Fuga inattesa

Fuggita

Allora, ben arrivata, Mariella, sogghignò perfidamente la suocera, aprendo il cancello di ferro battuto. Hai deciso di scappare da noi, vero? Credevi di poter tornare da tua madre e vivere tranquilla? A me, sinceramente, non me ne frega nulla. Puoi anche restarci a vivere. Ma il bambino dovrà restare con noi

Mariella guardava con terrore negli occhi Giovanna Benedetti e il suo ex marito, Paolo, con cui aveva divorziato solo una settimana prima.

Ma ciò che la terrorizzava di più era la donna con gli occhiali arrivata assieme a loro.

Mariella non laveva mai vista in vita sua.

E non aveva la più pallida idea di chi fosse e cosa stesse facendo lì.

Però, a giudicare dal suo sguardo altezzoso, era questa donna la vera minaccia per lei e per sua figlia, non i suoi ex parenti.

Buongiorno, Mariella si presentò la sconosciuta, avanzando e mostrando un tesserino. Sono lispettore dei minori. E ho parecchie domande per lei.

*****

Mariella aveva conosciuto Paolo alluniversità. Anzi, era quasi alla fine degli studi.

Per tirare avanti, Mariella faceva la cameriera in un bar ogni volta che trovava tempo libero.

Una sera, tornando tardi al suo alloggio universitario dopo il turno, fu fermata dai carabinieri in servizio.

Erano in tre.

A parlare fu solo uno di loro, forse il più autorevole o forse solo quello più chiacchierone.

Buonasera, disse il giovane con la divisa, con un gran sorriso. Come mai se ne va in giro così tardi da sola per Firenze, così bella e senza paura? Non ha paura di incontrare gente poco raccomandabile?

Buonasera, rispose stanca Mariella. Non sto facendo una passeggiata, sto solo tornando dal lavoro al dormitorio. E se permette, avrei fretta di andare. Domattina devo essere presto alluniversità.

Studentessa, eh?

Sì.

E lavora anche?

Sì, faccio la cameriera in un bar qui vicino. Venti minuti a piedi. Ho infranto qualche legge tornando a casa dopo le undici?

No, no, solo un controllo. Posso vedere i suoi documenti? chiese il carabiniere, fissandola con occhi curiosi.

Certo, Mariella aprì la borsa e tirò fuori la carta didentità.

Restò ad osservare il documento per diversi minuti, girando le pagine con troppa lentezza. Una in particolare la fissava a lungo.

Non è sposata?

No, sorrise Mariella. Non è il momento. Quando avrò la laurea in mano magari ci penserò.

Manca molto alla laurea?

No, manca poco. Sei mesi. Ma perché tutte queste domande?

Solo curiosità, ecco

Quella sera il carabiniere si offrì di accompagnarla fino al dormitorio, giustificando il suo gesto con il pericolo di certe zone a quellora per una bella ragazza da sola.

Mariella accettò. Il quartiere, sinceramente, non era tra i migliori già due volte aveva avuto incontri spiacevoli, e in una delle occasioni laveva salvata un signore con un pastore tedesco, spuntato come per miracolo a salvarle la pelle.

Grazie, disse Mariella una volta arrivati.

Di niente, replicò Paolo, sorridendo. Ma fossi in lei, cercherei un altro lavoro, così non dovrebbe tornare così tardi.

Ci penserò Ma non prometto niente.

Il giorno seguente Paolo la aspettava davanti luniversità con un mazzo di fiori.

Non ho fatto altro che pensare a te, stanotte. Ti va una passeggiata?

E così iniziò tra loro una storia: prima amicizia, poi qualcosa di più, e infine amore.

Quando Mariella conseguì la laurea, Paolo le fece una proposta inaspettata: andare a vivere insieme.

Mariella non era di Firenze, veniva da un paese in Umbria, e si era sempre immaginata a vivere e lavorare in città. Era appena iniziata la carriera di contabile e aveva già cerchiato in rosso diversi annunci di lavoro.

Ma Paolo insistette: proponeva una vita in campagna, nel suo paese di origine, dove viveva sua madre, Giovanna Benedetti.

Ma io che ci faccio in campagna, Paolo? dubitava Mariella. Sono contabile, che lavoro trovo lì? Restiamo in città, le opportunità non mancano.

