Persone comuni: storie di vita quotidiana in Italia

Gente comune

Fuori oggi cera un chiasso che pareva quello del mercato del sabato a Napoli, insomma la solita confusione primaverile quando anche i cittadini più burberi escono finalmente a godersi i primi raggi di sole, ancora non abituati al calore, e i mucchi di neve sporca si sciolgono sotto i getti delle autobotti che sfilano per il Corso, lasciando ruscelli dacqua fresca che sgorgano verso i vicoletti e scendono giù fino alla piazzetta della chiesa di San Michele. Ecco, anche lì, oggi, cè un bel trambusto.

Dal pulmino sono scesi in fila indiana un gruppo di parenti, signore con i fazzoletti in testa color cielo, verdi, bianchi, vaporose e ordinate come solo le nonne sanno esserlo. I fazzoletti, va detto, stavano loro davvero bene. I maschi invece tutti eleganti: doppiopetto, cravatta, scarpe tirate a lucido, come per un colloquio con la suocera.

Da una piccola utilitaria, invece, è scesa una donna coi capelli raccolti in una crocchia da battaglia: viso serio, gesti delicati ma un tantino agitati.

Lucia! Ma come, esci sola? Dovevi aspettarmi, ti sarei venuto incontro! esclama Giulio, spuntando come una lepre dietro la macchina.

Non gridare, Giulietto. Matteo dorme. Se lo svegli e si mette a frignare, mi viene la tremarella… Giù, ho paura sussurrò Lucia, arrossendo appena. Non aveva mai portato un bimbo a battezzare e, a dire la verità, era la prima volta anche come mamma. Adesso temeva che il piccolo Matteo si spaventasse, urlasse come ha fatto pochi giorni prima durante il bagnetto: la crisi didentità aveva allarmato talmente Giulio che chiamò la pediatra. Arrivò la dottoressa Alba, tranquilla come solo quelle che ne hanno viste tante: entrò, sbuffando un po, trovò Lucia che brandelliava il neonato come fosse una maracas brasiliana, tossicchiò e

Appoggialo, ordinò semplicemente Alba.

Cosa? Non ho capito balbettò la povera Lucia, spettinata e distrutta come dopo due settimane di sessione desami.

Mettilo giù! Non vedi che lo scuoti come la bottiglia del vino novello? Avrai pure confuso tutti i pensieri a sto povero angioletto!

Mamma mia! Lucia trasalì, lanciando uno sguardo disperato al marito.

Lui si trattenne a stento dal ridere.

Questa Lucia era ancora una ragazzina dentro, ma aveva già dato a Giulio un orgoglioso primogenito, un erede! Come crescerlo, però, nessuno dei due aveva ben capito.

Dai, mettilo qui. Così, bravo il mio ometto! gorgheggiò la dottoressa. Guarda come assomiglia a papà.

Giulio si raddrizzò come se ricevesse una medaglia al valore. «Così va meglio!», pensava. Sua suocera, invece, ogni volta ripeteva che Matteo era tutto della famiglia Rossi, razza pura di Monza. Ma Giulio lo sapeva: quel naso importante, le orecchie appena abbozzate, e la fronte pura stirpe dei Benzi. Il resto, si aggiusterà crescendo.

Gran testone. Sarà un genio, vedrai! continuava la dottoressa Alba, scrutando il piccolo come un esaminatore di X-Factor. Papà, chiudi la finestra prima che prenda freddo!

Giulio corse a obbedire.

Dottoressa, ma cosa ha? Non ha mai urlato tanto bisbigliò Lucia, quasi in lacrime.

Eh, che pretendi? Se fosse nata una femminuccia era tutta unaltra musica! Invece è un ometto, e pure bello testone! Di la verità, papà pure tu facevi impazzire la tua mamma? ridacchiò lAlba, visitando intanto il neonato con mani esperte, tirando gambe e braccia come fosse una piccola pasta fresca.

Coliche, sentenziò infine la dottoressa. Vi segno cosa dargli. Non vi agitate, che tutto si sistema. E ricordatevi, avete un figlio forte. E voi, come va? Porgendo a Lucia una tazza trovata chissà dove, Bé, diamogli pure un ciuccio! Sta soffrendo, povera anima!

