Un piacere costoso

Un lusso costoso

Giulia, ancora con questa storia? Ma fino a quando credi che possa resistere? Lavoro solamente per il tuo gatto, ormai!

Il gatto che Giulia stava tentando di infilare nel trasportino riuscì a districarsi dalle sue braccia, rotolò per terra e andò a rifugiarsi con aria sconsolata e lamentosa in un angolo dellingresso. A guardarlo così, sembrava proprio che Balzac nome intrigante che anni prima aveva scelto per lui avesse deciso di vendere a caro prezzo la sua vita inutile, almeno secondo Marcello.

Era una storia di vecchia data, quella tra Giulia e il suo amico a quattro zampe: Balzo, così lo chiamava lei affettuosamente, viveva con lei già da quasi dieci anni. Quanti ne avesse davvero nessuno poteva dirlo con certezza. Laveva portato a casa dopo averlo trovato per strada, e mica che fosse un gattino. Era ormai adulto, anche se giovane, come aveva detto la veterinaria a sua madre Beatrice durante la prima visita.

Ci erano arrivate trafelate in clinica, Giulia e la madre, stringendo il gatto avvolto in una vecchia copertina da bambini.

Salvatelo, vi prego!

Ma dove lavete trovato questo affare? chiese la ragazza alla reception, storcendo il naso Sembra proprio un randagio

E allora? Che importa da dove viene? È il mio gatto! Aiutatelo, si vede che sta male! Che aspettate? Ho forse euro diversi nel portafoglio, peggiori di quelli che portano gli altri coi loro mici di razza?

In quel momento Beatrice era talmente arrabbiata che la veterinaria decise di non discutere oltre. E aveva fatto bene.

Beatrice Romano era una donna di una testardaggine rara. La vita non era stata tenera con lei: crescere una figlia senza il padre, prendersi cura di due genitori anziani, tutto quanto con lo stipendio da maestra dasilo. Ancora un po e le sarebbero spuntati i denti come i tori al palio!

A difendersi Beatrice ci sapeva fare, ma senza mai perdere quel calore tipico delle donne italiane. Amava i bambini e i gatti, e pure qualche cane, anche se aveva tuttora una strana paura che si portava dietro dallinfanzia.

Non mollava mai. Che fossero le pettegole del cortile, i genitori dei bimbi dellasilo, o qualche conoscente che la vedeva sempre sola e pensava di approfittarne. Eppure, Beatrice aveva il dono di spegnere qualsiasi litigio senza urlare o diventare pesante: sapeva trovare la frase giusta e chi prima la aggrediva, spesso finiva per sfogarsi, raccontando pezzi di sé. Lei annuiva, ascoltava, aspettava. E alla fine la ringraziavano, scusandosi, e tornavano alle loro vite.

Nessuno da dove nascesse questo suo talento. Fatto sta che funzionava con tutti, tranne che con chi le era davvero vicino.

Suo marito laveva lasciata dopo appena una settimana di matrimonio. E la madre di Beatrice scherzava poi: Già che ci ha messo così tanto a scappare!

Certo, a pensarci faceva male, però Beatrice aveva deciso di prendersi le sue responsabilità. Si considerava un po goffa e impacciata, difficile costruire famiglia così. Non a caso, quando lui se nera andato, le aveva detto ridendo: Ma che donna saresti tu? Come io una ballerina…

Ma poi Beatrice scoprì di essere incinta. E allora sì, si calmò. Almeno donna, ecco, lo era di sicuro! E questa cosa alle donne, si sa, dà forza.

Aspettava la nascita di Giulia quasi più delle feste di Natale. Nella sua vita tanto semplice e timida, le occasioni speciali erano davvero poche. Ma quella, sì che era attesa!

Sua madre però non la sostenne per niente.

Ma a cosa pensi, Beatrice? Un figlio, da sola? Sei giovane, sei bella, un futuro davanti più o meno ce lhai. Se la fai nascere, ti condanni a pasta e lenticchie a vita, e anche lei! Sai che fatica? I figli sono un lusso, cara mia!

