Abbandonare l’Inganno: Una Nuova Riflessione sull’Autenticità

Rinuncia alla finzione.

A 45 anni, Luca Moretti aveva tutto ciò che avrebbe potuto desiderare. La posizione di presidente della casa cinematografica Cinecittà. Una villa lussuosa. Unauto sportiva e una lista di amici celebri. Eppure, allapice della carriera, lasciò improvvisamente il mondo del cinema, vendette tutto e scomparve per sempre.

“Avrei potuto lavorare nel cinema per il resto della mia vita. Non credo di essere stato più infelice degli altri produttori di successo a Roma,” mi dice Luca. “Guardando la mia vita da fuori, avreste detto che ero un fortunato. Io, però, non potevo dirlo.”

Arrivò nella capitale della Cambogia, Phnom Penh, quasi per caso: prese la prima vacanza dopo dodici anni per visitare i templi buddisti dellAsia. La Cambogia era solo una tappa. Seduto in un bar locale, diede qualche moneta a un bambino senzatetto. Un cliente con cui aveva fatto due chiacchiere gli disse: “Se vuoi davvero aiutarli, vai alla discarica cittadina.” Luca non sa spiegare perché, ma seguì quel consiglio.

“Quello che vidi mi colpì come un pugno nello stomaco,” ricorda. “Un centinaio di bambini raccoglievano rifiuti per sopravvivere. Lodore era così forte da sembrare tangibile. Come molti, pensavo che ci fossero organizzazioni per aiutarli, ma in quel momento ero solo io lì, senza nessun servizio sociale. O facevo qualcosa, o restavano lì. Avrei potuto voltarmi e fingere di non aver visto nulla. Ma per la prima volta sentii che il mio posto era lì.”

Quel giorno, Luca affittò due appartamenti per dei bambini lontano dalla discarica e si assicurò che ricevessero cure mediche. “Per garantire a un bambino senzatetto tutto ciò di cui ha bisogno, in Cambogia bastano 30 euro al mese,” dice. “Mi vergognai di quanto fosse semplice.”

Sulla via del ritorno in Italia, iniziò a pensare che aiutare quei bambini potesse essere la sua vera vocazione. Si chiese da dove gli venisse quellidea. “Temevo fosse una crisi di mezzetà. E a Roma ne avevo viste di terribili,” ammette.

Per un anno, Luca passò tre settimane al mese a Roma e una a Phnom Penh. “Aspettavo un segnale che stessi facendo la cosa giusta,” racconta. “Un giorno, mi chiamò uno degli attori più famosi dItalia. Il giorno dopo avremmo avuto un meeting, ma lui era furioso perché sul suo jet privato gli avevano servito il pasto sbagliato. Urlò al telefono: ‘La mia vita non dovrebbe essere così difficile!’ In quel momento, ero di fronte alla discarica, mentre dei bambini morivano di fame. Se mai cè stato un segnale che la mia vita a Roma era una finzione, è stato quello. Capii che dovevo lasciare tutto e trasferirmi in Cambogia.”

Tutti cercarono di dissuaderlo, ma Luca vendette tutto e calcolò che quei soldi avrebbero aiutato duecento bambini per otto anni. Fondò il Fondo per i Bambini Cambogiani, unorganizzazione che garantisce istruzione, alloggio e cure mediche.

Sono passati dieci anni. Oggi si occupa di duemila bambini e non dipende più solo dai suoi soldi: ha trovato sostenitori. Non ha mai avuto figli suoi. “Non mi sono mai sposato e non ne ho sentito il bisogno. Essere un uomo solo nel cinema romano era una bella vita,” dice. “A Roma cerano donne magnifiche, ma non avrei mai immaginato di sposarne una. Ora ho abbastanza bambini di cui occuparmi. Tra dieci anni, si prenderanno cura di me. Sarò il loro nonno.”

I suoi weekend a Roma li passava in barca con gli amici o a giocare a ping-pong. Ora, lex presidente di una grande casa cinematografica passa le sue giornate vicino a una discarica. “Non ho mai pensato di tornare a Roma. La libertà che provai lasciando quel mondo non ha paragoni,” dice. Gli chiedo se senta la mancanza della sua vecchia vita. “Solo della barca. Mi dava una libertà indescrivibile.”

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Abbandonare l’Inganno: Una Nuova Riflessione sull’Autenticità
Ho commesso un errore e, per sbaglio, ho incontrato il mio destino.