Diario,
Questanno abbiamo deciso di portare con noi dalla città il nostro gatto Filippo durante le vacanze in campagna. In campagna vive già il fratello di Filippo, Leone. Leone ha quegli occhi grandi e sporgenti che gli hanno procurato il soprannome; in paese, si sa, non si fanno tanti complimenti.
Allinizio, Filippo ha avuto la peggio. Nonostante la sua statura minuta, Leone ha subito imposto la sua supremazia da vecchio padrone di casa: lo allontanava da ogni dispensa e lo faceva con dei soffi minacciosi, come certi ospiti polemici nei talk show serali su Rai Uno.
A un certo punto, Leone ha commesso lerrore classico del bulletto di quartiere si è sentito invincibile e ha attaccato Filippo a viso aperto. Filippo, con un fare aristocratico, agitava la zampa in aria come a dire ma ti prego, marchese, lasciami stare! e, quasi per sbaglio, sferrava un colpetto di lato: Leone si è ritrovato letteralmente a dover essere tirato fuori dal secchio della spazzatura.
Così, per pura combinazione e senza troppe cerimonie, come tante cose della sua vita, Filippo si è ritrovato in cima alla catena alimentare.
In paese, i gatti vengono visti in modo piuttosto pragmatico: se Filippo ha evitato le mansioni nei campi è stato solo perché fuori era inverno.
Il momento del pasto qui è tutto tranne che regolare: è unarte, a volte quasi casuale. Filippo non riusciva ad abituarsi; in città mangiava sotto lampadari di cristallo e veniva chiamato a tavola da un domestico, persino la ciotola era dargento!
Lo stress ha presto risvegliato in lui istinti antichi: spesso lo trovavo di notte sulla stufa, con il muso immerso nella pentola. Leone, posizionato sulla sedia a far da palo, soffiava con disperazione per avvertire il fratello del mio arrivo. Filippo, tranquillo, si voltava verso di me e miagolava a Leone: Non ti preoccupare, questo è dei nostri: dovresti vedere come fruga nel frigo di notte.
Un giorno abbiamo pensato che Filippo fosse ormai pronto e lo abbiamo portato in cortile, facendolo sedere sulla neve. Quando si è girato verso di noi, tutto il musetto bianco, aveva negli occhi una tristezza da vita vissuta male, come certe espressioni di Roberto Benigni in scena. Dopo quellepisodio, non lo abbiamo più fatto uscire.
Una sera sono venuti a trovare mio figlio Luca alcuni amici del posto. Ci siamo sistemati nel salotto accogliente e io leggevo ai bambini la Notte di maggio di Gogol. Proprio nella parte dove si parla della matrigna che si trasforma in un gatto nero e ticchetta con gli artigli sul pavimento, la porta del soggiorno si è aperta con un sinistro cigolio e, marciando con sicurezza, è entrato Leone. La colpa? Filippo aveva insegnato anche a lui il suo famoso trucco per aprire qualsiasi porta con la zampa.
Il salotto era minuscolo, ma siamo riusciti a sparpagliarci: ho dovuto recuperare personalmente un ragazzino dalla finestra; a salvarlo da una rovinosa caduta ci aveva pensato la nonna, quella famosa per le sue lasagne.
Ah, già: quasi dimenticavo di aggiungere che Leone è di un nero assoluto, senza nemmeno una macchia.
Ammettiamolo, quante volte la letteratura classica riesce a impressionare così tanto i bambini di oggi?






