Lisa, non prenderemo molto. Imballa per il viaggio la tua crostata firmata e un paio di barattoli di marmellata — sbadigliò pigro Gabriele con un sorriso.

Loredana, non prenderemo molto. Metti nella valigia il tuo tortino speciale e un paio di barattoli di marmellata, sbadigliò con un sorriso il viso abbronzato di Gabriele.
Loredana lo fissò, incredula di fronte a tanta sfrontatezza. Come osava chiedere così, senza nemmeno chiedere scusa?

Nella sua mente giravano i ricordi di quelle ore passate a perfezionare il dolce, a sistemare la casa per larrivo dei parenti. E ora Gabriele, che per tutta la settimana non aveva sollevato nemmeno una chiave inglese, sedeva allombra a pretendere da asporto il suo cibo.

Loredana lanciò uno sguardo a Marco, che sembrava non accorgersi di come si comportasse il fratello.
Gabriele, non ti sembra di chiedere troppo? chiese Loredana, cercando di mantenere la calma.
Basta, Loredana! sbatté lui, senza girarsi. Siamo di famiglia, dobbiamo condividere. E qui hai una montagna di euro!

Unondata di irritazione mescolata a rabbia cominciò a gonfiarsi dentro di lei. Quella casetta sul Lago di Garda, comprata tre anni fa, era diventata per lei e Marco un vero rifugio. Destate non cerano giornate pigre: sveglie allalba, falciatura, raccolta di frutti di bosco, cura delle galline, scorte per linverno. Ogni aiuto pesava come oro. Per questo la richiesta di Gabriele suonava come unoffesa; lui non vedeva o non voleva vedere tutto quel lavoro. Per lui la casa era solo una vacanza gratuita, e Loredana e Marco il personale di servizio.

Tutto iniziò tre settimane fa, quando Gabriele chiamò proponendo: «Passiamo a dare una mano alla fattoria e a riposarci un po in campagna». Le parole furono una sorpresa. Gabriele e sua moglie Luisa erano cittadini di Milano, abituati a serate in discoteca, bar, cinema e shopping nel weekend.
Aiutare? chiese Loredana, dubbiosa.

Ma Gabriele continuò con entusiasmo:
Certo! Siamo una famiglia! Voi avete più facile, noi laria fresca ci farà bene. Da tempo volevo raccogliere lamponi e fare un bagno caldo

Loredana chiuse il telefono e rimase a bordo del portico, a sfiorare il tessuto del suo grembiule. Conosceva bene il carattere di Gabriele: amava promettere, ma raramente mantenere. Nel profondo nutriva dubbi, ma Marco, appena sentita la notizia, si illuminò:
Almeno raccoglieranno i frutti. E forse mi darà una mano a sistemare il recinto.

Nei giorni successivi Loredana si immerse in mille incombenze, come se avesse a che fare con un presidente in visita. Lavò e stirò la biancheria, mise via gli asciugamani puliti, fece una spesa a Verona: pesce fresco, carne per la grigliata, frutta, dolci, perché gli ospiti si sentissero a casa.
Speriamo che aiutino almeno un po, pensava, mentre stendeva gli asciugamani. Se anche solo un po, già è un sollievo.

Quando finalmente Gabriele e Luisa arrivarono, Loredana li accolse con un sorriso forzato, nascondendo le preoccupazioni. I parenti sembravano rilassati, come se fossero tornati da una spa.
Eccoci qua! esclamò Gabriele, le braccia aperte.

Loredana sorrise e li invitò al tavolo. Sulla veranda cerano insalate fresche, focaccine calde e un compotto di frutta fredda. I primi trenta minuti trascorsero tra chiacchiere e risate; poi Marco, con tono cauto, illustrò il programma dei prossimi giorni.
Domani iniziamo a falciare, poi raccoglieremo i frutti. È tanto, ma insieme ce la faremo.

Luisa annuì, ma nei suoi occhi brillò una lieve sorpresa, quasi una perplessità: il termine «falciatura» le era estraneo, proveniva da un mondo diverso. Loredana colse quel sguardo, percependo un presentimento: forse l«aiuto» sarebbe rimasto invisibile.

