La lezione di fiducia in sé stessa
Giulia! Ho un disperato bisogno del tuo aiuto! gridai nel telefono appena sentii la voce della mia migliore amica Bianca, tremante, tanto che quasi non la riconobbi. Sembrava di sentire un tamburo nelle orecchie, un suono ovattato che quasi copriva le sue stesse parole. Questione di vita o di morte! In due mesi devo trasformarmi da bruco in farfalla! E non una farfalla qualsiasi, ma così bella da togliere il fiato a chiunque.
Dallaltra parte calò un lungo silenzio. Chiusi gli occhi e vidi chiaramente Giulia: il sopracciglio inarcato, la testa leggermente inclinata, lo sguardo pieno di dubbio mentre fissava il telefono. Nel mio immaginario la vedevo anche scuotere lentamente la testa, come a chiedersi se avesse sentito bene.
Ma senti un po! rispose infine Giulia, stupita davvero. In due mesi In fondo, è possibile, ma dovrai lavorare sodo. Cosè successo?
Mi passai una mano nervosa tra i capelli lunghi, sì, ma spenti e con le punte spezzate. Lironia della sorte: per cinque anni Giulia aveva provato a convincermi ad andare in centro estetico, in palestra, a iscriverci a yoga o fare jogging la mattina. Io sempre avevo declinato, trovando mille scuse. E ora ero io a cercare il suo aiuto, pronta a cambiarmi dopo aver sempre detto di no.
Ricordi quel ragazzo con cui scrivevo su quel sito di incontri? tentai di raccontare con voce calma. Cercavo di sembrare indifferente, ma lansia la rendeva incerta. Feci un piccolo respiro e proseguii: Ci siamo scritti a lungo, tutto bene E ora mi ha proposto di incontrarci.
Quale di tutti? rise Giulia, e mi venne subito in mente la sua espressione ironica. Lei si era sempre divertita delle mie ricerche delluomo perfetto online. Non aveva mai nascosto il suo scetticismo e spesso mi prendeva bonariamente in giro: Ma che vuoi aprire, unagenzia matrimoniale?. La foto del mio profilo era ritoccata, e Giulia non mancava di ricordarmelo di tanto in tanto. Prima o poi, la verità viene a galla, dai, diceva. Io sempre scrollavo le spalle: Ma figurati, magari non ci vediamo mai.
Giulio, alto, capelli castani chiari, occhi azzurri! spiegai in fretta. Ricordi? Ti era piaciuto anche a te. Avevi detto che aveva un bel sorriso e uno sguardo intelligente.
Ah, lui, rispose Giulia, con un tono stano, quasi distante, come se avesse spostato il telefono. Ma, persa nei miei pensieri, non ci feci caso. Ricordo. E allora?
Ha detto che viene qui per le vacanze di Natale! e le mie parole uscirono in un fiume, tutto dun fiato, come se lo avessi tenuto dentro per troppo tempo. Tra due mesi! Ti rendi conto? Abbiamo scritto così tanto, parlato di tutto Non voglio vedere il disprezzo nei suoi occhi quando mi vedrà dal vivo. Nella foto sono diversa la forma fisica, i capelli tutto
Sapevo che ogni secondo di silenzio aumentava lansia. Avrei voluto sentirmi dire subito: Non preoccuparti, andrà benissimo! Ma Giulia taceva ancora, e il mio cuore batteva più forte.
Ma perché hai accettato di vederlo? domandò infine, scettica. Non aveva mai nascosto la sua totale sfiducia per questo tipo dincontri. Chissà chi si cela dietro una foto in rete?
Insisteva tanto ammisi, guardando in basso, come se lei potesse vedermi. Mi vergognavo un po di aver ceduto così facilmente, senza pensare alle conseguenze. Era così attento, faceva domande, mi ascoltava E poi ha scritto che voleva davvero incontrarmi, perché gli piacevo molto. Ho rimuginato giorni, ma alla fine non sono riuscita a dire di no.
Rimasi in silenzio mordendomi le labbra. Giulio scriveva che aveva cercato a lungo una come me, che con me si sentiva a suo agio. Più passavano i giorni, più pensavo che forse potevamo esser fatti luna per laltro.
