Diventare adulti
A Cosimo era tutto indifferente. Era stanco, annoiato, avrebbe voluto mollare tutto e partire, ma dove? Non lo sapeva. Era già stato dappertutto. Lufficio, lo studio, affari, riunioni, poi le serate nei locali, qualche ragazza di tanto in tanto, a volte bella, a volte meno, i weekend dalla mamma a Torino. E così via, allinfinito. Ma Cosimo ormai aveva trentasei anni, e quel correre in circolo come a San Siro non gli dava più alcuna emozione. Doveva cambiare qualcosa.
Pensava a questo, accarezzando la pelle lucida del volante della sua nuova Giulietta, mentre restava fermo in coda sotto le guglie della Milano irreale, immerso nellafa.
Secondo la madre di Cosimo, la sua Alfa Romeo Giulietta era davvero un catafalco, quasi non ci passava nei cortili stretti delle palazzine quando andava a trovare la signora Elena, ma certo faceva un figurone!
Il figlio di Valeria al sesto piano girava su una vecchia Fiat Panda, Maria del cinquantasette aveva un furgone e faceva traslochi, Fausta andava addirittura in bicicletta a consegnare pizze, mentre Cosimo troneggiava sulla sua Alfa.
Scendeva dallauto con tutta calma, metteva a terra le sue stringate di camoscio, tirate a lucido, mai sporche; poi appariva nella sua imponenza, statuario e massiccio come un traghetto, lorgoglio di mamma, trascinava la sua figura tra i ragazzini che giocavano nel cortile. I bambini si fermavano, fissavano i suoi enormi piedi, poi alzavano gli occhi, sgranati e meravigliati.
Signor Cosimo Buonasera Scusi sussurravano con le bocche paffute, protette dai cappellini gialli.
E lo zio Cosimo si limitava a un cenno di assenso: vai, piccoli, non temete.
Nelle sue mani spiccava un mazzo di fiori, enorme. Era per la mamma, come ogni settimana. Elena sembrava ogni volta stupirsi che il figlio indovinasse sempre il gusto giusto, e infilava tutto dentro un secchio, ché nelle sue vecchie brocche i fiori non ci stavano. Poi preparava a Cosimo un tè caldo
Oggi trasportava con sé un bouquet che si chiamava Appuntamento Segreto. Di nuovo smisurato, sgargiante, così che tutto il condominio sapesse quanto lui amasse la madre. La mamma era speciale. Un campione, una creazione fuori produzione. Proprio per questo, forse, Cosimo si vedeva ormai scapolo a vita.
Si affrettava, Cosimo, ma la maledetta coda si estendeva fino al ponte, poi cera addirittura una gara ciclistica che bloccava tutto. Forse, pensò, potrebbe cimentarsi anche lui? Un po di varietà, in fondo
Guardò lorologio, suonò, cambiò stazione radio, si guardò intorno.
Stanco dei bollettini del traffico e delle notizie sullultimo scandalo politico, Cosimo spinse al massimo la musica, si lasciò trasportare dai bassi, battendo le dita sul volante. Luomo nella Fiat grigia di fianco si portò alle tempie un dito a mo di presa in giro. Cosimo fece finta di niente, abbassò il finestrino voleva che tutti sentissero che lui era soddisfatto, vincente. Dopo la visita a mamma, serata in centro.
Smettila! Basta con quella musica! urlò di colpo qualcuno da dietro.
Cosimo si girò.
Chi avrà mai il coraggio?
Una ragazzina. Proprio una ragazzina, già dietro il volante di una vecchia Punto arrugginita, capelli corti, aria arrabbiata, pugni stretti. Si intuiva a malapena dietro lo sterzo.
Cosimo le fece un saluto con la mano, sfoderò il suo miglior sorriso. Se la cavava sempre bene coi bambini e le donne. E questa era entrambe, quindi facile.
Ho detto, abbassi la musica o chiuda il finestrino! urlava, rabbuiata, già in piedi a fianco della Giulietta.
