A qualcuno servi
Lunedì.
Oh, dai amore mio, lasagna no oggi! Non cè tempo! Ho sgattaiolato via dallufficio solo per unora, capisci? Dai, la prossima volta! Michele Romanelli fissa Nina con gli occhi famelici, mentre lei docilmente rimette in frigo ogni cosa che aveva preparato la sera prima, per fargli piacere.
Nina lo aspetta sempre, il lunedì. Mattina, pomeriggio, sera anche di notte. Lui piomba senza avvisare, entra col suo mazzo di chiavi, la bacia, e poi tutto diventa nebbia, una morbidissima dolce confusione.
È una fortuna che il figlio di Nina, Gregorio, proprio quel giorno stia in università dal mattino alla sera. Non disturba.
Gregorio sa quasi di quelluomo che viene dalla madre, ma perché far domande? Meglio non sapere. Una volta, però, vide quellimbalsamato salire sulla sua auto, quadrato, tutto dritto e angoloso, pensò il ragazzo. Non ci si può stare troppo simpatici, ma se la madre ci guadagna un sorriso, tanto meglio. Lei dopo quelle visite luccica di felicità. Che ci vada pure.
Michele non porta mai fiori a Nina. Non vuole insospettire il suo autista. Storie di zie e mamme qui non si inventano quelli di Michele stanno tutti a Positano.
Nina ormai ci si è abituata. Cosa se ne fa, dei fiori? Sono solo in più. Limportante è che Michele sia suo, anche solo un po. Solo suo, almeno quel poco che basta, non della moglie, dei figli, del lavoro.
Nina non può permettersi di essere gelosa, dopotutto è lei che si intromette in una famiglia, rovina, trasgredisce; quindi la gelosia non trova spazio! Si accontenti di quello che viene.
E lei si accontenta. E come è contento Michele Non esistono parole.
Sì, si è sposato presto; affrettato, senza provar tutti i piaceri della gioventù. Con sua moglie, una certa Galiana, hanno avuto due figli. Ora lui, Michele Romanelli, li mantiene, li cresce. Ma solo quello. Galiana, ormai, non la ama più, e nemmeno lei mostra più trasporto. Vivono come due coinquilini: colazione insieme, tutto il resto separato.
Tesoro, perché sei di nuovo triste? sussurra, già sulluscio. Non ti sei sentita bene? Dai, va tutto bene! Torno lunedì prossimo, promesso. E allora mi prepari pure le polpette, okay?
Nina si morde il labbro e annuisce. Non chiede nulla. Va bene così.
Ciao! bisbiglia lei allorecchio di Michele.
Lui la bacia, resta fermo per un attimo, poi apre bruscamente la porta e se ne va. Fare i saluti lunghi porta solo alle lacrime, e lui deve ancora restare in ufficio fino a tardi, poi la figlia minore, Giulia, oggi ha una gara di ginnastica e vuole che lui venga a vederla.
Michele! La valigetta! si ricorda Nina. Gliela aveva nascosta apposta, in un angolo, sperando che tornasse a prenderla, per restare ancora un minuto con lei
Ah, già Che testa! Grazie. Adesso scappo. Ciao!
Nina resta a guardare la strada dalla finestra, agita la mano, ma lui non si volta, ha fretta.
Nina si mette gli occhiali, si siede al tavolo e lavora. È redattrice per una piccola casa editrice, lavora da casa. Sogna il giorno in cui Michele rimarrà con lei per sempre, mangiando le lasagne ogni giorno.
Martedì.
Michele esce prima dallufficio, con la sua scatola di alluminio, ovvero una Mercedes straniera, va allufficio centrale, consegna delle carte (potrebbe anche spedirle, ma preferisce farlo di persona), poi saluta lautista, gli lascia spesso una banconota da venti euro una carità, direbbe si infila in un taxi e corre sui navigli. In una casa antica, con stucchi, colonne, cancelli di ferro battuto e tanto di portinaio, vive Sandra Trofimena. Ex ballerina, ora insegna in una scuola privata, sempre elegante come una volta. Il martedì non lavora. Lo aspetta.
Anche a Sandra Michele non porta mai fiori sempre a nascondersi. Eppure lei li adora, dopo tanti anni di palcoscenico, era abituata ad avere rose e gigli in casa, bigliettini damore
Capisci, Sandrina le accarezza la testolina con un mazzo in mano, quei mastini giù, in portineria, capiscono subito dove vado. E non si può, con i fiori faccio solo parlare tutti! Così invece faccio finta di nulla
Ma io non temo i pettegolezzi, Michele! Non ho paura di niente! Mi manchi da impazzire! Sono a lezione e la mia testa è già qui, con te. Mi ricordo delle tue mani delle spalle, della bocca Sandra sa parlare con fuoco, come se danzasse anche le parole, e Michele si sente venir meno ogni volta. Ma poi tu sparisci di nuovo Michele, lasci Galiana! Non vi amate! Vuoi che le telefoni io, adesso? Vuoi?