Allora preparati, sospirò lamica, con quella solita miscela di decisione e un filo di timore. Giulia era sempre il tipo che si rimboccava le maniche, anche quando sembrava impossibile. Non sarà facile! Due mesi sono pochi, ma ce la faremo. Dovrai prenderti almeno due settimane di ferie allinizio ti faranno male i muscoli per tutti gli allenamenti.
Allenamenti? domandai, già un po in panico. Intendi la palestra?
Certo! Palestra, alimentazione sana, cura personale, elencò Giulia come fosse un classico elenco della spesa. Non basta mettere un po di trucco! Vuoi essere davvero diversa, no?
Tacqui, digerendo le sue parole. Alla palestra pensavo con un misto di paura e riluttanza: da un lato ero consapevole che era necessaria, dallaltro mi spaventava il pensiero di ore e ore, tapirulan e pesi. Avrei preferito tornare a letto con una brioche e cappuccino.
E se non ce la faccio? domandai quasi sussurrando, stupendomi di quanto suonassi fragile.
Ce la farai, rispose Giulia decisa. Io ti aiuterò. Ma dovrai impegnarti davvero! Non ci sono magie, Bianca. Nulla cade dal cielo, bisogna guadagnarselo col sudore.
Feci un lungo sospiro e, stringendo i pugni, mi promisi: Ok. Ci provo. Anche solo per non deluderlo.
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Le prime settimane furono un inferno tanto che pensavo di mollare già dopo il primo giorno. Ogni mattina stessa storia: la sveglia alle 7, e il mio primo pensiero era quanto avrei voluto restare a letto. Fissavo il soffitto cercando di convincermi ad alzarmi cinque minuti prima del giorno prima.
Allinizio gli esercizi erano semplici: qualche piegamento, due saltelli, pochi minuti davanti allo specchio con laria stravolta e i capelli arruffati. Giulia però controllava la tabella: Domani dieci minuti! Dobbiamo aumentare piano, piano.
Era dura: i muscoli dolenti, le gambe che tremavano sulle scale, le braccia stanche anche solo per sollevare una tazza di tè. Ma Giulia era implacabile: sempre pronta, al telefono o di persona, e la sua voce era sempre sicura:
Puoi fare molto di più, ripeteva, mentre io, madida di sudore, arrancavo con lennesima serie. Abbiamo ancora un mese! Basta poco per vedere grandi risultati.
Stringevo i denti e, dopo un respiro profondo, continuavo. A volte avrei voluto mollare tutto dormire dieci minuti in più, mangiare qualcosa di sfizioso, dimenticare quegli esercizi infiniti. Ma mi tornavano alla mente i messaggi di Giulio, le sue promesse di venire a Natale e resistevo.
Anche il cibo cambiò radicalmente. Prima vivevo a cappuccino e brioche, o una barretta di cioccolato se ero in ritardo. Ora sulla tavola cerano insalate condite con olio EVO, petto di pollo lesso, orzo e smoothie verdi che allinizio non riuscivo nemmeno a deglutire. Nei primi giorni la mano finiva spesso nello scaffale dei biscotti, ma mi fermavo appena in tempo. Rivedevo quegli occhi azzurri, il sorriso dalla foto, le sue parole: “Non vedo lora di incontrarti”.
Solo per due mesi, mi ripetevo sorseggiando l’ennesima insalata con acqua naturale. Solo due mesi.
A poco a poco, le nuove abitudini divennero routine. Imparai a preparare piatti semplici e salutari e scovai smoothie che mi piacevano. Notai che alzarsi la mattina era meno pesante; durante la giornata spariva quella stanchezza cronica. Guardando lo specchio, vedevo la pelle più tonica, le guance leggermente arrossate non per limbarazzo, ma per lo sport.
Giulia supervisionava tutto e il suo tono divenne più positivo:
Stai facendo grandi progressi. Tra poco sarai perfetta.
Annuii, ma dentro mi domandavo se sarebbe bastato. Avrei deluso Giulio? Non lo sapevo, ma non volevo rinunciare, ormai.
Parallelamente alla palestra e alla dieta iniziò il restyling estetico. Giulia elaborò un vero piano e mi prenotò da un parrucchiere di fiducia non uno di quei posti modaioli, ma uno dove lavoravano con passione veri artigiani.
