– Scusami, Alessia Non ti amo più. Non posso farci niente! Matteo infilava in fretta le sue magliette e i jeans nella borsa, evitando di incrociare lo sguardo della moglie.
Ci sarebbe stato davvero poco da aggiungere: sapeva che Alessia era lì, girata verso la finestra con il suo nasino allinsù e le lentiggini sulle guance, quella stessa espressione che una volta lui trovava irresistibile.
Ora, invece Non sentiva più nulla. Forse erano cambiati i suoi gusti, forse cera semplicemente altro, ma, insomma, adesso amava Eleonora.
Non Nora, non Ele, ma Eleonora. Come si fa a chiamarla diversamente? Sarebbe una banalità, non renderebbe giustizia a ciò che era.
Eleonora era proprio bella: quasi una statua di marmo, quella che ammiri nei musei e resti senza fiato per la perfezione. Nellanima e nel fisico. Almeno così la vedeva Matteo. Chissà perché proprio una come lei si era girata verso uno come lui: era complicata, raffinata, parlava di poesia e di argomenti profondi. Era intelligente.
Non proprio come Matteo: semplice come una pizza Margherita.
Così lo diceva sempre sua nonna, Olga Petronilla, e lei sapeva dirlo bene, dato che era stata lei a tirarlo su dopo che sua madre, persa dietro una nuova fiamma, era sparita, e suo padre lo aveva portato dalla madre, lasciandolo lì come se quel bimbo che ancora non aveva nemmeno un anno non fosse mai esistito.
La nonna Olga non aveva detto niente, aveva solo raccolto Matteo tra le sue braccia e chiuso la porta a doppia mandata. Del passato meglio non parlare. Aveva detto che se mai fossero tornati allimprovviso quei due, non lavrebbe mai dato indietro, quel ragazzino, neanche sotto tortura. Se hanno abbandonato il loro figlio, vadano pure in pace. Niente pietà, niente rimorsi.
Era dura, la nonna Olga. Ma quanto laveva amato Più di ogni cosa. Gli dava sempre il cioccolato migliore e il tempo che aveva. Laveva aiutato in ogni singola cosa.
Solo una volta aveva detto no. Quando Matteo era andato da lei a confessarle del suo nuovo amore, lei laveva cacciato fuori e nemmeno laveva voluto sentire.
Vergognati, Matteo! Ma dove la mandi tua moglie, quella a cui hai giurato amore e protezione fino alla fine dei tuoi giorni?
Da nessuna parte, nonna. Ci separiamo, come fanno tutti.
Ma come ci separiamo?! Nonna Olga aveva arrotolato uno strofinaccio tra le mani e, per la prima volta in vita sua, aveva minacciato il nipote. Ma come ti ho cresciuto io? Non ti ho insegnato a comportarti così!
Matteo aveva preso le parole della nonna, ma non capiva.
Di cosa aveva colpa? Daver smesso damarla? O daver trovato una donna migliore?
Con Alessia era cresciuto. Era sempre stata lei a rimproverarlo allasilo se trattava male la maestra o non voleva finire la pappa. A scuola, durante la cerimonia di inizio anno, le prese erano sue se non si comportava bene. Con i suoi fiocchi nuovi e il mazzo grande di fiori, Alessia sembrava spesso lontana, quasi estranea, eppure Matteo sapeva bene che era la sua migliore amica, la sua compagna di marachelle: dopo la scuola volavano insieme sul vecchio ciliegio dietro casa, e ridevano guardando i gatti litigare o i passeri rotolarsi nella polvere. Avevano pantaloncini identici e le ginocchia sbucciate uguali. Cantava lei a squarciagola le sue canzoni preferite, fregandosene delle sue stonature.
Era tutto un mondo che sembrava fatto per loro finché i genitori di Alessia, un bel giorno, non presero e partirono per lavoro. Lontano, dicevano. In Africa! Tre anni senza vedere Matteo. Quando tornò, Alessia aveva negli occhi tutto quello che aveva visto, e raccontava, raccontava: di come le mancava, di come aveva sognato di tornare sul loro ciliegio e lanciare i noccioli ai passeri, anche se era una piccola maleducazione.
Matteo lascoltava a bocca aperta, gonfio di orgoglio. E adesso Alessia non aveva più le ginocchia ossute e il naso buffo di una volta: era cresciuta e diventata una ragazza bellissima, con i riccioli chiari e gli occhi quasi trasparenti. Tutti i ragazzi del quartiere le giravano dietro, ma lei aveva scelto Matteo.
Che shock per i genitori, quando a diciassette anni si presentarono a casa dicendo che volevano sposarsi!
