Solo uno sconosciuto

Solo uno sconosciuto

Lucia non vede lora che il fidanzato esca dallappartamento. Non appena la porta si chiude alle sue spalle, lei si volta verso la madre con gli occhi brillanti.

Allora, cosa ne pensi? Ti è piaciuto? Ammettilo, è semplicemente fantastico! Con lui sarò sempre al sicuro!

La ragazza sta in mezzo al salotto, il mento appena sollevato come se già si vedesse nel ruolo di moglie di quelluomo. La sua voce è intrisa non solo di speranza, ma di una quasi certezza che la madre condivida il suo entusiasmo.

Caterina è seduta sulla poltrona sfogliando pigramente una rivista di arredamento. Alza lo sguardo, fa un piccolo cenno di spalle, scegliendo con cura le parole:

La decisione spetta a te. Appariscente, ben educato e con ambizioni. Se guadagna davvero quello che racconta, può essere un buon candidato come marito. Ma la scelta finale, Lucia, è solo tua.

Il volto di Lucia si illumina in un istante, come se qualcuno avesse acceso una lampadina dentro di lei. Esplode in un piccolo salto di gioia:

Sapevo che mi avresti sostenuta!

Poi si gira verso il patrigno, seduto sulla poltrona accanto con il telefono in mano. Lui ripiega lentamente i fogli, la osserva attento in attesa che lei continui.

E tu che ne pensi? domanda rapida. Mi interessa anche il punto di vista di un uomo.

Leonardo accenna un mezzo sorriso ironico, appoggiandosi allo schienale. Il punto di vista di un uomo per lui ha quasi un retrogusto amaro. Conosce troppo bene Lucia e sa che le importa solo ciò che conferma le sue idee.

È arrogante, egocentrico e opportunista, il tuo Matteo, dice con voce calma, quasi distaccata, guardando la ragazza dritta negli occhi. Lo dipingi come perfetto ma non vedi i difetti. Se scegli di stare con lui, tra qualche anno te ne pentirai amaramente.

Le sue parole rimangono sospese e cala il silenzio. Si sente solo il ticchettio dellorologio. Leonardo non vuole edulcorare la realtà: pensa che Lucia debba sentire la verità, per quanto scomoda.

Lei si accende immediatamente. Le guance si colorano, lo sguardo si fa fiero come ogni volta che qualcuno mette in dubbio le sue decisioni. Non sopporta che il suo giudizio venga contestato, soprattutto da chi, ai suoi occhi, non conta.

Ma certo, tu sei il solito grande psicologo! sputa fuori, incrociando le braccia al petto. La voce le trema per la rabbia. Solo tu sai come devo vivere e chi devo amare, vero?

Leonardo non si scompone. Ormai ha imparato che i suoi scatti fanno parte del suo carattere. Calmo, senza traccia dirritazione, risponde:

Sì, ne capisco più di te. Sei ancora una bambina, anche se hai già compiuto ventanni. Guarda le compagnie che scegli: non sai distinguere i veri amici. Evita di fare sciocchezze.

E in questo non sbaglia. Lesperienza glielo ha confermato: quasi tutti i conoscenti di Lucia si sono rivelati inaffidabili. Alcuni lhanno imbrogliata per soldi, altri sono spariti appena la situazione si complicava. Lei stringe facilmente nuove conoscenze ma raramente vede oltre una bella facciata o promesse altisonanti.

Solo unamica le è sempre rimasta fedele lunica, curiosamente, che la pensa come Leonardo. È più volte riuscita a farle notare, senza insistere troppo, i segnali negativi di Matteo, ma Lucia non voleva sentire ragioni. Per lei, lui era il sogno: forte, sicuro di sé, realizzato. E vedeva solo questo, ignorando il resto.

Non capisco le persone? Davvero? la voce di Lucia ora è alta, piena di risentimento. Perché ti ho chiesto un parere, poi? Tu chi sei? Solo lennesimo compagno di mamma rimasto un po più a lungo. Non sei nessuno per me! Non hai il diritto di comandarmi!