Il primo giorno si svolse in allegria. Loredana cercò di non pensare allerba alta, alle fragole invase da erbacce, al fienile pieno di secchi di mele. Gabriele raccontava barzellette a voce alta, schiacciava i semi, vantandosi di essere «stanco della città» e felice di essere in natura. Luisa, in un nuovo abito estivo, posava per foto al tramonto sul lago. Marco sorrideva, contento che il fratello fosse finalmente qui, sperando che il lavoro procedesse più veloce.

Il giorno seguente lumore cambiò. Loredana si svegliò allalba al canto del gallo, indossò gli stivali di gomma e uscì in cortile. La rugiada scintillava sullerba, laria odorava di fieno. Le galline beffeggiavano, chiedendo cibo. Loredana riempì il mangime e, guardando la finestra della camera degli ospiti, notò le tende chiuse.

Entro le otto del mattino aveva già nutrito gli animali, raccolto un secchio di cetrioli verdi e annaffiato i letti. Marco uscì con una tazza di caffè e annunciò:
Gabriele e Luisa sono andati in città per una faccenda urgente.

Loredana annuì, ma dentro provava un fastidio. Sperava che gli aiutanti tornassero almeno dopo colazione. Rientrarono solo al tramonto, raggiante e soddisfatto. Gabriele scaricò dal bagagliaio sacchetti di patatine, acqua frizzante e birra, come se avesse compiuto una grande impresa.
Loredana, qui è un vero centro benessere! esclamò, sistemandosi sulla sedia a dondolo. Tutto si fa da solo!

Il giorno dopo la frustrazione di Loredana aumentò. Lei falciava lerba da sola, trasportava secchi pesanti, puliva i pavimenti e preparava il pranzo. Gabriele riposava in una amaca, scorrendo il telefono e lamentandosi di un mal di testa.
Credo di essermi raffreddato. Rimarrò a riposare.

Luisa si stese su un asciugamano vicino allacqua del lago, scattando selfie. Nei suoi social comparvero nuovi hashtag: #RelaxRurale, #VitaBella, #FugaInCampagna. Con ogni giorno Loredana si sentiva più stanca, alzandosi alle cinque del mattino e andando a letto dopo mezzanotte, lavando i piatti e riordinando dopo gli ospiti.

Gli ospiti non offrivano nemmeno una mano: credevano che la loro sola presenza fosse già un dono.
Siamo venuti a farvi visita, osservò Luisa quando Loredana le chiese di aiutarla a lavare i piatti. I clienti non devono lavorare, vero?

Da quel momento il sorriso di Loredana divenne un tirante, e ogni richiesta dei visitatori fu una puntura di pazienza. Pian piano la pazienza si esaurì; il tempo dellospitalità stava per finire.

Il quinto giorno Loredana non poté più tacere. Sentiva lirritazione accumulata dal loro arrivo esplodere. Passò la giornata a zappare il orto, a drenare i letti, a trasportare secchi dacqua, mentre dal patio arrivava il riso di Luisa, sdraiata su una sdraio a chiacchierare con le amiche. Quando Marco rientrò dal campo, stanco e coperto di polvere, Loredana lo guardò con serietà.
Non ce la faccio più, disse. Non puliscono nemmeno dopo sé! Oggi Gabriele ha chiesto di lavare la sua camicia, e Luisa ha definito la colazione «semplice».

Marco annuì; decisero di coinvolgere gli ospiti nel lavoro del giorno successivo: Gabriele avrebbe aiutato Marco a riparare il recinto, e Luisa si sarebbe occupata di estirpare le fragole. Loredana sperava che così avrebbero capito che il riposo è bello, ma la fattoria non si gestisce da sola.

Gabriele, domani dobbiamo sistemare il recinto, disse Marco a cena. Puoi aiutarci?

Certo, certo, rispose Gabriele, masticando uno spiedino di carne, gli occhi fissi sul telefono.

Era chiaro che il suo interesse fosse più per i messaggi che per il lavoro.

Il mattino seguente Marco si alzò presto. Laria era fresca, profumata di fieno e rugiada. Prese gli attrezzi dal capanno, controllò assi e chiodi, e preparò un tè forte per il fratello, per cominciare la giornata in armonia. Bussò alla porta della camera degli ospiti. Silenzio. Bussò di nuovo, più forte. Solo il ronzio del condizionatore rispose. Aprendo, la stanza era vuota. Sul comodino una nota:

«Siamo in città, torneremo verso sera. Barbecue in programma!»

