L’amore più forte di noi

Lamore è più grande di noi

Mi scusi… forse basta così con il vino?

Cosa? Marco trasalì, sollevando lo sguardo verso la ragazza che gli stava di fronte.

Dicevo, forse per oggi ha bevuto abbastanza. Tanto non serve per risolvere i suoi problemi.

Ma chi le ha detto che ho dei problemi? Io non le ho raccontato nulla.

Non serve che mi dica niente sorrise la ragazza ce lha scritto in faccia. Sa cosa? Invece di offrirle altro vino, le preparo un buon caffè. Così chiacchieriamo un po.

Marco guardò la ragazza, cercando di capire cosa volesse da lui, poi fece spallucce. Faccia pure, tanto peggio di così…

*****

Marco uscì dalledificio e si guardò intorno, cercando di scorgere la signora Angela Olivieri.

Appena la vide vicino alle gabbie dei cani, stava per chiamarla, ma allultimo pensò che poteva semplicemente andarle incontro senza urlare.

Posò la sua borsa degli attrezzi accanto e si avviò deciso.

Signora Angela, posso disturbarla un attimo? la chiamò.

Ah, è lei, Marco rispose lei, voltandosi di scatto. Allora, ha finito?

Quasi. Contavo di finire tutto oggi, ma ho sottovalutato il lavoro. Mi toccherà tornare anche domani, in mattinata. Penso che per mezzogiorno sia a posto. Poi saldiamo, come daccordo. Le va bene?

Domattina sono qui e non ho impegni prima di pranzo sorrise lei. Per il pagamento come facciamo?

Tutto come stabilito, signora. Se non ho finito in tempo, è colpa mia.

Va bene. Laccompagno alluscita?

Ce la faccio anche da solo, ma se vuole… ora prendo la borsa.

Recuperata la sacca, Marco raggiunse Angela e insieme si avviarono verso il cancello grande in ferro.

Marco era un elettricista. Da tre giorni lavorava al rifugio per animali di Torino, sostituendo il vecchio impianto e installando nuove prese negli uffici.

Era uno di quei lavori onesti, senza troppe complicazioni, pensava di cavarsela in tre giorni. Era rimasto indietro di poco.

E domani per lui era un giorno importante.

Era il 14 febbraio San Valentino. Marco si era ripromesso di sorprendere la sua ragazza, Giulia.

Non solo cucinando una cena a lume di candela, che avrebbe preparato da solo, ma soprattutto…

…voleva chiederle di sposarlo.

Sperava con tutto il cuore che lei accettasse.

Nessun motivo particolare per dubitare, ma lagitazione non lo lasciava. Forse è normale la prima volta che si fanno certe proposte.

Forse era per questo che oggi non aveva finito i lavori: pensava solo a cosa cucinare, e a come chiedere la mano di Giulia.

E soprattutto… quando farlo? Prima o dopo cena?

Aveva incontrato Giulia un anno prima. Allinizio si vedevano dopo il lavoro: un caffè, una passeggiata, un film insieme.

Poi era stata lei a proporgli di andare a convivere. Lui veniva da un paesino in provincia di Cuneo e in città non aveva ancora una casa sua. Affittava un monolocale in periferia.

Anche Giulia era fuorisede, ma stava in un bel bilocale vicino al centro. Gli propose di trasferirsi da lei, non solo perché voleva svegliarsi abbracciata al suo compagno, ma anche perché così si dividevano le spese.

Ci sto! aveva accettato Marco senza pensarci. Domani stesso porto le mie cose.

La convivenza cominciò bene. Giulia gli andava a pennello: bella, vivace, le gambe chilometriche.

In cucina non era un portento, ma Marco se la cavava. Sapeva fare tutto: dalla pasta alla carbonara ai risotti, i tortellini, persino arrosti domenicali. Sua mamma gli aveva insegnato tutto da ragazzino, e ora ne capiva il motivo.

Giulia vantava sempre Marco con le amiche:

Ragazze, Marco sa fare tutto! ripeteva. Non come il mio ex, che non sapeva nemmeno far bollire una salsiccia…

A volte le amiche venivano addirittura a cena, per vedere con i loro occhi di che pasta fosse fatto Marco.

Beata te, Giulia sospirava Silvia, una di loro. Marco è un tesoro! Altro che il mio Filippo… lui non distinguerebbe un fornello da una lavastoviglie! Non capisco solo perché non vi sposate. Che aspettate?

Non dipende da me rispondeva Giulia. Se vuole, mi chiede lui la mano.

Marco però non aveva ancora presentato Giulia alla madre, signora Teresa, solo per mancanza di occasione, anche se al telefono ne parlava spesso.