Noi siamo contrari al ciuccio! intervenne Giulio, testardo come una mula. Non serve proprio.

Contrari? Lucia Esposito, giusto?… Dammi il bambino, vai in cucina e rilassati un attimo.

Lucia fece una smorfia, ma poi, sfinita, lasciò Matteo al marito.

Dai, tesoro, adesso un bel tè ce lo meritiamo! rise lAlba. Oh, dico davvero, mica limoncello! Un tè, su…

In cucina, ancora penombra, odore di caffè e biscotti avanzati.

Allora, tè cè, zucchero anche, e magari troviamo pure un panino avanzato La dottoressa scrutava come se fosse a casa propria.

Lucia piazzò due tazze sul tavolo, tuttora allibita che una pediatra potesse essere così normale.

Così come? chiese curiosa Alba.

Lucia sussultò: ormai pensava a voce alta. Primo segnale di tilt materno imminente, forse.

Così Umani. Non mi hai sgridata, nessuna lezione, solo… normale. Lucia alzò le spalle. Devessere bello fare il pediatra: non hai paura di nulla.

La dottoressa rise. Se solo Lucia sapesse che lei stessa ai primi tempi aveva più paura di una che va a vedere gli esami della maturità!

Ma figurati cosa volete che vi insegni. Oggi cè Google, si trova tutto. E comunque sei una mamma responsabile, si vede! Termometro nellacqua, vestitini pulitiBerrà sto tè finché puoi. Lui ha urlato? Capita. E se serve, qualche urlaccio posso tirarlo pure io. Ti servono? sorrise Alba.

No, no Lucia scoppiò a piangere.

Oh, che cè? si agitò la dottoressa.

Sono stanca. Voglio dormire. Matteo mangia sempre, non sopporta i pannolini sporchi, non ce la faccio più Ormai credo di non ricordare neanche il mio nome Tutto annebbiato. Non resisto, mi mancano ancora tre esami alluniversità, non ce la faccio…

Alba fece una pausa, grattandosi il mento.

Nessuno che ti aiuta? Parenti?

Qualcuno, sì, ma i genitori di Giulio sono lontani, non si spostano facilmente. I miei bé, loro erano contrari al matrimonio. Poi hanno amato subito Matteo, ma mia madre mha detto chiaro: Hai fatto tutto troppo presto. Prima luniversità, poi i figli Lucia sorseggiava il tè, occhi chiusi. Alla fine, hanno detto che devo cavarmela da sola.

E quindi è colpa tua, perché sei diventata mamma? Colpissima! Guarda che fortunella sei, ti è capitato un bimbetto da cinque chili abbondanti

Quattro e seicento, rispose Lucia sorridendo a mezza bocca.

Vedi? Un bel colpaccio! Ma che vuoi di più? Mamma fortunata! Ora mangia. E senti ora cè silenzio: goditelo. Dopo questo concerto, dormirà un bel po. E tu con lui. La dottoressa lasciò qualche foglietto con istruzioni e le accarezzò la spalla. Fidati, si sistema tutto. Vedrai.

Lucia, appena Alba uscì, si divorò la cotoletta, annaffiò tutto con il tè e si addormentò sul divanetto della cucina, senza neanche il coraggio di tirarsi su la coperta. Si addormentò così

Sembra ieri.

Ed eccola ora, Lucia con un abito crema e scarpe basse, con Matteo in braccio davanti allingresso della sacrestia. Oggi il battesimo, lei che tremava più del piccolo.

Lucia, è ora! Dammi il bimbo, andiamo! cinguettava Giulio, sempre più baldanzoso con il figlio in braccio.

Presto sarebbero entrati tutti nel saloncino, la cerimonia, il pianto di Matteo (ma nemmeno troppo), gli occhioni spalancati verso gli affreschi celesti sul soffitto, il sospiro di sorpresa. Qualcuno sorride, la madrina, unamica di Lucia, annuisce soddisfatta.

Matteo, un durone! mormora la madrina. Ben fatto!

