Forse non era scritto nel destino

Si vede che non era destino

Giovane, lei Ma che sta facendo? Non si vergogna?! disse la ragazza con gli occhi sbarrati, fissando me, Andrea, mentre io mi sentivo talmente spiazzato che non riuscivo nemmeno a trovar le parole.

Aspetti, si sbaglia, balbettai senza convinzione.

Lei però non volle nemmeno ascoltare le mie scuse. Mi si avvicinò, si riprese il portafoglio e mi stampò uno schiaffo che risuonò in tutta la piazza.
*****

Dalla sera prima fino al mattino avevo fatto altro che bere caffè e chattare con una utente conosciuta come TuaBella87.

Fui io il primo a scriverle un classico “Ciao!”, lei rispose dopo un minuto con lo stesso saluto e, da lì, parola dopo parola avevamo iniziato a parlare.

Parlavamo davvero bene, senza impaccio, tanto che mentre scrivevo sulla tastiera del portatile, mi sembrava quasi che con quella dolce bionda dagli occhi azzurri (speravo che la foto profilo fosse reale) potesse nascere davvero qualcosa. Amicizia, amore poco importava ormai.

La cosa più importante era che lei sembrava aperta a conoscermi. Quando le ho chiesto se le andasse di prenderci un caffè insieme, per conoscerci meglio, lei ha risposto “Tutto è possibile”, aggiungendo anche una faccina che strizzava l’occhio.

Poi mi ha domandato che lavoro facessi e

lì qualcosa si è incrinato. Non come me lero immaginato.

“Ma perché le ho detto la verità su ciò che faccio? E poi ho pure mandato una foto dal lavoro”, mi rimproveravo.

Ce lavevo più con me stesso che con lei.

Ma, daltronde

Lo avrebbe scoperto lo stesso, prima o poi. E allora? Cosa avrei detto, Andrea?!

Ma era una domanda a cui la risposta era già chiara.

Lavrebbe saputo e mi avrebbe scritto, o peggio ancora, detto in faccia quello che mi aveva appena detto.

Rilesse per lennesima volta il messaggio in cui mi aveva liquidato: uno che lavora come sistemista, che consuma i jeans sulla sedia dellufficio, non ha speranze con le donne.

Avevo già pronta una risposta acida. Ma poi pensai: troppo onore, darle la soddisfazione di vedere che le sue parole mi avevano colpito.

Così risposi solo con una faccina che rideva fino alle lacrime, chiusi la chat e sbattei forte forte il portatile.

Che botta, eh! Quasi come per tutti i sistemisti cui hanno detto di no per lo stesso motivo.

Mi sembrò persino che qualcosa si incrinasse, lo schermo o qualche tasto. Ma evitai di controllare per non rischiare unaltra delusione. Ce nera già abbastanza, no?

Ormai, da quasi tre mesi, passavo tutto il mio tempo libero sui siti di incontri, sperando di trovare quella giusta

Ma ogni volta mi sembrava solo di sprecare tempo. Nessuna trovata.

Con “TuaBella”, per esempio, avevo passato la notte a scrivere. Ma la risposta? Picche.

Come le altre ragazze, che evidentemente pensavano che solo chi ha unattività propria meriti attenzione, mica chi installa Windows ai colleghi dufficio.

E poi mica installavo solo Windows, avevo anche altri incarichi e mi pagavano pure bene.

Ma ora che importa?

Accesi la radio retrò per svagarmi un po, ma naturalmente partirono le note di una vecchia canzone di Nada:

Non era destino, non era destino, cantava, e mi sembrava quasi prendesse in giro me. Non cè amore, non cè amore

Spensi subito. Ma nella testa ero d’accordo: non era destino, e di amore nemmeno lombra.

E chi me lha fatto fare di perdere tempo coi siti di incontri?

Ma dovevo provarci! Del resto era stato proprio Michele, il mio migliore amico, a suggerirmelo.

Ho conosciuto la mia Lucia proprio online! aveva detto Michele con tanto orgoglio che ammetto di aver provato un pizzico dinvidia.

“Perché io non posso trovare una ragazza come Lucia?” pensavo.