Mamma aspettava con ansia di conoscere la futura nuora. Presto, pensava Marco, sarebbe successo. Doveva solo chiedere a Giulia di sposarlo e subito dopo sarebbero andati a presentarsi a casa della madre.

Bastava che la sera di San Valentino Giulia dicesse «Sì», e lui sarebbe stato il più felice del mondo.

Intanto…

…Marco aveva quasi finito tutto nel canile, camminava verso i cancelli insieme ad Angela Olivieri. Lei lo condusse per un sentiero diverso.

Voleva mostrargli un paio di interruttori che funzionavano male e chiedergli quanto le sarebbe costato ripararli.

Magari li cambiamo? chiese lei.

Marco ne osservò uno: era mezzo staccato dalla parete. Si grattò la testa e disse:

Meglio nuovi, e li installo io. Ne ho un paio in più. Ma non oggi, domani va bene?

Certo! Ma quanto le devo? Mi scusi se chiedo sempre per i soldi, ma ogni euro va per crocchette e veterinario.

Non si preoccupi, glieli monto gratis sorrise Marco. Domani glieli sistemo. Ora vado, è tardi.

Sì, sì, vada pure fece lei.

Marco si voltò per prendere la borsa e rimase fermo: solo ora vide che in una delle gabbie una gattina gli porgeva le zampine attraverso la rete.

Non era una gatta qualunque: bellissima, ma senza occhi.

Questo contrasto lo colpì come un pugno. Gli strinse il cuore.

Quella è Lucia… sospirò Angela, notando il suo sguardo.

Cosa le è successo agli occhi?

Marco si accovacciò, infilò un dito tra le sbarre e sentì il pelo caldo e morbido della gatta.

Provò una scossa stranissima. Non 220 volt, ma qualcosa che gli attraversò il petto. Evitò di guardare dove avrebbero dovuto esserci gli occhi della micia.

Cercò la risposta negli occhi della responsabile.

Ha avuto una bruttissima infezione spiegò la donna. Si è salvata per miracolo. Ora però non può vedere.

Marco voleva dir qualcosa, ma tutte le frasi gli si intrecciavano in testa.

Fino ad oggi non ha mai dato la zampa a nessuno proseguì Angela. Non è più espansiva come una volta. A lei però si è avvicinata subito. Le sarà simpatica.

Però… lei non può vedermi. Che razza di simpatia?

Ma sente, sentire può eccome. Lucia ha qualcosa di speciale, anche se sembra senza speranza.

Perché senza speranza?

Perché nessuno la prenderà. Era già stata adottata quando ci vedeva. Poi, dopo un anno, la trovò per strada una ragazza del rifugio, era cieca. Io la riconobbi subito, anche se chi lha trovata non sapeva chi fosse. Ero sconvolta: come si può buttare via una gatta così bella?

Quindi… adottata e poi abbandonata? Che storia…

Sì, una storia confusa. Ho chiamato la vecchia padrona, ma mi ha detto che non la voleva indietro. Pareva quasi indifferente, come se nemmeno sana lavrebbe voluta. Da noi ormai cè questa diceria: se un animale torna indietro, resta per sempre. E per Lucia, cieca, figurarsi…

Marco tornò a casa sotto shock.

Lucia gli piaceva da morire e, allo stesso tempo, gli faceva una pena enorme.

Pensò a lei tutto il viaggio e rimase silenzioso pure a cena.

Marco, tutto bene? chiese Giulia, vedendolo assorto. Ti ho chiesto due cose e non hai risposto.

Scusa, sono solo pensieroso.

A cosa pensi?

Al lavoro. Domani devo tornare al rifugio, cè ancora qualcosa da finire. Ma per mezzogiorno libero tutto.

E per la sera?

Ti preparo una sorpresa. E se non hai impegni, mi piacerebbe restare a casa con te.

A casa?! Pensavo mi portassi a cena fuori, domani è San Valentino, lo sai almeno?

Lo so. Ma il mio regalo voglio fartelo qui, a casa.

Vedremo… spero che la tua sorpresa batta la cena al ristorante.

Fidati!

Come sempre, Marco sparecchiò e lavò i piatti dopo cena. Ma quella notte…

…pensava ancora a Lucia. Gli era entrata nel cuore. Era lì che gli porgeva le zampine, faceva le fusa nella sua lingua.

Si addormentò così, anche se accanto a lui dormiva Giulia, la sua futura sposa.

*****

Il giorno dopo Marco completò finalmente il lavoro al rifugio, installò i nuovi interruttori e ricevette il suo compenso. Prima di andare, tornò dalla gabbia di Lucia. La gatta lo riconobbe subito, e si mise a miagolare forte e felice, porgendogli le zampine.