Afferra il cellulare, ma Michele le sfila delicatamente la mano, baciandola sulle vene bluastre.
Aspetta ancora, Sandrina! Abbi fede, appena i figli crescono vengo da te, giuro! Ma ora Beviamo uno spumante e dimentichiamo il resto. Balli per me?
E lei balla.
Ha sempre danzato per qualcuno: la nonna, poi il pubblico confuso, poi le giurie e i registi. Ora solo per Michele.
Sandra ama ricevere applausi, e Michele è bravo, anche se non ha il brio dellartista, mette tanto amore che basta e avanza. Poi si beve un caffè, amaro, in cucina, guardano la città dal balcone, ridono; e sanno che, finita la seconda tazza, Michele si vestirà in fretta e se ne andrà. Sandra lo accompagna fino allascensore, spettinata e in vestaglia, i vicini la vedono, chiacchierano, ma lei è abituata. Chiacchierare di una ballerina è il loro modo di applaudirla.
Mercoledì.
Qui tutto è banale, quasi volgare. Michele va a trovare Lisa alla villetta fuori città. Lisa lo aspetta in vestaglia e con lenzuola fresche. Gli apre, lo afferra per la cravatta e lo trascina sul letto come un animale affamato.
Si erano conosciuti a una festa. Lisa era già alticcia, terribilmente seducente, Michele era passato al volo per affari. E affogò subito nei suoi occhi. E ancora ci affoga. Lei non sembra volerlo salvare
Lisa non vuole né fiori né pranzi. Spesso non si alza nemmeno per salutarlo.
Ciao, topolino! mormora Michele mentre la bacia sulla mano cicciottella che spunta da sotto la coperta.
Lei neanche si gira, farfuglia qualcosa e si addormenta subito. Lisa per Michele è la più semplice non pretende, non piange. Lui va e va bene così.
Ma non bisogna pensare che Lisa sia piatta come la porta dellarmadio che ancora tiene in camera in ricordo della madre. No, Lisa è furba e decisa. Se vuole una cosa se la prende, graffia, morde, calpesta, basta ottenere.
Michele teme che Lisa possa convincerlo a divorziare da Galiana. E perché non vuole? Per i figli, la suocera, le carte in ufficio tutte quelle storie dalimenti.
Michele si rabbuia a pensarci, ma Lisa ha promesso che non ci pensa a prenderselo.
Non sei mica cavallino, ride, gli morde lorecchio da portare via alla sposa. Io amo la libertà. Vieni pure, ma senza troppe pretese!
No, Michele non è un capretto. Forse solo un po E ogni tanto teme che Galiana possa mettergli le corna. Sarebbe una barzelletta
Giovedì.
Giornata del pesce. Michele sta prima in ufficio: ordina, dirige, organizza. Poi vola da Teresa. Lei è maestra dei piatti di mare, avendo vissuto sino ai diciassette anni a Napoli, cucina di tutto, sa rendere fragrante anche lultima acciuga pescata. Persino la sua pelle profuma di iodio e alghe. O forse a lui pare, ma è un richiamo dinfanzia, alle estati a Positano
Michele adora il filetto, meglio se di branzino e alla griglia. Teresa compra i tranci migliori, prepara tavola come per una festa: vino scelto, calici, tovaglioli, candele. Lei adora la bella vita.
Michele mangia volentieri solo da Teresa. Fine della discussione. Da Galiana, il pesce non entra nemmeno in casa: allergica!
Ma il giovedì Galiana dorme a Ravenna dalla madre, quindi Michele può abbuffarsi di pesce. Poi la aiuta a sparecchiare, si lava. Teresa è maniaca dellordine. Lui si presenta sempre con camicia fresca, sbarbato, profumato.
A casa di Teresa comanda lei. Ricorda a Michele chi porta i pantaloni in quella casa. Ogni tanto accenna a un futuro insieme:
Amo i bambini, dice Michele, con un accento da personaggio di un romanzo francese. Potremmo portarli al mio paese, sul mare. Sarebbe bello
Lei propone. Non prega, non piange, non promette tutto quello che un uomo vorrebbe sentirsi dire. Propone, si stringe nelle spalle con orgoglio quando Michele trova mille scuse.
Fai tu, chiude lei, e versa un altro bicchiere.