E invece Trovare una Lucia sui siti dincontri era come vincere alla lotteria. Quel colpo era riuscito a Michele.

A me era rimasta solo la consapevolezza che i sistemisti non andavano più di moda. O meglio: non era destino.

Basta piangersi addosso! mi ordinai. Magari con quella ragazza non sarebbe andata bene nemmeno se mi avesse detto sì.

Guardai lora: le sette e mezza. Sbadigliai a bocca spalancata e decisi che dormire un po non mi avrebbe fatto male, visto che quel giorno ero in ferie e non avevo nessun impegno.

*****

Non avevo ancora spento il cellulare che squillò. Era Michele.

Che tempismo, pensai.

Ciao Andrea! Senti, ho bisogno di te Urgente!

Ciao Michè non ho chiuso occhio, volevo solo dormire. Magari unaltra volta?

No, deve essere ora. Non posso chiedere a nessun altro, mi fido solo di te. Non è questione di vita o di morte però è importante. Se non mi aiuti, il mio matrimonio rischia grosso.

“E come diavolo gli riesce sempre?” pensai. “Non è che mi costringe, eppure mi sento già in debito”.

Ma in fondo è normale: Michele è il caposquadra dellIT e io sono uno dei suoi.

Che succede? Di nuovo in tilt il server? Database va reinstallato? Te lavevo detto che potevano esserci problemi.

No, no. Non riguarda il lavoro. Vengo da te e ti spiego, ok? Non uscire.

Va bene

Nemmeno il tempo di chiudere che suonano alla porta. Apro, e sullo zerbino ci sono Michele, sorridente da un orecchio allaltro, e

Barney.

“A che gli serve pure il cane?” pensai.

Ci hai messo poco da una parte allaltra di Firenze, eh? Scommetto che stavi già sotto casa mia e hai chiamato solo per non salire a vuoto fino al quarto piano dissi ridendo.

Giuro, Andrea! rise Michele, stringendomi la mano.

Anchio allungai la mano, pensando volesse salutare, e invece mi misi in mano il guinzaglio, agganciato al collare di Barney.

Che sarebbe questa?

Allora, Lucia ha vinto una settimana per due in un resort a Sorrento, tutto compreso, con guide, hotel cinque stelle e tutto il resto. Vuole che ci andiamo insieme, anche se io odio volare.

E tu non vuoi andarci? chiesi, conoscendo la sua paura dellaereo.

Assolutamente no! Le ho detto “Vai con unamica”, ma lei mi fa: “O tu o niente”. E giura che se non parto, trasloca a Sorrento.

Scoppiai a ridere, guardando il guinzaglio. Barney invece mi fissava come per dire che la cosa lo riguardava più di chiunque altro.

Ho già capito cosa vuoi chiedermi, Michele

Dai, lo so che Lucia scherza spiegò Michele. Non se ne andrà. Però non posso lasciarla andare da sola. E neppure con unamica. Alla fine le ho promesso che ci andiamo.

E il lavoro?

Il capo ha detto: “Ma sì, Michele, vacci, te lo meriti!”. Puoi crederci?

Dopo due anni senza ferie, mi sembra pazzesco! Forse Lucia ha chiamato pure lui non si sa mai.

Intanto, sarai tu a gestire lufficio mentre non ci sono.

Cavolo!

Sapevo ti avrebbe fatto piacere.

“Proprio felicissimo” pensai.

Ma il fatto è che non sappiamo dove lasciare Barney. E non lo possiamo portare con noi Andrea, dai, ci pensi tu?

Michè, lo sai che coi cani non sono granché. E poi non ho mai avuto esperienza.

Ma che ci vuole! Ti porto tutto: crocchette, ciotole, la sua cuccia. Non ti darà nessun problema, è già adulto.

“Vedremo” pensai.

Devi solo portarlo fuori mattina e sera. Non ti propongo soldi, tanto non li prenderesti, ma ti posso ricambiare con qualche giorno libero.

Ma morde? Mi distrugge le scarpe? Abbaia la notte?

Niente di tutto ciò! Barney è intelligentissimo. Solo che guardò il cane.

Eh?

