Tradimento sotto la maschera dellamicizia
Questinverno sembra davvero aver voluto fare colpo: la neve ha ricoperto tutto, trasformando le vie di Firenze in vere cartoline natalizie. I fiocchi, leggeri e soffici, volteggiavano nellaria e si posavano silenziosi sui tetti e sui marciapiedi, mentre il freddo pungente lasciava nellaria un odore fresco e pulito che solo linverno toscano sa donare.
A casa di Giulia e Matteo, però, cera tutta unaltra atmosfera: il tepore e la serenità regnavano sovrani. Dal grande finestrone si godeva la magia della città imbiancata, ma dentro, protetti dal doppio vetro, cera solo calma e comfort. La lucina soffusa della lampada da tavolo abbracciava il salotto, scacciando ogni residuo di freddo.
I due erano sul divano, avvolti nello stesso plaid morbido. In tv andava una commedia familiare elegante ma leggera, di quelle che ti fanno sorridere senza troppe pretese. Giulia sembrava assorta e gli occhi, a tratti, le brillavano per pensieri suoi. Matteo le stava accanto, rilassato e con lo sguardo a metà tra il film e la neve che cadeva lenta oltre il vetro. Il paesaggio era così bello da togliere il fiato.
A rompere lincanto fu una suoneria gentile: il telefono di Matteo. Lui, quasi infastidito, fece finta di non sentirlo allinizio, poi il telefono insisté e, con un piccolo sospiro, infilò la mano nella tasca per prendere il cellulare. Guardò il nome sullo schermo e scosse la testa.
È ancora Davide… bisbigliò a Giulia. È la terza telefonata stasera.
Giulia ruotò appena leggermente il viso, senza però staccare gli occhi dalla tv.
Sarà di nuovo per invitarci a casa sua rispose quieta. Lo sai, ha appena preso quella casa nuova in campagna, vuole assolutamente festeggiare. Ma non ne vuole sapere di un no.
Matteo rispose, cercando di suonare allegro.
Ciao, Davi’, attaccò che succede?
Ma quando vieni? la voce di Davide era squillante. Ma che fate chiusi in casa? Tutto pronto qui: la stufa è accesa, tavola imbandita, gli amici stanno arrivando! Dai, Giulia, vieni anche tu, si ride, si mangia che fai il pensionato a casa?
Per un attimo Matteo rimase in silenzio e guardò Giulia, che appena appena scosse la testa. Nessuna parola, ma il messaggio era chiaro: di baldorie e cene rumorose, di musica alta e chiacchiere infinite, proprio non avevano voglia. Solo desiderio di pace e di tempo insieme, senza dover correre o dar spiegazioni a nessuno.
Così Matteo si fece venire subito una piccola bugia per uscirne con grazia.
Ascolta, Davi’, disse piano Giulia è andata dalla mamma per qualche giorno. Non mi va di venire da solo, lo sai. Poi magari qualcuno le dice qualcosa e… preferisco evitare discussioni inutili. Ci vediamo presto, però. Promesso.
Dallaltra parte della linea calò una pausa, poi Davide, sorpreso:
Ma come? E quando torna?
Domani sera spiegò Matteo, con un finto tono dispiaciuto. È stata una cosa improvvisa e pensare che avevamo un sacco di programmi! Volevamo andare al cinema, magari una passeggiata sui lungarni innevati, forse anche pattinare in Piazza della Repubblica. Ma niente, si farà unaltra volta.
Davide sospirò, poi si arrese:
Va bene però avvisami quando torna. Voglio proprio vedervi!
Senzaltro! promise Matteo. Magari il prossimo weekend, se non cambia nulla.
Riattaccò e posò il telefono sul tavolino, tirando un sospiro di sollievo, con un accenno di sorriso.
Mamma mia, che fatica… borbottò rivolto a Giulia. E che insistenza! Ma non capisce che non mi interessa andare in campagna a vederli sbronzarsi? Davide sa fare solo così festa! Preferisco mille volte stare con te qui.
La abbracciò, sentendo il fastidio degli ultimi minuti allontanarsi, mentre la neve continuava a scendere e la commedia in tv riempiva il silenzio con una comicità tranquilla e familiare, infinitamente diversa dal casino delle cene a casa di Davide.