Al primo appuntamento mi fecero un taglio su misura, scegliendo la forma più adatta al mio viso. Eliminando le doppie punte, i capelli guadagnarono volume e lucentezza. Poi colorarono in graduale, per un tono caldo e naturale, senza contrasti eccessivi.
Il manicure fu elegante: cuticole ordinate, forma arrotondata, smalto color sabbia delicato. Le mie mani, finalmente curate, mi fecero sorridere.
La truccatrice consigliata da una cara amica di Giulia mi fece una breve “consulenza d’immagine”. Studio dei lineamenti, attenzione allincarnato e agli occhi, e consigli pratici per esaltare lo sguardo con tocchi di matita, blush delicato e mascara sottile. Mi spiegava ogni gesto, come un tutorial personale.
Ma guarda come sei bella! esclamò Giulia una sera, fissandomi con soddisfazione. Era orgogliosa di vedermi cambiata e io mi sentii diversa.
Mi avvicinai allo specchio grande del salone e mi osservai a lungo. Davanti a me, una donna elegante, con capelli in ordine, trucco leggero, abiti scelti con cura da Giulia sobri, ma decisamente di stile. Quella non era più la Bianca rintanata in felpe informi e scarpe da ginnastica, che si nascondeva.
Col tempo, iniziai a scegliere da sola abiti che valorizzavano la mia figura e imparai i segreti della skincare e del trucco quotidiano. Notai che la gente mi sorrideva di più per strada, i colleghi si voltavano al mio ingresso.
La parte più difficile, però, fu quella interna. Dovevo imparare ad affrontare lo sguardo degli altri, a camminare dritta, a rispondere agli sguardi con naturalezza e un accenno di sorriso.
Allinizio cercavo di nascondermi dietro una ciocca di capelli o chiudendo le mani, ma Giulia non smetteva di ripetere:
Sei bellissima. Non nasconderti. Più ti apri, più ti riconosceranno.
A poco a poco la voce diventò più salda. Nei momenti di dubbio, mi concentravo sugli sguardi incuriositi, i complimenti, il sentirsi a posto nei propri panni.
Devi fidarti di te stessa, insisteva Giulia. Sei splendida, e tutti lo notano. Abbiamo ancora qualche settimana: abituati a questa nuova te stessa.
Una mattina, mentre mi incamminavo in ufficio, mi fermò Marta della contabilità. Con un entusiasmo sincero mi disse:
Bianca, sei splendida oggi! Non saprei dire cosa, ma cè qualcosa di nuovo in te!
Sorrisi, arrossendo appena:
Nulla di che, ho solo cambiato un po il look
Ma Marta, ostinata:
Non è solo questione di abiti! Sei proprio luminosa. Ti dona, sai!
Poi, perfino Stefano del commerciale mi fermò al caffè:
Ma che meraviglia, sembri raggiante. Qual è il trucco? Parla, che magari lo adottiamo tutti!
Sorrisi imbarazzata, non abituata a tanta attenzione. Prima ero invisibile, ora colleghi e sconosciuti mi notavano.
Cambiò anche qualcosaltro. Al bar vicino al lavoro i camerieri salutarono per nome, qualche ragazzo mi lanciò uno sguardo compiaciuto. E tra tutti, Andrea del marketing diventò il più presente: domande sui progetti, inviti a pranzo, chiacchiere sulle cose più disparate.
Un giorno, Andrea venne a complimentarsi per il mio blazer nuovo:
Ottima scelta! Stai davvero benissimo così.
Mi accarezzai distrattamente la giacca, ricordando Giulia che mi aiutava a sceglierla:
In realtà era nellarmadio da un po, solo che non lo mettevo mai.
Andrea restò un attimo, poi aggiunse:
Sei cambiata, lo sai? Ora sembri molto più sicura. È bello vederti così.
Ringraziai di cuore, ma nella mia testa tornava sempre Giulio. Immaginavo il suo arrivo, il suo stupore davanti a me cambiata. Mi dava la forza nei giorni duri, dopo una lezione pesante o una cena di soli broccoli bolliti.
La sera, a volte, mi chiedevo: E se Giulio non apprezza tutto questo?. Ma scacciavo subito quei pensieri: era cambiata la mia consapevolezza, e questa la sentivo come la vittoria più vera.
