La vita dopo il divorzio: come ricominciare in Italia

Vita dopo il divorzio

Lara, ma possibile che tu debba essere sempre così ostinata? La voce di Rosanna aveva quel tono solito, indulgente, come di chi pazientemente spiega lovvio a una bambina testarda. Ma proprio quella pazienza faceva raggomitolare un nodo nello stomaco di Lara. Michele è un bravuomo, guarda. Carino, intelligente, con uno stipendio generoso e una casa tutta sua! Cosa vuoi di più dalla vita?

Lara sospese il cucchiaio a mezzaria, smise di girare il minestrone e sollevò lo sguardo su sua madre. Le dita le tremavano lievemente, così le nascose subito sotto il tavolo sperando che Rosanna non se ne accorgesse.

Mamma, mi tradiva, lo disse piano, fissandola negli occhi. Non una, non due, ma tante volte, abitudine insomma. Siamo stati sposati solo sei mesi, e ho raccolto così tante prove che il giudice nemmeno ci ha pensato su un secondo. Riconoscendo che la nostra storia non aveva salvezza. Nemmeno un estraneo credeva che ci fosse qualcosa da aggiustare, capisci?

E allora? Rosanna alzò le spalle, sistemando il grembiule, come se scacciasse via qualcosa di banale. Tutti gli uomini fanno così. Ricordati: se la moglie è brava e attenta, nessuno se ne va a letto con unaltra. Dovevi impegnarti, iscriverti in palestra, andare da un bravo parrucchiere. Magari fare qualche corso, migliorare! E invece subito il divorzio

Lara sospirò, sentendo la stanchezza pesargli sul petto come cemento fresco. Era la decima volta in due settimane che questo dialogo si ripeteva identico, come un disco rotto. Da quando aveva lasciato Michele, era tornata a vivere da sua madre lappartamento ereditato dalla nonna era occupato da inquilini ancora per qualche settimana, e Lara aspettava solo di poterci entrare per ricostruire un pezzo di sé, uno spazio finalmente libero, il suo.

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Il campanello squillò acuto e insistente nellingresso. Lara sapeva già chi avrebbe trovato dietro la porta. Michele, di nuovo. Il cuore ebbe un tuffo e una stretta gelida nelle viscere. Le mani sudavano. E come ogni volta, sua madre non perdeva occasione per invitarlo, ignorando le suppliche della figlia, il dolore non visto o peggio, non voluto vedere.

Tesoro, è arrivato Michele! esclamò Rosanna, spuntando dalla cucina con un sorriso di bambina. Dai, entra pure caro! Siediti, siediti! gridò festosa verso lingresso con unospitalità che a Lara faceva quasi venire la nausea.

Lara strinse il cucchiaio fino a renderlo bianco tra la dita, con il metallo che le scavava il palmo. Sentiva un peso sul petto, un groppo che le saliva fin nella gola.

Mamma, non voglio parlarci, la voce le tremò appena appena, mentre lei cercava di mantenersi salda.

E chi ti ha chiesto? rispose Rosanna, secca per una volta, con un lampo di fastidio nel viso. Questa è casa mia, qui invito chi voglio io. Finché vivi qui, valgono le mie regole.

Le lacrime le salirono agli occhi, ma Lara serro le mascelle, le ricacciò giù e si alzò da tavola, sfiorando una tazza di tè che rischiò di rovesciare. Passò accanto a sua madre e a Michele, che si stava già levando le scarpe nellingresso, e si diresse spedita verso il balcone. Lodore di colonia di lui forte, legnoso la investì come uno schiaffo.

Lara, ti prego! la chiamò Michele con una dolcezza posticcia che la irritò ancora di più.

Lara non si voltò. Aprì con decisione la porta del balcone, la richiuse dietro di sé quasi sbattendola e lasciò che il freddo le scorresse sotto il maglione, pungendole il collo e le orecchie. Ma lei nulla sentiva. Si aggrappò alla ringhiera, le mani bianche dalla stretta, e fissò i palazzi grigi di Milano che si stagliavano nellaltra via, le poche finestre illuminate, un passante solo con lombrello aperto che si affrettava verso chissà dove. Da lontano la sirena di un camion, la musica di una radio al piano di sotto una canzonetta leggera, beffarda in quel momento.