La madre di Alessia svenuta quasi sulla sedia, il babbo con la cintura in mano per la prima volta, ma la nonna Olga intervenne:
Lasciateli fare! Ma non subito. Il mio nipote è giovane, la testa ce lha sulle spalle, ma prima deve imparare a mantenere una famiglia. Si farà il servizio militare, studierà, poi parleremo di matrimonio. Allora, ve la date la vostra Alessia per il mio Matteo? Tra tre-quattro anni? Festa grande e matrimonio degno. Che ne dite?
Che potevano dire i genitori, vedendo lo sguardo felice e un po folle della figlia? Dissero di sì, ma a patto che Matteo prendesse un diploma e imparasse un mestiere. Doveva diventare uomo, doveva rispettare Alessia.
Come se non lo sapesse lui! Di baci ce nerano, certo, ma non erano andati oltre. Sapevano di non poter essere buoni genitori se avessero fatto sciocchezze troppo presto. Matteo si ricordava bene la propria infanzia e sapeva che la nonna non ce lavrebbe fatta con dei pronipoti da crescere.
Quando finalmente si sposarono, fu una festa. Una folla di parenti mai visti, tanto che quando lui serviva solo la nonna, nessuno aveva mai mosso un dito. Ma ora erano tutti presenti.
Nonna Olga non aveva rancore, Matteo nemmeno. Gli occhi solo per la sua Alessia, incredulo di tanta fortuna.
Fu lei, avvolta nel velo bianco come una ciliegia in fiore, che gli sussurrò allorecchio, in mezzo a tutto quel caos:
Ti amo
Sì, glielaveva detto anche prima, ma ora Matteo sentiva quanto era forte il legame. Infrangibile.
Si sbagliava Bastò poco a rompere tutto.
Con Eleonora, Matteo si conobbe per caso. Tornava dal lavoro e la vide accanto alla fermata, a ballare sotto il temporale. Fermò lauto.
Perché farla bagnare così? Pioveva talmente forte che rischiava davvero di trascinarla via!
Ma lei lo guardò di traverso, con una smorfia altezzosa:
Chi le ha detto che non amo la pioggia?
Aveva gli occhi così scuri che Matteo non ne seppe distinguere il colore. E nel suo sguardo cera qualcosa che gli fece saltare il cuore, come se chiamasse a sé una disfatta.
Non venne mai in macchina con lui. Camminarono insieme sotto la pioggia, finirono inzuppati, e quando finalmente arrivarono, lei spalancò il portone e con un cenno gli disse:
Vieni?
Lì, Matteo si persero davvero. Non tornò più a casa quella sera, né la settimana dopo. Sapeva che lo stavano cercando: vedeva le chiamate perse di Alessia e di nonna Olga, ma era come sprofondato in un gorgo. Solo il nome di Eleonora esisteva, in quel vuoto.
Si ripresentò a casa dopo una settimana e mezza. Respinse le braccia di Alessia che si era lanciata verso di lui, e disse con la stessa voce gelida di Eleonora:
Non adesso.
Poi le raccontò, tutto dun fiato, cosa era successo. Se ne andava.
Alessia non fece scenate. Nemmeno capiva, in fondo, cosa le stesse succedendo. Raccolse i suoi vestiti e li ripose accuratamente, poi lo guardò con i suoi occhi azzurrissimi e domandò:
Non mi ami più nemmeno un po?
Qualcosa in Matteo si intenerì, caldo. Ma la vergogna lo soffocava basta! Hai tradito lei. E anche te stesso. Non cè via di ritorno! Va per la tua strada e non far soffrire questa ragazza. Troverà un altro, sarà felice, vedrai.
Nonna Olga non disse una parola quando seppe tutto. Gli chiuse la porta in faccia. Gli mandò a dire, tramite un amico, che non voleva vederlo più finché non rinsaviva.
Ma Matteo era annebbiato. Si era immerso nella nuova vita senza nemmeno capire se gli piacesse davvero o meno.
Nessuno che laspettasse a casa, ormai, o che chiedesse se aveva mangiato. Si lavava da solo magliette e calzini.
Eppure, per casa, Eleonora girava in abiti trasparenti, quasi impalpabili, e lo guardava sempre come se non esistesse. E a lui sembrava bastare per essere felice.
Non riusciva nemmeno a chiamarla con dei vezzeggiativi. Era lei, diversa dal resto del mondo, silenziosa, fredda come un ghiacciolo. Forse era proprio questo che laveva incantato: pensava di poterla sciogliere, farla sorridere come faceva Alessia, chiara e solare.