Giulia osservava silenziosa i miei progressi, compiaciuta. Vedeva come ora tenevo la schiena dritta, parlavo a voce più alta, tenevo il contatto visivo. Nei miei gesti cera leggerezza, un tono nuovo nella voce, una scintilla negli occhi.
Lo notava tutto: il modo in cui ora sceglievo colori vivaci, il modo in cui rispondevo serena a un complimento. Era orgogliosa di avermi accompagnata nel percorso, eppure in fondo si domandava se tutto fosse stato giusto perché in realtà, Giulio non esisteva! Da mesi, per darmi una scossa, era stata Giulia a scrivermi con un falso profilo!
Temeva che, quando non fosse arrivato Giulio, sarei crollata. Ma decise che ci avrebbe pensato dopo, se necessario.
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Una settimana prima della data fissata per lincontro, mi fissavo allo specchio nella mia stanza, cercando quello che Giulia continuava a ripetere. Forse non mi consideravo bellissima, ma ora vedevo una donna a cui non serviva più nascondersi.
Aggiustai il colletto della camicetta, mi girai su un fianco per osservare la silhouette. Ma davvero sono io?
In quel momento entrò Giulia. Si fermò incantata e poi annunciò:
Sei pronta. Ne sarà entusiasta. Hai avuto tempo per abituarti a essere nuova: ce lhai fatta.
Annuii, ma cera una sfumatura strana nella sua voce; come se trattenesse altro. Stavo per domandare che avesse, quando il mio cellulare vibrò.
Sbloccai il telefono e lessi il messaggio di Giulio. Lessi ancora, pensando di fraintendere. Ma il testo era lo stesso: Scusami ma non potrò venire. Sono cambiate le cose. Ci vediamo, magari, unaltra volta.
Lessi e rilessi. Tutti gli sforzi… vanificati?
Cosè successo? domandò Giulia notando il mio volto stravolto.
Non verrà, risposi piano, mostrandole il messaggio. Dice che ora non può più, forse unaltra volta
Lamica si irrigidì appena, poi sedette accanto a me poggiandomi la mano sulla spalla. Nei suoi occhi una luce indefinibile, forse sollievo forse dispiacere, che scacciò subito con una carezza.
Forse è meglio così, disse in tono dolce.
Davvero? la guardai, sorpresa, piena di sgomento. Perché dici così?
Perché in questi due mesi sei diventata unaltra persona, sorrise, con vero orgoglio. Hai acquisito fiducia, hai imparato cura e bellezza. Ora giochi a viso aperto, non abbassi lo sguardo, non hai paura della tua presenza. Hai imparato a volerti bene.
Fece una pausa, lasciandomi riflettere. Poi continuò:
Ora lo sai: meriti molto di più. Non un Giulio qualunque dal web, ma qualcuno che cè davvero, che non sparisce per circostanze. Quello giusto, che saprà vederti e apprezzarti.
In silenzio, accettai quel nuovo modo di vedere la realtà. Forse non sarebbe venuto ma io ero già cambiata profondamente.
Giulia mi cinse le spalle e propose allegra:
Stasera niente uscite. Ordiniamo una pizza, guardiamo la tua serie preferita e riposiamo. Da domani, si apre un nuovo capitolo. Io credo in te.
Annuii, più serena.
In realtà… penso che accetterò finalmente linvito a teatro di Andrea. È tempo!
Giulia rise, leggera e felice, e mi abbracciò forte.
Questa sì che è la mia Bianca! Io lo sapevo che ce lavresti fatta. E fidati, questo è solo un inizio.
Sorrisi anche io, sentendo crescere dentro una nuova curiosità per il domani.
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In quella serata di inverno sotto il porticato del Teatro Comunale di Bologna, Bianca aspettava Andrea vestita con un abito nuovo, scelto apposta. Rifece distinto lacconciatura, si guardò le mani perfette e sentì crescere lemozione.
Andrea sopraggiunse portando in mano un mazzo di rose scarlatte:
Sei bellissima, disse.
