Durante le vacanze alle terme mi sono iscritta a una serata danzante. Quando mi ha offerto la mano, sono rimasta senza parole: era il mio primo amore del liceo

Durante le vacanze in una casa di cura a Sestri Levante mi ero iscritto a una serata danzante. Non avevo alcuna intenzione di vivere avventure romantiche volevo solo staccare dalla routine quotidiana, ascoltare un po di musica dal vivo, muovermi un po.

La sala era piena di persone; il chiacchiericcio si fondeva con il suono del sax e io, nella mia leggera camicia estiva, mi sentivo quasi come un ragazzino alle prime feste della scuola. Proprio allora sentii una mano posarsi sulla mia spalla.

“Possiamo ballare?” chiese una voce maschile dietro di me. Mi voltai sorridendo, pronto a ballare con uno sconosciuto. Ma non era affatto un estraneo. Mi trovai davanti un volto che non vedevo da quarantanni, e il tempo parve fermarsi.

Era Marco. Il mio primo amore del liceo, quello che mi scriveva brevi poesie sui bordi dei quaderni e mi accompagnava fino al portone di casa.

Le gambe mi tremarono. “Marco?” sussurrai. Lui mi sorrise con quel suo stesso sorriso un po furbetto che ricordavo quando passavamo i pomeriggi seduti sul muretto davanti al liceo. “Ciao, Giulio,” disse, come se ci fossimo visti il giorno prima. “Balliamo?”

Entrammo in pista, e lorchestra attaccò uno swing daltri tempi. Ballammo come se non ci fossimo mai separati. Si ricordava ancora che mi piace danzare con chi guida con sicurezza ma leggerezza. Io, di nuovo, mi sentii esattamente come ladolescente che credeva che la vita fosse tutta davanti.

Durante la pausa ci sedemmo in un angolo della sala. Laria era densa di profumi e corpi accaldati. “Pensavo che non ti avrei mai più rivisto,” disse Marco. “Dopo la maturità la vita ha preso la sua corsa Luniversità, il lavoro, i viaggi Quarantanni volati via così.”

Gli raccontai del mio matrimonio, finito da qualche anno, dei miei figli ormai grandi e indipendenti. Lui parlò della perdita della moglie, tre anni prima, e di quanto fosse stato difficile abituarsi alla solitudine. Mentre parlavamo, mi pareva di sentire le stesse battute, gli stessi sguardi dintesa di un tempo.

Quando lorchestra riprese a suonare, Marco mi tese la mano. “Un altro ballo?” E così passò la serata: ballo dopo ballo, chiacchiera dopo chiacchiera. Sapevamo entrambi che non era il solito incontro tra due ospiti di una casa di cura. Sentivamo che era qualcosa di più profondo.

A fine serata siamo usciti sul terrazzo. Davanti al mare, una lieve foschia e le luci dorate dei lampioni facevano da cornice. “Ti ricordi che una volta ti promisi che avremmo ballato insieme a sessantanni?” disse lui dun tratto. Restai di sasso. Avevo completamente dimenticato quella scommessa scherzosa che ci era sembrata così lontana da ragazzi. “Ecco,” sorrise, “la promessa è mantenuta.”

Mi venne un nodo in gola. Avevo sempre pensato che i primi amori sono belli perché finiscono. Se durassero, perderebbero la loro magia. Ma ora davanti a me cera Marco con i capelli grigi, le rughe agli occhi e riuscivo ancora a vedere il ragazzo di un tempo.

Sono tornato nella mia stanza con il cuore che batteva come quando avevo diciottanni. Capivo che non si trattava di un caso. A volte il destino ci dà una seconda occasione, non per ripetere il passato ma per viverlo davvero, pienamente.

Forse per questo, quando Marco mi ha proposto un giro sulla spiaggia la mattina dopo, non ho esitato nemmeno un istante. Lalba colorava il mare di rosa e doro, la spiaggia era quasi deserta, a parte qualche gabbiano e una coppia di anziani che raccoglieva conchiglie.

Camminavamo piano, a piedi nudi, lasciandoci accarezzare dai flutti freschi. Marco raccontava della sua vita delle strade prese dopo la scuola, dei viaggi che dovevano renderlo felice, ma nessuno gli aveva restituito ciò che dava un sorriso di tanti anni fa. Ascoltavo e sentivo che ogni parola abbatteva una barriera di tempo tra noi.

A un certo punto si chinò, raccolse una piccola pietra levigata dallacqua e me la porse. “Da bambino pensavo che questi sassi fossero frammenti di sole caduti in mare,” disse con dolcezza. “Magari questo ti porterà fortuna.”

Stringendo il sasso nella mano lo sentii caldo, anche se avrebbe dovuto essere freddo. Guardai Marco e vidi in lui non solo luomo che era diventato, ma anche il ragazzo che, anni fa, sapeva rendere il mondo più semplice e luminoso.

La passeggiata durò ore che sembrarono minuti. Tornando indietro, il vento mi scombinava i capelli e lui li spostava dal mio viso con quel gesto che ricordavo di allora. In quel momento capii che non volevo che questo incontro rimanesse solo un tuffo nel passato. Volevo darmi una vera possibilità, consapevole e senza paure.

Di sera, seduti insieme sul terrazzo della casa di cura, guardavamo il sole scendere dietro il promontorio. Non cera bisogno di grandi parole, solo quel silenzio che faceva sentire a casa. Marco poggiò la mano sulla mia e disse sottovoce: “Forse la vita davvero può sorridere una seconda volta.” E io, per la prima volta dopo tanto tempo, gli credetti davvero.

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Durante le vacanze alle terme mi sono iscritta a una serata danzante. Quando mi ha offerto la mano, sono rimasta senza parole: era il mio primo amore del liceo
Lasciare andare il passato