Cosa?! fece lui, fingendo di non capire, poi sbottò a voce alta:
Niente soldi, i vetri li pulisco da solo, non mi interessa di Dio, la pensione non la prendo, lappartamento non lo affitto!
La ragazza arrossì, le labbra tremarono, ma subito recuperò, si chinò e urlò quasi nellorecchio di Cosimo:
Abbassi la musica, cè un bambino addormentato in macchina! Cosè, un orso, lei?
Cosimo si voltò e intravide sul retro della Punto un piccolo in un seggiolino, berrettino di lana e giacchetto rosso fuoco.
Va bene, va bene! Ma la patente ce lhai, piccola bella! le urlò dietro mentre già correva indietro.
Lei, con un balzo incredibile per una tanto minuta, aprì la portiera, prese il bimbo tra le braccia. Lui si strinse a lei come fosse tutta la sua vita.
Niente paura, Sandrino! Adesso ce ne andiamo, mamma ti consola. Appena passano tutti questi ciclisti e via
Gli sussurrava allorecchio, lo cullava, lo fissava con dolcezza, poi lo rimise rapidamente nel seggiolino, saltò al volante, perché la coda aveva fatto un altro metro.
Ma la Punto presto si spense del tutto, la colonna dietro iniziò a suonare il clacson, a urlare e a superare.
La ragazza, fina ad allora coriacea e arrabbiata di quella rabbia che fa muovere le montagne, parve cedere, o forse avere paura. Scoppiò a piangere, testa sul volante.
Un tipo con catene al collo e anelli grossi uscì dalla sua Cinquecento nera, si mise a darle colpi sulla portiera coi piedi, bestemmiava, roteava il dito alle tempie.
Cosimo stava per ripartire, ma il pianto di quel piccolo nella giacca rossa gli rimbombava dentro: un disco fisso, sempre uguale, monotono, disperato. E non era irritante: era snervante. Poi avrebbe detto a tutti che era scattato un istinto, ma quale? Quello materno non gli si addiceva, e altri non gli venivano in mente.
Non piangeva per capriccio, ma senza speranza, spiegava poi Cosimo.
Mentre Cosimo si chiedeva se aiutare o no, il tipo della Cinquecento ficcò la testa nello sportello della ragazza, cercava di girare la chiave. Lei lo cacciava via, urlava di non spaventare Sandrino, ma il tizio non si muoveva.
Non capisci che, se non molli lì il catorcio, qui restiamo fermi due ore? Ma sei scema? Lhai rubata sta macchina? Guarda che adesso sbraitava.
Cosimo nemmeno si rese conto di come si fece strada tra le auto, frenò accostando sul marciapiede e fu accanto alla macchina.
Ehi, calmati brutto tipo! gridò a quello che stava minacciando la ragazza piccola.
Fatti i fatti tuoi, finto ricco! Ce li metterei tutti in galera voi, nuovi ricconi! ringhiò quello, ma intuendo di essere basso contro il mobile a sei ante, si rintanò nella sua Cinquecento.
È morta la macchina? Spingiamo! sbottò Cosimo alla ragazza. Lei annuì, si mise dimpegno, riuscirono a portarla da parte, ma la Punto non ne voleva sapere, tossicchiava solo ogni tanto.
I cavalli sono sfiniti, scosse la testa Cosimo con compassione, ma la ragazza non sentiva, perché il piccolo si era rimesso a piangere.
Coraggio, piccolino! cercava di consolarlo la sorella. Vuoi la mamma?
Lui annuiva.
E dove la prendo ora, se non possiamo arrivare?! si lasciò andare la ragazza.
Su, prendete le cose, chiudete la macchinina e venite nella mia. ringhiò Cosimo.
Per quale motivo? Ce la caviamo da sole!
Perché sta iniziando a piovere, e hai un bambino, testa matta! Svelti! e le trascinò nella propria Giulietta, prendendo anche il seggiolino.
Quando furono dentro, Cosimo si voltò.
Dove? Dovè la mamma di lui? Io sono Cosimo. Tu sei? chiese.
Lei sospirò, dopo aver fissato bene Sandrino nel seggiolino.