Teresa è la più anziana delle donne di Michele, non è più tonica, ma va bene così. Michele ultimamente si stanca in fretta, forse letà
Va via tardi, riposato, dopo la doccia. Moglie e figli dalla suocera. Galiana non lo chiama nemmeno. E va bene! Può rimanere a sognare, la luce accesa, pensare a cose turpi e appassionate. A Teresa. Se invece Galiana è in casa, chiude sempre le doppie tende, sembra una tomba: buio, freddo. Con Galiana è sempre più freddo O forse sono solo gli spifferi? Chi lo sa.
Venerdì.
Qui la noia sinfila come una trapunta umida. È il giorno dei figli e della mamma. Michele li porta dalla madre. Galiana non viene mai, è impegnata.
A casa della madre, Michele si trascina, mentre i bambini giocano a tombola con la nonna Tosca, poi si va a cena.
E Galiana? Non è venuta? scola ogni volta la signora Tosca, con un sorrisetto al veleno tipo Eh, figlio mio, ti è toccata proprio una vipera.
E ogni volta Michele racconta della riunione di Galiana, che non torna per i seminari.
Sì sì, sempre indaffarata la nostra Galiana Beh, lasciamo stare! Arianna, Denis, ma il dolce dove sta?
Tutti corrono in cucina, la famiglia si agita, litiga per le tazzine. Solo Michele resta lì, in silenzio. È stanco. A quarantasette anni non è facile essere contemporaneamente donnaiolo, capo, padre, figlio
Soprattutto quel momento in cui hai una ballerina, una manager, una pescivendola
Ma insomma, a tutte le donne interessa solo una cosa, dice una volta lautista, Stefano.
E cosa, Ste? ridacchia il capo, si gratta il mento. Nina non sopporta la sua barba
Soldi! Se hai soldi sei il re, se no, arrivederci e grazie. E così ho visto anchio con mia moglie: appena misi da parte qualche euro, tutti con me, perfino la suocera! Prima, solo urla e disprezzo. E gli uomini come te ne sanno qualcosa
Michele lo fulmina, lui si rabbuia, poi finge di concentrarsi sul traffico e suona il clacson come se stesse in mezzo alla folla di Piazza del Popolo.
Ma Michele pensa: No, no, Ste, i miei non sono tutti così. Forse solo Galiana. Da quando, però? Nemmeno lo ricordo Si sono spenti i sentimenti, siamo rimasti insieme ma solo per la comodità. Lamore lui lo trova fuori casa tenerezze, carezze, attesa. Non con Galiana. Ma bisogna anche ringraziarla: fu lei che lo presentò alle persone giuste per salire di livello. Galiana, una testa di ferro, ma insomma
Dai, andiamo o dormi in piedi? bofonchia infastidito a Stefano.
Corrono per la città piena di traffico, girano in un cortile vicino casa di Nina, dove per spiegare allautista dice che va dal suo osteopata privato.
Stefano non fa domande. Cui prodest? Limportante è che gli paghino bene. Tutti adorano i soldi. Anche Stefano.
Che avrebbe lasciato tutto, Galiana lo disse il lunedì mattina proprio il giorno di Nina.
Come scusa? balbettò Michele, seduto sul letto, gli occhi pesti.
Così, con le mie gambe! rise lei, battendosi le cosce. Faccio causa, i ragazzi poi li prendo io, prima sistemo le carte varie cose.
Seduta davanti lo specchio, si arricciava i capelli come se nulla fosse, con la calma di chi racconta dei capricci di un collega.
Non ho capito, dove e perché te ne vai? Michele si massaggia i piedi, pare si gonfino come quelli della madre.
Ma dai, Miche, sei scemo? Me ne vado da te. E dove mi pare, non sono fatti tuoi. Mai chiesto dove passavi le sere, e nemmeno mi interessa. Non deve interessarti neppure dove vado io. E i ragazzi? Li porto con me, più avanti. io e Bertolotti insomma, dobbiamo sistemare le carte. E Ste resta con me, scusa! Adesso sono io quella sistemata. Tu, resti con le tue donne. Pensaci agli alimenti, che tanto so ogni euro che guadagni! Ora lasciami, puzzi di sigaretta!
Si mise veloce lennesimo tubino; Michele, con un riflesso ormai da abitudine, le tira su la cerniera, vorrebbe chiederle qualcosa, ma Galiana già è uscita.
Porto io i bambini a scuola! Non ti mancherò! e sbatte la porta.
Michele girovaga nellappartamento vuoto e ride amaramente: brava Galiana, tha fottuto!
