Non siete riusciti a crescere bene i vostri figli. Ecco, il figlio di Alessandro, Niccolò
Allinizio Francesca non capiva perché la madre avesse iniziato a punzecchiarla tanto. Fino a poco tempo prima sembrava andare tutto bene, soprattutto durante linfanzia: la mamma la prendeva a modello per il fratello maggiore, la lodava apertamente. Vivevano senza lussi, ma nemmeno con privazioni; avevano tutto il necessario, e per le spese grandi la famiglia metteva da parte. Avevano pure una macchina: non nuova, ma funzionava senza problemi. Se serviva, il papà sapeva aggiustarla.
Dopo il liceo, il fratello Alessandro si trasferì a Roma per frequentare luniversità. Si spendeva molto per lui: studi, affitto, cibo Francesca vedeva quanto fosse difficile per i genitori far quadrare i conti; risparmiavano su tutto. E anche lei avrebbe dovuto iscriversi alluniversità da lì a due anni.
Non possiamo permetterci unaltra figlia a Roma. Cè luniversità anche qui a Bologna, iscriviti qui.
Francesca si iscrisse e trovò anche lavoro: inizialmente come pony express nei fine settimana, poi come cameriera in un bar vicino casa. Studiava pagando pochissimo le tasse, perché aveva preso la borsa di studio, si comprava i vestiti da sola e a volte portava anche la spesa a casa.
Brava, figlia mia, sei utile anche in casa. Studi, lavori, ci aiuti. Alessandro invece non riesce a lavorare, ha tanti esami, lì chiedono molto. Torna stremato.
Anche io torno stanca, a volte passo le notti a fare le tesine.
Dai, tu non ti stanchi quanto lui: sei a casa.
Finalmente Alessandro si laureò e partì alla ricerca di lavoro. Tornare a Bologna per lui non aveva senso, Roma offriva molte più opportunità. Un impiego lo trovò, ma ambiva sempre a qualcosa di meglio; i genitori continuarono ad aiutarlo.
Deve riuscire ad inserirsi, poi vedrai che si sistema.
Che si sistemasse davvero, però, era tutto da vedere. Alessandro cominciò a lavorare, poi si sposò in fretta e furia con la figlia del suo capo: aspettavano un bambino.
Nacque il piccolo Niccolò Alessandro si era sistemato bene: i genitori della moglie comprarono loro casa, il suocero lo promosse e gli aumentò lo stipendio. Gli era andata bene. La mamma e il papà di Francesca tiravano un sospiro di sollievo.
Francesca, invece, si sposò con un ragazzo normale, non figlio di un direttore, uno come tanti. Per la casa si rimboccarono le maniche, anche se restarono a Bologna.
Nacque una bambina, poi due maschietti, gemelli. Aspettavano il secondo figlio, quando arrivarono dun colpo anche il terzo. Era dura, certo, ma non si lamentavano. I bambini crescevano e andavano a scuola.
Dopo trentacinque anni di matrimonio, i genitori decisero di festeggiare. Il venticinquesimo se lerano lasciato sfuggire, il trentesimo pure: sempre pochi soldi. Adesso invece si sono convinti.
Alessandro arrivò da Roma con suo figlio, la moglie era impegnata ma aveva mandato il regalo: un buono per comprare un elettrodomestico. Suggerì di prendere una lavastoviglie.
Alessandro diede subito il buono, scelsero insieme la lavastoviglie, la installarono. Quella sera la mamma non faceva che vantarsene con gli invitati. Dopo la festa non devo lavare i piatti, ci pensa la macchina!
Il regalo della famiglia di Francesca, una vacanza per due una seconda luna di miele per i genitori era costata di più, ma passava inosservato davanti allentusiasmo per la lavastoviglie del fratello.
I genitori andarono in vacanza e ringraziarono la figlia, ma fecero notare che Francesca aveva speso soldi in modo poco ragionevole. La vacanza era finita, la lavastoviglie invece restava.
Poi mamma iniziò con i suoi confronti: a ogni occasione non mancava di sottolineare il successo del figlio. Alessandro vive a Roma: lui sì che è diventato qualcuno. Si è costruito una carriera, la casa, la moglie, il figlio uno solo!
Un figlio solo, non tre di fila! A cosa serviva farne tre? Bisogna educarli! Adesso è facile, ma poi sarà dura. Alessandro invece
Alessandro ha una casa allultima moda: il robot aspira la polvere, le luci si accendono da sole, la lavastoviglie lava i piatti, il cibo arriva già pronto e viene pure la domestica
Mamma, io so fare tutto, mio marito e i bambini mi aiutano.
Ma Alessandro
E il tuo fratello
Il tempo passava, i figli di Francesca crescevano. Nessuno aveva scelto università a Roma, ma presero tutti la laurea a Bologna. Anche su questo la mamma di Francesca aveva qualcosa da ridire.