Odia andare al guinzaglio. Vuole scorrazzare libero. E ogni tanto, cerca di filarsela.

Quindi, se scappa, devo rincorrerlo per tutta Firenze?

Ma no, figurati! Quando si è stufato torna da solo. Però meglio tenerlo docchio, non si sa mai.

Ok, ci penso io, sospirai, afferrando il guinzaglio più deciso che potevo.

Michele non era nemmeno ripartito che già mi sentivo responsabile per quel batuffolo a quattro zampe.

Lo sapevo che potevo fidarmi! Grazie, amico mio!

Ma sappi che se Barney mi sfascia casa, il conto del danno lo paghi tu! Daccordo?

Daccordissimo! Ma vedrai che andrà tutto liscio.

*****

Quando mi svegliai, ormai era buio. Presi la ciotola, ci misi le crocchette e la posai accanto al cane, che aveva passato il sonno sul tappeto di fianco al letto, silenzioso come un santo.

Dai, che è quasi ora di cena, gli dissi, accarezzandolo.

Eppure Barney mi guardava con occhi “umani” pieni di perplessità e rimase fermo dovera. Neppure guardò la ciotola.

Non hai fame, forse?

“Ah già ricordai. Michele aveva detto che il cane aveva i suoi riti: mangia solo dopo la passeggiata serale”.

Andiamo, si esce! Così mi rinfresco pure io. Sarà bello vedere gente felice, visto che in amore, per quanto mi riguarda

A queste parole, Barney si animò subito, scattò in piedi, scodinzolò e corse a prendere il guinzaglio lasciato nellingresso.

*****

In giro camminammo per unora, e il cane non tentò mai di scappare.

Tirava solo un po il guinzaglio quando mi fermavo più di un minuto.

Una passeggiata piacevolissima, insomma. In realtà, il problema si presentò il giorno dopo.

Di mattina tutto bene, ma quando riportai Barney al parco la sera, bastò un attimo: mi distrassi a scrivere un messaggio a Michele (“Tutto ok”), tirai il guinzaglio e Barney non cera più. Era scivolato fuori dal collare.

Ma guarda che mi doveva capitare sospirai, e iniziai la ricerca.

Il parco lo conoscevo, sì, ma chi poteva sapere dove sarebbe finito quel cane?

Dopo mezzora stavo ancora a correre nervoso, quando mi imbattei in una ragazza.

Bellissima, un po pensierosa, forse triste.

Mi scusi, ha mica visto un cane? Piccolo, marrone con il petto bianco.

Come, scusi? sbatté le palpebre, non capendo che le parlavo a lei.

“Mamma mia se è graziosa…” pensai tra me e me, tornando alla domanda.

Dicevo, ha visto Barney? Un cane senza collare, in giro per il parco.

Un cane? No, mi spiace, rispose la ragazza, andandosene senza aggiungere altro.

Volevo rimettermi alla ricerca, ma mi fermai ancora a guardarla. Poi mi affiancai:

Tutto bene? Sembra un po preoccupata.

Eh, sì…

Posso aiutarla in qualche modo?

Difficilmente. Ho perso il portafoglio e non ricordo dove. I soldi servivano per le medicine di mia madre Lei, per caso, ha trovato un portafoglio?

No, mi dispiace.

Peccato. Ma grazie per lattenzione. Fa piacere scoprire che ci sono ancora persone gentili.

Ognuno riprese la propria strada, ma io non riuscivo a togliermi quella ragazza dalla testa.

Decisamente meglio della bionda degli incontri online, perché almeno… era vera.

Barney! Barney! gridavo per il parco. Poi, stremato, mi sedetti su una panchina e stavo per scrivere una brutta notizia a Michele quando, allorizzonte, apparve una silhouette canina.

“Barney” sospirai sollevato.

Scondinzolando, Barney mi raggiunse portando qualcosa in bocca.

Non riconobbi subito cosera, ma avvicinandosi vidi chiaramente un portafoglio.

Era rosa, con disegni di rombi e una coroncina dorata al centro, proprio come lo aveva descritto la ragazza.

Certe coincidenze! pensai quasi urlando di gioia, vedendomi come un cavaliere salvo principesse.