Anche la dottoressa Alba entra piano dal cancelletto di ferro battuto, si fa il segno della croce.

Lei, a differenza di quel tipo col cappellino vissuto, che guarda il crocifisso dorato come se fosse un faro per andare a pesca, lei sa che a volte solo il Buon Dio, o qualcosa del genere, può dare una mano.

Giovane, scopri il capo che qui non siamo allo stadio! lo redarguisce dolcemente la dottoressa.

Luomo sbuffa, si scopre la zucca puntinata, si sistema i pochi capelli a bava di lucertola. La dottoressa scuote la testa: nemmeno un briciolo di rispetto rimasto

Per il giovane grazie, sia chiaro, borbotta luomo, e si mette a fissare anche lui la giovane coppia col piccolo.

Una bella cerimonia. Belli loro, bello il bimbo! commenta Alba, senza avvicinarsi a Lucia: ormai avrà pure scordato la dottoressa.

Tutto qui. Alla fine è solo una fatica per il bambino. taglia corto lui.

Ma non capisce niente scuote il capo la donna…

… Giulio, battezziamolo. Io sento che dopo starà meglio, tutto andrà meglio! urlava Lucia al marito, ormai esausta, quando Matteo aveva avuto la febbre dopo il parto, e sembrava che non ci fossero santi.

Il primo figlio, la gioia, la tensione. Lucia e Giulio, giovani, Lucia pediatricia, insomma: come può andare storto?

Giulio, orgoglioso, brindava col lambrusco alla salute del piccolo. Immaginava Matteo già col pallone in cortile, pensava già allequitazione, a tirare la legna con papà in campagna, a fare il tifo a San Siro…

Poi, nella confusione gioiosa meritata, sia chiaro, dieci ore di travaglio non sono uno scherzo arriva la chiamata dallospedale.

Situazione critica. Poche speranze.

Come scusa? Non capisco balbettava Paolo, seduto immobile, mentre intorno ridevano e si facevano gli auguri.

Non si spiegava come fosse possibile che una madre pediatra, perfino insomma, che suo figlio potesse stare così male. Colpa di chi? Di cosa?

Nel resto, ospedali, medicine, flebo in testa (eh sì…), crisi, lacrime di Lucia, rabbia di Giulio, discussioni con la caposala, lite furibonda con il vecchio amico Paolo, dirigente del reparto.

Sentiamoci chiaramente, dimmi la verità! urlava Paolo, rischiando quasi di rompere la scrivania.

Che cambia?! Pensa a farli stare meglio! Fallo per loro, e per tua moglie che deve mangiare! strabuzzava gli occhi la caposala.

Una rottura totale: Paolo non vide più casa di Giulio, niente feste, mai più gite al mare a Sperlonga. Fine delle amicizie.

Quando finalmente Lucia e Matteo furono dimessi, tornarono in una casa che pareva una sala operatoria. Pulizia maniacale.

Giulio, io ti amo amo te e il nostro piccolo! piangeva Lucia fra i baci.

Poi il piccolo ricomincia a piangere, bisogna dare latte, cambiare il pannolino, lavarlo. Tutto sembra normale ma, dopo una settimana, febbre e puntini…

Debole sistema immunitario, sentenzia la visita di controllo. Lucia, lo sai, qui ogni caso è diverso. Piangi? Forza, cara, rimettiti sul pezzo!

La parola “debolezza” le suonava più di uno schiaffo: si sentiva inutile, imbranata, lei che avrebbe dovuto aiutare gli altri.

Dieci minuti, ci pensiamo insieme sospira. Giulio, aiutami tu.

Non sarebbe riuscita da sola, nemmeno a trovare il passeggino. Si sentiva la peggiore pediatra della Brianza!

A tirarla fuori da quellangoscia, fu una ragazza sgobbona, Teresa, unaiutante robusta e col sorriso contagioso.

Ospedale di mattoni rossi, cupo, finestre alte come in una chiesa, ma sempre buio dentro. Chissà quanto ci dovranno stare…

Oh, che vocione il tuo Matteo! Sembra uno di quelli che tifano a San Paolo! Teresa rideva, lavando il pavimento come se niente fosse.