Quella sera Gabriele e Luisa tornarono carichi di sacchi di carne, birra e pesce essiccato, ridendo dei traffici e del caldo. Loredana, esausta, stava appoggiata al parapetto.

Avevamo concordato di lavorare in campagna, disse.

Ah sì, certo, rispose Gabriele, agitando il sacco di carne. Domani sicuramente aiutiamo! Promesso.

Il settimo giorno annunciò:
Dobbiamo andare subito. Peccato non aver potuto aiutare!

E poi, sorridendo, aggiunse:
Loredana, porta con te il tuo tortino famoso e un paio di barattoli di marmellata di lamponi. Sono deliziosi!

Loredana sentì la rabbia ribollire. Una settimana di lavoro duroalbe nei campi, cucine infinite, bucato, pulizie, cure per ospiti ingratisi trasformò in una risoluta negazione.

Non vi daremo nulla, rispose, la voce tremante. In una settimana non avete fatto neanche un gesto.

Gabriele rimase senza parole, il viso arrossato, gli occhi stretti.
Che tipo di ospitalità è questa? urlò. Siamo qui con il cuore!

Con quale cuore? replicò Loredana. Venite a riposarvi a nostre spese! Io ho lavorato mentre voi vi rilassavate in amaca e facevate shopping!

Marco, di solito evitante nei litigi, si avvicinò a sua moglie, le mise una mano sulla spalla e, fissando Gabriele negli occhi, disse con calma ma fermezza:
Gabriele, eri tu a offrire aiuto. E invece avete solo mangiato, bevuto e reclamato il caldo.

Che cosa dici, Marco! scoppiò Gabriele, avanzando un passo. Siamo parenti! E tu chiedi i soldi per il cibo! Che vergogna!

Luisa, accanto al parapetto, sospirò forte, alzò le mani al cielo in segno di disprezzo e, serrando i denti, si diresse verso lauto. Con un gesto teatrale chiuse la portiera. Era furiosa perché, invece di un ricevimento di famiglia, avevano avuto solo uno scontro.

Via, Gabriele! gridò dalla macchina. Qui non ci si rispetta!

Gabriele si voltò verso Marco e Loredana, pronto a parlare, ma invece fece un gesto di disprezzo, si diresse verso lauto e sbatté il bagagliaio con rabbia, salendo al volante. Il suo volto era contorto dalla collera, gli occhi misti di stupore e offesa, come se il mondo gli fosse divenuto ingiusto.

E via con i vostri dolci! urlò, chiudendo la porta. Non torneremo più!

Quando lauto scomparve dietro la curva, Loredana e Marco rimasero sul portico. Sentivano un sollievo, ma anche la stanchezza di unemozione intensa. Marco sospirò pesantemente e si sedette sul gradino.

Lesperienza è costosa, ma serve, disse, guardando sua moglie con comprensione. Non torneranno più i parassiti.

Loredana annuì, capendo che quellinsegnamento era davvero prezioso.

La sera passeggiarono tra i campi, valutando le opere ancora da fare. Il recinto necessitava ancora di riparazioni, le fragole dovevano essere estirpate, il fieno non era ancora completato. Camminavano lentamente sul sentiero, ascoltando i suoni notturni del giardino. Loredana si accorse che la stanchezza del lavoro era più piacevole di quella provocata dallarroganza altrui.

Quella notte accendevano il camino e bevevano un tè con marmellata di lamponi, quello stesso che Gabriele aveva tanto desiderato. Guardavano il lago scintillante e Loredana sentiva il suo piccolo rifugio tornare a essere il loro mondo tranquillo.

Dora in poi accoglieremo solo chi arriva con la vanga, non con il telefono, disse, e, ridendo insieme, compresero che nella vita laspetto più importante è laiuto reciproco e il rispetto.

Il vero riposo nasce quando tutti partecipano, non quando qualcuno si crogiola sullospitalità altrui.

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Lisa, non prenderemo molto. Imballa per il viaggio la tua crostata firmata e un paio di barattoli di marmellata — sbadigliò pigro Gabriele con un sorriso.
Parto a malincuore con mio figlio per andare da mia madre: la nostra casa “occupata” dalla cugina di mio marito, le valigie fatte in fretta, e la rabbia per una decisione presa senza chiedermi nulla