Non siete riusciti a educare bene i figli. Ecco, il figlio di Alessandro, Niccolò
Mamma, noi abbiamo dei bravi ragazzi e tu di Niccolò non sai tutto! Siamo stati a casa loro: non è tutto rose e fiori, lo nota chiunque.
Non inventare. Se tu non sei riuscita, peggio andranno i tuoi figli. Avete fatto figli per crescere dei disperati!
Eh già, mamma, non sono nessuno. Ho un buon lavoro, ma non a Roma; un marito serio, ma non abbastanza; figli laureati, ma solo qui!
Una casa ristrutturata benissimo, però senza domestica. Un aspirapolvere normale, lavastoviglie pure, e le luci ce le accendiamo da soli.
Vi aiutiamo, ma non come Alessandro! Lui non vi manda nemmeno i soldi per le medicine, lui ha troppe spese laggiù!
Lui sì che è qualcuno, tu no!
Un giorno Alessandro tornò dai genitori. La madre pensava si fermasse solo per una visita, invece era per sempre. La moglie aveva chiesto il divorzio, il suocero laveva licenziato dallazienda, col figlio cerano grossi problemi.
A Bologna Alessandro non trovò lavoro; lo stipendio, rispetto a quello romano, era ridicolo.
Francesca, abbiamo deciso che Alessandro deve aprire unattività sua. Ne è capace. Non può mica fare lingegnere qualunque dopo ciò che ha visto a Roma, disse un giorno la madre.
Avete deciso? Fate voi.
Ci serve il tuo aiuto. Servono soldi, dobbiamo chiedere un prestito. Tanto a voi non serve nulla, non siete a Roma.
Nemmeno Alessandro adesso è a Roma! Bisogna che torni con i piedi per terra.
Tu non hai bisogno, lui sì, lui
Mamma, noi aiutiamo i nostri figli, voi genitori. Poco, ma a testa. Dobbiamo cambiare lauto e sistemare altre cose.
Lauto può aspettare. I soldi per Alessandro sono più urgenti.
Lo so, mamma. Alessandro è sempre stato il più importante. Dal giorno in cui è partito per Roma è stato così. No, io non volevo studiare a Roma, però voi nemmeno qui mi avete aiutata.
La casa di famiglia è finita per pagare luniversità e la vita di tuo figlio solo perché doveva diventare qualcuno. La casa dei nonni si spostava ogni volta a Roma ad Alessandro, persona importante, serviva lauto.
Io chiesi solo un prestito per comprare il passeggino per i gemelli. Un prestito, e non me lavete dato! E dici che noi andavamo a trovare Alessandro a Roma? Solo per consegnargli i vostri pacchi! Stavamo in albergo, non piacevamo nemmeno a sua moglie: noi della provincia!
Adesso lui è divorziato e ha bisogno. Non ha neanche più la casa sua.
Una volta aveva anche la macchina, ora è rotta, e tutto per colpa di suo figlio.
Non parliamo dei suoi guai, aiutiamolo e basta.
No, mamma! Qui da noi il lavoro si trova, gli stipendi sono dignitosi. Per lui, però, sono pochi. Per noi bastano, per lui sono miseri.
E cosa dovrei dargli? Due spicci? Soldi per lattività, per la macchina, per una nuova casa No, mamma! Non è decoroso per una persona arrivata prendere soldi dalla sorella povera della provincia, che non è nessuno!
E tu perché parli così con me?
Va tutto bene, mamma. Ho solo capito che nelle vostre teste una persona vera è solo mio fratello. Ora vive con voi, quindi adesso vi aiuterà lui. Tocca a lui.
Francesca! Vuoi costringerci a vendere la casa? Capisci cosa ci stai chiedendo?
Sì? Sono io a costringervi? Allora non dimenticatevi almeno di comprare una stanzetta.
I genitori vendettero la casa, comprarono un piccolo bilocale vecchio. Il resto dei soldi lo diedero ad Alessandro, che tornò a Roma. Che doveva fare in una cittadina di provincia?
Lattività non partì, e Alessandro è tornato ancora una volta a essere qualcuno solo agli occhi della mamma. La madre di nuovo rimproverava Francesca per le sue mancanze, e chiedeva aiuto anche per sé: serviva ristrutturare casa. Francesca continuava a dare una mano, ma questa volta si rifiutò di fare lavori.
Lo so bene che la casa andrà a tuo fratello: che ci pensi lui. È arrivato, no?
I soldi finirono, e Alessandro tornò di nuovo dai genitori. Nel bilocale erano stretti, ma non cera alternativa.
Dormiva sul divano letto in cucina, ma aveva visto il mondo. Alla fine, i genitori avevano puntato sul cavallo sbagliato, come si dice hanno davvero preso una bella cantonata
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