Non mancano, vero, ma occorre affittare casa e spendere soldi. E in qualsiasi momento potremmo trovarci per strada. In campagna, invece, la casa è nostra. Là cè un salumificio che cerca un contabile bravo, e il direttore è amico di mamma, ti accoglieranno a braccia aperte. E io, da veterinario, lavoro non ne mancherà.

Veterinario? Non mi avevi mai detto nulla. E perché allora eri nei carabinieri?

Non me lavevi mai chiesto, rise Paolo. Nei carabinieri ci sono andato per il posto fisso e la pensione, ma ora voglio cambiare aria. Voglio lavorare in proprio. Vuoi venire via con me?

Dopo averne parlato con la madre, Mariella accettò. Dopotutto lei era nata in campagna e, in fondo, il richiamo della terra, della tranquillità e dellaria buona le piacevano. Magari, un domani, avrebbero avuto anche un allevamento: con un marito veterinario era più che naturale.

E, quando fosse nata una bambina, si sarebbe potuta affidare alla nonna.

Sembrava la scelta migliore.

Ma Mariella capì presto di aver commesso un errore.

*****

In principio andò tutto bene. Giovanna la accolse calorosamente. Dopo una settimana, Mariella aveva già un contratto al salumificio, Paolo lavorava come veterinario privato e aveva sempre le mani piene animali da curare non mancavano in paese.

E spesso rincasava tardi.

E Mariella lo attendeva vigile, senza mai coricarsi prima di vederlo arrivare.

Occhio, Paolo, scherzava Giovanna. Se fai soffrire Mariella, ti caccio di casa, hai capito?

Mamma, dai! Io la amo, Mariella è la mia fidanzata.

Fidanzata, appunto se le fai del male, se ne va, e tu rimarrai qui a rimpiangerla tutta la vita. In paese una come lei non la ritrovi.

A Mariella pesava molto sentirsi difesa dalla suocera, anche se, in verità, non ce nera motivo: Paolo era devoto e le riservava mille premure.

Dopo sei mesi, il matrimonio.

Alla festa, Giovanna pronunciò parole così affettuose che molti commensali non riuscirono a trattenere le lacrime. La mamma di Mariella, Cecilia, fu la più commossa.

Ora sono sicura che sei in buone mani le disse accarezzandole il viso prima di tornare in Umbria. Un marito buono, una suocera così

Anche Mariella aveva questa convinzione.

Ma tutto cambiò subito dopo le nozze, e anche bruscamente. Paolo diventò distante, come se avesse ormai vinto la sua battaglia. Giovanna cominciò invece ad opprimerla, a caricarla di compiti domestici, infischiandosi della sua stanchezza dopo lunghe giornate tra numeri e bilanci.

Qui bisogna tenere tutto in ordine, cara Mariella. Non importa se sei stanca. Quando torni a casa, si pulisce. Tutti i giorni. Hai capito?

Oltre a pulire, doveva preparare la cena. Per il marito, ma soprattutto per la suocera. E non era facile soddisfarla: Giovanna era di unesigenza insostenibile. Mariella ce la metteva tutta, ma ogni giorno sembrava sbagliare qualcosa.

Paolo, io la aiuto volentieri tua madre, ma non sono una domestica.

Non sei una domestica, sei mia moglie.

E sono anche una donna, Paolo, ogni tanto vorrei solo riposare. E preparare sempre tutto fresco tutti i giorni mi pare esagerato

Eh, Mariella, cosa me lo dici a fare? Parla direttamente con lei.

Ci ho provato, più volte. Non ascolta; dice che vivo in casa sua e devo aiutare.

Non ti va bene?

Non è questo. Ma sembra che qua sia io a fare tutto. E non capisco, tua madre cosa fa? Paolo, spero solo di non essere stata accolta qui come domestica.

Ma che dici? Parlerò con mamma.

Passarono settimane, nulla cambiava. Ogni volta che Mariella ricordava a Paolo la sua promessa di intervenire, lui svicolava: Non cè stato il momento giusto anche io torno stanco.

Alla fine, Mariella si stancò e mise le cose in chiaro:

O ci trasferiamo in città e viviamo solo noi, o io vado via.

Mariella, quali capricci sono questi? A Firenze bisogna affittare, io dovrei cercare lavoro.

Sei veterinario, le cliniche ci sono!

Non voglio lavorare per altri, qui sono il mio capo.

Ma io non ce la faccio più con tua madre. Latmosfera è diventata pesante.

