Scandalo in una nobile famiglia italiana

Scandalo in una famiglia perbene

È la fine! disse Lidia Severina, sfiorando gli angoli degli occhi con un fazzoletto di lino candido, e sospirando con tale drammaticità che Elio Stefanini, suo marito, si allarmò subito.

Lidia, che succede? Prendi le tue gocce?

Oh, lascia stare le tue maledette gocce, Elio! Non capisci?! È una vergogna! Una vergogna! La nostra famiglia è completamente disonorata! Guardala! Non prova nemmeno rimorso!

Lunica erede della famiglia Vitale non aveva affatto laria di una peccatrice pentita. Non si cospargeva il capo di cenere, non piangeva per la disperazione e non si torceva le mani. Niente di tutto ciò.

Elisabetta Vitale mangiava ciliegie. Aveva messo sulla balaustra della veranda le sue lunghissime gambe gambe che, secondo sua madre, erano identiche a quelle della nonna, storica étoile del Teatro dellOpera di Milano. Prendeva una ciliegia dal grande piatto decorato al centro del tavolo, se la portava alla bocca e poi, con una mira invidiabile, lanciava il nocciolo tra i cespugli. Ogni sua mossa provocava in mamma un nuovo, teatrale sussulto.

Elisabetta! Smettila subito! Ma ti rendi conto?! Dobbiamo avere una conversazione seria e tu tu

Lidia Severina, esasperata, agitò le mani e si ritirò a prendere le sue preziose goccine.

Lisa, tesoro, non scherzi davvero, vero? domandò Elio, speranzoso, alla figlia prima di seguire la moglie.

No, papà. Non scherzo. E per favore, riferisci a mamma che ogni suo tentativo di continuare con questo fidanzamento è destinato a fallire. Non sposerò Massimo! Che non ci speri neanche.

Le spezzi il cuore!

Non esagerare, papà!

Vuoi pensarci ancora un po?

No. Gli ho già detto di no. Abbiamo parlato oggi, ed è deciso. Se non mi hai sentito prima: niente nozze. Punto.

Ahimé

Dalla sala arrivarono gemiti tali da costringere Elio a correre in soccorso della moglie, mentre Lisa sospirò e prese unaltra ciliegia.

Santo cielo, che cosa dirò a tutti? Che cosa terribile! Il ristorante è prenotato, e gli inviti sono già stati spediti!

Mamma, io non ti ho chiesto di spedirli! intonò Lisa senza alzare la voce. Hai deciso tu, adesso te la cavi tu!

Così sei crudele, figlia! Io volevo solo il meglio!

Ma come al solito è successo il peggio, vero mamma? rise Lisa, stiracchiandosi. Ho i miei piani per la mia vita! Che rabbia, immagino!

Elisabetta! la voce di Lidia si spezzò e scoppiò di nuovo in lacrime. Come puoi comportarti così?!

Per ora non sto facendo niente di particolare! Lisa si alzò, radunò dalla tavola le tazze ormai fredde di tè e minimizzò le parole della madre. So già tutto quello che vuoi dirmi! So anche lavare tre tazze, e senza romperle.

Lisa andò in cucina, mentre Lidia posava il fazzoletto, sconsolata.

È uguale sputata a tua madre sbottò, rivolta al marito quando lo vide. Stesse pause, proprio la stessa voce! Ma perché questa punizione, signore?

La suocera, la leggendaria Regina Arcangeli, Lidia non laveva mai potuta sopportare sin dalle prime fasi del matrimonio. Non si era sposata da giovanissima e, quindi, riteneva di avere abbastanza esperienza e saggezza da meritare il rispetto della suocera. Ma Regina non aveva la minima intenzione di cambiare il proprio modo di trattare con una nuova nuora.

Lidia, cara, che profumo! mormorava sempre allorecchio della nuora, stringendo il naso ogni volta che Lidia entrava in casa.