Parla senza riflettere, travolta dallemozione. In quel momento, le sembra sia lunico modo per difendere la sua scelta, la sua libertà di decidere.

Leonardo non risponde subito. Abbassa lo sguardo per raccogliere i pensieri, poi lo rialza su Lucia. Nei suoi occhi non cè rabbia, solo una stanchezza profonda.

Ti ho cresciuta da quando avevi cinque anni, dice con tono basso ma deciso. Ogni parola pesa. Ti ho aiutata coi compiti, portata ai giardini, condiviso le mie esperienze. E ora non sono nessuno per te? E perché per tutti questi anni mi hai chiamato papà?

La voce gli trema solo un poco, ma si ricompone subito. È chiaro che ricordare gli pesa, ma ora non può più tacere.

Lucia si irrigidisce. Vorrebbe ribattere con rabbia, ma la voce le si spezza. Lo sguardo cerca un punto dappoggio tra gli oggetti noti della stanza.

Perché me lha imposto mamma! sussurra infine, stringendo le labbra. Nella mente riappare il vero padre, visto solo di rado, uomo distante e poco affettuoso. Lui sì che è mio padre, anche se inaffidabile, anche se non mi è mai realmente servito. Tu invece sei uno sconosciuto.

Parole pesanti, pronunciate quasi con crudeltà. Eppure Lucia sente un nodo dentro: sa che non è proprio vero. Leonardo, anche senza titoli ufficiali, è stato il suo vero padre. Sempre presente, sempre a sostenerla e proteggerla.

Ma ora lorgoglio ferito ha il sopravvento. Sa che le critiche di Leonardo fanno male proprio perché sotto sotto vi trova un fondo di verità. Con gli anni, le rimostranze verso lui sono aumentate: la sua presenza troppo costante, la sensazione di essere controllata, consigliata ad ogni momento. E ora tutto ciò che si era accumulato riaffiora nella rabbia.

Da quando era diventata adolescente, i conflitti erano più frequenti. Allinizio erano piccoli rimproveri: Non fare tardi, Questa compagnia non va, Prima i compiti, poi il resto. Con il tempo, le regole erano aumentate. Leonardo seguiva le sue frequentazioni, insisteva con la scuola. Lucia sentiva tutto questo come una pressione, una volontà di soffocare la sua libertà.

Ne parlava con lamica, che la consolava: Tutti i padri fanno così, è il loro modo dessere presenti. Ma per Lucia non era sufficiente. Per lei, Leonardo era comunque luomo della madre, non il suo vero genitore.

La madre, invece, aveva un comportamento ben diverso. Caterina si preoccupava, certo, ma raramente si imponeva: non controllava quaderni, non chiedeva troppi dettagli, lasciava spazio. Lucia amava questa leggerezza, questa capacità di lasciarla essere se stessa.

Nel bel mezzo della lite, Leonardo resta in silenzio. Il volto sbianca, le spalle si abbassano, lo sguardo, solitamente deciso, ora è spento. Chiede piano:

Solo uno sconosciuto, allora?

La voce è rotta, non dalla rabbia ma dal dolore. Leonardo si era sempre sentito il padre di Lucia. Per lei era rimasto con Caterina, anche se ormai lamore era finito e i motivi per andarsene molti. Ci aveva pensato spesso, trattenuto solo dalla preoccupazione per la ragazza.

Perché vedeva che la madre, pur presente, svolgeva solo il compitino: cibo, vestiti, qualche regalo al compleanno. Di legame profondo, emozioni e confidenze vere, fra madre e figlia ce nerano poche. Leonardo sentiva di essere lunico punto saldo.

Sì, sconosciuto! grida Lucia, ma subito si blocca, notando il pallore di Leonardo, le sue spalle curve, lo sguardo afflitto. Qualcosa dentro di lei si irrigidisce, si sente a disagio. Continua ad insistere sulla sua posizione, ma ormai incerta.

Caterina, che aveva assistito alla scena senza dire nulla, interviene con voce quasi indifferente, come se stesse parlando del più e del meno.

