Non abbiamo nulla da chiederti

“Non vogliamo niente da te.”

“Figlio mio, pensaci bene prima che sia troppo tardi! Quel ragazzo non ti assomiglia per niente! La tua Alice lavrà avuto con il suo ex e ora te lo vuole scaricare! Lo so io!”

“Mamma, basta! Damiano è mio figlio Perché devi sempre fare storie? Va bene, torno a casa.”

Maria Caterina aveva cresciuto suo figlio da sola. Tra lei e Alessandro, cera sempre stato un rapporto perfetto: non le aveva mai mancato di rispetto, non laveva mai contraddetta e aveva sempre avuto ottimi voti. Da grande, era diventato ingegnere, come voleva sua madre. Ora però era il momento di occuparsi della vita sentimentale di suo figlio. Maria Caterina gli aveva trovato una fidanzata, una ragazza deliziosa, Luisa, figlia della sua amica Antonietta.

Alessandro e Luisa, spinti dalla madre, avevano iniziato a frequentarsi, ma la loro storia non era mai decollata. Dopo qualche mese difficile, si lasciarono. Poi Alessandro incontrò Elena. Fu un colpo di fulmine: in quella bella ragazza, riconobbe subito unanima affine. Si sposarono dopo tre mesi, con grande disperazione di Maria Caterina. Sei mesi dopo, Elena rimase incinta. Nacque un maschietto che chiamarono Damiano. Tutto sarebbe stato perfetto, se non fosse stato per la suocera, che odiava la nuora. A ogni incontro, criticava suo figlio, nonostante fossero passati quattro anni dal matrimonio:

“Guarda cosa ti ha ridotto! Sembri sempre trasandato”

“Mamma, non sono trasandato! La camicia si è solo un po stropicciata in lavatrice”

“Siediti, mangia qualcosa! Tua moglie non avrà preparato nulla e tornerai a casa affamato.”

“Mamma, cenerò a casa. Elena cucina bene.”

“La conosco io! Bistecche del supermercato o, peggio ancora, ravioli surgelati. Mentre Luisa ha fatto un corso di pasticceria. Che brava, quella”

Alessandro respingeva gli attacchi della madre come poteva. Non dava peso ai suoi pette, tanto meno li ripeteva a sua moglie, che comunque non se li meritava. Ma Maria Caterina continuava la sua guerra fredda contro Elena. E un giorno, la sua strategia diede i frutti

“Ciao, figlio Perché la tua Elena non viene mai a trovarmi? Sei sempre tu che vieni da solo!”

“Mamma, come potrebbe venire se la critichi ogni volta?”

“Criticherei se ne avessi motivo, credimi! E mentre sei qui a bere il tè, lei sarà di certo con il suo ex. So con chi stava prima di te. Quel buono a nulla di Cristiano! E quel bambino gli somiglia. Lo ha avuto prima e ora lo mantieni tu.”

Quella sera, Alessandro litigò violentemente con sua madre. Ne aveva abbastanza delle critiche e dei pettegolezzi. Tornò a casa di pessimo umore.

“Papà, papà, ciao!” gli corse incontro Damiano.

“Ciao, figliolo. Allora, comè andata oggi? Che hai fatto?”

“Io e la mamma siamo andati al parco. Cera il signor Cristiano. Mi ha comprato un cioccolatino. E anche il succo!”

Lidea che sua madre potesse aver ragione attraversò la mente di Alessandro. Quella sera, interrogò sua moglie:

“Perché hai visto il tuo ex?”

“Alex, è stato un incontro casuale. Stavamo passeggiando e lui è passato di lì. Abbiamo chiacchierato un po, poi ci ha accompagnati a casa.”

“Ma perché mia moglie e mio figlio dovrebbero essere accompagnati da lui? Forse Damiano non è mio figlio, ma il suo?!”

“Alex, perché dici questo? Sei serio?”

Quella notte, litigarono furiosamente, per la prima volta dal matrimonio. Da allora, le discussioni diventarono frequenti. A un certo punto, Elena ne ebbe abbastanza: raccolse le sue cose, prese Damiano e tornò dai suoi genitori nella sua città natale.

