– Che tempismo scomodo per il loro anniversario, – disse lei. – Hanno trovato il tempo per festeggiare, e addirittura al paese. A Lidia sono giunti frammenti di frasi del marito insoddisfatto. Ha capito che il fratello del marito li aveva invitati al venticinquesimo anniversario della vita comune, o, come si dice, al matrimonio d’argento.

Caro diario,

oggi mi è tornata in mente la strana coincidenza di quel festeggiamento che sembrava una scusa perfetta per rimandare tutto. Che tempismo infelice per il loro anniversario, ho pensato appena ho sentito la voce di Ginevra lamentarsi. Avevano trovato il tempo di celebrare, e non solo, in un piccolo borgo di campagna.

Zaccaria, il cugino di Ignazio, mi ha telefonato dal suo paesino di San Giorgio. Ciao, Ignazio, tutto a posto? E voi come state? Quando vi va di venire sabato?

Io ho risposto, Benissimo, darò il messaggio a Ginevra! Certo che andremo, dove vogliamo andare a finire?

Ginevra è entrata nella stanza con unespressione di chi ha appena sentito leco di parole amare. Che tempismo infelice per il loro anniversario, ha ripetuto. Hanno trovato il coraggio di festeggiare proprio qui, in campagna.

Le frasi spezzate di un uomo scontento le sono arrivate come sprazzi di vento. Ha capito allora che il fratello di Zaccaria laveva invitata al loro venticinquesimo anno di vita insieme, il cosiddetto matrimonio dargento.

Io e Ginevra, nel frattempo, stavamo già decidendo di separarci. Negli ultimi mesi le divergenze si erano accumulate, cè stato un crescente allontanamento, una distanza che sembrava incolmabile. Due giorni fa avevamo deciso di porre fine al nostro matrimonio. Ginevra non aveva voglia di andare a quel matrimonio dargento non era il momento.

Forse potresti andare tu, Ignazio, sei il fratello di Zaccaria, dopotutto, ha suggerito Ginevra, ma io vorrei rivedere Tiziana, la moglie di Zaccaria. Siamo sempre stati amici, ci siamo sempre trovati a fare visita.

Come potremmo arrivare al loro anniversario e annunciare la nostra separazione? Dalla città al borgo ci vogliono quattro ore di autobus, e la nostra vecchia auto era ferma in garage da tre mesi. Un tempo la usavamo per andare a casa di Zaccaria, dove Ignazio era nato e cresciuto. Ora la macchina non parte più; Ginevra non sapeva se fosse il caso di spendere soldi per una riparazione o di comprarne una nuova.

Anche Ignazio aveva il suo pensiero: Probabilmente Ginevra non verrà, dirà di no. Se vengo da solo dovrò dire a Zaccaria e a Tiziana che ci stiamo separando. Che rumore farò, che domande mi faranno? È davvero necessario rovinare la loro festa, il loro matrimonio dargento, con i nostri problemi?

Visto che la moglie era entrata nella stanza, Ignazio ha proposto: Zaccaria ha chiamato, andiamo? Non parleremo loro dei nostri affari. Andiamo, così potremo occuparci della separazione dopo.

Ginevra ha annuito: Va bene, è una festa, andiamo.

Lautobus si è fermato improvvisamente e il conducente ha annunciato: Scendete tutti, non proseguiamo!

Io? Ma non ci andiamo più! mi sono lamentato. Mancano ancora cinque chilometri al borgo!

La strada è in pessime condizioni, ha appena smesso di piovere, non riesco a guidare, ha risposto lautista con decisione. Cercate un passaggero o proseguite a piedi.

Così siamo usciti, con la valigia di Ignazio al braccio. Camminare cinque chilometri non era nei nostri piani.

Che facciamo, aspettiamo un passaggero o andiamo a piedi? ho chiesto a Ginevra.

Aspettare un passaggero può durare fino al mattino; dovremo camminare, ha risposto.