È il mio nuovo profumo! alzava il sopracciglio Lidia. Non le piace?

Forse è buono, sì ma perché metterlo addosso a litri? Bastava una goccia sul polso.

Lidia, che effettivamente amava eccedere con la profumeria, si offendeva e si chiudeva a riccio.

Che le ho fatto, io? si lamentava col marito. Perché mi tratta così?!

Lidia, cara, mia madre è fatta così con tutti. È il suo modo di fare.

Allora che lo cambi! E non chiamarmi cara! Odio quella parola!

Regina, ovviamente, non cambiò mai atteggiamento. Con osservazioni pungenti, a volte anche feroci, sapeva portare Lidia all’esasperazione più volte. Così, non erano mancate tensioni che per un certo periodo avevano raffreddato anche il rapporto tra Elio e la madre, almeno finché, a teatro, qualcuno non fece a Lidia un complimento ambiguo, a suo dire:

Lidia, sei diventata una vera signora! Ecco, vedi cosa vuol dire frequentare Regina Arcangeli! Un fenomeno! Che stile! Che gusto! È meraviglioso che abbia una copia così raffinata!

Il paragone con la suocera non piacque a Lidia, ma il complimento la colpì. Regina, in fondo, era davvero considerata una regina di stile. Da allora, Lidia fu più calma e distaccata, capendo che certi giudizi si potevano prendere anche in positivo.

Con la suocera riuscì a mantenere le distanze, mostrando sempre educazione. Dopo la nascita di Lisa smise definitivamente di tenere il broncio: Regina ricopriva la nipote di attenzioni e passava con lei tutto il tempo che le era concesso.

Nella famiglia Vitale, tutti avevano una vena artistica tranne Lidia, che faceva la dentista ma erano riusciti a trovare la pace e larmonia. Lisa cresceva fra mille attenzioni: la viziavano il padre e la nonna, mentre la madre, pur severa, desiderava che la figlia avesse ciò che a lei era mancato.

Del proprio passato, Lidia non raccontava mai nulla, né al marito né ad altri. In sostanza Elio sapeva tutto, ma non aveva mai chiesto dettagli, capendo che la moglie preferiva lasciare il passato alle spalle. Lidia gli era grata per questo: reciso ogni legame con ciò che era stato, si era dedicata solo al presente.

Con sua madre, Lidia non aveva più rapporti, per motivi molto seri. Non amava ripensare a ciò che era accaduto quando era giovane. Le bastava quel piccolo ciondolo che portava sempre al collo, con la foto di un bambino riccio. Mai lo apriva, Lidia: non ne aveva la forza. Ricordava bene che suo figlio aveva appena due anni quando la nonna, a cui lo avevano affidato per un attimo, uscì a comprare il latte. Era un’estate calda, le finestre spalancate, e la culla era stata avvicinata proprio a quelle

La perdita di suo figlio la distrusse. Non mangiava più, non dormiva. Si malediceva per non aver interrotto luniversità dopo la nascita del bambino. Quel giorno nefasto aveva un esame, e tornando a casa capì che la vita che conosceva era finita ancor prima di cominciare.

Con il marito, che era in una spedizione e non fece in tempo a tornare nemmeno per salutare il figlioletto, divorziò praticamente subito. Il matrimonio era durato solo tre anni, e aveva presto capito che nemmeno i figli potevano salvare quella storia. Il divorzio fu inevitabile.

Quando tutte le pratiche furono svolte, raccolse due cose e lasciò per sempre Milano. Dallora, si sentiva vecchissima. Pensava di aver già vissuto tutto il dolore possibile. Dentro, tutto era devastato, rimaneva solo cenere

Poi arrivò Elio.

Si presentò da lei nello studio, con la guancia gonfia.

Da quanto le fa male?

È una settimana che ci tribolo.

Ma perché fa il bambino? scattò Lidia. Sembra adulto, ma non capisce niente!