Pensai già di restituirlo, offrirle un caffè e chissà

Ma proprio mentre lo aprivo alla ricerca di un biglietto da visita o di un contatto, apparve lei stessa.

Giovane, ma che sta facendo? Non si vergogna?! esclamò, guardandomi come se fossi il peggiore dei ladri.

Veramente la situazione non era proprio chiara

Si sbaglia, può lasciare che le spieghi tentai io, sapendo già come sarebbe finita.

Non volle ascoltare. Si avvicinò, strappò il portafoglio di mano e mi mollò uno schiaffo.

Perché? Non lho mica preso, il portafoglio me lo ha portato il cane! Stavo solo cercando un numero per rintracciarla!

Ma non si vergogna? E pensare che sembrava una brava persona. E ora pure la scusa del cane!

Ma guardi che Barney è vero! È mio, cioè, del mio amico

E dovè, allora, il suo cane fantasma?!

Mi girai: Barney non cera più. “Di nuovo!”

La ragazza se ne andò, lasciandomi sulla panchina a massaggiarmi il viso scottato.

Che fortuna, accidenti sussurrai. Barney!

Il cane sbucò subito dai cespugli, mettendosi seduto con lo sguardo innocente.

Grazie, amico caro. Proprio un ottimo aiuto!

Barney scodinzolò senza colpe, come se dicesse: “Di nulla!”.

Rientrammo a casa

*****

Per i quattro giorni seguenti, io e Barney tornammo sempre in quel parco, mattina e sera.

Speravo di rincontrarla, per scusarmi e spiegare tutto, ma la bella sconosciuta non si faceva vedere.

Barney, però, era al settimo cielo: restava fuori molto più del solito e, stranamente, non scappava più, ubbidiente.

Il venerdì, però, finalmente la fortuna mi sorrise: vidi la ragazza, seduta su una panchina.

Salve

Ancora lei?! Che cosa vuole adesso?

Solo spiegare. Non mi è piaciuto lasciare certe cose in sospeso.

Non parlo coi ladri e coi bugiardi. Non cè nulla da chiarire.

Ma che ladro, io? Il portafoglio ve lho restituito.

Restituito? Meno male che sono arrivata in tempo, altrimenti i soldi che dovevano andare per le medicine me li portava via.

Ma non mi interessano i soldi! Ho aperto solo per trovare un recapito. E la storia del cane è vera! Me lha portato lui

Basta! disse, furiosa. Ma che cane e cane? È solo una scusa ridicola, non esiste nessun Barney.

Davvero non ci crede? Guardi! tirai il guinzaglio. Ma proprio in quel momento

Barney era sparito di nuovo.

Mi venne da imprecare. Partii a cercarlo. Era già buio, bisognava trovarlo prima della notte.

Scusi, ma devo andare, lasciai detto, deluso.

Lei, invece, era sollevata:

Speriamo di non rivederci più!

*****

Ritrovare Barney si rivelò unimpresa. Camminavo per i viali semi deserti, attento a ogni rumore.

E intanto mi chiedevo: “Ma questo cane scappa sempre nei momenti peggiori? Giuro, sembra fatto apposta”.

Allimprovviso, da qualche parte poco distante, sentii delle voci: una femminile (la riconobbi, era la ragazza) e due maschili, poco rassicuranti.

Ehi bella, ci fai compagnia? Dai, è freddo, stai tremando Ci pensiamo noi a scaldarti, disse uno.

Ragazzi, lasciatemi stare. Sto aspettando unamica.

Pure lei la scaldiamo quando arriva! rise laltro sguaiatamente. Vieni qua!

Ragazzi, che state facendo? tentò.

Urla pure! Ma chi vuoi che ti senta qui? Vieni, fai la brava

Non avvicinatevi! la sentii quasi urlare.

Capì che non potevo più aspettare. Corsi nella loro direzione.

Oh, ragazzi! Lasciatela stare! provai a sembrare il più sicuro possibile, pur sapendo che quei due non sarebbero stati facili da mettere sotto.

E tu chi sei? Un altro che voleva compagnia?

