Il Destino di Brunò

Il destino di Brunetti

Lo aveva restituito a Silvia come si fa con un paio di scarpe che fanno male o con una mascara che non convince. No, forse addirittura peggio. Il mascara non si preoccupa su che mensola venga lasciato, e le scarpe… alle scarpe chi importa di chi le trascinerà tra le pozzanghere dautunno.

Ma a Sergio sì, importava eccome. Gli faceva schifo.

È umiliante, quando ti portano via dallospedale su una sedia a rotelle, stai lì come un sacco di patate, annuisci senza forza. Sì, adesso sei un peso morto… Sì, hai deluso tutti… E il lavoro come si fa? E i soldi? Dove li trovi adesso?

Sì, sì, sì

Sergio voleva urlare questa parola, far rimbombare il reparto: ora lo portano dritto dritto dalla ex, lo scaricano davanti alla porta come un pacco indesiderato, come un cucciolo di gatto trovato per strada, di quelli che non sai mai se addomesticare o lasciare al destino.

Giulia, dai su! Ma cosa dici. Bisogna solo aspettare, tornerò a camminare! Vedrai che si sistema tutto, sei proprio una sciocca… Te le inventi, ti agiti per niente… Così parlava due settimane prima, quando Giulia si era presentata piangendo, con occhi che sembravano due laghi, e bocca tremante chiedeva tra i singhiozzi Dovè Sergio Brunetti?. Linfermiera, occupata a cambiare la padella ad un altro paziente, indicò la brandina davanti al lavandino.

Giulia ingoiò la saliva, chiuse gli occhi un attimo, cercò un sorriso, si avvicinò.

Lui dormiva. Il corpo gli doleva ovunque, uniniezione lo aveva steso, poteva stravaccarsi lì fino a notte, risvegliarsi ogni tanto solo per poi tornare in quel limbo caldo e morbido. Caldo quello era fondamentale! Perché prima era solo gelo. Freddo addosso, da settimane…

Sergio tornava dalla casa in campagna di Giulia in moto; si sentiva un tipo tosto, gasava, beato dal vento, raccontando quanto era bello divorare lasfalto, quando zac! Qualcosa è finito sotto la ruota, la moto è volata sul ciglio, lui come una trottola, un gran botto in testa e immagini impazzite.

…Ecco Silvia, con i fiocchi tra i capelli e la divisa scolastica, allultimo giorno di scuola. Ride con Giulia, ballano felici, avanti la vita! Sergio arriva con i gelati: Silvia ama quello al cioccolato, Giulia vaniglia, ma lui sbaglia sempre e li dà scambiati.

Sergio, ma devi stare più attento, eh! Devi diventare avvocato, mica gelataio! ride Giulia imitando la prof di geo, linstancabile signora Tiziana che pareva vedere in lui un simpatico nipote, anche se parenti non erano davvero.

Scusami, Giulietta, testa tra le nuvole! Sergio ride, felice, prova a far qualcosa di spettacolare, si appende alla sbarra, prova a fare una rotazione.

Le ragazze lo osservano. Giulia incantata. Silvia…

Lei lo guarda seria, quasi con un rimprovero.

Perché mi guardavi così? chiese Sergio poi, quella sera, tornando a casa con lei sul corso principale.

Così come?

Così Come posso spiegarti si stringe nelle spalle Sergio.

Non mi piace chi se la tira, Silvia ricambia il gesto. Fa per aggiungere qualcosa, ma le sfugge un sorriso e si baciano

Sergio si risveglia ancora. La stanza è illuminata, camici che si muovono rapidi.

Resistete, caro, dai, un po di dolore ci sta qualcuno vicino a lui.

Sergio gira piano la testa. Accanto, un ragazzo che avevano rimesso insieme come un puzzle, viene accudito dalla nonna forse nemmeno sua che lo visita spesso. Andava meglio, rideva anche, poi una notte il crollo: oggi è lì, grigio, labbra viola

Sergio si volta. Meglio non vedere. Spaventa.

Ma le tende, no? Nei film questi pazienti li separano col paravento! pensa. Poi sente portare via il ragazzo. Ehi, tieni duro!

Il ragazzo non risponde. Sergio sprofonda di nuovo nel suo sonno.

Silvia Si trova in mezzo a un corridoio infinito. Cosè? Ah già, consultorio O forse maternità.

Sono incinta, Sergio! dice. Ma invece di gioia, sembra stia dando una brutta notizia.

Beh, meglio! Ci sta, no? Sei la mia bimba! lui sorride, tenta di abbracciare la moglie.