Mentre il conducente sbraitava contro il traffico, io andavo davanti, Ginevra dietro di me sul ciglio di quella strada fangosa. Il sentiero era davvero scadente, grandi pozzanghere a un tratto, ma il marciapiede ci consentiva di avanzare.

Strano che Ginevra taci e non si lamenti, ho pensato. A casa si sarebbe già sfogata. Qui raccoglie tutto dentro, forse sprizzerà più tardi, forse al centro della strada.

Dopo aver percorso metà del tragitto, davanti a noi è sorto un boschetto di querce, un passaggio necessario, e il borgo era ormai a portata di mano.

Io aspettavo il suo sfogo, ma Ginevra camminava al mio fianco, silenziosa. Quando siamo arrivati, ho posato la valigia a terra e chiesto:

Hai sonno? ho sentito un filo di colpa nella voce.

Un po, possiamo riposarci su quel tronco, ha indicato a un albero caduto.

Ci siamo seduti, guardandoci intorno. Era ancora giorno, il tramonto stava per arrivare; gli uccelli cantavano, le farfalle svolazzavano, gli alberi frusciavano, i grilli gracidavano.

Ginevra ha ricordato il viaggio di quasi ventanni prima, quando andavano al villaggio di Ignazio per la festa di matrimonio, con tavoli già apparecchiati e gli invitati che aspettavano gli sposi.

Quanto è cambiato in ventanni, ha detto, il boschetto è cresciuto, le querce sono diventate alte e maestose.

Il tempo vola, ho risposto. Ti ricordi quel giorno in cui la ruota quasi si staccò dallauto? Tu in abito da sposa con i tacchi, io in giacca e scarpe lucidate, camminavamo sul ciglio finché Zaccaria cambiava la ruota. Non abbiamo voluto aspettare e siamo partiti a piedi. È vero, ho finito per graffiarmi un piede.

Certo, mi ricordo, è stato il mio piede, ha riso Ginevra. Fortunatamente Zaccaria ha riparato lauto in fretta. Se fossimo rimasti, avremmo aspettato lì.

Dopo un breve riposo, abbiamo ripreso il cammino, ognuno immerso nei propri pensieri. Io ricordavo le escursioni con gli amici di scuola, mentre Ginevra, più urbana, non aveva mai dormito in una foresta.

Ginevra, stanca, ha pensato a voce alta: Mentre nostro figlio è al fronte, noi ci separeremo. Non piacerà al bambino, ma che fare? È già deciso.

Il sentiero ci ha condotto fuori dal bosco, fino a un piccolo villaggio a valle.

Che meraviglia! Lestate qui è splendida, colori vivaci, caldo, sole, ha esclamato Ginevra.

Sì, è sempre bello qui, in ogni stagione. Se la macchina non fosse rotta saremmo già arrivati, ho risposto.

Abbiamo aperto il cancello, siamo entrati nel cortile e abbiamo trovato Zaccaria intento a sistemare i tavoli. Ci ha abbracciati.

Siete a piedi? ha esclamato. Dove è lauto? Perché non mi avete chiamato? Avrei potuto incontrarvi.

Non sapevamo che lautobus non andasse oltre, così ci siamo messi a camminare, ho spiegato. Almeno laria fresca ci ha fatto bene.

Tiziana! ha esclamato la moglie di Zaccaria, stringendo Ginevra in un abbraccio caloroso. Che gioia vedervi! Domani è il nostro anniversario dargento. Il tempo è volato, non ci siamo neanche accorti.

Zaccaria e Ignazio hanno chiacchierato un po, poi, cambiati i vestiti, tutti si sono seduti a tavola. Abbiamo trascorso molto tempo nel cortile, ridendo, chiacchierando, fino a quando ciascuno è andato nelle proprie stanze.

Mi hanno sistemato in una piccola camera con un divano nuovo.

Guarda, labbiamo comprato da poco, ha detto Tiziana, indicando il divano appena rifinito. Buona notte.

