Siamo amici adesso, vero?

Diario di Giulia, 18 giugno

Mi è successa una cosa incredibile oggi, e sento il bisogno di scriverla qui, su queste pagine che ogni tanto mi aiutano a mettere ordine tra pensieri e sentimenti. Stamani non avevo poi tanta voglia di uscire, ma la mamma mi ha chiesto di andare al mercato di Porta Palazzo per comprare cipolle, e di buttare la spazzatura nel cassonetto allangolo. Così, senza troppo entusiasmo, ho preso la borsa della spesa e qualche euro che mi ha dato mamma, infilandomi tra i vicoli di Torino.

Ho ancora la testa piena delle voci dei miei vecchi amici a Milano, delle chat che ormai non scorrono più così fitte. Un mese fa mi sarei sentita fortunata a passare i pomeriggi in compagnia, a ridere al bar del quartiere, invece ora eccomi qui, in una città nuova, con le piazze così grandi e nessuno che mi aspetta.

Ma oggi tutto è cambiato, senza che me ne rendessi neanche conto.

Mentre attraversavo la piazzetta dietro casa, vicino ai bidoni, ho sentito un gemito, un piccolo guaito, come se qualcuno chiedesse aiuto. Ho avuto quasi paura, non sapevo nemmeno da dove provenisse. Dovevo proprio buttare la spazzatura, così mi sono fermata in cerca della fonte di quel suono. Ho aperto il coperchio e, incredula, ho visto un cucciolo di cane, nero come la notte, con gli occhi pieni di speranza e il pelo sporco.

Mi è preso un colpo. «Ma chi sarà mai stato capace di abbandonarti qui?» ho mormorato, e lui ha risposto con uno scodinzolio timido.

Ho pensato a tutte le volte che la mamma mi aveva detto che forse era il caso di prendere un animale, per sentirmi meno sola nel nuovo quartiere. Io avevo sempre risposto di no, ma ora, guardando quegli occhioni umidi, mi sono detta che non potevo lasciarlo lì.

Ho preso coraggio e lho sollevato. Era leggero, tremava. Poco più in là, mi sono accorta che il cane cercava di attirarmi verso qualcosa, voltandosi di continuo indietro, come a invitarmi a seguirlo. Lho lasciato fare, e dopo pochi metri mi sono trovata davanti a un tombino spalancato.

Il mio cuore ha fatto un salto. Mi sono avvicinata, mi sono chinata sopra il bordo e ho intravisto, in fondo, una figura nera, accucciata e impaurita: un gatto, in trappola.

Il cane ha iniziato ad abbaiare sommessamente, come a dire: «Lhai visto? Lo devi aiutare, io ho fatto la mia parte!» Mi sono guardata attorno; non cera nessuno. Persone che passano sempre, corrono e non si accorgono di nulla. Così mi sono fatta coraggio e, pian piano, mi sono calata nel tombino, rischiando di sporcarmi tutta, ma lo sentivo, dovevo farlo.

Il gatto non reagiva bene alle mie mani, miagolava e mordeva, ma sono riuscita a prenderlo e a sollevarlo. Quando sono risalita, cane e gatto si sono subito annusati, e il cane ha tentato di leccare la testa del felino, che invece gli ha dato uno scappellotto e si è messo in disparte, tutto offeso.

Senza pensarci troppo, presa da quella strana energia che mi stava avvolgendo, sono tornata a casa con entrambi: il cucciolo e il gatto, che ho scoperto aver chiamato Nerino dai vecchi padroni (chissà chi erano, chissà perché lo hanno lasciato andare).

Mamma, quando mi ha vista con gli animali al seguito, si è portata le mani nei capelli: «Giulia, ma ti avevo mandato a prendere le cipolle!». Papà è arrivato poco dopo, mentre cercavamo di lavare via la puzza e lo sporco da quei due randagi. Devo dire che non si sono arrabbiati tanto quanto temevo. Anzi, la mamma stava sorridendo vedendomi così decisa. Abbiamo cucinato insieme una zuppa e, dopo aver dato da mangiare anche ai nuovi ospiti, ci siamo accoccolati tutti e tre sul letto.

Quella notte, Nerino si è messo in fondo al letto, il cucciolo accanto a me. Ho sentito il cane sussurrare (sì, mi sembro matta ma è così): «Siamo amici ora, vero?». Il gatto, con un mezzo sbadiglio, ha risposto: «Amici, amici, dormiamo». E il cane si è rilassato, tranquillo come non lavevo ancora visto.

In quel momento ho pensato che, davvero, la sfortuna a volte porta fortuna. Ora non sono più sola. Ho trovato due amici con cui affrontare questa nuova città, e mi sono resa conto che forse la felicità arriva quando meno te lo aspetti. E forse, sì, da grande voglio aiutare gli animali in difficoltà come oggi. Non sarò veterinaria, forse, ma qualcosa di simile.

Sorrido. Oggi ho imparato che basta poco per far nascere una vera amicizia: coraggio e un piccolo gesto. E ora non vedo lora di raccontare tutto ai miei compagni di classe, quando inizierà la scuola.

Buonanotte, diario.

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Non è cambiato nulla