Bianca. Ma non pensi che io sia una delle tue bambole appese! gettò uno sguardo alle fotografie di donne sorridenti appese al cruscotto di Cosimo.
Ma quali bambole? Io non cerco storie, io Dove ti porto Bianca? Dammi unindicazione.
A Sestriere. Cè mia madre. Qui lindirizzo.
Dallaltro lato della città Ok Cosimo fissò il bouquet, costretto a lasciarlo sul sedile accanto, vabbè, vi accompagnerò.
Compone qualcosa sul display, un segnale, poi la voce di donna: Pronto, Cosimino, mi ascolti?
Mamma, arriverò tardi. Devo sbrigare una faccenda. Se faccio tardi, passo domani. O.K.?
Come domani? Ho già detto alle signore che avresti cenato qua… si sentì colpito dalla voce. Ah, le tue bambole Bianca sorrise appena sul sedile dietro, ma Cosimo la colse e si rabbuiò. Chiamami quando arrivi a casa. Ma chi piange lì con te? Cosimo!?
È uno che ho preso su, mamma. Poi ti spiego, ciao! tagliò corto.
La donna chiuse la chiamata.
Uff, mai che riesca a chiudere una telefonata senza interrogatori! brontolò Cosimo. E tu che ridi? sbottò con Bianca. Mamma vostra vi ha lasciati soli? Alla tua età dovresti uscire, studiare, andare in discoteca, mica badare a un bimbo. O non piaci ai ragazzi? Capisco! Sarai una secchiona, eh?
Che soddisfazione, mordere così Bianca! E si permetteva anche di giudicarlo, lui! A lei il latte le gocciola ancora dalle labbra, si crede chissà chi
Sì, assentì Bianca.
Cosa vuoi dire con sì?
Sì, dovrei divertirmi, ballare, baciare. Ma con chi? Siete tutti dei palloni gonfiati, volete una cosa sola. E poi? Tu pensi che mia madre volesse davvero farmi a diciottanni? Mia nonna ci mandò via subito dallospedale, si vergognava che la figlia fosse madre. Mamma lasciò addirittura la scuola, diceva che la pancia non ci stava più sotto il banco. Anche lei si fidava di un ragazzo: lui, via. I suoi gridavano disonore, e lui? Fu divertente per lui, tutto qui. Proprio come per te nelle foto che tieni appese. Lui decise di andare alla Statale, mica pensava a una famiglia.
Cosa centro io con tutto ciò? Cosimo si offese. Io… i miei rapporti sono da adulto, partner, mica storie così! Non lo farei mai…
E tacque. Forse distratto da una manovra difficile, forse perché gli venne in mente quanto appena tre anni prima aveva rischiato di “cascare” anche lui: cera Marina Colombo, amici, letto, gite a Ischia, poi lei confessa di essere forse incinta
Non cera tempo, il business tirava, soldi, investimenti, una famiglia, i doveri, non erano nei suoi progetti.
Cosa fare allora? Sposarsi, fermarsi su Marina? E le altre? Non si voleva incatenare, i parenti, le beghe da adulti…
Anche lui portò la compagna dal medico di fiducia, quello che sua sorella vedeva da sempre.
…Mi propose soldi, lo capisci? raccontava il ginecologo ridendo. Che dicessi che era rimasta incinta di te, poi lei ci avrebbe pensato a restarlo davvero. Cosimo, stai attento…
E Cosimo da allora stette attento. E Marina non lasciò nemmeno in situazioni delicate, semplicemente perché non c’erano state.
Forse qualcuna sì? Magari non lhanno detto Marta improvvisamente non si fece più sentire Magari Ma no, suo padre lo avrebbe fatto fuori!
I pensieri si affollavano, si confondevano, poi sparivano.
Belle le storie dei rapporti adulti! rise amaramente Bianca. Mia mamma è bella, lo dicono tutti. Non sa stare sola. Le servono rapporti. Tu sorridi? È solo stanca, nessuno le ha mai chiesto se avesse bisogno. Nemmeno con Sandrino. È una persona. Si stanca… E ora non ce la fa più, è andata dalla sua amica a Sestriere, e io sono rimasta con Sandrino. Lui si è ammalato da poco, portato durgenza allospedale. Ha urlato, si è spaventato, ha pensato che la mamma lo stesse lasciando per davvero.