Poi gli monta addosso una rabbia che spaccherebbe la tazzina Casa, famiglia, impegni di proposito per schiacciarne i cocci scalzo fino a sanguinare.
Capisce perché è così difficile: Galiana lo ha colpito alle spalle! In silenzio, con precisione, ha trovato un modo, e pure con Bertolotti! Che schifo.
Galiana è sua. Lha vista in ogni modo, bella, triste, felice, spenta, gelosa. Lui, e non Bertolotti, laveva portata di peso in ospedale quando nacque la figlia, con la città paralizzata dalla neve. Solo lui sa che quando Galiana ha mal di testa deve prenderle del caffè forte e liquore. Solo lui sa perché la moglie chiude i tendoni di notte, anche se stanno al ventisettesimo piano con la finestra su Villa Borghese. Da piccola Galiana si era persa nel bosco, la febbre, la paura che dal cielo scendessero diavoli in mantello nero.
Non lo ha mai detto a nessuno, solo a Michele. Ora? Se Bertolotti ride di lei?
Lauto con Stefano sotto casa non cera; Michele chiamò un taxi.
In ufficio urlò ai dipendenti, gettò carte dovunque, perché non riusciva più a trovare niente nel suo casino. Mai successo.
Galiana se nè andata. È davvero andata via.
Poi, qualche giorno vuoto e quella chiamata dalla clinica
Si calmi, Michele Romanelli! il medico sfoglia le carte sulla scrivania lucida. Occorre che si fermi da noi una settimana, analisi, vitamine, massaggi Poi decidiamo il resto. Accetta il ricovero?
Michele, col collo storto per sbirciare i risultati, sente il sudore gelato che gli scende sulla schiena.
Ricovero? No! Lo imboscheranno, portano via i soldi e lo spediscono al camposanto.
No. Niente, ho da fare! taglia corto, si impunta, tamburella sul tavolo. Basta spaventare la gente! I soldi non ve li prendo! Nulla!
E fa il gesto delle corna verso il medico.
Quali soldi? Dovete curarvi, e in qualsiasi struttura. Ecco le analisi, portatele a un altro specialista. I soldi li rinfacci a sua moglie, io devo ancora pagarmi il mutuo! risponde seccato il dottore.
Michele sbatte la porta, crolla un po di intonaco, la parete si crepa.
Pazienza, avete la casa piena di soldi, rimediare sarà facile! grida alla giovane infermiera.
Eppure, perché parla sempre di denaro? Nemmeno ci crede. Comunque, ora pensa ad altro.
Torna da Nina. È lunedì, il suo giorno. Lei, certo, lo aspetta.
Ma non dabitudine.
Con gli occhi gonfi, spenta, non salta al collo, non offre polpette, sembra nemmeno pettinata.
Miche, amore piange strozzata, graffiandogli la mano Gregorio se nè andato. Mi ha chiamato ieri, è volato dalla nonna, dice che non vuol disturbare più noi due.
Noi due? sussurra Michele, rauco.
Sì. Hai capito? Ha detto che lo ha chiamato Galiana per annunciare che divorziate, che tu ora verrai a stare da me. Come hai potuto? Hai deciso tutto senza di me! urla Nina, si dispera.
Ma io non ho deciso niente. Lho saputo stamattina che Michele la respinge come una mosca seccante.
Bugie! E comunque non mi importa. Non ti voglio più. Rivoglio Gregorio, hai capito?! Riportamelo!
Che centro io? Chiamalo, fallo tornare. Non volevo
E cosa volevi? Avevi promesso! Sei una bestia, ti odio! urla Nina, lo caccia via e chiude a chiave.
Michele non le ha nemmeno detto che sta morendo. A Nina, ormai, non importa niente.
Finché cera Gregorio, importava anche di Michele. Adesso non più.
Michele percorre il lungotevere, tutte le strade sembrano quelle di un sogno che si scioglie. Stanno abbattendo ledicola, quella dove comprava il giornale. Faranno una strada qui.
Senza edicola sarà vuoto e freddo. Senza edicola nulla ha più senso pensa Michele, assecondando la sua malinconia.
Proprio come lui, come Nina. Quando tutto aveva un senso, anche sbagliato e precario, pareva andare bene. Galiana era il porto, il punto fisso, con lei Michele stava tranquillo. Quando Galiana è sparita, è crollato tutto; come un piccolo universo esploso, ora tutto ruota a pezzi.
Nina aveva Gregorio, e le cose funzionavano; cera la madre turbata, Michele che la confortava, il figlio che perdonava la madre. Ma adesso? Chi la perdonerà più?