Io sono il suo ragazzo, sparai la prima cosa che mi venne in mente. E tra poco arriva il mio cane, che non ama gli estranei. Basta uno sguardo, e attacca. Ho ancora il guinzaglio in mano

I due restarono un attimo perplessi. Poi uno fece una smorfia.

Ma figurati, Sergio. Sta inventando tutto.

Sì, vieni qua che ti diamo una lezione.

Si muovevano già verso di me, ma proprio allora nei cespugli si sentì un ringhio impressionante.

Confesso che misi istintivamente la ragazza dietro la schiena, pronto a difenderla magari dal cane!

I due, però, non rischiarono e se la diedero a gambe.

Finito il trambusto, Barney uscì tranquillo, mi raggiunse e si sedette soddisfatto scodinzolando.

Grazie amico, sei stato grande, gli accarezzai la testa.

Quindi era davvero suo il cane? chiese la ragazza.

Sì, è Barney. Però è di Michele, non mio. Lui ora è allestero e io lo tengo in custodia.

Allora non mi aveva mentito.

No, anzi! Barney mi ha portato davvero il suo portafoglio, e io cercavo solo di restituirglielo. Solo che, al momento giusto, non cera mai.

E come mai era nascosto nei cespugli?

Barney è furbo. Ha “capito” che farlo vedere ai due tizi non serviva. Non è mica un dobermann!

Siete una bella squadra vostra, rise lei. Posso accarezzarlo?

Figurati. Comunque, io sono Andrea. Il suo nome?

Veronica.

Piacere. Ma posso chiederle perché era al parco, sola a questora?

Dovevo vedere unamica, siamo sempre venute qui. Ma oggi non è arrivata, né risponde al telefono. Ormai però, meglio tornare.

Se non è troppo sfacciato, io e Barney vi accompagniamo. Così, per sicurezza.

Ci sto

*****

Da quel giorno, ogni sera io e Veronica ci facevamo una passeggiata nel parco. Poi la accompagnavo fino a casa. Ora però, senza Barney, che Michele aveva ripreso.

Lo ammetto: mi mancava un po il cane. Parlavamo io e Veronica e cera sempre qualcosa da dire, ma la presenza pelosa era unaltra cosa.

Un giorno, mentre ci godevamo la domenica al parco, sbucò dai cespugli un cucciolo tutto pepe, e in bocca non ci crederete, un portafoglio bello grasso di pelle, probabilmente sottratto a qualche manager in giacca e cravatta.

Scappò dritto verso di noi, e subito dopo comparve il proprietario:

Eh tu, birbante! Porta qui subito il mio portafoglio! urlava agitando le braccia.

Restituimmo il portafoglio e beh, il cucciolo lo adottai subito io. Veronica fu daccordo.

Facciamo subito un patto, gli dissi mentre lo sistemavo sulla panchina e gli alzavo lindice. Basta rubare. Intesi?

Il cucciolo mi leccò il naso come risposta.

Da lì in avanti diventammo inseparabili: io, Veronica e Sherlock così lo chiamammo, perché trovava sempre guai.

Poco dopo andammo a vivere insieme. Tutti e tre felici, ognuno con ciò che aveva tanto desiderato.

Solo che

Lascia subito! sentimmo urlare un uomo alle nostre spalle.

Io e Veronica ci scambiammo uno sguardo, poi vedemmo Sherlock precipitarsi verso di noi con un panino gigante in bocca. Conosceva i suoi padroni: sapeva che non lavremmo mai lasciato nei guai.

Corriamo? sussurrai sorridendo a Veronica.

Corriamo! rise lei.

Lasciai cinquanta euro sulla panchina per il signore rimasto senza pranzo.

E scappammo, tutti insieme: Sherlock davanti, con il suo bottino, e noi due mano nella mano dietro.
Che ci vuoi fare? Questo è il nostro destino. Un po scompigliato, un po pazzo Ma autentico.

Questa storia mi ha insegnato che lamore e la felicità arrivano spesso nei modi meno aspettati, proprio come Sherlock con le sue imprese. Bisogna avere il coraggio di rischiare, di credere in ciò che si è e, a volte, saper aspettare che sia il destino a portarci la felicità, anche se ha il muso bagnato e una coda che si agita.

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