In un certo senso lo ha fatto! sbottò Cosimo. Le madri non dovrebbero mai lasciar andar via i figli piccoli!
No. È brava, è solo troppo giovane e stanca, ripeteva Bianca come un mantra. Chi la ferisce è gente come te.
E tua madre come si chiama? chiese Cosimo.
Irene Ferrera.
Cosimo sterzò sulla corsia inferiore, accelerò, poi si ravvide: portava un bambino!
Irene Ferrera… Impossibile, ma se fosse proprio lei?
Quinto anno, Cosimo, già adulto pieno di vita, va a una festa a casa di amici. Si suona, si mangia, si balla. Poi arriva Irene Ferrera. Con lei succede il primo amore. Si vedono ancora un paio di mesi, poi Irene sparisce, non risponde al telefono. E Cosimo va a lettere.
Cercò di scrutare meglio Bianca, non sarà che somiglia pure a lui? Il naso, forse Santo cielo! Come si chiamava il padre di Irene?
Bianca, tuo nonno come si chiama? Avete un nonno? chiese quasi indifferente.
No. È morto, disse Bianca senza emozione.
Bella. Ma guarda, una figlia già grande Se fosse mia, investirei in scuola, vestiti, magari lauto Cosimo fantasticava.
E improvvisamente finisce la pioggia: dal cielo gonfio di nuvole irrompe un raggio come uno stiletto bianco, sembra collegare due mondi, quasi si potrebbe risalirlo fino a Dio
E nello stesso momento Cosimo sente che nella sua vita ora cè un senso, una direzione. Qualcosa per cui valga la pena muovere i risparmi, accumulare e costruire.
Guarda che spettacolo! fa Cosimo indicando il vetro. Bianca, siete mai andate in vacanza tu e tua mamma? Mare, o sci, che so…?
Bianca, fissando il raggio di sole, scoppiò in una risata.
Ma che dice? Dove andiamo? Non ci sono i soldi.
Ti piacerebbe? Magari portiamo anche Sandrino… Cosimo si concentrava su quel che sentiva, voleva che il cuore parlasse.
Guardi che non sono il tipo. Non parto con gli uomini. Bianca fu secca.
E ora? Sei salita! rise Cosimo.
Perché si è fidata, forse è davvero mia figlia La chiamata del sangue, delle anime vicine! Perché Irene non mi ha detto niente? Un tempo Ma chi sa se, a diciotto anni, sarei stato felice di sapere che avevo già una figlia…
E decise: ora si va da Irene, si chiarisce tutto, poi si sistemano i documenti e si vola tutti insieme al mare. Lui sa dove ci si trova bene, hotel adatti anche per Sandrino. E che camere prendere? Irene vorrà separate, meglio così. Ok
Cosa ok? chiese Bianca, accarezzando la mano del fratello.
Ho pensato a voce alta? Scusa. Niente. Ci penserò dopo! si rabbuiò Cosimo.
E cosa dirò a mamma? Mi supplicherà di non fidarmi di Irene. Ma… Posso anche fare il test, come fece Ferdinando Pelliccia, se Ma no, Bianca mi somiglia. Ho rovinato la vita a sua madre, ora devo rimediare!
Sentiva la parte di salvatore addosso come un vestito nuovo; allentò persino le spalle. Era pure innocente! Nessuno gli aveva detto niente!
E Irene ora gli si presentava proprio diversa da tutte quelle che aveva conosciuto. Forte, indipendente… Come sua madre.
Hai unattività, vero? domandò Bianca, lisciando la tappezzeria della Giulietta.
Impresa.
È dura? Quando girano tanti euro, è dura? Bianca non mollava. Niente moglie? Nessuno che ti aiuta a spenderli?
Niente moglie. Ma me la cavo lo stesso rise lui.
Arrivarono a Sestriere allimbrunire. Cosimo non voleva scendere, trafficava nella macchina, cercando chissà cosa nel cassetto, poi propose di spostare la macchina.
