Scusami se non sono venuto al tuo compleanno, ho avuto un incidente.

Scusami se non sono venuto al tuo compleanno, ho avuto un incidente.

Sì, Paolo, mi dispiace non esser passato allaltra festa. Ho investito un bambino con la macchina, spiegò Vincenzo, buttando giù un sorso di amaro. Ero al lavoro, salgo in auto, e a malapena partito che questo monello mi piomba sul cofano.

Te lo immagini? Per fortuna andavo piano. Scendo di corsa, vedo il ragazzino vivo e vegeto, gli chiedo se sta bene e lui mi fa che è tutto a posto. Un piccolo rosso, non più di sei anni.

“Dove sono i tuoi genitori?” chiedo.
“Mamma è a casa,” dice, “sta preparando la cena.”
“Andiamo allora,” propongo, “parliamo con tua madre. Troveremo una soluzione.”

Mi porta nel suo palazzo, indica la porta del suo appartamento e si nasconde dietro di me. Suono, una donna apre. Una bellezza rara, ma con unaria stanca.

“Mi scusi,” comincio, “è successo qualcosa. Non si preoccupi, per favore, ho investito suo figlio con lauto. Sta bene, eccolo qui,” e lo tiro avanti. “Vuole chiamare la polizia?”
“Non cè bisogno,” dice lei con calma. “È già la quinta volta che lo fa.”
“Come sarebbe?”

“Marco, vai in camera tua,” ordina al figlio con voce ferma. “Entri in cucina, prego. Un tè? O preferisce un caffè?”
Il tè, tra laltro, era delizioso. Fatto con erbe aromatiche.

“Scusateci,” mi dice Isabella, il suo nome. “Marco ha sentito qualche giorno fa che parlavo con unamica di quanto sia dura vivere senza marito, e ha deciso di trovarci un papà così. Lei è almeno il quinto uomo a cui fa questo scherzo. Due sono quasi svenuti. Gli dico che per me conta solo lui, ma è testardo, come suo nonno. Quello lì, unidea in testa e niente lo fa desistere. La macchina ha molti danni? Potrei rimborsarvi la riparazione. No? Come preferite.”

E io resto lì a guardarla e capisco che sono innamorato. Non ci crederai, Paolo, ma per la prima volta vedo la donna della mia vita. Stanca, in vestaglia, senza trucco. Sento che se la perdo, tanto vale buttarmi dal balcone.

“So che sembra assurdo, ma magari accetterebbe che invitasse lei e Marco al cinema per rimediare?”
“Non cè bisogno,” risponde. “Sa, Marco potrebbe farsi di nuovo delle idee.”

“Non le piaccio?” chiedo.
“Non è quello. Solo che in altre circostanze Così mi sembra di mandare mio figlio a farsi investire apposta per trovare marito. Che vergogna.”
“Già, e io sembro uno che approfitta della situazione,” scherzo. “E così andiamo allinferno insieme. Ma se è così, magari potremmo finire sullo stesso rogo?”

Non ricordo bene cosaltro ho detto, ma il giorno dopo sono andato a prenderli e abbiamo visto “Transformers” al cinema. Poi al ristorante. Poi
Insomma, Paolo, ecco perché sono qui. Ci sposiamo a giugno. Ci serve un fotografo. Te ne occupi? Guarda che fotogenici sono.

Vincenzo tirò fuori il telefono e mostrò una foto di una bella rossa sorridente accanto a un bambino.

Ora sono sicuro che Cupido non ha le ali. Ha lentiggini e due denti da latte in meno. E si chiama Marco. Quanto al cognome beh, Vincenzo glielo darà presto. Non ho dubbi su questo.

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Scusami se non sono venuto al tuo compleanno, ho avuto un incidente.
IL MILIARDARIO RIENTRA ALL’IMPROVVISO E SCOPRE LA TATA CON I SUOI TRIGEMINI—QUELLO CHE VEDE LO LASCIA SENZA PAROLE