Per certi aspetti ha ragione, dice, voltando pagina come fosse una questione di poco conto. Potevi diventare suo padre adottivo, ma non lhai fatto. Non aspettarti troppo

Parole semplici, che però sferzano più di uno schiaffo. Leonardo si gira lentamente verso la moglie, quasi incredulo. Negli occhi di Caterina nessuna pietà, solo freddo distacco.

Bene, comunica Leonardo, alzandosi a fatica, mentre le gambe tremano. Poi si raddrizza, mantenendo la propria dignità. Se per voi sono solo uno sconosciuto, non vedo motivo per continuare questa convivenza. Domani preparate le vostre cose. Questa casa è mia.

Nella voce non cè rancore, solo una stanchezza profonda. Lucia rimane interdetta, incapace di parlare. Leonardo si ritira nella camera degli ospiti e chiude la porta con un piccolo tonfo, definitivo.

Rimasto solo si siede sul letto. In testa un turbinio di pensieri, di rimorsi e stanchezza. Quanti anni passati a fare il padre e ora, questo era il risultato: uno sconosciuto.

Caterina, appena si riprende, bussa alla porta.

Leonardo, su, cerchiamo di non fare sciocchezze. Lucia era nervosa, le è scappata la frase sbagliata. Non roviniamo una famiglia per parole dette in un momento. Abbiamo vissuto insieme quindici anni

Cerca di far leva sui ricordi, sulle abitudini. Ma non è pentita: vuole solo mantenere una comoda normalità.

Leonardo non risponde, seduto al buio. Ricorda la sera in cui aveva capito di non amare più Caterina: nessuna scenata, nessun dramma, solo qualcosa si era spento. Era rimasto solo per Lucia. Ora invece, dopo le parole di lei, anche quella ragione non cera più.

Ripensa a tutte le volte che ha aiutato Lucia: le riunioni scolastiche, le gite, le lezioni di bici, i confidenze serali da bambina. E ora nulla conta più. Solo uno che abita sotto lo stesso tetto.

Intorno, solo il ticchettio dellorologio. Leonardo chiude gli occhi. È deciso: il divorzio è inevitabile.

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La separazione avviene in poche settimane. Nessuno scandalo, nessuna lite in tribunale; si firmano le carte, la divisione dei pochi beni si svolge secondo legge. Caterina deve tornare nel suo vecchio appartamento in periferia, quello che aveva lasciato ai tempi di Leonardo. Le pareti avrebbero bisogno di una mano di vernice, il pavimento scricchiola, le tubature sono vecchie. Dalla finestra si sentono le voci dei vicini e il traffico della via sotto casa.

A Lucia lo spazio manca subito: è abituata al comfort della casa del patrigno, una cameretta tutta sua, larmadio moderno, lo specchio ampio. Qui si ritrova in pochi metri, su una rete cigolante, con tende giallognole. I primi giorni cerca i lati positivi, si ripete che è solo provvisorio. Ma linsofferenza cresce. Troppo rumore, poco spazio, zero privacy.

Cerca rifugio nella figura di Matteo. Prima lo vedeva come la garanzia di stabilità, ora che non ha più nulla, si butta tra le sue braccia senza pensarci troppo. Si sposano presto, senza alcun clamore, una firma in Comune, una cena veloce coi parenti più stretti. Lucia spera sia linizio di una vita felice.

Passa poco però, e si rende conto: Leonardo aveva ragione. Dopo il matrimonio, Matteo cambia. Spariscono le attenzioni, i regali improvvisati. Se prima pagava le sue uscite e piccoli vizi senza batter ciglio, ora diventa molto più attento. Inizia a insistere affinché anche lei lavori, anche se Lucia ha ancora la laurea da finire. Nella famiglia si condivide ogni spesa. È giusto dare tutti una mano, ripete.

Le cose peggiorano. Lucia prova a sollevare più volte la questione con delicatezza: forse Matteo ha dei problemi, forse è solo stress. Tenta di essere comprensiva, ma i litigi aumentano. Si discute per i soldi, le faccende di casa, i progetti futuri.