Fu la loro prima vera lite. Paolo, il giorno dopo, chiese scusa e propose una soluzione:

Se vuoi vivere da sola, possiamo stare nel casale in fondo al podere. La latrina è fuori, ma lì sei tu la padrona.

Mariella pensava ancora di poter salvare il matrimonio e accettò.

Siete matti, brontolò Giovanna quando seppe che i ragazzi volevano trasferirsi nella vecchia casa abitata da lei e dal marito, poi defunto. Le condizioni non erano ideali, ma per Mariella era libertà.

Ora, almeno credeva, poteva vivere come desiderava, senza lassillo continuo della suocera.

Ma presto si sarebbe accorta che le cose non cambiavano poi così tanto.

*****

Mariella, non hai annaffiato i miei fiori? sbuffò Giovanna entrando in casa e controllando immediatamente i vasi sul davanzale. Te lavevo detto!

Non mi sono dimenticata, Giovanna, sospirò Mariella, sorreggendo il suo pancione.

Sicuro che non te ne sei dimenticata Vedo io. Nemmeno la serranda hai chiuso, tutto il calore va sprecato. Ti ho insegnato niente io?

Mi sento male da stamattina. Appena mi riprendo, faccio tutto. Annaffio, chiudo la serranda.

Ma sei sempre così debole? E vieni dalla campagna!

Ma che dice?

Paolo lavora da mattina a sera e torna sfinito. Tu invece vita da regina: stesa, seduta E non si vede mai nulla fatto: fiori secchi, serranda aperta, piatti sporchi. Anche Paolo mi ha raccontato che hai lasciato tutto in giro due giorni fa. Perché ti sei sposata allora, se non sai badare a casa? E basta scusarsi con la gravidanza. Io andavo a pascolare le mucche anche gravida e guarda qui, sono ancora viva!

Mariella non rispose. Certo, avrebbe potuto dire tante cose: anche lei aveva lavorato coi campi da giovane, aveva munto le mucche anche adesso, svegliandosi allalba quando Giovanna si lamentava della pressione alta.

Tanto non fai nulla, sentenziava la suocera, solo stai a casa

Per volontà di Paolo, Mariella aveva lasciato il lavoro quando era rimasta incinta. Devi riposare, penso io ai soldi. Peccato che riposo vero, con la suocera tra i piedi, Mariella non ne conoscesse.

Meglio, dunque, tacere, per evitare altre lamentele su quanto fosse ingrata, che viveva a scrocco e ancora aveva il coraggio di controbattere.

Con il parto imminente, valeva la pena star calma.

Giovanna, donna di altri tempi, non accettava discussioni con i giovani.

Così Mariella, nel silenzio, obbediva e annuiva docile alle disposizioni e ai rimproveri.

Risparmia la legna! Costa cara. E la compriamo solo per te, che mia madre ha riscaldamento autonomo.

Quando Giovanna se ne andò, finalmente lasciandola in pace, Mariella si sedette a tavola, il viso tra le mani.

Avrebbe tanto voluto piangere Ma sapeva che alla sua bambina non faceva bene, sentiva il pancino che si agitava quando la mamma era triste.

Andrà tutto bene, Mariella accarezzò il grembo con un sorriso mesto. Ce la faremo. Insieme.

Intanto, però, unaiutante Mariella laveva trovata.

Un giorno, vicino alla casa, notò una cagna randagia, magrissima, lo sguardo disperato. Non ebbe cuore di scacciarla: le portò una scodella col brodo avanzato e un pezzo di carne.

Il giorno dopo la cagna tornò. E il giorno dopo ancora.

Aspetta, arrivo, diceva Mariella tornando in casa. Ti preparo qualcosa.

Dopo pochi giorni, la cagna già dormiva davanti alla porta. Mariella aveva finalmente una compagnia e la chiamò Zara.

Quando Mariella portava la legna in casa (Paolo partiva allalba e rincasava tardi), Zara la aiutava: afferrava un ciocco di legno con la bocca e lo portava dentro.

Grazie, amore mio, diceva Mariella, accarezzando il muso della compagna fedele.

Tutto filava liscio, finché un giorno Giovanna entrò e notò la presenza della cagna.

Ma che sarebbe sta bestia nel mio cortile? Lhai raccolta tu?

Sì. Ora è la mia cagna. Sta qui con me.