Ma a Eleonora non serviva nulla di tutto ciò. Né calore, né dolcezza.
Un giorno lo respingeva, quello dopo lo chiamava, lo teneva incatenato come un gatto col topo. E lui non capiva davvero cosa volesse da lui. Correvano i giorni, i mesi, lui inseguiva lei, e dimenticava Alessia, la nonna, il mondo.
Passò un anno, poi un altro. Matteo dimagrì, divenne una specie di levriero: sempre pronto a scattare. Di notte gli si affacciavano sogni inquietanti, gridava nel sonno, invocando aiuto: non per Eleonora, ma per Alessia. Quando la sognava, dormiva sereno come un bambino, la mano sotto la guancia; e a volte, svegliatasi per caso, Eleonora lo spingeva con fastidio:
Rombi come un motore!
Ma non era vero. E, svegliandosi, Matteo si rigirava dallaltra parte e aveva paura di riaddormentarsi: sapeva che Alessia non sarebbe tornata fino al mattino, e gli altri sogni lo spaventavano. Rimaneva a fissare il muro fino allalba, poi in cucina a prepararsi la colazione da solo. Eleonora non mangiava mai; solo un caffè, nero e amaro come la sua anima, che non aveva mai conosciuto né amore né compassione.
Un anno dopo, Eleonora lo cacciò via.
Tu mi hai stufato più del radicchio amaro! Fuori da casa mia! e si misero pure a litigare quando Eleonora tentò di scavargli un occhio con ununghia laccata. Matteo non se laspettava, ma schivò il colpo.
Sei impazzita?!
Come si fa a non impazzire con uno come te? Tu non sei nemmeno un uomo!
E allora cosa sono? domandò lui, lasciandole i polsi delicati.
Sei un pezzo di legno! gli gridò Eleonora, spingendolo via. Fuori di casa mia! Fuori!
Matteo era confuso. Abituato ormai a quella vita, non sapeva più da che parte andare. Stava riempiendo la stessa vecchia borsa di sempre con le stesse magliette ormai lise, e guardava Eleonora in attesa che cambiasse idea.
Più veloce, per favore!
Ele
Nemmeno cominciare! Non ti voglio vedere mai più! Capito? Tanto è più facile far ragionare un sasso che te! Almeno, la pietra ha una forza della natura; tu, nulla! Vai va da quella tua Alessia!
Chissà perché, uscì proprio quel nome dalla bocca di Eleonora. Matteo non parlava mai dellex moglie, né della nonna. Come se non fossero mai esistite. E Eleonora capiva che, se una nuova «passione» avesse attraversato la vita di Matteo, lei stessa sarebbe stata cancellata come le altre.
Forse era per questo che era così arrabbiata. Chissà.
A quel nome, però, Matteo scattò.
Da Alessia?
E davanti agli occhi gli riapparve il suo primo amore: il naso allinsù, le lentiggini, i capelli doro. Il gesto familiare di Alessia che si scostava la frangia dagli occhi, quello sguardo attento come a domandargli: «Che cè, Teo? Sei stanco?»
Sì, stanco sussurrò Matteo, prendendo la borsa. È ora di tornare a casa.
La macchina non si accese per nessun motivo e, alla fine, Matteo partì a piedi, attraversando tutta Firenze a piedi, verso dove, sperava, qualcuno lo aspettasse ancora.
Ma nessuno aprì la porta, per quanto bussasse alla vecchia casa della nonna.
Che cerchi, Matteo?! spuntò la vicina dal piano di sotto Non c’è più! È tanto che non cè.
E dovè finita la nonna Olga?
E te ne ricordi adesso, eh? Dove sei stato tutto sto tempo?! Ringrazia la tua Alessia che non lha lasciata da sola quando non sapevamo più come rintracciarti! Ha avuto un ictus, sai! E tu che ne sai, eh?
La borsa scivolò dalle mani di Matteo.
Cosa? Ma Perché
Perché!? la vicina sbottò. Abbiamo provato in mille modi, ma tu hai cambiato lavoro, telefono, sparito come polvere al vento!
Quando?!
Un anno! Un anno ormai!
E dovè? Sta bene?
Non dire stupidaggini, maledetto! Sta bene. Alessia lha portata da lei. Lha curata, lha fatta tornare in piedi, mentre tu facevi insomma, lartista con altre! E non si è mai lamentata, sebbene le pesasse. Madre malata, padre morto, ora pure la tua nonna. Ma ha resistito. Lei sì che è forte, la tua Alessia! E non come certi altri!
