mi sono accorta di aver attraversato la strada con il rosso. E non ho sentito le urla dei passanti.

Lunica cosa che ho sentito è stato uno stridio di freni, un impatto, poi il buio.

*****

La voce del medico, di nuovo: Ricorda cosè successo?

No

Ricorda almeno come si chiama?

Nemmeno

Che giorno è oggi?

Non saprei.

Sa dove si trova?

In ospedale, credo

Esatto. È stata investita da unauto. Nessuna frattura o lesioni interne, ma ha subito un forte trauma cranico, da cui una amnesia retrograda parziale. Spesso la memoria rientra a poco a poco. Le servirà un po di tempo. Intanto posso chiamare sua madre o qualche altro parente?

Certo, cè mia mamma

Bene, la contatto subito. Ora si riposi, vedrà che presto si sentirà meglio.

*****

Mamma arrivò nel giro di poche ore e mi teneva stretta la mano, piangendo nonostante avesse promesso a sé stessa di restare forte.

Come hai fatto, amore mio? bisbigliava tra le lacrime. E il matrimonio che doveva esserci fra poco Non ti ricordi di Lorenzo?

No, mamma ma era bello?

Bello e buono, ci tiene tanto a te. Gli ho telefonato, ma è impegnato con i preparativi. Speriamo nel frattempo tu possa recuperare almeno in parte la memoria.

Ogni giorno Antonella tornava in ospedale con foto, libri, piccoli oggetti, tutto per aiutarmi. Ma nulla.

Alla visita successiva, Lorenzo si presentò con un mazzo di fiori. Io lo fissai come si guardano gli sconosciuti. Lui rideva, scherzava, ripeteva che sarebbe andato tutto bene.

Anche se non ti ricordi tutto per il matrimonio, non fa niente. Ci sposiamo lo stesso, vero?

Io restai in silenzio. Non sapevo se lo amavo o chi fosse davvero per me.

Al rientro a casa, la prima cosa che notai fu Giulia, occhi spalancati e unaria terribilmente spaesata.

Mamma, ho un gatto? Perché non me lhai detto subito?

Meglio affrontare tutto un passo alla volta. Devi parlare con le persone. La gatta può aspettare. Tra poco ci sarà il matrimonio, non la gatta.

Ma chi la nutriva mentre io ero via?

Ci pensavo io, passavo ogni sera. Francesca mi chiama sempre così dovresti pensare più alle nozze che alla gatta

Invece, appena presi Giulia tra le braccia mi invase una strana pace. Come abbracciare una tazza di caffè caldo. Ma poi mi domandai: davvero amo il caffè?

Come si chiama?

Chi?

La gatta. Mi sfugge

Giulia.

Bello. E come mai questo nome?

Non lo so nemmeno io. Tua nonna era in ansia per lesame di ammissione alluniversità, e tu chiamasti solo per raccontarmi della gattina trovata per strada.

*****

Per una settimana ho cercato di ricordare, invano. Giulia, però, ogni sera si accucciava sul letto, mi faceva la corte, e sentivo che tutto sarebbe andato bene.

Poi, un giorno, improvvisamente, scappò via. Mi lanciai dietro, come se sapessi che dovevo seguirla.

La cercai ovunque: cucina, bagno, balcone. Alla fine, la trovai accucciata dentro larmadio dell’ingresso.

E fu in quel momento che una luce improvvisa mi attraversò la mente. Una fitta, una scarica. Mi appoggiai al muro, cercando equilibrio.

Mi avvicinai, la accarezzai, e le dissi: Quanto tempo che non giochiamo nascondino, la mia testa era altrove. Ti chiedi perché? Scusami. Torneremo a divertirci, promesso.

La gatta mi ricambiò con un soddisfatto ronronare.

Pochi istanti dopo suonò il campanello. Era Lorenzo, con un mazzo di rose.

Ciao. Tua madre mi ha chiesto di passare, oggi non può venire.

Vieni pure risposi secca. Togliti pure le scarpe.