E hai chiesto a me? Fai sempre come ti pare!

Zara resta con me, Giovanna. Se provi a scacciarla, vado via con lei.

Vedremo cosa dice Paolo, allora.

Quella sera, Paolo tornò con tono duro.

Mariella, perché hai preso un cane? Non ci serve.

Non ci serve? A volte mi sembra strano sentirti parlare così: sei veterinario, o no?

Io curo gli animali, non li raccolgo tutti per casa.

*****

Quando nacque la bambina, la situazione peggiorò.

Adesso il problema non era solo la suocera che impartiva ordini su come crescere la piccola Angela.

Ma Paolo, che iniziò a non dormire più a casa.

Non riesco a dormire con tutte queste urla notturne, sbottò.

E io allora? Non è anche tua figlia? O pensi di aver fatto il tuo dovere e adesso sparisci?

Paolo non rispose, sbatté la porta e se ne andò.

Mariella resistette a lungo, provando a salvare la famiglia, rassicurando la mamma al telefono che andava tutto bene.

Poi la pazienza finì. Era stanca.

Questa non era vita: suocera opprimente, marito assente.

Paolo, io chiedo il divorzio disse entrando da Giovanna.

Che sciocchezza! gridò la suocera. Come ti permetti? Ti abbiamo accolto, questa è la gratitudine? E la bambina? Non puoi portarla via, è anche nostra nipote!

Né tu né tuo figlio avete mai fatto i nonni o il padre. Non chiedo il permesso a nessuno, divorzio e torno da mia madre.

Dopo il divorzio, Paolo smise ogni aiuto, Giovanna la fece pure cancellare dallanagrafe.

Lhai voluto tu, sei nessuno qui, sentenziò. Sparisci!

Meno male che non mi hanno cacciata dalla casetta con Angela avrebbero potuto, pensava Mariella accanto alla stufa.

Ma quello era solo linizio. Avevano un piano maligno.

Un giorno Mariella andò a casa della suocera: Paolo doveva darle soldi per tornare a casa, ma rimandava sempre.

La porta era socchiusa. Sentì Giovanna sussurrare a Paolo in cucina:

Ma stai scherzando? Angela è il mio sangue! Ci portiamo via la bambina domani, ho già chiamato chi di dovere. E quella lasciamola andare dove vuole!

Per la prima volta, unondata di terrore la pervase. Giovanna aveva conoscenze e soldi: sarebbe stato facile portarle via la figlia.

Che faccio adesso? Devo scappare! pensava tornando nella casetta malandata.

Ma come, dove vado senza un euro? E come uscire senza essere vista?

Mariella entrò in casa, guardò sua figlia addormentata, accarezzò Zara e iniziò a fare la valigia.

Aveva solo una certezza: bisognava fuggire e quella notte stessa.

La soluzione arrivò da Zara.

La cagna la prese delicatamente per i pantaloni, tirandola verso il giardino.

Smettila Zara, ora non posso devo pensare a come andare via.

Ma Zara insistette. Incuriosita, Mariella la seguì. Si fermarono davanti ad una vecchia recinzione piena di buchi: uno era abbastanza grande.

Zara passò, e si voltò in attesa.

Oltre cera il bosco.

E se ci perdiamo? sussurrò Mariella insicura. Non era mai entrata lì.

Ma non cera alternativa. Aspettò il buio, raccolse documenti, la bambina e, con il cuore in gola, seguì Zara.

*****

Non aveva idea di dove andare. Ma fidarsi di Zara era tutto ciò che restava.

La cagna correva avanti, ogni tanto si voltava controllando che Mariella e Angela la seguissero.

Camminarono per ore, fino a che, quasi allalba, uscirono dal bosco e scorsero i binari della ferrovia.

La speranza tornò allimprovviso.

Seguendo i binari, Mariella arrivò a una stazione. Non avendo denaro, tentò la sorte.

Quando vide il treno per Perugia, si avvicinò alla capotreno e le porse tutti i suoi gioielli: orecchini, anello, una piccola croce.

Cosè questo? chiese incredula la donna.

Mariella raccontò tutto: il marito, la suocera, la bambina. Chiese solo di poter salire.

La capotreno le restituì i gioielli, poi la prese per mano.

Vieni, sorrise. E porta anche la cagnetta. Non posso lasciarla qui, vero?

*****

Quella sera erano già a casa di Cecilia.