Bianca, stringendo la mano del fratellino, rimase ad attenderlo davanti al portone.
Allora? Andiamo? chiese lei quando lui finalmente la raggiunse. Prendiamo i fiori? La mamma sarà contenta.
Cosimo annuì. Ecco a cosa era servito il Appuntamento Segreto…
Saliti al terzo piano, Bianca suonò il campanello.
Cosimo chiuse gli occhi. Gli pareva di essere sulla soglia di un cambio enorme. Proprio ora…
Aprì la porta unamica di Irene, Marina. Scrutò Cosimo, poi Bianca.
Che ci fate qui? Irene, i tuoi sono arrivati. E cè anche un tizio! urlò verso il corridoio.
Dal salotto saltò fuori una donna secca, spettinata, si fermò, osservò gli ospiti.
Bianchina, che ci fate? Ti avevo detto che arrivavo domani mattina! chiese finalmente. E tu sei? guardando Cosimo.
Lui, confuso, porse i fiori.
Sono Cosimo. Questi sono per te, Irene…
Provava a riconoscerla, a indovinare. Qualcosa scatterà?
Niente, nessuna scintilla.
Lui, mamma, Bianca accusò senza pietà indicandolo, ci ha rotto la macchina e poi ci ha dato un passaggio. Sandrino piangeva, ho pensato che dovessi consolarlo. Ho preso la tua macchina, lui di nuovo dito rosso su Cosimo lha rotta, ora è parcheggiata fuori città. Ci paghi il danno, e non ti denuncio!
Le sopracciglia di Irene si alzarono, pronta a replicare, ma la figlia insistette:
Davvero, mamma. È colpa sua. E tu lo faresti lavorare gratis! Mamma, cè fame? Zia Mari, qualcosa da mangiare? Questo qua non ci ha dato niente!
Bianca girava already in cucina, aprendo ante e frigorifero con foga…
Non capisco nulla. Hai davvero rotto la macchina? Bianca non ha la patente, come avete fatto? Raccontate! disse Irene, stringendosi nelle braccia.
Sì, certo borbottò Cosimo.
E spiegò il traffico, la coda, i pianti di Sandrino…
Tua figlia dice che sei troppo stanca, sei partita, tuo figlio ha pensato che lo lasciavi. Era appena stato male, temeva di restare solo Così li ho portati qui… concluse.
No, non era la Irene di un tempo. Era sciocco crederlo…
Partita perché stanca? Bianca! Vieni qui! urlò Irene. La figlia si avvicinò con un piatto di insalata. Bianca, che hai detto? Perché hai inventato tutto questo? Eri con me a Sestriere, tho lasciata perché aiutassi Marina coi funerali ora si rivolse a Cosimo La nonna di Marina è morta, dovevo aiutare. Ho preso un giorno libero, sono venuta subito. Sandrino non era malato! Bianca
Irene era mortificata, si voltò.
Che invenzioni Bianca gettò la forchetta sul tavolo. E allora? Basta, non ne posso più! Alcuni nuotano nei soldi, altri stanno alla cassa tutto il giorno. Mamma, sei scema? Bastava chiamare la polizia per un rimborso, almeno mi compravo qualcosa… E ora? Mai che impari! Sfigata. E io con Sandrino non ci sto più, ho bisogno della mia vita! Bianca tirò su il mento con fierezza.
Va bene. Vuoi un tè? Andiamo di là. Mari, possiamo? sospirò Irene.
Ci mancherebbe. Vuoi qualcosa di più forte? Qua cè ancora del mirto di nonna… sospirò Marina.
No, guido. Niente, grazie, Cosimo si trovò per la prima volta prigioniero in quello strano piccolo mondo. Nel lavoro, nelle feste, negli aeroporti, con mamma era tutto aritmetico. Qui cerano caratteri, drammi, sentimenti Avrebbe voluto fuggire, ma Irene gli suscitava pietà.
Tè allora, acconsentì Marina. Metto su subito.