Lei ha ragione Non capisco niente le sorrise, nonostante il dolore.

Cera qualcosa nel suo sorriso che costrinse Lidia a zittirsi di colpo, al punto di confondersi tra i ferri, cosa che a lei non era mai accaduta. Arrossì molto, e Elio fece finta di niente per non imbarazzarla ancora.

Da quel giorno lavorò concentrata, ma per la prima volta da anni, dopo la perdita del figlio, le sue mani si mossero di nuovo leggere, quasi delicate.

Più di un anno, e Elio la aspettava ogni sera davanti allo studio: non parlavano molto, ma si capivano benissimo anche senza parole. Quando lui le chiese di sposarlo, Lidia esitò:

Sto bene con te Ma non so se potrò renderti felice

Perché dubiti?

Non voglio altri figli.

Perché?

Te lo racconterò. Ma senza entrare nei dettagli. Lidia era più seria che mai. E dopo che ti avrò detto tutto, potrai pensare. Domani, se non ti presenterai, capirò. Rifletti. Parla con tua madre, la ami tanto no? Chiedi consiglio a lei, se vuoi.

Elio con la madre non parlò: era ormai adulto, e Regina non era il tipo da dare consigli, neanche ai figli, tranne che molto dopo, proprio con Lidia. Anzi, Regina scherzava che, da quando era in pensione, era diventata insopportabile come le suocere delle barzellette. Ovviamente era vanità da étoile: aveva lasciato il balletto presto, e nel frattempo era già stata due volte vedova e sposata.

Elio raccontò tutta la verità sulla storia di Lidia a Regina, che ascoltò, fumando lentamente, e diventando via via più cupa. Alla fine lo fissò e chiese solo:

La ami?

Sì.

E allora cosa pensi? Lamore, Elio, è una fortuna che capita a pochi. Qualunque prezzo chieda, non è mai abbastanza. Capisci? Mai. E una cosa: un vero tesoro pesa, a volte così tanto che pensi di non farcela. Ma credimi, le forze le troverai se ne capita uno vero fra le mani.

Sei sicura?

Lo so.

Così si concluse la discussione. Elio portò Lidia da Regina che, invece di domande, le offrì la guancia per un bacio, poi la portò dalla sua sarta di fiducia. Più tardi aperse il vecchissimo comò di famiglia e ne estrasse un astuccio.

Lidia, qui dentro ci sono i gioielli dei Vitale.

Oh no! Non posso accettare!

Altroché se puoi. Ora sei dei nostri. E questi vanno portati, se non vuoi che mi dispiaccia. Scegli quello che preferisci. Ma devi sapere che non sono solo gingilli. Serve cervello per portarli.

In che senso?

Mia nonna diceva che andare al mercato coi brillanti era volgare tranne se sei a Napoli. Lì è previsto: così le pescivendole muoiono d’invidia e ti fanno pure lo sconto.

Così Lidia riscoprì la risata, dimenticata da anni.

Regina la educava, Lidia si arrabbiava, ma nel profondo le era grata. Quando scoprì di aspettare un bambino, fu proprio a Regina che confidò la notizia:

Sei pallida, Lidia. Che succede? Regina, tornata da un viaggio con l’ennesimo marito, era passata per sapere come stavano.

Elio non era in casa; lei incalzò di domande finché Lidia, presa dallo sconforto, corse in bagno e ci rimase tanto che Regina intuì tutto.

Partorirai da Sofia. Fidati di me, è la migliore della città. Perché hai paura?

Non so Se ce la farò

Lidia, non l’ho mai detto prima, e non lo ripeterò. Ma adesso te lo dico: non essere sciocca! Ringrazia Dio e chi vuoi tu, poi agisci! E ricordati: io e tuo figlio non vi perderò docchio per niente al mondo! Non temere, finché avrò forze ti starò vicina! Ci siamo capite?