Almeno che se ne vada in fretta, pensava Lara, chiudendosi nel suo cardigan sottile che poco scaldava. Sentiva le voci in cucina, Rosanna che rideva insieme a Michele, le stoviglie che tintinnavano, lacqua del rubinetto, la leggerezza di una madre che non vede, o non vuol vedere, la sua bambina sul freddo balcone, tremante di rabbia e dolore.

Gli attimi scorrevano densi, infiniti. Lara ormai non sentiva più le mani dalla brina, le orecchie rosse, le spalle scosse dalla tensione. Ma non sarebbe mai rientrata. Inspirò a fondo, chiuse gli occhi per concentrarsi soltanto sul chiasso della città, sulle macchine, sulle voci lontane. Qualsiasi cosa, pur di non pensare a quello che accadeva dentro.

Uno scricchiolio la fece trasalire la porta spalancata piano, e subito dopo Michele, a due passi da lei, con le mani nelle tasche dei jeans.

Lara fece, chinando la testa per incrociarle lo sguardo parliamone come persone adulte, ti prego.

Non cè niente da dire, rispose Lara, voltandosi di nuovo verso la città, cercando di scacciare la rabbia.

Ascolta Lui fece un passo verso di lei, e Lara sentì tutto il suo corpo ribellarsi. Ho capito i miei errori, davvero. Sono cambiato. Ti prego, riproviamoci. Te lo prometto, sarò diverso.

Tu nemmeno ti sei scusato, scattò lei improvvisamente con rabbia, neppure la riconosceva quella voce così decisa. Tu vuoi solo che tutto torni come prima, ma solo perché ti fa comodo così. Tu non sei cambiato, Michele. Vuoi solo recuperare qualcosa che hai perso.

Ma io davvero

Basta, lo interruppe, ora la voce solida, sferzante. Non mi servono le tue promesse. Non voglio un uomo che non sa cosa sia il rispetto. Che mette sempre i suoi bisogni prima del nostro amore.

Provò ad aprire la porta, ma la maniglia non si mosse. Certo. Mamma aveva messo il fermo.

Mamma! urlò, la voce annaspante nel petto. Apri!

Dopo poco, il clic della serratura. Rosanna comparve nellanta, sorridente come se fosse festa. Aveva ancora il grembiule a ciliegie, nelle mani una tazza fumante di tè.

Ma insomma, che ci fate qui fuori? posò il tè sul tavolino minuscolo appena portato lì, aggiustando la tovaglietta. Forza, veniamo a tavola. Ho fatto il tè con la menta, come piace a voi.

Lara la superò a testa bassa, tenendo stretto il groppo in gola, percorsa da unondata di rabbia verso Michele, sì, ma soprattutto verso la madre; quella madre così sorda alle sue ferite, così padrona della sua sofferenza da non lasciarle scelta nello spazio che pure era suo.

Mamma, rallentò nel corridoio, fermandosi e guardandola dritto negli occhi ti prego, basta. Non voglio vederlo, né che tu lo inviti. Questa è la mia vita, e la decido io.

Ma che dici, tesoro? Rosanna le accarezzò una spalla, un gesto che sapeva più di invadenza che di conforto. Lui si pente, te lo giuro. Gli uomini sbagliano, siamo noi donne che dobbiamo essere sagge e dare una seconda occasione. Sei troppo orgogliosa, Lara. Devi essere più dolce

Lara chiuse gli occhi, contando lentamente fino a dieci. Sapeva che discutere era inutile, eppure il magone non diminuiva. Si chiuse nella sua stanza, serrando la porta, incapace di trattenere le mani che tremavano così tanto da doverle stringere intorno alle ginocchia per calmarsi.

Sentiva chiaramente le voci di Rosanna e Michele in cucina, allegre, cordiali come se lei, la figlia, non esistesse, come se la vita fosse solo un susseguirsi di cene tra parenti e uomini troppo bravi per essere lasciati. E sua madre sembrava perfino orgogliosa, come chi ottiene una piccola vittoria personale. Michele invece parlava con la solita voce suadente quella che Lara riconosceva: era la voce con cui aveva sempre minimizzato i suoi tradimenti, il tono calmo con cui le diceva non fare drammi davanti allennesima chat con una collega.

Come ha fatto a presentarsi qui? Dopo tutto quello che ha fatto? Quante bugie si possono ingoiare?