Col tempo, Teresa divenne una presenza fissa: aveva cresciuto i suoi fratelli in campagna, la madre aveva figliato come una gallina e Teresa sapeva già tutto di neonati, virus e pianti. Era sicura che Matteo sarebbe stato benone.

Aveva visto cose da raccontare nelle sere dinverno: bimbi sbiaditi, mammine stanche morte, notti passate a correre per i campi gelati dietro fratellini insofferenti.

Che bel caldo oggi, eh? E son tornate pure le anatre, a Matteo piaceranno! cinguettava Teresa, come se tutto fosse semplice.

Seminando battute, una le rimase impressa:

Secondo me crescerà tifoso: a gridare così forte sarà un fenomeno in curva!

Detto questo, Lucia intuì che al figlio aspettava ancora una vita enorme davanti, e che era solo allinizio, non la fine del mondo in quella stanza bianca e asettica.

Le capitò di sognare Matteo cresciuto, un omone di spalle robuste ginnasta, mica pizza e fichi urlare al tifo in uno stadio così, a squarciagola.

La mattina dopo si svegliò quasi… leggera.

Ho finito la paura, dichiarò al marito, che la strinse forte.

Che fate, dottoressa, abbracciate i parenti in reparto? li cazziò la caposala, che però lasciò correre.

Fu sempre Teresa a convincere Lucia: il battesimo non può far altro che bene, almeno cè pure un angelo in più che vigila.

Dai, non è difficile! Tutti i miei sono battezzati, così posso star serena Ce nera sempre uno più veloce dei miei occhi: langelo!

Allinizio Lucia tentenna, ma alla fine si convince.

Giulio, così si ammala di meno, lo sento! Non prenderla come una roba strana, per favore

Ma sei matta, proprio tu, colta, laureata in medicina, credi ancora a ste cose? Se lo porta via la suora a battezzare, lo scioccherà! Giulio mugugna, guardando la culla come se fosse una minaccia post-moderna.

Leterna danza fra logica e cuore, consapevolezza, paura. Consigli ai genitori: spallucce. Il padre di Lucia: «Tanto, qualsiasi consiglio, ti sentirai sempre in colpa comunque!». La madre: «Ma gli hai dato abbastanza pappa?».

Alla fine Lucia decide: lo battezzerà. Così organizza una cerimonia semplice, pochi amici, la madrina una sua amica dinfanzia. Tutti nervosi, Giulio ansioso allidea della barba del prete, delle mani grosse, del bambini immersi nellacqua. Si domandava se la moglie fosse impazzita.

La sua famiglia, atei fino alla settima generazione, diceva sempre.

Ma alla fine cede: lamore fa miracoli.

Affida il figlio al prete, è appena iniziata la funzione che Matteo già si contorce, poi piange… Giulio non regge, strappa il bimbo dalle mani del prete e lo stringe a sé, lo culla, lo consola. Poi esce dalla stanza: suo figlio, la cosa più preziosa! Lucia e il sacerdote rimangono bocca aperta.

Non si preoccupi, signora: Dio ha visto tutto, e langelo lo manda lo stesso. Papà amorevole vale doppio! le sussurra con un sorriso.

Nessuno ne parla più. Si pranza a casa, chiacchiere leggere, qualche brindisi, fine della storia.

Matteo guarisce. Sua madre ringrazia ancora il destino o forse Qualcun altro in alto.

E pensa che in fondo tutte le madri sono uguali. Tutte a volte si sentono senza fiato, tutte si esauriscono, tutte dubitano.

Quando Matteo compie sette anni, va a scuola, mangia panino e gira per i vicoli di ritorno, gli salta addosso una grossa macchia nera: un cane randagio, con lo sguardo storto da chi è appena scappato dagli umani.

Ringhia, si avanza. Matteo viene preso dal panico, getta il panino, pronto a correre.

Ma allimprovviso sente una mano forte sulla spalla.

Stai fermo. Vedrai che se ne va. Una voce adulta, calma.

Il cane li fissa serio, poi se ne va. Si prende solo il panino.