Angela dormiva nella stanza accanto, Zara accucciata ai piedi della tavola, Mariella raccontava tutto alla madre.

Hai fatto bene a salvare anche Zara, disse Cecilia. Fossi stata sola, non saresti riuscita.

Il mattino dopo arrivò il sindaco, amico di famiglia.

Ho saputo che sei tornata, sorrise Ermanno Rossi, abbracciandola. Fai visita o resti?

Resto, rispose Mariella, e finalmente pianse.

Non ti preoccupare, Mariella. Qua nessuno potrà toccarti.

*****

Nei giorni seguenti Mariella tornò a respirare. Paolo e Giovanna telefonavano ogni ora, ma lei non rispondeva. Non voleva parlare, né dire dove fosse.

Si sbagliava a creder di esser al sicuro: ecco i parenti piombare senza invito.

Allora, Mariella, pensavi di startene qui tranquilla? Ma la bambina resta con noi…

Mariella li vide sulla soglia, insieme a quella donna con gli occhiali.

Non la conosceva.

Ma basta uno sguardo per capire che era lei il pericolo.

Buongiorno, sono lispettore dei minori. Diverse questioni da chiarire.

Mariella era smarrita. Non si aspettava che Paolo e Giovanna sarebbero arrivati fino a casa sua, né che si portassero dietro una funzionaria dei servizi sociali. Una donna che, da subito, sembrava dalla parte dei suoi ex parenti.

E lei era sola. La mamma era dal vicino.

Bisogna toglierle la bambina, non ha casa né lavoro, ridacchiava Giovanna.

Che significa? Vivo con mia madre!

Ma hai la residenza qui?

Mariella non poteva rispondere. La residenza, in effetti, non laveva mai aggiornata.

E lavora? chiese lispettore.

Al momento no, ammise Mariella.

Vedete? sussultava Giovanna soddisfatta. Non può dare nulla alla figlia. Paolo ha una casa, è veterinario, stimato da tutti. Bisognerebbe affidare a lui la bambina. Fino al tribunale. Poi faremo in modo che resti con noi.

No! Mia figlia non la do! urlò Mariella.

E anche aggressiva. Le tremano le mani: sicuramente beve troppo, continuava la suocera.

Mariella era sul punto di scagliarsi su di loro. Proprio quello che speravano! Ma in quellistante

Zara, nel frattempo, era corsa dal sindaco, e in pochi minuti Ermanno Rossi fece irruzione in giardino.

Qui che succede?

La voce ferma del sindaco gelò tutti.

Sentita la situazione, chiese di non fare nulla fino al suo ritorno.

Torno con i documenti. Solo pochi minuti.

Zara si mise tra la sua padrona e gli altri, pronta a difendere.

Mezzora dopo, Ermanno era di ritorno.

Allora, si rivolse allispettore, Mariella lavora da oggi stesso allufficio contabile del comune. Ha già cercato lavoro appena arrivata in paese. Quanto alla residenza, entro i termini previsti per legge presenterà la richiesta. Ho già parlato con la questura, domani laspettano. È una madre responsabile, molto più di chi non ha voluto contribuire economicamente.

Ma come può badare alla figlia lavorando? ribatté Giovanna.

Ha sua madre con lei, rispose con un sorriso. Cecilia, ci pensi tu ad Angela quandè al lavoro?

Certo, replicò risoluta Cecilia, guardando in faccia Giovanna e Paolo.

Non mi pare ci siano altre domande, vero? concluse il sindaco rivolgendosi allispettore.

Nessuna, la donna sbottò e uscì dal cancello.

Anche Giovanna e Paolo, sconfitti, la seguirono.

Ci vediamo in tribunale! gridò la suocera.

Grazie, Ermanno, abbracciò Mariella.

Devi ringraziare Zara, rise il sindaco. Se non mi fermava, non sarei arrivato in tempo.

Grazie, Zara, sorrise Mariella tra le lacrime.

Da quel giorno, i parenti scomparvero. Non tornarono mai più. Mariella chiese il mantenimento, ma Paolo dichiarò davere uno stipendio misero e mandava pochi euro al mese.

Non oso pensare a cosa sarebbe successo se Angela fosse rimasta con lui

Ma tutto si risolse, e soprattutto grazie a Zara.

Proprio come, un giorno, Mariella aveva scelto di non abbandonare lei in difficoltà.

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