Dopo mezzora il silenzio calò, la porta dingresso sbatté piano e Lara decise di uscire. In cucina cera odore di menta, vaniglia, crostata appena sfornata, quel profumo di casa che stava per caderle addosso come una trappola. Ma resistette.

Tesoro, non fare così Rosanna provò ad avvicinarla con una maschera composta, ma Lara sentiva solo freddezza. Dare una possibilità non costa nulla. Lui ti stima davvero. Io glielho detto: Devi dimostrare che sei cambiato.

Mamma, Lara strinse la maniglia della porta, sentendo la ruvida vernice sotto le dita non voglio che lui dimostri niente. Voglio solo non doverlo vedere finché non andrò a vivere da sola. Chiedo troppo?

Rosanna sospirò pesantemente, poi cedette una piega, sedendosi al tavolo, le spalle incapaci di reggere il suo stesso peso.

Siete troppo categorica, ammise esausta. La vita non è bianca o nera. Chi non sbaglia? Magari gli sei andata stretta, che ne sai tu Forse bastava un po più di attenzione, un po più di trucco, un po più di pazienza

Le lacrime stavolta Lara non riuscì a trattenerle. Le caddero calde, amare. Il cuore era preso in una morsa.

Quindi è colpa mia? domandò, la voce incrinata nellanima. È stata colpa mia che mi tradisse?

Non dico questo, Rosanna evitò il suo sguardo, fissando il buio fuori dalla finestra. Ma in una coppia sbagliano sempre in due. Non potrai mai essere perfetta, no?

Ma almeno uno può essere fedele, ribatté Lara, con la voce improvvisamente dura. Ti sembra così difficile stare con una sola persona? Non cercare alibi. Non è nostro dovere perdonare chi ci calpesta.

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Michele cominciò a materializzarsi ovunque: davanti al portone, spuntando per caso quando Lara portava giù la spazzatura, oppure presentandosi con dei cioccolatini quelli con il cuore di ciliegia che lei amava da piccola e un mazzo di rose appena colte.

Per te le sorrideva, con quella malinconia che un tempo le aveva bucato il cuore. Senza motivo.

Lara guardava le rose, poi gli occhi stanchi di lui, le occhiaie pesanti, il sorriso sforzato.

Grazie, ma non servono rispose, senza nemmeno sfiorare i fiori. Ti ho pregato di non venire.

Lo so, abbassava lo sguardo, vulnerabile. Non riesco a lasciar perdere. Per me sei tutto.

Eri tutto, corresse lei, scandendo ogni parola con uno sforzo. Una cosa che appartiene al passato.

Lui annuì, dentro un combattimento nascosto, poi Rosanna spuntò dalla porta.

Michele, caro, entra dài! squillò la voce di Rosanna, troppo allegra per essere sincera. Non restare lì impalato! Lara, invitalo anche tu! I fiori prendili, io li metto subito nel vaso

Mamma, lui se ne stava andando, rispose Lara in tono calmo, anche se dentro bolliva. E i fiori non mi servono.

Tesoro, ma cosa dici! Rosanna si prese Michele sottobraccio e lui si irrigidì appena, senza opporsi. Dai, entra, ho fatto la torta. Restiamo insieme.

Lara abbandonò ogni protesta. Si chiuse nella sua stanza. Da dietro la porta sentì la madre promettere a Michele che Lara così sensibile avrebbe apprezzato la tenacia. Lara pose le mani sulle orecchie, inutilmente. Le parole le venivano addosso, avvelenando laria.

Si rifugiò nel disegno, come sempre. La matita correva incerta, nevrotica, mentre la rabbia e la tristezza si scioglievano in onde e forme sulla carta. Solo lì, nel segreto del tratto, Lara si ricordava chi era.

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I mesi passarono. Appena poté, Lara traslocò nel suo appartamento, stretto ma finalmente suo, vicino allufficio. Prese a vedere le colleghe dopo il lavoro per un espresso, e la domenica praticava yoga in una scuola della Darsena. Le lezioni le davano forza non solo fisica, ma dentro.

Un giorno, dopo la lezione, il trainer Davide la fermò per chiacchierare. Era più grande di lei, riservato, con occhi gentili e una calma che la faceva sentire protetta per la prima volta dopo anni. Iniziarono a vedersi per un cappuccino, poi la pizza del giovedì sera

Davide era tutto ciò che Michele non era: niente promesse a vanvera, niente illusioni. Solo presenza. Sapeva ascoltare, anche il silenzio. Con lui Lara poteva respirare, essere imperfetta, vera.