Mamma, non siamo sempre vissute così?

Appunto, cara! E che cè di buono?

Beatrice ci rifletté a lungo. Era abituata a dare ascolto alla madre, ma stavolta qualcosa dentro di lei si ribellava. Appena le veniva in mente di rinunciare a quella creaturina, un buio le chiudeva la mente.

La nonna fu quella che le dette la spinta finale. Piombò in città senza preavviso, col fazzoletto della festa annodato sotto il mento, e dichiarò:

Nasci questa piccola, nipotina mia! Ti darò una mano io!

Ma nonna, e il nonno da solo lassù in paese?

Cara mia, tuo nonno è ancora un mulo! Se la cava. E se non ce la fa, ce lo portiamo qui.

Prese dalla borsa un pacco avvolto in uno strofinaccio ricamato, che Beatrice riconobbe subito: il suo preferito, cucito proprio da lei. Lo aprì, e dentro cerano più soldi di quanti Beatrice ne avesse mai visti insieme. Vendevano il casolare di famiglia, ormai attraversato da una nuova strada, e ora il terreno valeva una fortuna. Cera quasi abbastanza per comprare casa in città.

Beatrice non sapeva come ringraziare. La nonna, testarda e abituata a trattare coi mercanti dei mercati rionali, riuscì persino a strappare uno sconto allagenzia per una casa di quattro stanze. Vecchia, bisognosa di lavori, ma perfetta.

Il giorno che misero dentro la culla, Beatrice pianse di gioia.

Ma che piangi a fare, sciocchina? disse la nonna, asciugandole il naso e trascinandola in cucina per inaugurare i fornelli.

Giulia nacque con un paio di settimane danticipo, ma stava bene. Cresceva gentile e forte. Beatrice, che aveva ricevuto più sgridate che abbracci da sua madre, decise che non avrebbe mai trattato così sua figlia.

Sicuro, la nonna ti sta più a cuore di tutti! Ti compra la casa, ti cresce la figlia, e io? Manco la porta mi aprite per vedere la nipotina…

Mamma, entra quando vuoi, ma ti prego, niente urla! Giulia si spaventa…

Si spaventa, lei! È solo una bimba! Cosa la spaventa tanto? Il fatto che parlo un po forte?

Mamma… tu non parli, tu urli…

Il più caro affetto di Beatrice sembrava non volerla proprio ascoltare.

Vedrai, quando tua figlia ti tratterà come tu tratti me!

Non succederà mai! stavolta, Beatrice era decisa.

Nel suo cuore ronzava solo una cosa: Io sarò una mamma diversa.

Facile a dirsi, duro a farsi. Giulia era sveglia, testarda il giusto, sapeva già piccola che cosa voleva.

Mamma, mi dai una caramella?

Dopo pranzo, Giulia…

Neppure una piccolina?

No, amore.

Va bene, ma dopo pranzo me ne dai due se mangio tutto?

Ridevano entrambe. E così, pian piano, si costruiva il carattere di Giulia, e lei imparava che piantare grane non serviva.

Persino dalla nonna sapeva farsi amare, accarezzandole il viso per togliere le rughette che la rendevano triste.

Guarda, nonna! Così ricominci a brillare!

Beatrice sorrideva vedendo la madre sciogliersi davanti a sua figlia.

Col tempo, la famiglia trovò un equilibrio. Beatrice lavorava, i nonni si occupavano di Giulia. Un gran bel lavoro di squadra.

Divenne dura quando la nonna sammalò. I medici non davano grandi speranze, ma lei neanche le cercava.

Nonna, se andassimo a Milano? Lì sono bravi…

Tesoro, ormai la mia strada lho fatta. Lunica paura è lasciarvi… Ma va, non pensarci!

Fu proprio allora che Giulia portò a casa il gatto.

Quel giorno, però, Giulia sparì. Disse ai nonni che tornava da scuola ma non arrivò mai a casa. Si mobilitò tutto il quartieree la famiglia, in ansia, stava già per andare dai carabinieri.