Matteo corre a raccontarlo a mamma e papà quella sera: mani forti di uno sconosciuto, la salvezza.

Era un angelo, Matteo. sussurra Lucia.

Giulio non replica. Più invecchia, più si apre allidea che qualcosa di buono, là fuori, esiste davvero, anche se non si può spiegare.

Ora, nel cortile della chiesa, Alba sorride a Lucia e Giulio che portano Matteo al battesimo. “Andrà tutto bene, vedrai!” si ripete in testa, come una nonna.

La dottoressa si sistema il foulard, si avvia per la via accecata dal sole che si specchia nei ruscelli lucenti. Tutto intorno è pulito, nuovo, sembra pronto per una nuova stagione.

Luomo col cappello, quello di prima, si incammina anche lui, stavolta verso il palazzo comunale: anche oggi le strade sono tutte per i matrimoni.

Si ritrovano entrambi a guardare le coppie di sposi ragazzi fuori dal comune, in mezzo alle colonne e le finestre di plastica che tentano di dare un tocco moderno ad un palazzo daltri tempi.

Non so se vedrò mai il matrimonio di mio figlio sospira Alba.

Di chi scusi? mormora il tipo.

Del mio ragazzo. Un bravissimo uomo, lavora, si fa da solo. Ma niente, non vuole sposarsi! Fa tutto perfetto, case nuove, ma la famiglia proprio no glissa la dottoressa.

Oh, adesso è così dappertutto sbuffa lui. I giovani pensano prima al lavoro, mica allamore. Sono eterni Peter Pan

Costruire la famiglia ma che vuol dire? Si costruiscono case, la famiglia si ama dal cuore in su. ribatte Alba, pizzicando il tasto giusto. Poi guarda una sposa giovane, piena di lentiggini, e le si intenerisce il cuore.

Le donne sempre a voler sposare tutti di corsa. Noi uomini andiamo piano ma quando arriva la donna giusta, lo senti! La mia… un tornado, però cè. Lamore fa il resto.

Il mio invece non ci crede, dice che lamore è roba vecchia, che ora non esiste più. Sarà vero?

Sciocchezze ride lui. Voi mamme siete più curiose dei gatti! Sempre a chiedere chi è, cosa fa, cosa mangia Siete delle barbari della curiosità!

Allimprovviso luomo la prende per le spalle, le stampa un bacio. Sfacciato da morire.

Ma è impazzito?! Chiamo i carabinieri!

Chiami pure! Gente! Sentite! Dopo tanti anni la sposerei di nuovo! urla, tutto rosso.

Qualcuno si gira a guardare, Alba arrossisce come una ragazzina.

Mamma! Papà! Muovetevi! Son tutti lì che vi aspettano! Venite a sposarvi! grida Matteo da dietro. Ho le fedi e sì, anche papà aggiunge ridendo sembri un T-Rex in abito da festa. Dicevi tu che sei preistorico!

Matteo! sbotta Alba. Non si dicono queste cose!

Ma dai, oggi posso tutto Mi state risposando: siete davvero unici. E io, mezzo battezzato, ho organizzato tutto! Dove va a finire il mondo?

Matteo li abbraccia e li porta nella sala ricevimenti per la festicciola.

Si festeggerà una famiglia normale: un figlio in gamba, due genitori che non hanno mai pensato di lasciarsi. Alba fa la pediatra, Giulio adesso progetta giardini verticali e cresce microverdure che fa assaggiare a tutti, anche se Matteo si lamenta: «Non capite niente di vitamine». Lui promette di sposarsi poi, chissà Forse.

«Poi» dura da un po, eppure Alba è serena: Matteo avrà il suo angelo. E sa che non è il battesimo a cambiarti la vita, è lamore. Qualcuno ci ama, proprio come siamo, e questa è la protezione migliore.

Giulio si aggrappa ancora alla scienza, alla ragione, ma ogni tanto alza lo sguardo al cielo.

Lo ha fatto quando Matteo stava male, e qualcosa o qualcuno là su ha mandato sempre una mano. Attraverso gente comune, come loro: stanchi, confusi, sempre un po imperfetti. Ma laiuto arriva sempre. Grazie.

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