Quando lo nominò a sua madre per la prima volta, le domande arrivarono come tempesta:

Chi sarebbe questo? Cosa fa? Dove vive? Lo sguardo di Rosanna era tagliente.

Fa listruttore di yoga, lavora vicino al mio ufficio, abita in affitto

Tutto qui? Rosanna storse la bocca come se avesse morso del limone. Nessuna posizione, niente soldi. Non vorrai prenderti in casa uno che non ha niente da offrire, vero?

Non mi importa del conto in banca, Lara la fissò negli occhi. È un uomo buono. Mi rispetta, mi sostiene. È abbastanza.

Rispettano tutti, allinizio! ironizzò Rosanna. Anche Michele ti rispettava…

Lara chiuse ancora gli occhi. Da sempre Rosanna credeva che la felicità fosse un marito con mutuo e SUV, e una moglie che sopporta. Era inutile discutere.

Con Davide le cose andavano avanti piano, ma con quella naturalezza di un ruscello che rompe il ghiaccio in primavera. Parlavano, cucinavano insieme, si confidavano sogni. A Davide bastava esserci, e questo per Lara divenne tutto.

Dopo sei mesi, Davide le chiese di sposarlo. Passeggiavano in un viale del Parco Sempione, col tramonto che colorava già i rami. Davide le prese la mano:

Lara, vorrei che fossimo insieme, sempre. Vuoi sposarmi?

Lara affondò negli occhi sinceri di lui. Sentì uno splendore dentro, caldo, antico. Sorrise, rispondendo sottovoce:

Sì, lo voglio. Sì

Sapeva cosa laspettava la reazione di sua madre. E infatti Rosanna si piantò sulluscio, le braccia incrociate:

Non puoi farlo. È un errore che pagherai cara. Stai buttando via tutto.

Ho scelto io, mamma, stavolta. Lara si infilò il cappotto, stavolta decisa. E sono felice così. Non ti basta?

No, fredda. Non riesci mai a vedere più in là del tuo naso. Rimpiangerai questa follia.

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Il matrimonio fu semplice, come lo volevano Lara e Davide. Solo pochi amici, i parenti giusti. Lara indossava un abito sobrio color panna, Davide un completo grigio e la cravatta blu a righe. Quando si scambiarono le fedi, Lara sentì che finalmente stava vivendo qualcosa solo suo, giusto.

Rosanna non si presentò. Invece mandò un mazzo di gigli bianchi con un nastro nero e un biglietto: Spero ti ravvederai. Lara fissò a lungo i fiori, poi li mise da parte. Dentro, una fitta. Ma non si lasciò trascinare giù.

E cera unaltra sorpresa. Rosanna aveva convinto Michele a presentarsi. Appena Lara e Davide uscirono dallanagrafe, lo videro in piedi accanto a una Fiat, mani nelle tasche, lo sguardo pieno di rimorso o confusione.

Ma che ci fai qui? domandò Lara, la vecchia tensione che le annodava lo stomaco.

Tua madre voleva che venissi, rispose con rassegnazione. Dice che ti pentirai e io sarò qui, quando succederà.

Tua madre dice tante cose, intervenne Davide, stringendole la mano con fermezza, ma non ha sempre ragione.

Va bene, rise amaro Michele. Quando ti stuferai della miseria, chiama. Ti prendo indietro senza condizioni.

E se ne andò, lasciando una scia di malinconia.

Dopo la festa, Lara e Davide cominciarono a progettare una nuova vita. Unofferta di lavoro arrivò da Torino, grande, rumorosa, piena di possibilità. Era loccasione giusta per ricominciare ancora.

Prima di partire, Lara andò a salutare la madre. Rosanna la accolse stando dritta davanti alla finestra, lo sguardo lontano, le spalle rigide.

Andiamo a Torino, annunciò Lara.

E allora? la voce di Rosanna, sorda, risuonava spenta. Stai solo scappando dai problemi.

No. Sto correndo verso la felicità. Ma vorrei che tu ne facessi parte. Solo se puoi rispettare la mia scelta.

Rosanna si voltò di scatto. Negli occhi bruciava offesa e rabbia, le tempie pulsavano.