Fu Giulia stessa a comparire allimprovviso, con la faccina rigata di lacrime e un esserino magrissimo tra le braccia.

Tutto bene, amore? chiese Beatrice, pronta a tutti gli scenari.

Sì, mamma. Solo… è lui che sta male!

E corsero subito dal veterinario, col gatto infagottato nella coperta.

Per fortuna, non era grave. Gli idraulici, lavorando nei sotterranei della scuola, avevano salvato il gatto da un attacco di cani. Era graffiato e stanco, ma salvo. Dopo qualche settimana il veterinario li rassicurò, e Giulia dichiarò che Balzo non lavrebbe più lasciato nessuno.

Il conto della clinica, però, lasciò Beatrice di sasso. Per questi soldi ci prendevo un cucciolo di razza! borbottò piano, ma pagò.

Tornata a casa, mise mano al portafoglio e capì che il mese sarebbe stato lungo. Servivano medicine per la nonna, altre per il gatto, e tra poco era anche il compleanno di Giulia.

In quellesatto momento, Giulia la abbracciò in cucina.

Mamma, lo posso tenere come regalo di compleanno? Non voglio altro…

Giulia si sistemò vicino al gatto, che continuava a infilarsi fuori dalla scatola per tornare ai piedi di Beatrice. E da allora il destino era segnato: Balzo era parte della famiglia.

Fu sorprendente vedere come quel gatto scalcagnato e affamato di affetto diventò il fulcro della casa. Tranquillo, affettuoso, sempre attaccato ai nonni.

Beatrice, pagata la clinica, prese una decisione radicale. Basta sopravvivere con lo stipendio e le pensioni dei nonni. Si licenziò (che paura, quel giorno!), e su consiglio di unamica trovò posto come tata presso una buona famiglia. Fu un successo: la cercavano, la raccomandavano, e di volta in volta il compenso aumentava.

E ogni sera, tornata a casa, sistemava lorecchio guarito del suo compagno felino: Balzo, grazie di cuore. Se non fosse stato per te…

Il gatto rispondeva con le fusa, una zampata leggera sulla mano, ma lo sguardo correva sempre a Giulia: la vera padrona del suo cuore.

La seguiva dovunque: nei compiti, negli addii difficili, nelle perdite della nonna prima, e dopo qualche mese anche del nonno. Sempre con lei.

Poi un giorno, lamore bussò alla porta di Beatrice sotto forma di un bravo compagno: Paolo. Dopo tante esitazioni, decisero di sposarsi, e finalmente Beatrice non dovette più sentirsi outsider nella propria vita. Paolo la amava per come era, e riuscì anche a prendersi in simpatia la suocera, lasciandole utilizzare la macchina con tanto di autista. Così la madre di Beatrice poteva pavoneggiarsi sotto casa con la cassettina delle piante, raccontando alle amiche: Il mio genero mi porta in campagna!

Giulia, ormai alluniversità, era sempre più indipendente. Con Paolo, il compagno della madre, aveva un rapporto sereno, ma scelse di continuare a vivere nellappartamento dove era cresciuta. E proprio lì portò il suo nuovo fidanzato.

Wow, che reggia!

Ma dai, esageri…

Che spazio! Oh, cosè quel coso?!

Dal fondo della stanza arrivò un Balzo infuriato, pronto ad attaccare Daniele, il nuovo ragazzo di Giulia. Lui saltava indietro, terrorizzato, e gridava:

Fallo smettere! Tienilo lontano da me!

Inutile dire che lantipatia tra Daniele e Balzo fu reciproca.

Il tempo passò e Giulia e Daniele celebrarono il matrimonio. Ma dopo poco, i battibecchi iniziarono. Daniele era spesso scontroso, e Giulia si sorprese a sentire le stesse critiche che sua madre aveva ascoltato tanti anni prima.