Giulia si strinse a Matteo, cercando il contatto rassicurante del suo corpo; il battito del cuore di lui le restituiva serenità. Tutto nella stanza parlava di casa: la luce morbida, il bianco e nero lento del film, il ticchettio dellorologio. Si sentiva al sicuro, lontana dal trambusto e dalla fatica della quotidianità.
Anche io sto meglio così, sussurrò, alzando appena lo sguardo verso di lui. Dai, ci vediamo questo film e poi a nanna. Non mi serve altro.
Matteo le sorrise, stringendola forte, già pregustando la notte che avrebbero passato insieme, protetti dal piumone, a sentire la bufera di vento e neve fuori. Ma proprio in quel momento il telefono squillò ancora. Era di nuovo Davide.
Matteo fece una smorfia e rispose, un po spazientito.
Davi’, ti ho già detto che… ma la voce di Davide era improvvisamente tesa, quasi grave.
Matte, ascoltami bene: sono al Cristallo, con un po di amici, e… qui cè Giulia. Con un tipo. Bevono, lei lo abbraccia. Giuro, lho vista bene. Non volevo impicciarmi, ma dovevo dirtelo. A te, comunque, aveva detto che sarebbe andata dalla madre. Ti ha mentito!
Matteo rimase a bocca aperta, guardando prima Giulia e poi il display del telefono, come per accertarsi che non fosse uno scherzo.
Ma che stai dicendo? Sicuro non hai confuso? Io so bene dovè mia moglie!
Sicurissimo incalzò Davide. È brilla, ride forte… nemmeno si vergogna che ci sia io. Se vuoi gliela passo!
Matteo, titubante, disse solo:
Ok. Mettila in viva voce.
Si sentivano i bassi della discoteca. Tra le risate e le voci confuse, arrivò un timbro femminile che sembrava identico a quello di Giulia.
Pronto? la voce era un po impastata, come chi non si rende subito conto di chi ha chiamato.
Lui deglutì. Giulia era lì accanto, sbarrava gli occhi, spaesata.
Giulia? Sono Matteo. Che succede?
Una risata, poi la voce ancora, più sfrontata:
Matte, quanto sei noioso! Voglio divertirmi, basta con la tua vita monotona. Questo weekend faccio come mi pare!
Giulia si alzò di scatto, bianca in viso, una mano sul petto.
Ma che diavolo? Ha la mia voce Chi cavolo è? E come fa a sapere queste cose? Cosa sta succedendo?
E sei obbligata a dire dove sei? rincarò la voce allaltro capo, ora pungente. Non sono mica tua figlia!
Nuove risate e il tintinnio dei bicchieri. Poi intervenne Davide:
Hai sentito? Te lavevo detto
Matteo sbottò:
Basta. Lo vedremo domani. Ora non chiamare più.
Riattaccò di colpo, lasciando il telefono sul divano. Se Giulia non fosse stata lì, sarebbe pure potuto cascarci.
Lei si risedeva, ancora sconvolta.
Assurdo Ma chi era? Allora qualcuno la sta aiutando, per forza
Boh, fece Matteo, arrotolando fra le dita una ciocca dei capelli, con aria tra il perplesso e il nervoso. Era uguale lo stesso modo di parlare, la stessa risata. Non è un caso.
E Davide ci è cascato subito Mi chiedo che avresti pensato se io davvero fossi stata fuori questa sera.
Lui la guardò più teneramente e la avvolse in un abbraccio.
Avrei comunque avuto dei dubbi, rispose. Tu certe cose non le faresti! Lo so come sei. Qualcosa non torna, ma vado fino in fondo. Se serve, vado al Cristallo e mi faccio dare le telecamere. Scopriamo chi era quella.
Giulia si rannicchiò contro di lui, sentendo piano sparire il gelo che la abbracciava e un nuovo calore riempirle il petto.
No non ero io. E allora chi? E perché?
Lui alzò le spalle, ma ora nei suoi occhi cera solo determinazione. Le strinse piano la mano, per farle capire che in due avrebbero affrontato tutto.