Chissà come hai fatto a capire che ero io… sorrise Marco, le porse il dito e di nuovo sentì quella strana scossa, ma bella, stavolta.

Restò lì a parlare con la gatta, a carezzarla, ascoltando le sue fusa, senza accorgersi che passava più di unora.

Marco?! sentì alle sue spalle il tono sorpreso di Angela. È ancora qui?

Si voltò, colto in flagrante, e sorrise goffamente.

Lucia sa essere davvero dolcissima disse. Non capisco perché la vita è stata così ingiusta con lei. Perché nessuno la vuole?

La gente cerca sempre animali perfetti. Lucia non lo è, quindi resterà qui a lungo. Peccato.

Non sarà perfetta. Ma è speciale. Marco restò silenzioso.

Speciale, sì. Ma solo lei se ne accorge. In effetti, solo a lei Lucia si avvicina. Devessere che in lei sente qualcosa di buono.

Marco rimase pensieroso. Improvvisamente si ricordò una frase di un cantante celebre, come era per i nostri antichi saggi: Chi se ne importa della perfezione? Neanche la luna lo è ha i crateri. Il mare è meraviglioso, ma salato e profondo. Il cielo è eterno, ma spesso nuvoloso. Tutto ciò che è bello è solo speciale, non perfetto.

E Lucia era proprio così: unica. Meritava la felicità. Non in rifugio, ma tra le braccia di una persona.

Senta signora Angela disse Marco, deciso domani vengo a prendere Lucia con me.

Davvero? È sicuro?

Sì. Devo solo parlarne con Giulia, la mia ragazza, ma sentirà, non sarà contrario. Chiamo domani e le confermo.

La aspetto, Marco quasi le venne da piangere. Non avrei mai creduto che qualcuno prendesse Lucia.

*****

Arrivato a casa, Marco si mise a cucinare per festeggiare. Era euforico. Stava per chiedere a Giulia di diventare sua moglie, e domani avrebbe portato Lucia a casa.

Era sicuro che Giulia avrebbe accettato la piccola gatta. Perché Lucia era speciale.

Ma guarda qui! esclamò Giulia appena rientrata. Quando hai fatto tutto questo, Marco?

Mi sono organizzato bene sorrise lui.

Stasera, cena romantica?

Ovviamente. Va, lavati le mani e siediti. Ho unaltra sorpresa.

Mi incuriosisci.

Giulia andò a lavarsi, Marco tirò fuori lanellino e lo rimise in tasca, pieno di speranza.

Poi però…

…tutto andò storto. Giulia, sentendo parlare della gatta cieca, non solo si oppose. Fece una scenata.

Marco, sei impazzito? In un giorno così, vuoi parlare solo di una gatta?

Giulia… volevo solo parlarne insieme. Nessuno a parte me la prenderebbe, sai? Lucia è dolce, credimi. Vuoi vedere la sua foto?

Marco tirò fuori il cellulare e le mostrò le immagini della gatta.

No! Basta! Nessuna gatta, figurarsi cieca, verrà mai in casa mia! Odio gli animali, mi disgustano gatti, cani, anche i criceti. Le persone con le persone, non con gli animali!

Ma io…

Sei riuscito a rovinarmi la serata. Pensavo a una bottiglia di vino, a quattro chiacchiere intime, magari… invece tu mi parli di una gatta cieca! Io me ne vado al bar con le mie amiche. Goditi le tue foto!

Giulia se ne andò sbattendo la porta. Marco restò in cucina, stretto allanello. Non era andata come sperava…

*****

Quella sera Marco era seduto al bancone di un bar di Torino e beveva. Lui in genere non beveva mai vino, né altro. Ma stavolta voleva stordirsi.

Ecco la mia proposta… pensava amaramente, ricordando il litigio con Giulia.

Aveva il cuore spaccato, non sapeva che fare. Lui, Giulia, la amava, altrimenti non lavrebbe mai chiesta in sposa.

Ma abbandonare Lucia al rifugio non era possibile; aveva promesso che lavrebbe chiamata il giorno dopo. E intanto, tra un bicchiere e laltro, tentava di scegliere.

Se avesse scelto Giulia, avrebbe dovuto rinunciare a Lucia. Ma la gatta lo stava aspettando.

Se avesse scelto Lucia, avrebbe perso Giulia e la casa, dovendo ricominciare tutto daccapo.

Scusi… forse basta così con il vino, no? la barista lo interruppe.

Cosa? trasalì Marco, alzando lo sguardo verso la ragazza.

Dicevo che forse ha bevuto abbastanza. Tanto non le serve a niente.