Ricambiai il sorriso, questa volta lo sentivo sincero. Mi accorsi che, per la prima volta dopo molto tempo, mi sentivo veramente bella. Non perché qualcuno lo diceva, ma perché sentivo di esserlo. Era il mio riflesso, la mia sicurezza, la mia scelta.
Lo spettacolo fu brillante, divertente, pieno di colpi di scena. Io e Andrea ridevamo insieme alle stesse battute, a fine serata discutemmo del finale come vecchi amici. Il dialogo era fluido, spontaneo, piacevole.
Andrea mi invitò a fare una passeggiata tra i portici illuminati di Bologna. Accettai subito. Camminammo senza fretta tra i vicoli tranquilli, nellaria umida dei lampioni, semplicemente godendoci il momento.
Sperimentavo una libertà nuova. Non dovevo più nascondermi dietro vestiti larghi o sguardi bassi. Ora potevo sorridere a chiunque, lasciarmi osservare, essere me stessa.
Nel minuscolo giardino vicino a Piazza Santo Stefano ci sedemmo su una panchina. Allimprovviso mi uscirono parole sincere:
Grazie.
Andrea spalancò gli occhi divertito:
Grazie di cosa?
Di questa serata e della tua compagnia. Da tanto non ero così bene.
Da lontano, Giulia osservava la scena sorridendo. Non si fece avvicinare; volle solo assicurarsi che tutto andasse come doveva. Quando vide il mio volto luminoso, si fece largo tra la folla e se ne andò.
Entrò in una piccola torrefazione sul viale. Ordinò un cappuccino, scorse le vecchie foto sul telefono. Prima e dopo. Prima, la Bianca tutta nascosta, spenta. Dopo, una donna nuova, con il sorriso sincero, lo sguardo fiero.
Guardava lultima foto io fuori dal teatro, Andrea e la mia felicità. È davvero sbocciata, pensò. Non aveva bisogno di spiegare nulla, neanche di confessare il suo trucco. Avevo già conquistato tutto ciò che serviva per essere felice.
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Dopo tre mesi, la mia nuova vita era la normalità, non più una parentesi. Con Andrea le cose andavano bene: ci vedevamo spesso, vivevamo piccole abitudini, condividevamo sogni.
Ci divertivamo al cinema, tra film dautore e commedie allitaliana, sempre chiacchierando fino a notte. La domenica cucinavamo insieme, spesso sporcando la cucina col sugo o ridendo per un toast bruciato, ma felici.
Andrea era ciò che avevo sempre sperato: attento, buono, mai sarcastico, sempre presente. Bastava questo per sentirmi davvero a casa.
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Passò un anno. In una luminosa sartoria nel centro di Bologna, mi osservavo nello specchio col mio abito da sposa. Era il vestito che avevo sempre sognato: pizzo leggero, taglio morbido, fasciante ma non costrittivo. Larmonia dei colori delicati si sposava col mio incarnato.
Vicino a me si agitava Giulia, venuta per aiutarmi negli ultimi preparativi. Mi sistemò il velo con cura maniacale, poi sorrise calorosa:
Sei splendida, sussurrò con affetto autentico. Semplicemente meravigliosa.
Mi voltai verso di lei. Nei miei occhi, una gioia tranquilla e la gratitudine per tutti quei mesi di complicità. Presi fiato, il cuore in tumulto:
Grazie. Di tutto.
Due semplici parole per racchiudere tutto: il supporto nei momenti duri, la vicinanza, la spinta nei giorni di dubbio.
Proprio allora Andrea apparve sulla soglia. Rimase incantato, il sorriso caldo si aprì subito sul suo volto. Gli occhi su di me e la stessa emozione che mi aveva rapito un anno indietro.
Sei la donna più bella al mondo, mormorò venendomi incontro. Era vero, sentivo il suo amore sincero.
Gli lasciai stringere la mia mano forte nella sua. In quel tocco cera la certezza: ero amata non per i cambiamenti, ma per come ero davvero. Per il carattere, i sogni, la semplicità, la cura e il bene che donavo.
Giulia si allontanò con discrezione, godendosi la scena e tamponandosi le lacrime di gioia. Tutto era andato come doveva.
Perché la vita a volte ti mette davanti le prove più strane, ma il premio più grande resta sempre ritrovare se stessi e imparare ad amarsi, così, come si è davvero.