Sì Grazie

Le grazie le lasciamo per i tempi duri. Quando sarò una vecchia lagnosa che ti farà impazzire, allora ricordatelo e ripetimelo. Affare fatto?

Sì.

Bene.

Elisabetta Vitale nacque perfetta, sana e già chiacchierona. Regina la accolse fuori dalla clinica, buttò indietro il pizzo della copertina e rise:

Roba da orefice! Brava, Lidia!

E mantenne la promessa: era la miglior aiutante che Lidia potesse desiderare. Regina star della danza e dei salotti milanesi arrivava, si toglieva senza cerimonie la pelliccia, afferrava una bacinella, la riempiva dacqua, stropicciava il sapone di Marsiglia e lavava a mano le fasce della neonata. Poi lavava anche Lisa, baciandole i piedini rosa come ogni nonna:

Mio tesoro! Mia bellezza! Che tu sia sempre in salute!

Vecchie incomprensioni e litigi vennero messi da parte.

Finalmente Lidia trovò ciò che aveva sempre desiderato: casa, famiglia e una certa pace dellanima.

Certo, il pensiero del piccolo Paolo non lo scordò mai. Elio la portava a visitare la sua tomba due volte lanno, ma Lidia non tornava mai davvero in città e non vedeva la madre. Alloggiavano in un piccolo albergo fuori porta, contando i minuti per tornare a casa.

E così, anno dopo anno, finché Lisa compiuti i 10 anni Lidia non ricevette una lettera dalla madre.

Il contenuto lo conosceva solo Regina, che consigliò:

Vai. Dimenticare non puoi. Forse nemmeno perdonare. Ma è tua madre. Ricordati tutto ciò che c’era di buono prima. Qualcosa cera, no? Parla con quella madre che conoscevi da bambina, come Lisa ora. Ricorda: nessuno è un angelo, e sbagliare, anche in modo enorme, può accadere a chiunque. Pure a te, pure a me. È dura, Lidia. Non ti sto dicendo di essere una santa e perdonare. Se non trovi quella forza, pazienza. Ma sono certa che questa chiacchierata serve solo a te, non a lei. Altrimenti, tutta la vita la passerai col rimorso e la paura. E a Lisa non farà bene. Qualunque cosa tu decida, sappi che io ci sono. Pensa.

Lindomani, Lidia salutò il marito, lasciò Lisa con Regina e partì.

Il dialogo con la madre fu brevissimo. La donna rimase vigile solo qualche minuto, sussurrando appena: Perdonami.

Dopo qualche giorno Lidia era di ritorno. Regina, accogliendo la nipote, le fece un cenno dintesa:

Brava. Hai fatto bene.

Sembrava finalmente pace. Tutti di nuovo insieme, ognuno al proprio posto. Ma Lidia non si sentiva davvero serena. Le parole di Regina le erano rimaste dentro, come una tela vischiosa che la immobilizzava.

Paura inspiegabile, ma totale, al punto che anche Elio si allarmò.

Stai troppo addosso a Lisa, Lidia. È una ragazza ormai, ha bisogno di amici, passioni sue. Mamma, papà, nonna va bene, ma cè anche altro nella vita.

Non capisco che vuoi dire.

Basta con questo controllo. Lisa ha bisogno di un po di libertà.

Ah, sì?! E lo dici TU? Ma ti rendi conto? Non ti importa nulla di nostra figlia?

Ma che stai dicendo? Lidia!

Vedo quello che succede! Elio, non posso. È una ragazza! Potrebbe accadere qualsiasi cosa! Io non resisterei, capisci?! Non sopporterei unaltra perdita!

Ma perché pensi che la perderemo?

Perché può succedere! In ogni istante! E allora? Che faccio? Impazzisco? E a chi servirà? Hai mai pensato?!

Elio aprì le braccia, sconfitto. Amava Lidia, ma vedeva quanto i suoi timori rendessero tutti infelici.