Ma che moglie sei? Questo non è nemmeno il ragù! Io a casa non ci resto se questa è la cucina…

Eppure, la nonna le aveva insegnato bene a cucinare: suo primo ragù a dieci anni!

Daniele non aveva niente su cui appigliarsi, finché Balzo non si ammalò ancora.

Ma quanto costa curare sto bestione?! disse, vedendo il conto del veterinario Io per me non spendo così tanto. È solo un mucchio di pelo!

Daniele, non è solo pelo! È parte della mia famiglia!

Ma di sicuro non della mia. Anzi, al prossimo giro lo butto fuori io.

Prova a toccarlo… e te ne vai subito anche tu.

Era una mattina in cui Giulia aveva appena scoperto di essere incinta. Non replicò, rimandò la discussione.

Ma la vecchiaia del gatto aveva complicato tutto. Quella stessa mattina Giulia si preparava ancora per lennesima visita dal veterinario, quando Daniele rientrò dalla corsa quotidiana curava la forma in modo quasi maniacale, sempre a predicar salute.

Saputo della spesa, scaraventò lo scarpino sudato contro la parete.

Basta, liberiamocene! Non spenderò mai più uno stipendio per un vecchio gatto. Fuori di qui!

Solo insieme a me, allora! rispose Giulia, stranamente poco diplomatica.

Andate, andate! Io non ne posso più.

Qualcosa si ruppe per sempre quella mattina. Giulia capì che famiglia non voleva dire sopportare tutto. Non ricordò nemmeno a Daniele che la casa era sua. Prese le chiavi, si aprì la porta e con fermezza disse:

Aspetto un bambino. Ho bisogno di serenità. Il gatto lo capisce, tu no. Vai via, adesso. Puoi riprendere le tue cose dopo. Ora devo portare Balzo dal dottore. Lui soffre. Io ne sono responsabile, e questa è la cosa giusta!

Daniele, preso dalle sue fissazioni, non la ascoltò nemmeno.

Così Giulia appoggiò il trasportino, e Balzo si accomodò dentro senza storie. Quando fu pronta, si piegò verso di lui:

Pronto, compagno? Andiamo, è ora di cambiare aria e pensare alla tua salute!

Il gatto guarì. Certo, la vecchiaia sarebbe pesata ancora, e la figlia di Giulia sarebbe cresciuta accarezzando quel vecchio compagno. Balzo con lei si lasciava fare qualsiasi cosa senza mai lamentarsi.

Giulia non trovò mai una tata migliore di quella palla di pelo, che faceva addormentare la bambina in un attimo, poggiando la zampa sulla testina della piccola.

Tanto sarebbe parsa a tutti limmagine della nonna, che Giulia quasi scelse lo stesso nome. Ma la madre la convinse a pensarci meglio:

Parla con Daniele: anche se siete separati, questa bambina è vostra. Abbiate pazienza, fate uno sforzo per il suo bene.

E Giulia accolse il consiglio, lasciando a Daniele il suo spazio di padre. Lui ci tenne fede e la piccola Alessandra ebbe due case, due letti, due coniglietti di peluche: uno a casa di mamma, uno dal papà. Due nonne, una zia, tanto affetto sparso su persone con orizzonti diversi. Lamore, quello vero, fu unico, e Alessandra imparò che, se le vogliono tutti bene, allora tanto estranei non possono essere.

E mentre tutti, ciascuno a modo proprio, si lasciavano convincere dalla saggezza dei bimbi, il vecchio Balzo sapeva la verità su Alessandra. Ma non la rivelò mai a nessuno non perché non sapesse parlare, ma solo perché non ne valeva la pena.

Tanto bastava a tutti: se la mamma-gatta è affettuosa, anche i gattini saranno dolci.

E ad Alessandra non mancò mai nulla. Ci sarà un giorno in cui regalerà la vita a questo mondo, si piegherà sulla culla accarezzando la guancia del suo piccolo, proprio come facevano sua madre e la nonna, dicendo piano:

Ciao, amore mio… Quanto ti ho aspettato!

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