Rispettare? quasi urlò. Dici di sposare un maestro di yoga, andare allaltro capo dItalia? Cosa ti potrà mai dare? Ti credi furba?!

Lara sentì montare la stanchezza. Quante volte ancora avrebbero ripetuto la stessa scena? Inspirò lentamente e la guardò negli occhi, questa volta senza abbassare lo sguardo.

Davide è luomo giusto per me, dichiarò piano, ferma, mi fa sentire serena. Con lui posso essere me stessa, senza paura.

Serenità? Rosanna rise amaro. In un appartamentino in affitto, in una città dove nessuno ti conosce? Michele ti avrebbe dato sicurezza, avresti avuto tutto! No, questa non gliela do vinta

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Quella sera Rosanna prese il telefono e chiamò Davide. Lui rispose ignaro, Lara era in camera tra le scatole del trasloco.

Davide, caro, la voce di Rosanna si fece incredibilmente dolce, materna. Ho tanta paura per Lara. Non sa quello che fa, questa fuga è un errore Capisci, in fondo, lei è ancora confusa dopo il divorzio! Si prenderà luomo sbagliato, se non la fermi tu

Davide ascoltava in silenzio, trattenendo la collera. Immaginava Lara, il suo sorriso, quanto finalmente stava bene.

Signora Rosanna, la interruppe apprezzo il suo affetto, ma conosco Lara meglio di chiunque. Accanto a me è più forte, più sicura. Non la ferirò.

Rosanna ebbe la risata falsa dei momenti peggiori. Sei ingenuo, ragazzo mio. Vedrai, si pentirà e tornerà qui. E chi ci sarà ad aspettarla? Michele.

Non credo che Lara tornerà indietro, signora. Ha scelto la strada con me. La rispetti chiuse la telefonata Davide, senza concedere altro.

E si chiese come potesse Lara sopravvivere a una madre così.

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Il giorno dopo Lara ripassò da sua madre per un addio di pace, se possibile. Portò i suoi biscotti preferiti e un mazzetto di margherite.

Rosanna cominciò subito nervosa, sistemando la tovaglia come a volerne cancellare i nodi:

Neanche una riflessione? Ferma un mese, riposa. Dagli tempo! Magari sei solo stanca Non fare pazzie.

Mamma, ormai è tutto deciso, e Lara sentì la stanchezza invaderla come una riga tagliata dentro. Abbiamo casa, lavoro, colleghi Va tutto bene.

È stato lui? Ti sta manipolando, vero? Rosanna le occhi lucidi, la voce scorticata. Vuole solo portarti lontana così non puoi tornare, è chiaro! Tutti gli uomini cercano solo il controllo, cara mia. Michele almeno era sincero. Questo? Si nasconde dietro alla bontà…

Lara restò di sale qualche secondo. Era assurdo, terribile.

Ma davvero credi questo? sussurrò, incredula. Davide non mi tiene legata! Mi lascia libera.

Sono tutti uguali! Rosanna non cedeva di un passo. Vuole solo quello.

Non ce la faccio più Lara le lacrime che le colavano, la voce rotta. Voglio solo essere lasciata libera. Libera di scegliere. Felice!

Stava per uscire, ma Rosanna le agguantò il polso forte, quasi doloroso.

Aspetta E questa volta, era una supplica Sono tua madre. Voglio il tuo bene.

Il mio bene lo scelgo io, liberò la mano, gentile ma ferma. Scelgo Davide. Scelgo la mia vita. Vado dove posso respirare senza paura. E se non riesci ad amare la persona che sono Allora forse è meglio lasciarci uno spazio.

Come preferisci, Rosanna si girò verso la finestra, le spalle vibranti. Sai dove trovarmi quando cambierai idea.

Lara rimase lì un istante, guardando la silhouette della madre, i capelli spruzzati dargento, la mano aggrappata al davanzale. Avrebbe voluto abbracciarla, dire che sarebbe andato tutto bene. Ma sarebbe stata solo una menzogna.

Uscì piano, senza voltarsi. Nella tasca il nuovo cellulare un numero che Rosanna non avrebbe mai saputo. Magari, un giorno, ci sarebbe stato il tempo per ricominciare, da capo. Ma per ora serviva spazio uno spazio tutto suo, limpido, aperto, libero.

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