Ehm puoi chiudere Giulia in camera? Ti sei scordata che ogni volta che vengo lei mi graffia? Mi avevi promesso di darla a qualcun altro, per non avere problemi

Davvero? Non ricordo di aver mai promesso una cosa simile.

Ma sì, me lo avevi promesso

Ricordo che dissi solo che avrei provato a parlare con lei, non a sbarazzarmene. Perché io amo Giulia.

Lorenzo mi fissò per qualche secondo, come se non capisse.

Dici sul serio? Hai ricordato tutto?

Annuii.

Meno male! Adesso possiamo sposarci!

Tentò di stringermi ma io allungai una mano davanti, ferma.

Ora io e Giulia stiamo bene, ma tu e io, no. La cerimonia è annullata. Mi spiace.

Non capisco perché?

Gli raccontai dei suoi tradimenti, senza piangere, solo una semplice lista di fatti. Lui mi guardava annichilito, incapace di rispondere.

Dai, Francesca Quella storia non era seria

Come tutto quello che fai nella vita. Scegli quando essere serio una buona volta. Non ti voglio più vedere.

E se non me ne vado? Ti amo.

Allora dovrai vedertela con Giulia.

Aprii la porta e la gatta, inferocita, avanzò ringhiando. Lorenzo in due balzi era scappato.

Ho chiuso la porta sollevata. Sento solo un rimpianto: non si può cancellare dalla mente chi ci ha fatto soffrire. Ma il tempo cura tutto. E la mia Giulia è qui con me. Un giorno dimenticherò tutto, come un brutto sogno.

Più tardi, ho chiamato mamma e le ho detto che tutto mi era tornato in mente. Le ho anche raccontato di Lorenzo.

Lei ha sospirato. Poco male se salta il matrimonio. Limportante è la tua felicità. E Lorenzo, sta tranquilla, da domani non lo vediamo più in ufficio.

Le ho risposto che non sono più preoccupata. Anzi, sono contenta che sia andata così. E tutto questo è merito di Giulia. Chissà, tra laltro, ho letto che in Italia nei paesi del Sud portano fortuna alle spose regalare una gatta nera

Forse Giulia è il tuo portafortuna, come direbbero le nonne ha sorriso mamma. Il tuo destino.

Non forse, mamma È proprio così. Lei è davvero la mia felicità.

Francesca Romano, FirenzeNei giorni seguenti, ho riscoperto piccoli frammenti di quello che ero, tra le coccole di Giulia, le gite in centro con mia madre, la compagnia tiepida di un abbraccio sincero. Un pomeriggio, a sorpresa, ho trovato davanti alla porta un nuovo album fotografico: era una raccolta delle nostre avventure, solo io e Giulia, negli anni. Mamma aveva aggiunto una dedica: Per ricordarti che la felicità vera non dipende da nessuno, se non da te stessa e dalla fedeltà di chi ti ama senza condizioni.

Lho sfogliato lentamente, ogni pagina una carezza al cuore, un sorriso che affiorava spontaneo. E mi sono ritrovata a ridere forte, mentre Giulia si stendeva spudoratamente in mezzo alle foto: era stato sempre sotto i miei occhi ciò che valeva davvero. Lamore, quello autentico, non si compra, non si promette e non si tradisce. Capita, resta, ti aiuta a rialzarti quando il mondo crolla.

E così, nel silenzio gentile di casa, sotto la coperta morbida che sapeva ancora di infanzia, ho sussurrato a Giulia il mio segreto: Sai una cosa? Non mi sono mai davvero persa. Grazie a te sono ancora qui, più vera di prima. E so che, qualunque tempesta arriverà, non mi farò più ingannare dalle apparenze.

Lei ha socchiuso gli occhi, compiaciuta, prima di coricarsi vicino a me. E quella notte, per la prima volta dopo tanto tempo, ho dormito di un sonno sereno, senza paura del domani. Perché avevo finalmente imparato a fidarmi: prima di tutto, di me stessa.

E nella penombra della stanza, ho capito che la felicità è questa. Semplice. Indistruttibile. E capace di rinascere, ogni volta che si osa ricominciare.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

one × four =