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Il giorno dopo, intorno alle undici, Giulia era in cucina, una tazza di tè e il portatile pieno di mail da lavoro. Il telefono suonò di nuovo: era Davide. Esitò, ma rispose, curiosa di sentire cosa avrebbe detto.
Ciao, fece Davide con cautela. Hai parlato poi con Matteo, ieri notte?
Giulia strinse il telefono. Decise di cogliere la palla al balzo, vedere dove voleva arrivare.
Sì. Ci siamo litigati. Mi ha incolpata, non voleva ascoltare ragioni. Dice che gli mento.
Silenzio dallaltra parte, poi una punta di soddisfazione nella voce di Davide, appena percettibile.
Ah, davvero Beh, te lho sempre detto che Matteo non ti merita, Giulia. Mai capito chi sei veramente.
Giulia, ribollendo dentro, cercò di mantenere il tono neutro.
In che senso?
Davide, quasi bisbigliando, lasciò cadere la maschera di amicizia:
Che tu meriti molto di più. Te lo dico da tempo: ti amo, lo penso sul serio, e potrei darti tutto. Se lasciassi Matteo, io sarei qui. Sempre.
Lei rimase senza parole per un attimo, lo stomaco in subbuglio. Da quanto covava quei pensieri? Oppure era tutto programmato già ieri sera?
Si fece forza.
Davide, questa è una cosa inaspettata e pure fuori luogo. Amo Matteo, risolviamo noi la nostra storia. Lascia perdere.
Scusa, magari ho esagerato, balbettò lui, la sicurezza sparita. Ma volevo solo dirti che puoi sempre contare su di me. Matteo ti ha trattata male ieri Mi pare di aver capito che ti vuole lasciare, per quello se la prende così.
Giulia strinse il cellulare, restando fredda.
Senti, Davide, la voce tagliente come la lama di un coltello, io ieri ero a casa. Mai uscita. Io e Matteo non abbiamo litigato. E soprattutto adesso ho capito che sei stato tu a combinare tutto. Mi era sfuggito il perché, ma adesso è chiaro.
Lui rimase in silenzio, poi cercò di difendersi:
Ma che dici?
Quello che sai bene, lo inchiodò. Hai trovato una ragazza che mi assomiglia, le hai fatto recitare, telefonare e fingere che fossi io in quel locale con un uomo. Eri tu che volevi separarci. Confessa!
Lunghi secondi senza un suono. Poi Davide sbottò:
Sì ho orchestrato io tutto! Perché ti amo, Giulia! E perché Matteo non ti merita. Sono io quello che ti farebbe felice!
Giulia si portò una mano alla fronte, disgustata ma decisa a rimanere lucida.
Felice? Ma ti rendi conto di che hai fatto? Tu non sei nessuno, Davide. Vuoi sapere la verità? Se fossi lultimo uomo sulla Terra, neanche allora ti vorrei!
Silenzio ancora, poi lui, con voce spezzata:
Credevo che se litigavate, avresti capito quanto vali. Che finalmente mi avresti notato Se guardo le ragazze, era solo per scordarti!
A quel punto, la rabbia di Giulia era gelida, lucida. La voce era ferma:
No. Mi hai tradita, hai tradito un amico, hai tradito la fiducia. Per cosa? Per capriccio?
Lui provò a chiederle scusa, giusto un filo di voce, ma lei tagliò corto.
No, Davide. Niente perdono, niente amicizia. Non chiamarmi più e dimentica anche Matteo! Ah, e tranquillo, gli farò ascoltare questa conversazione!
Interruppe la chiamata, posando piano il cellulare sul tavolo. Le dita tremavano, ma si sforzò di respirare piano. Fuori la neve cadeva ancora lieve.
Poco dopo entrò Matteo. Appena vide la sua faccia, capì che qualcosa era successo.
Allora? chiese piano.
Giulia si voltò, un sorriso amaro appena accennato.
Tutto chiaro. Ha confessato: era tutta una messa in scena. Dice di amarmi, pensava che così ci saremmo lasciati e lui avrebbe preso il tuo posto. Un codardo. Uno squallido.