In un momento di fragilità, Lucia si convince che un bambino potrà migliorarli. Immagina Matteo cambiare, diventare più attento e partecipe. Ma quando accenna alla gravidanza, lui si oppone prontamente. Non ora, prima bisogna sistemarsi, taglia corto. Il tema diventa occasione per nuovi scontri, finché, alla fine, Lucia ha la sua bimba. E se ne pente poco dopo.

La tensione diventa insostenibile. Insorgono vuoto, stanchezza, voglia di fuga. Dopo settimane di riflessioni, Lucia prende coraggio: un giorno, mentre Matteo è al lavoro, raccoglie un po di vestiti, i documenti, qualche giochino della neonata. Le mani le tremano, ma il senso di leggerezza è nuovo e forte.

Chiude la porta, scende le scale e non sente neanche il freddo. Davanti a sé lignoto, ma meglio della vita di prima.

Lucia torna dalla madre, nella stanzetta della vecchia casa. Portano con sé solo una piccola valigia, il passeggino, pochi accessori per la bimba. Caterina i primi giorni la asseconda, lascolta un po distratta, bada qualche volta a Martina mentre Lucia cucina. Ma appena la pazienza si esaurisce, cambia tono.

Una sera, mentre la piccola piagnucola prima di addormentarsi, Caterina posa con forza la tazza sul tavolo:

Lucia, così non si può andare avanti. Non posso reggere questo caos ogni giorno. Devi trovarti una sistemazione.

Lucia alza lo sguardo, sorpresa.

Mamma, ma dove posso andare? Non ho abbastanza soldi per affittare un appartamento. Ho appena iniziato un lavoretto online, ma la paga è minima.

Non è un mio problema, risponde Caterina, incrociando le braccia. Il mio dovere lho fatto: ti ho cresciuta e mandata a scuola. Ora sei grande, devi arrangiarti da sola. Non avevo intenzione di fare la nonna a tempo pieno!

Le parole sono nette, senza spazio per trattare. Lucia sente il gelo dentro: sperava di poter restare almeno per un po, di trovare uno slancio di comprensione.

Ma con una bambina di otto mesi, dove dovrei andare? domanda flebilmente.

Dovrai decidere tu, chiude secca Caterina. Posso darti qualche euro, ma non aspettarti molto di più. Ho la mia di vita.

Prende alcune banconote dal portafogli, le lascia sul tavolo e se ne va, lasciando Lucia sola con la bimba assopita.

Cosa le resta? Davvero lavora online: elabora ordini, trascrive documenti, prende piccoli incarichi. I soldi però non bastano, Lucia non può fare di più: la figlia è troppo piccola per lasilo, la nonna non è disponibile. Le giornata sono tutte uguali: sveglia presto, pappe, giochi, pochissime ore al computer quando la bambina dorme, poi di nuovo cucina, coccole, faccende domestiche. Risparmia su tutto: spesa, vestiti, detersivi. Eppure non ce la fa a mettere da parte nulla.

Pensa allultimo aiuto possibile: Leonardo. Lunico che davvero, da bambina, laveva capita. Forse, vedendo la nipotina, si commuoverà?

Carica la bimba ben vestita, mette una copertina e si presenta da Leonardo. Se lo immagina accogliente, pronto ad abbracciarla.

Lui apre la porta, appare stanco, in tuta e con la tazza del tè in mano. Vede Lucia e la figlia, il volto impassibile.

Ciao, mormora Lucia, spostandosi da un piede allaltro. Volevo che conoscessi tua nipote.

Avanza dolcemente la piccola Martina: la bimba sorride ma Leonardo resta fermo, posa la tazza e la guarda con distacco.

E cosa vuoi da me? Si può sapere perché sei venuta? la voce è piatta, solo una punta di amarezza. Per te io sono solo uno sconosciuto. E quindi, cosa dovrei fare?

Lucia sente un morso dentro. Aveva immaginato un incontro completamente diverso. Invece, rialza lo sguardo, cerca di mostrarsi pentita.