La porta si chiuse con uno schianto. Matteo corse giù per le scale, dimentico persino dellascensore, e si precipitò verso la piccola casa che un tempo lui e Alessia avevano condiviso, lasciata a lei dal nonno.
Lo accolsero.
E Matteo, appena varcata la soglia, si accasciò sul pavimento, il volto tra le ginocchia, incapace di alzare lo sguardo verso chi stava davanti a lui, un bambino fra le braccia.
Sei tornato? Vieni, la nonna ti stava aspettando.
E tu? scappò dalle labbra di Matteo, senza il coraggio di guardarla.
Io? Io ho smesso di aspettare molto tempo fa, Teo. Non si può costringere qualcuno ad amare.
Come hai chiamato nostro figlio?
Andrea.
Un bel nome.
Me lha suggerito la nonna. Era anche il nome di tuo nonno. Era un bravuomo.
Non come me
Hai tutta la vita davanti, Teo. Puoi ancora capirci qualcosa.
E tu, Alessia? Tu hai trovato il tuo posto?
Ma certo! la risata di Alessia era lieve, ma così genuina che a Matteo si strinse il cuore. Eccola qui la mia vita!
Alessia baciò il bambino sulla testa e, posandolo a terra, lo spinse verso Matteo:
Vai. Conosci tuo padre!
Un urletto arrabbiato fu la risposta del bambino, che si opponeva allabbraccio del papà.
E così, papà! Datte una mossa! Alessia riprese il piccolo in braccio e spostò lo sguardo verso Matteo Vai a salutare la nonna. E prenditi le chiavi dellappartamento. Sarà vuota, ma almeno avrai un tetto.
Alessia, magari
Magari niente, Teo scosse la testa Alessia È stato, ma è passato. Se vuoi vedere tuo figlio, sarò contenta. Un bambino ha bisogno del padre. Il resto dimentica.
Tu non hai dimenticato
No rispose semplicemente Alessia. Non ci sono riuscita. Ho provato. Mi hai fatto troppo male, Matteo.
Grazie per la nonna
Non si ringrazia per queste cose. È normale tra persone che si rispettano.
Matteo avrebbe voluto dire altro, ma gli mancavano le parole. Si perse nel blu limpido degli occhi di Alessia, senza trovare più nientaltro da aggiungere.
Passarono alcuni anni e, un pomeriggio, nel Parco delle Cascine, si incrociarono due famiglie.
Papà! Andrea agitò la mano verso Matteo, stringendo la manina della sorellina che cercava di raggiungerlo.
Ciao figliolo! Matteo stringeva più forte la carrozzina, cingendo la nuova moglie con un braccio, mentre salutava Alessia che passeggiava con il marito.
Giostre e gelato, papà? Alessia rise, guardando la sua bimba nel tentativo di superare Andrea.
Alla bisnonna piacerà! Andrea corse verso la nonna Olga seduta su una panchina. Gelato però per le femmine lo scelgo io! Se no si sporcano tutto!
Il riso dei bambini echeggiò tra i viali del parco, Alessia sussultò quando il marito la convinse a salire sulle montagne russe, ma Matteo guardava con occhi cupi la sua ex moglie ridere felice con i figli.
Perché fai quella faccia, Matteo? Nonna Olga gli prese il braccio, costringendolo a seguire il suo passo. Hai lasciato scappare la tua felicità? Volata via come un pettirosso a primavera.
Nonna, basta
Basta niente! la canna della nonna batté il selciato, vibrando denergia. Abbiamo ciò che non sappiamo amare! E quando lo perdiamo piangiamo! Per te, Teo, tutto arriva tardi: prima che ti svegli, sarà suonato già mezzogiorno! Guarda bene la tua Marina. Non ti basta? Quella è la felicità che il destino ti ha dato, e nemmeno sai perché. E ora vuoi lasciarla andare anche tu? Basta lagne e guarda al futuro, guarda con speranza! Come ha fatto Alessia quando sei andato via. Si pente? Magari! Fidati di me! Il primo amore non si scorda mai. Ma lei ha trovato la strada per andare avanti. Non si gira indietro né dà colpe a nessuno, anche se ce ne sarebbero. E tuo figlio lo crescerà bene, ci puoi scommettere. Tu puoi anche diventare saggio, Teo, oppure rimanere sempre uguale. La scelta è tua.
La nonna andò dietro ai bambini e Matteo, sollevando il viso verso il cielo, si asciugò di nascosto le lacrime. Poi richiamò la moglie:
Marina, vuoi un gelato?
Teo
Alla dieta ci pensi domani! E poi, sei già la più bella di tutte!