Matteo la raggiunse, sedendole accanto e afferrandole la mano. Gliela strinse forte, rassicurandola senza parole.
Allora, non era mai stato davvero un amico disse sottovoce. Meglio così. Non sprechiamo energia con chi non la merita. Avevo qualche sospetto, ma non credevo arrivasse a tanto. Ora, però, tutto è chiaro.
Già ammise lei, appoggiandosi alla sua spalla. Almeno ora sappiamo a chi credere e a chi no.
Il suo tono era lucido, senza rabbia. Rimaneva solo la soddisfazione amara, ma anche un senso di sollievo. Chiuse gli occhi, annusando lodore di casa: legno, tè caldo, e il profumo dolce e sottile del suo bagnodoccia preferito.
In fondo, rise Giulia piano, è stato anche un regalo: dora in poi niente più feste forzate e scuse per non andarci; possiamo semplicemente dire che cè una persona indesiderata.
Una battuta, ma con un fondo di verità. Non bisognava più inventare scuse, sentirsi obbligati a nessuno. Cerano loro, la loro intesa, e basta.
Matteo rise, sincero.
Esatto. Divano, tisana e film. E basta.
E niente uscite. sorrise lei, stringendosi nel plaid come in una conchiglia.
Perfetto. la strinse ancora di più.
Lì, con la neve che danzava dietro i vetri e la calda luce gialla a coccolare il salotto, il loro piccolo mondo tornava a essere un rifugio sicuro e intimo. In quella stanza fatta di suoni ovattati e aromi familiari, non cera posto per bugie o manipolazioni. Solo loro, e la certezza che la cosa più importante era già lì: fiducia e calore, e la pace di sapere che domani sarebbe stato semplicemente un altro giorno felice insieme.
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Nel frattempo, Davide era seduto nella cucina silenziosa della sua casa a Prato, fissando una tazzina di caffè ormai freddo. Perso nei suoi pensieri, continuava a sentire nelle orecchie la voce di Giulia: Non chiamarmi mai più.
Ma invece del rimorso, provava solo una rabbia sorda, pesante, di quelle che ti schiacciano il petto. Strinse i pugni fino a farsi male.
Ma perché è andata così? sbottò, spazzando con una mano le briciole dal tavolo.
Nella mente rivedeva e rivedeva le scene di poche ore prima: lui che convinceva Martina, una ragazza conosciuta per caso in un bar, a recitare quella parte. Aveva la voce giusta e lo stesso taglio di capelli; le raccontò il suo piano e lei accettò, quasi divertita dallidea. Durante la telefonata, si era goduto il pensiero di essere così vicino a farcela: Se funziona, Giulia capirà che io sono quello giusto….
E invece aveva perso tutto. Nessuna Giulia, nessun amico. Aveva rovinato tutto con le sue mani.
Non ho sbagliato io! si ripeteva, camminando avanti e indietro come un leone in gabbia. Sono loro che non capiscono! Matteo non la merita, lei si fida troppo.
Guardò fuori: i fiocchi di neve cadevano lenti, le strade coperte come in una favola. Il cuore gli batteva in gola e, per la prima volta, si sentì davvero solo. Lui aveva visto Giulia e Matteo sorridersi, amarsi, comprendersi senza nemmeno bisogno di parlare. Gli sembrava di poter dare a Giulia tutto, meglio di chiunque, ma ora era chiaro che nessuno poteva costringerla a scegliere.
Restò con la fronte contro il vetro, bisbigliando tra sé:
Doveva essere tutto mio! Doveva toccare a me, non a lui
Contemplò ancora la neve, stringendo tra le dita un foglietto: era la scaletta con le battute che aveva dato a Martina per la telefonata. Lo accartocciò e lo gettò nel bidone della spazzatura.
Mentre la neve si poggiava lenta sui tetti della città toscana, Davide rimase lì, immobile, schiacciato dal pensiero che il loro piccolo mondo, fatto di amore vero e fiducia, era ormai irraggiungibile per lui. E dentro di sé, non trovò il coraggio per una vera resa, convinto che un giorno… forse troppo tardi, Giulia avrebbe capito chi lamava davvero.