Ma chi dice che ho dei problemi? Io non lho detto a nessuno.

Non serve, si legge in faccia. Tutti i fidanzati oggi sono con le loro compagne. Lei è qui, solo, e beve come una spugna. Litigio con la ragazza?

Eh sì… annuì Marco volevo chiederle di sposarmi. Avevo preparato tutto… e invece…

Ha detto di no?

Non sono nemmeno arrivato a chiederlo. Abbiamo litigato per una gatta…

Una gatta?

Già.

Forse per colpa del vino, ma Marco le raccontò tutto. Lei lo ascoltò attenta.

Quando ebbe finito, gli porse un bigliettino a forma di cuore, con su scritto qualcosa.

Che cosè? chiese Marco.

Un ricordo. Perché lei è una brava persona, e sono sicura che andrà tutto bene.

Marco lo aprì e lesse:

“Lamore è più grande di noi.

Quella sera non capì appieno il senso. Ma una cosa la capì: non avrebbe più chiesto a Giulia di sposarlo.

E non sarebbe più vissuto con lei. Non poteva abbandonare Lucia…

*****

Un mese dopo.

Marco aveva lasciato Giulia, senza mai farle la proposta. Era tornato a vivere nel piccolo monolocale di prima, insieme a Lucia.

Il quartiere non era dei migliori, nessuno voleva quella casa, ma la padrona fu felicissima quando Marco gliela richiese. Non aveva nemmeno nulla contro la gatta.

Che bella gattina! esclamò ammirata.

Veramente bella confermò Marco. Penso che non esistano gatti diversi.

Vero!

Vivere con Lucia era semplice, nonostante la sua diversità. Marco si era preoccupato allinizio, ma lei si ambientò subito, riusciva persino a saltare sul davanzale.

Quando Marco tornava a casa, Lucia lo riconosceva subito, scendeva dal davanzale e andava incontro alla porta ad accoglierlo.

Marco ancora non capisce come possa vederlo, ma ormai poco importa.

Ciò che conta è che Lucia non è più sola. E anche lui, sapeva, avrebbe trovato la sua felicità: non solo quella pelosa, ma anche quella umana.

E in effetti, fu proprio grazie a Lucia che Marco trovò la sua risalita.

Successe circa un mese dopo tutta la storia.

Era domenica e decise di mettere in ordine la casa. Lucia, come per scherzo, fece cadere quel piccolo cuore regalatogli dalla barista il giorno di San Valentino.

Marco lo raccolse, lesse: Lamore è più grande di noi.

Aveva davvero ragione!

Aveva scelto Lucia perché laveva amata sin dal primo istante. Al cuore non si comanda. E cera di più.

Stringendo fra le mani quel cuore, Marco ripensò alla ragazza del bar. Dolce, magari non perfetta secondo i canoni di tanti, ma bella a suo modo. Gli era parsa persino triste, allora.

Sì, nei suoi occhi cera malinconia, anche se cercava di infondere fiducia a lui.

Allora Marco capì.

Forse dovrei tornare al bar disse tra sé, mettendo il cuore in tasca.

Miao! miagolò Lucia, felice.

Quella sera, dopo cena, Marco andò al bar dove aveva affogato la delusione per San Valentino.

E fu fortunato: la barista era lì.

Il locale era vuoto, lei puliva i bicchieri, prendeva appunti.

Buonasera la salutò, sedendosi al bancone.

Buonasera lei gli sorrise.

Gli occhi le si accesero per la sorpresa.

Tutto bene questa volta?

Sì, volevo solo ringraziarla. La sua presenza mi ha aiutato tanto, quella notte.

Non credo di averle dato grandi consigli…

No, ma parlando con lei ho sistemato i pezzi. E poi… se le va, potrei accompagnarla fuori dopo il lavoro? Facciamo due passi.

Non me laspettavo… ma accetto volentieri rise lei. Io sono Caterina.

Marco.

Quella notte camminarono per ore, senza stancarsi di parlare. Da lì a poco, amicizia e sentimento si intrecciarono.

Ora vivo con Caterina e Lucia.

Caterina e la gatta si sono intese al volo: complicità perfetta sin dal primo giorno.

Che bello stare con qualcuno che ama gli animali quanto me… pensava Marco, osservando Caterina e Lucia che giocavano insieme.

E già pensava a come chiedere a Caterina di sposarlo. Aveva un po di tremore, ma sentiva che, questa volta, sarebbe andato tutto bene.

Dalla mia esperienza ho imparato che lamore vero arriva solo quando scegliamo con il cuore, senza compromessi contro la nostra natura. E che lamore, quello autentico, è sempre più grande di noi.

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