Si sedettero al piccolo tavolo, tovaglia a fiori, sgabelli scheggiati, tre tazze, una ciotola piena di biscotti e cioccolatini.
Questo era lappartamento della nonna, io restai con lei fino alla fine. Io e Irene qui da ragazzine ci passavamo le ore. Va bene, continuate voi, io vado a far addormentare Sandrino. Sandro, vieni a vedere lorsacchiotto?
Scusi mia figlia. Non capisce che nella vita non tutto si ottiene con le unghie, col fiato corto Mi vede come una sconfitta, giudica il fatto che abbia avuto Sandrino senza un marito, Irene si strinse le ginocchia.
Il padre? balbettò Cosimo, incapace di intimità.
Abbiamo provato, ci siamo lasciati, tornati, poi via di nuovo. E credo sia finita. Ho pensato di tenerlo, non per soldi, ma per amore Poi si è spenta la fiamma. Lui insegnava a Bianca a guidare; lunica cosa che le ha lasciato. Non posso darle una vita spensierata. Bianca brama il lusso, ma noi viviamo in sessanta metri di appartamento
Pensavo fossi tu Irene, duna volta, Cosimo buttò lì. Per poi, imbarazzato, bere un sorso. Da ragazzo amavo una Irene, poi sparì. Ho pensato fossi tu. Ora, Bianca mi ha raccontato di quanto la nonna la cacciò di casa…
Cosa? Mia madre non mi ha mai cacciata! Ebbi Bianca a ventanni, mi aiutò molto. Ma è morta due anni fa. Papà non cè. Sto ripetendo la storia dei miei genitori, sembra. Bianca… Che sceneggiata! E pensavi che fosse tua figlia? Ma dai! Avrai tuoi figli, non puoi avere tutto subito! sorrise. Sposerai una donna, avrai un bambino, e lo vedrai crescere. Devi viverla la vita, non si può saltare, davvero.
Cosimo osservava gli occhi accesi di Irene, sentiva il calore delle sue parole e allimprovviso desiderò anchegli una famiglia tutta sua, una casa con una donna e il profumo del sugo la sera
Posso aiutare in qualche modo? balbettò dopo un silenzio.
No. Scusi per la confusione. Avrà fame? Posso riscaldare carne o pollo
Grazie, no. Come tornate domani? Vi riporto io?
Partiamo domani, non ti preoccupare.
Beh, allora magari vi lascerei qualcosa
Cosimo si sentì sciogliere nella densità di quella cucina, nella stanchezza, finalmente rilassato.
Non dire sciocchezze. Prendi un caffè forte e mangia, che a casa ti aspettano! Irene si affaccendò al fornello. Ma la nostra macchina…?
Ho chiamato il carroattrezzi, hanno fatto tutto, ecco il numero, Cosimo lasciò un bigliettino, dite che chiamate per Cosimo il rilegatore, vi spiegano dove recuperare lauto.
Grazie Ma perchè rilegatore? Irene sorrise.
Ho iniziato rilegando tesi alluniversità. Anche a Bianca servirebbe un lavoro: piena denergia e talento! Cosimo guardò la sagoma dietro la porta.
Un soffio, e sparì
Si scambiarono i numeri, e lui tornò a casa. Irene lo salutava affacciata, come in famiglia, e Cosimo improvvisamente si sentì malinconico
La mamma lo accolse allegra, non chiese nulla, gli rimboccò le coperte.
Mamma, tu che preferiresti, un nipotino o una nipotina? chiese mentre la luce della camera si spegneva, e sulle pareti ancora pendevano suoi disegni da bambino: navi, aerei e un Duomo.
Santo cielo, Cosimo! Prima di tutto, una nuora! Ti giuro che non la toccherò mai, basta che ci sia! E… magari, due gemelli ora dormi!
E tornò nella sua stanza. Sorrideva, perché sentiva che il suo Cosimo, finalmente, era diventato adulto.
Irene la conoscerà più avanti, saranno grandi amiche.
Bianca trovò un lavoretto dopo scuola, divenne più matura, diversa, anche lei era cambiata. E andava bene così.