Ho sbagliato, lo so. Ho avuto una reazione esagerata. In fondo sei stato tu il mio vero punto di riferimento, dopo la mamma. Io

Soltanto che ti sei ricordata di me solo ora, anni dopo? la interrompe lui, più freddo che mai. Se allora avessi chiesto scusa, magari avrei capito. Ora è tardi. Non ti posso aiutare.

Si scansa dalla porta per farle capire che è meglio lasciar perdere. Lucia indugia, vorrebbe ancora dire qualcosa, ma intuisce che è inutile. Leonardo ha ormai costruito un muro tra loro.

A testa bassa si allontana, la carrozzina davanti a sé. Ogni passo pesa come piombo. Poteva andare diversamente

Quando la porta si richiude, Leonardo rimane senza muoversi. Solo più tardi si siede in salotto, lo sguardo nel vuoto.

Lucia se ne va senza nulla. Cammina per strada, spingendo la bambina nel passeggino. Avverte un senso di vuoto che cresce. È tutta colpa sua lo sa. Ha allontanato lunica persona davvero affidabile. E ora, quando ha più bisogno, trova solo porte chiuse.

Martina si agita nella carrozzina. Lucia si ferma, laggiusta. Quel piccolo gesto la riporta alla realtà. Respira, si raddrizza e guarda avanti. Ora deve pensare solo a sua figlia. Come, non lo sa ancora. Ma ha capito che non può più contare su nessuno. Dovrà arrangiarsi.

Si asciuga velocemente le lacrime, posa il cappuccio sulla bimba. È sera, in giro poche auto e lampioni accesi. Non sa dove andare, ma restare ferma sarebbe peggio.

I pensieri si rincorrono: Dove trovo una stanza? Posso chiedere un anticipo ai clienti? Cercherò in affitto una camera, anche solo una branda cerca ogni opzione, stringendo i denti. Ora tutto dipende da lei. Niente Leonardo, niente Caterina, niente Matteo. Solo lei e Martina.

La piccola si tranquillizza, dorme. E Lucia sorride un po tra le lacrime. Si sente diversa: la paura non sparisce, ma cresce una strana forza. Non deluderà sua figlia. Troverà una soluzione.

Il mattino dopo, con la bambina in braccio, si mette davanti al computer con un piano preciso. Scrive ai due principali clienti chiedendo pagamenti anticipati per i lavori in corso. Uno promette di versare entro tre giorni, laltro in una settimana. Poi, si mette a cercare una stanza in affitto non importa se fuori città, senza comodità, basta un tetto. Infine, prende appuntamento al Centro dAssistenza Sociale, per sapere se esistono bonus per giovani mamme in difficoltà.

Pian piano ricomincia. Una settimana dopo trova una stanza modesta, mobili vecchi ma ambiente pulito e caldo. La bimba ha finalmente il suo lettino, Lucia una scrivania.

I primi mesi sono duri. A volte i soldi bastano appena per mangiare, a volte la stanchezza la inchioda. Eppure, quando guarda la figlia, Lucia si ricorda che ora non è più sola. Questo le dà la forza.

A poco a poco tutto migliora. Raccoglie clienti fissi, organizza meglio le spese, trova una babysitter economica che la aiuta qualche ora. Nei weekend passeggiano in un piccolo parco, danno da mangiare alle anatre, raccolgono foglie. Lucia impara a gioire delle piccole cose: una tazza di tè caldo, una risata della bambina, i suoi primi passi.

Una mattina, mentre passa vicino a un giardinetto, vede Leonardo seduto su una panchina, immerso nella lettura. Lucia rallenta, ma poi continua senza fermarsi. Lui non la saluta, o forse finge. E lei tira dritto, stringendo la mano della figlia.

Non le serve più la sua approvazione né il suo aiuto. Ce lha fatta. Non in modo perfetto, né facile, ma ce lha fatta davvero. Ha capito che anche quando sembra che tutto sia perduto, cè sempre una strada. Finché hai qualcuno per cui vale la pena camminare.

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