Ginevra si è spogliata e si è posizionata contro il muro, lasciando gran parte del divano a me. Non abbiamo più dormito insieme, ma guardandosi, Ignazio ha pensato: Ginevra, perché ti stringi così al muro? Cè spazio per entrambi, non è forse?

Le gambe mi fanno male per la camminata, ha risposto lei.

Ignazio ha tirato via la coperta dalle sue gambe e ha iniziato a massaggiare i piedi.

Va bene, tienimi, Ignazio. Passerà, sarà solo una notte.

Stai zitta, adesso ti massaggio e poi starai meglio.

Il giorno dopo abbiamo aiutato a apparecchiare i tavoli nel cortile, accogliendo gli ospiti. Le conversazioni, inizialmente tranquille, sono diventate sempre più vivaci. La musica è iniziata, le canzoni hanno suonato, tutti hanno iniziato a ballare. Il villaggio è unito, tutti si conoscono, si divertono.

Immagina, Ignazio, venticinque anni di matrimonio con Tiziana, tutto è stato bello, a volte litighiamo, ci feriamo, ma ci riconciliamo subito. Non possiamo restare arrabbiati a lungo, è così, vero? ha detto Zaccaria, felice. Un quarto di secolo! Amo Tiziana, non la darò a nessuno.

Zaccaria ha sussurrato allorecchio di sua moglie: Basta, caro.

Che tutti sappiano quanto è buona e meravigliosa la mia moglie, la migliore del mondo! ha esclamato, e tutti hanno applaudito.

Io guardavo Ginevra, osservavamo la coppia felice. Come si poteva parlare di separazione in un momento così gioioso? Laria era piena di felicità, avvolgeva gli ospiti e i loro cuori.

Ho guardato Ginevra con occhi diversi e mi è passato per la mente: La mia Ginevra non è peggiore di Tiziana! Ci sono incomprensioni, è la vita. Perché decidere di separarci adesso? Non voglio perderla.

Lho abbracciata, lei mi ha guardato sorpresa. Nei suoi occhi ho visto calore, amore, tenerezza e qualcosa di più. Ho capito che provavo gli stessi sentimenti. Forse quel giorno di festa ha avvolto anche noi di una nuova felicità.

Forse la felicità ci ha raggiunto, ha pensato Ginevra, sorridendo dolcemente, e io le ho dato un bacio sulla guancia.

Il giorno dopo ci sono stati gli spiedini, nuove chiacchierate lunghe, e io non lasciavo più Ginevra alla vista. Ogni qualvolta si allontanava, la cercavo con gli occhi. Zaccaria ci ha poi accompagnati di nuovo con lautobus.

Ritornati a casa, Ignazio ha chiesto: Ginevra, che facciamo con lauto? Ripararla costa molto, forse ne compriamo una nuova? Che ne pensi? Non voglio più prendere lautobus per andare da Zaccaria.

Tuo giudizio vale, ha risposto lei. Se dobbiamo comprare, andiamo avanti, tu sei più esperto di meccanica.

Domani mattina andremo al mercato dellauto, daremo unocchiata, così potremo ancora viaggiare insieme.

Da allora non abbiamo più parlato di separazione; sembra che la decisione si sia sciolta da sola. Il nostro figlio è tornato, si è sposato. E Ginevra e io restiamo felici, come prima.

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– Che tempismo scomodo per il loro anniversario, – disse lei. – Hanno trovato il tempo per festeggiare, e addirittura al paese. A Lidia sono giunti frammenti di frasi del marito insoddisfatto. Ha capito che il fratello del marito li aveva invitati al venticinquesimo anniversario della vita comune, o, come si dice, al matrimonio d’argento.
TATIANA, MA SEI IMPAZZITA?! HAI QUARANTACINQUE ANNI! HAI UN FIGLIO GRANDE, IN MILITARE! E ORA PRENDI…