Dopo che il mio nuovo compagno si è trasferito da noi, mia figlia quindicenne, Bianca, è diventata sempre più chiusa in sé stessa; ha persino smesso di sedersi a tavola con noi. Un giorno, quando meno me laspettavo, mi ha detto: «Mamma, io ho paura di lui. Non posso vivere con lui nella stessa casa, perché lui…»
Luigi è rimasto per la prima volta da noi un venerdì sera. La mattina mi sono svegliato con il profumo del caffè. In cucina lui preparava le uova come se fosse sempre stato parte di questa famiglia. Mi ha sorriso, mi ha dato un bacio sulla guancia e ha detto che era abituato a svegliarsi presto. Sembrava tutto così normale.
Bianca è uscita dalla sua stanza qualche minuto dopo. Appena ha visto Luigi, lo ha salutato con un cenno del capo, ha preso del succo darancia e lo ha bevuto in piedi vicino alla finestra, senza unirsi a noi al tavolo. Ho pensato fosse il solito atteggiamento da adolescente. A quindici anni chi mai sorride la mattina?
Ho quarantacinque anni, sono divorziato ormai da anni e lavoro come ragioniere. Luigi ha cinquantanni, insegna storia alle scuole medie, anche lui separato. Ci siamo conosciuti tramite amici comuni, ci siamo scritti per mesi prima di iniziare a frequentarci. È sempre stato tranquillo, senza vizi. Dopo otto anni da solo, grazie a lui ero tornato a sentirmi non solo padre, ma anche uomo.
I primi tempi veniva sempre quando Bianca era da mia madre. Poi ho deciso che non cera più nulla da nascondere: mia figlia era abbastanza grande da comprendere che anche suo padre aveva diritto ad una vita privata. Li ho fatti conoscere. Sono stati entrambi educati, senza discussioni. Ho pensato che fosse tutto a posto.
Ma col tempo sono comparsi dei piccoli segnali che io, ostinato, non collegavo tra loro.
Bianca ha iniziato a saltare la colazione ogni volta che Luigi restava da noi. Diceva che non aveva fame. Restava più spesso a calcetto, tutte le domeniche andava dalla nonna. In fondo, mi faceva piacere: pensavo che fosse presa dallo sport e che aiutasse la famiglia. Ero convinto che fosse soltanto una coincidenza.
Dopo quattro mesi, Luigi ha iniziato a fermarsi sempre più di frequente. Io stesso mi stavo abituando allidea che si trasferisse da noi definitivamente. Quella volta si è fermato in piena settimana. La mattina, quando Bianca è entrata in cucina e lha visto, si è bloccata sulluscio. Si è voltata ed è tornata in camera.
Sono andato dopo di lei. Era seduta sul letto a fissare il vuoto.
Le ho chiesto cosa fosse successo. Ha risposto sottovoce:
Papà, io ho paura di lui. Non posso vivere con lui in casa.
Dentro mi si è gelato il sangue. Ho chiesto cosera successo, perché parlava così.
Ha sollevato lo sguardo e ha ripetuto:
Dopo che Luigi si è trasferito da noi, Bianca è diventata chiusa, non si è più seduta a tavola, poi un giorno ha detto allimprovviso: «Papà, io ho paura di lui. Non posso vivere con lui in questa casa, perché lui…»
Papà, scegli. O lui oppure io.
Quello che ho scoperto su Luigi mi ha sconvolto davvero. Quella stessa sera lho mandato via.
Quel giorno, finalmente, ho capito che non stavo guardando la cosa giusta. Ero preso solo dalla mia felicità, ignorando le sue preoccupazioni.
Ha detto che presto si trasferirà qui per sempre ha sussurrato lei.
E allora? ho cercato di restare calmo.
E che dovremo rimettere tutto in ordine. Sul serio.
Allinizio non avevo compreso il senso delle sue parole.
Che ordine?
Quello in cui io non do fastidio ha sorriso, ma nei suoi occhi non cera gioia. Ha detto che in casa ci deve essere un solo uomo. Che presto cambierà tutto.
Sentii un brivido lungo la schiena.
Ti ha detto proprio così?
Ha detto: «Dovrai abituarti. Io e tuo padre stiamo creando una famiglia. E tu ormai sei grande». E poi… Bianca si è interrotta.
E poi cosa?
Che forse sarebbe meglio per me andare dalla nonna, se qualcosa non mi andasse bene.
La sera ho aspettato il ritorno di Luigi.
Hai detto a mia figlia che dovrà abituarsi? gli ho chiesto senza girarci intorno.
Ha sospirato.
Ho solo tracciato dei confini. Sai, se mi trasferisco, bisogna fare sul serio. Voglio una famiglia vera.
E Bianca per te chi è?
È quasi grande ormai. Prima o poi andrà via. Anche noi dobbiamo pensare al nostro futuro. Magari anche a un altro figlio.
Lho guardato e ho capito che lo pensava davvero, senza alcuna rabbia, solo con freddezza.
Quindi preferisci che io scelga?
Ha fatto spallucce:
Vorrei solo che tu capissi cosa vuoi davvero.
Quella notte ho dormito pochissimo. Al mattino sono andato in camera di Bianca e mi sono seduto accanto a lei.
Ho già scelto, le ho detto. In questa casa tu non sarai mai di troppo.
Quello stesso giorno, Luigi ha preparato le sue valigie e se nè andato.
Oggi so che lamore vero non mette mai in competizione chi amiamo di più. Bisogna ascoltare i silenzi di chi ci è caro, non solo le nostre speranze.