Michele si siede su una panchina e sfoglia i fogli delle analisi, ma non ci capisce niente. Chiama Sandra, ma lei sta facendo lezione, in sottofondo si sente unarmonica e un ticchettio di passi.
Oh Michele, non ora, ok? E questa settimana non vengo, mia sorella mi aspetta a Sydney, volo via, va bene? Quando sarà tutto a posto col divorzio, fammi sapere. Scusa, non ho tempo.
Anche Sandra sa del divorzio. Galiana ha sparso la voce come se Michele fosse un topo lanciato in mezzo ai serpenti.
Lisa lo accoglie, seppur non con il solito suo tono. Lo trascina al letto e poi, seduta, occhi gonfi, sigaretta accesa, dice che aspetta un figlio. Non è di Michele.
Immagina! Per anni volevo un bambino, ora nemmeno so se lo voglio più. Mi senti?! urla al grembo. Non so cosa fare con te
Michele prova a parlare di dottori, aiuti, soldi, che laiuterà, che deve stare attenta
Ma fammi il piacere! sbotta Lisa, agitando la mano. Che vuoi? Galiana ti ha mollato, e tu torni qui a chiedere conforto? Non esiste. Vai via, vai sto male.
Nemmeno Lisa ne ha più bisogno. Ognuno coi suoi pensieri.
Volevo solo un parere, ho le analisi balbetta Michele.
Anchio. Ho il rhesus incrociato, ciao! ride Lisa.
Michele svanisce si ritrova in una vita che credeva piena, e invece vuota. Un tempo cerano tanti letti caldi, braccia accoglienti. Ora, chi lo aspetta? Da libero, nessuna Era più comodo trovare Michele sposato: tolti tanti pensieri. Così è più semplice. Ha rovinato tutto, Galiana.
Teresa ascolta il suo piagnucolare sui referti, poi dice che serve andare in Tibet, passa un contatto, gli proibisce di richiamarla.
Io credo nelle aure, Michele Romanelli. La tua è malata, rovinerà la mia. Non vediamoci più.
Anche Teresa sparisce, coi suoi pesci e il suo vino. Cucinerà per altri, con aura bella e gialla
A sua madre Michele non dice nulla della malattia. Tanto, anche se lo facesse, quella darebbe la colpa a Galiana, e cambierebbe discorso subito sulle sue dieci malattie, abbastanza per riempirne una settimana.
Michele torna a casa esausto, va a dormire a stomaco vuoto; la notte viene il terrore. Entità strane, animali con la faccia di Galiana gli corrono sopra il petto. Morire fa paura, non ha vissuto ancora! I figli Come faranno senza di lui?
Come prima. Tu con Lisa, Sandra, Nina, e loro con la madre Così sarà. E ti sotterrano.
Michele accetta il ricovero più per la solitudine che per guarire. A casa è troppo vuoto. In ospedale almeno passa qualcuno, una carrozzina scivola, uninfermiera chiacchiera.
Lintervento si fa la mattina presto.
Ha avvertito i suoi, signor Romanelli? Sennò qui cominciano a chiamare ogni cinque minuti! brontola il compagno di stanza, un vecchio scorbutico.
Non chiamerà nessuno, stia tranquillo, risponde Michele.
E lo portano via.
Quando si sveglia, seduto, fascia sulla pancia, controlla il cellulare e la realtà lo schiaccia: nessuno ha chiamato. Nessuno. Come se non fosse mai esistito.
Allora Michele non ha più paura. Ormai non è nulla, può anche sparire. Dispiace per i figli, la madre; ma per sé, nessuna pena. Lui è come ledicola demolita. Abbatteranno anche lui, verrà qualcosa di nuovo. Lisa avrà il suo bambino, e magari sarà a lui che il mondo sorriderà.
Durante la notte la febbre va su, lo portano in rianimazione. Intorno a lui solo corpi, gente mezza viva. Michele cade in un sonno senza confini
Quando si sveglia, a fianco a lui la faccia contro le lenzuola dorme Galiana.
E fuori, un sole spacca le finestre.
Dovrei tirare le tende, non ti piace la luce sussurra Michele con la voce sporca di tubi, assetato.
Galiana si riscuote, lo squadra seria.
Non tirare. Fa bene, di luce qui ce nè poca gli tocca la guancia, ma poi si ritrae subito.
Scusa, non mi sono rasato. Ora mi alzo
Vuole alzarsi, ma non ci riesce.
Combatteremo, Michele. Noi due insieme. Hai capito? taglia corto Galiana. Lei sa tutto di lui, lo ha già perdonato. O almeno, non lo ha abbandonato.
E lui capisce. Non è unedicola vecchia, è qualcuno. Amato. E fa ancora più male.