Seguì il divorzio, e Alessandro fu costretto a pagare gli alimenti. Era certo: quel bambino non era suo. Ma non fece il test, accettando di pagare. Maria Caterina era felicissima e organizzò una campagna per riavvicinare suo figlio a Luisa, la “nuora perfetta”.

Ci riuscì, e Alessandro sposò Luisa. Ma fin dal matrimonio, la loro vita prese una brutta piega. Luisa criticava sempre Alessandro, pretendendo uno stile di vita lussuoso.

“Guarda il marito di Irene, le ha già comprato un secondo cappotto di pelliccia! I Sorrenti hanno preso una macchina nuova, di lusso! E io vivo come una poveraccia, con un cappotto vecchio e una macchina scadente! Ma sei un uomo o no?”

Passarono così quindici lunghissimi anni. Alessandro lavorava giorno e notte in due cantieri, mentre Luisa si godeva le terme e non si negava nulla. Non voleva figli, diceva che voleva vivere per sé, poi si sarebbe visto. Maria Caterina cercò di imporsi, ma la nuora la rimise subito al suo posto.

Poi un giorno, Alessandro ricevette una chiamata dallospedale. Maria Caterina era stata ricoverata durgenza per un ictus. Era grave e avrebbe avuto bisogno di cure a casa dopo la dimissione. Luisa dichiarò subito:

“Io non passerò certo le mie giornate a badare a quella vecchia. Dobbiamo metterla in una casa di riposo.”

“Luisa, forse dovrei smettere di lavorare”

“Ma sei matto? Con cosa vivremmo? Mancano ancora quattro anni per finire di pagare il mutuo della mia macchina”

Alla fine, Maria Caterina fu mandata in una casa di riposo, Alessandro tornò a lavorare lontano, e Luisa restò a casa. Un mese dopo, Maria Caterina morì. Alessandro tornò per laddio, ma era così sconvolto che dimenticò di avvisare la moglie. Aprendo la porta con le chiavi, ebbe una brutta sorpresa: trovò Luisa tra le braccia del vicino Alessandro non fece scenate. Raccolse le sue cose e andò a vivere nellappartamento di sua madre.

Dopo il funerale, Alessandro rimase rinchiuso in casa, rimuginando amaramente i “preziosi” consigli di sua madre. Perché li aveva ascoltati Una vita sprecata, senza famiglia, senza figli, senza amici Neanche una macchinatutto era finito a Luisa Ripensando al passato, si ricordò di Elena e Damiano. Non aveva mai saputo se Damiano fosse suo figlio o quello di Cristiano. Ma ormai non importava

Damiano oggi avrà diciannove anni Un uomo fatto Come sarà ora? Alessandro lo sussurrò nel vuoto, senza risposta.

Il mattino dopo, comprò un biglietto del treno per la città natale di Elena. Trovò la casa senza difficoltà. Suonò alla porta, ma nessuno rispose. «Saranno al lavoro», pensò, decise di aspettare fuori. Dopo venti minuti, girò la testa e rimase di sasso Un ragazzo si avvicinavala sua copia, ma ventanni più giovane.

“Damiano Damiano Figlio mio”

“Tu? Cosa ci fai qui?” chiese freddo Damiano.

“Figlio, ti devo delle scuse Che somiglianza incredibile Dovè tua madre?”

“La mamma non cè più. Da tanto. È morta in un incidente dauto, dieci anni fa”

“E tu? Con chi vivi? Forse posso aiutarti? Farò qualsiasi cosa! Ho soldi. Chiedimi pure!”

“Vivo con la nonna. Non vogliamo niente da te.”

“Ma figlio Io volevo”

Alessandro non finì la frase. Damiano entrò nel palazzo e sbatté la porta in faccia a suo padre.

“Figlio!Alessandro rimase lì, con il cuore spezzato e gli occhi umidi, comprendendo troppo tardi che la felicità era stata sempre a portata di mano, se solo avesse avuto il coraggio di sceglierla.

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