Non aveva idea di cosa fare. Ma fu Regina ancora una volta a intervenire.

Mandate Lisa a danzare.

Perché, mamma? Ha già mille impegni: corsi, sport, lezioni private

Basta con tutto. Serve danza. Di coppia.

È davvero essenziale?

Sì!

Daccordo, provo

Così Lisa iniziò danza da sala. E conobbe Massimo.

Un ragazzo un po’ goffo, dallaria paffuta, che la nonna trascinò in sala lui e Lisa formarono una nuova coppia.

Lasciamoli lavorare. Sono entrambi più grandi, non avranno grandi risultati pensavano i maestri, ignorando il carattere determinato di Lisa.

Tre anni dopo, Lisa e Massimo vinsero il loro primo trofeo. Passarono due anni, e diventarono una delle coppie fisse delle gare regionali.

Massimo ormai era un bel ragazzo, alto, sicuro, che guardava Lisa la sua minuta partner dallalto, incuriosendo pure la giuria su un possibile amore tra loro.

Lisa sorrideva beffarda, senza confermare né negare, ignara che Lidia stava già pianificando il suo futuro.

Lo scoprì subito dopo la maturità.

Mi sono finalmente decisa. Farò Medicina.

Lisa, che non aveva mai avuto problemi a scuola, aveva riflettuto a lungo sul proprio futuro.

Tesoro, pensavamo tu avessi ambizioni diverse sorrise Lidia, ma il sorriso era così strano che Lisa rabbrividì.

Quali ambizioni? Ho mai detto qualcosa?

No, certo. Da te estrarre una confidenza è impossibile. Ma ho parlato con Massimo e i suoi genitori.

E quindi? Lisa non capiva dove volesse arrivare.

Abbiamo tre mesi per organizzare tutto. Un matrimonio in autunno è così romantico! Parlo con la nonna per trovare un luogo originale. Ha molte conoscenze, lo renderà indimenticabile.

Matrimonio?! Lisa strinse gli occhi. E chi si sposa, Massimo?

Sciocca, certo! Sarete una coppia splendida anche fuori dalla pista! Non è bellissimo?

E chiederlo a me ti è sembrato superfluo? ribatté Lisa aspra.

Pensavo fosse già deciso, cara

Non chiamarmi cara! tagliò corto Lisa.

Prese la borsa e uscì di corsa, senza degnare la madre di uno sguardo. Lidia, solo in serata, seppe che la figlia aveva deciso di trasferirsi per un po dalla nonna.

Regina fu lapidaria:

Cosa credevi? Lisa non è una bambola. Pensi di vestirla, metterle il velo e mandarla allaltare? Lidia, sei sempre stata una donna intelligente. Ora non ti riconosco.

E va bene! È mia figlia! Voglio solo che sia felice! Massimo la ama!

Ma lei, lui lo ama? Regina ironizzò. O per te lopinione di tua figlia non conta?

So io cosa le serve! Neanche lei lo sa!

E invece sì: vuole diventare chirurgo. E non è un sogno banale. Cosa cè che non va?

Tutto! Può studiare, per carità! Ma prima si sposa, così io sono tranquilla!

Come ti rassicura? In che modo?

Non capisci? Avrà un marito, un punto di riferimento! Massimo è un ottimo ragazzo! Da quando fanno coppia, dormo tranquilla: so che quel ragazzo farà di tutto per Lisa!

Capisco la paura per tua figlia, annuì Regina. Ma proprio non comprendo questa urgenza di rinchiuderla in una gabbia. Un matrimonio forzato è questo: una gabbia doro e seta, ma pur sempre una gabbia, non scelta sua, ma tua. E lo sai.

Questo discorso è inutile. Il matrimonio si farà.

Vedremo! sorrise ancora Regina. Tua figlia ha carattere: preparati.

Lisa infatti reagì: dopo la lite sulla veranda, decise che era ora di cambiare le cose. Raccolse le sue cose e si trasferì dalla nonna, ferendo a morte la madre. Lidia non perdonò mai ciò: non rispose più alle chiamate, non la andò a trovare, e seppe solo dal marito che Lisa aveva passato brillantemente i test dingresso in Medicina.

Lidia, non ti sembra ora di mettere da parte il rancore? Meglio piangere ogni notte e abbracciare il cuscino di Lisa, o accogliere tua figlia, viva e in salute? A che serve questa pena? Ieri sono stato da loro, Lisa chiedeva di te. E si vede che anche lei soffre.

Ma certo! Puoi anche dire che le importa di me!

Lidia! Elio alzò la voce come mai aveva fatto. Stai passando il limite! Tua figlia è parte di te. Lhai tanto aspettata, tanto voluta! Cosa è cambiato che la spingi via così? Pensi che io non veda la tua sofferenza? Spiegami il perché. Non capisco!

Neanchio! scoppiò Lidia. Non so cosa fare! Capisci? Ho combinato un casino, e ora non so come rimettere le cose a posto Elio, davvero non respiro senza di lei È vero Fa così male che mi sembra che tutto intorno sia buio. Non vedo più la luce. Proprio come dopo Paolo

Basta! Elio la prese per le spalle e la scosse. Lisa è viva! Ti sta aspettando! Preparati!

Dove? Perché?

Ti porto da tua figlia. E piantala con questidea che tutto dipende solo da te! Devi lasciarle vivere la propria vita, non tenerla come una rosa di cristallo chiusa a chiave!

Sarà stata lenergia del marito, o le sue parole, ma Lidia fece ciò che Elio le chiedeva.

Arrivarono alla pace: ciò che Lidia e Lisa si dissero nella stanza di Regina restò tra loro due. Nessuna ne parlò mai più. Solo dai nasi gonfi e le guance rosse di baci, Elio capì che le sue ragazze avevano ritrovato l’armonia.

Ma il destino decise che la serenità appena riacquistata non potesse bastare a lungo. Si divertì osservando Lisa, determinata e testarda, verso il suo sogno, poi le combinò una bella sorpresa che fece persino a Regina strabuzzare gli occhi.

Dottoressa Elisabetta, abbiamo un appendicite durgenza!

Arrivo sub eh, certo che non è il massimo. Vengo!

Lisa finì il caffè, si stiracchiò, e si diresse al pronto soccorso. Il suo turno stava per finire, ma non intendeva cedere quellintervento: esperienza!

Tu?!

Eh Massimo provò a sorridere, ma si piegò dal dolore.

Capito! Allora mi dai fiducia?

A te? Sempre!

Così, senza testamento e lamenti?

Elisabetta, sei unoca!

Eccome

Tre anni dopo, Lisa spinse il cancelletto della casa, e posò il figlioletto sul vialetto che portava al portone.

Dai, fai vedere alla nonna quanto corri! Mamma, prendilo!

Il piccolo Paolo gridò di gioia e corse verso le braccia spalancate della nonna.

Tesoro mio! Quanto sono felice di vederti!

Ciao mamma! La nonna è in casa?

Eh, figurati! Lidia abbracciò il nipote ridendo. È partita per Positano! Ha un nuovo fidanzato!

Ma dai, nonna Regina! E chi è?

Pare sia un pittore. O uno scultore. O qualcosa del genere. E comunque, non chiedere a me! Ti racconterà tutto lei quando torna. E Massimo?

Sta parcheggiando.

Perfetto! La carne è quasi pronta, papà inforna la crostata. Quindi lavatevi le mani e a tavola! Io porto Paolo a letto e poi arrivo!

Sì, sì ti conosco: stai a cantargli le canzoni!

Si può? chiese Lidia, baciando il nipote.

Ma certo, mamma. È bellissimo!

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

three + nineteen =