Si erano sposati da quattro mesi, approfittato delle ferie, volati in Calabria: lì Silvia non stava benissimo, sarà il clima, si diceva.

Poi la visita medica…

Sergio, non batte il cuore Non toccarmi, Sergio Non capisci? Non cè vita! lei rimane a fissare la finestra, sul davanzale i vasi di fiori, donne incinte passano e guardano quella coppia a pezzi.

Come non batte, dai Avranno sbagliato! È tutto piccolo laggiù! Figurati, questi ecografisti dicono di tutto! Andiamo dalla dottoressa Rossetti, ci aiuta lei, forza Sergio non ci sta. Sua moglie non la lascia così. Tutto sto dramma per un errore medico

Giulia Rossetti ora fa lamministratrice in una clinica privata, amicona con tutti. Non li frequenta più spesso probabilmente le rode che Sergio abbia scelto Silvia, non lei. Ma lui non aveva promesso nulla.

I Brunetti? Ma pensa te la coincidenza sorride Giulia, girando una penna tra le dita. Che vi porta da me?

Giulia, dai smettila. Ti ho spiegato tutto, Sergio appoggia la carta di credito sul bancone. Hai promesso che ci aiuti. Silvia, siediti, là cè posto.

Ma Silvia non si siede, fissa Giulia. Che strano potere, trovarsi la tua sorte nelle mani di una ex compagna di liceo.

La Rossetti solleva la cornetta, preme qualche pulsante.

Dottor Moretti? Sì, arrivati. Li mando. Passano? Ok, ciao caro! ride. Studio tre, vi aspetta.

Il dottor Moretti era in gamba, davvero. Visitò Silvia tre volte per essere sicuro.

Succede, non disperate. Un errore genetico, il corpo ha staccato la spina da solo. Siete una coppia sana, sono sicuro che ce la farete. Signora Silvia, non si abbatta! Anche mia moglie pianse tre giorni e perse cinque chili, poi bum! un anno dopo aspettavamo il primo figlio. E ora non riusciamo a tenerli fermi… Vuole consolarli, Silvia annuisce, tergendosi la pancia col fazzoletto, si rimette i jeans e va via. Fa finta di capire.

Lì tutto si è spento. Lì tutto è cambiato. Sergio diceva che era sciocchezza; Silvia gridava che non capiva nulla, lo trascinava da dottori, analisi, esami. Tre gravidanze perse. Tre! Dicevano: fate una pausa, riflettete, cambiate aria.

Come si fa a distrarsi? Che roba è questa?! Bisogna cercare la causa, combattere! Sergio! Li vogliamo o no, sti bambini? Ce li sognavamo, ricordi?

Lui ricordava che i figli, così in fretta, li voleva solo Silvia. Lui diceva sì, ma più per educazione; i bambini sono il traguardo, pensava ma perché pensarci tanto?

Un giorno Sergio incontrò Giulia in metro fuggi fuggi dopo una visita. Aveva mollato Silvia in un bar a frignare sulle carte del dottore.

Dove vai? chiese Silvia.

Vado a prendere aria. Torna a casa tu, io prendo la metro.

Sergio…

Macché, vai per favore! e si infilò la giacca.

Giulia, vestita da concerto e col mazzo di fiori (e anche un po brillo), si trovò di fianco a lui in carrozza. Parlottarono, Sergio si lamentò di Silvia, che era sempre più giù di morale.

Ho dato così tante cellule per questi esami che potrei popolare una scuola! scherzava, rispondendo alla domanda Come va?. Magari cè un esercito di piccoli Brunetti in giro, chi lo sa dove finiscono quei materiali!

Risero.

Poverino sospirò Giulia, gli accarezzò il viso. Ma certo che devi cambiare aria! E comunque sussurrò uscendo dai vagoni, Silvia non ti ha detto niente? Nel 2010 stette male: ti ricordi? Un mese via da scuola.

Sì, forse…

Era proprio per quelle cose di donne. Rischiava di non poter più avere figli, le dissero subito. Ma a te non ha detto niente, così ti sei trovato nei guai! Lei ti ha fregato, Sergio.

Ma che stupidaggine! Si fermò, Giulia gli finì addosso coi fiori. Poteva dirmelo.

A che scopo, scusa? Tu sei un tipo a posto, che cerca la famiglia… Lei ti ha usato, e ora… via! Dai, andiamo a casa mia! Cè la festa, hanno promosso me, cè anche del cognac… Forza!

Sergio neanche si rese conto di quanto velocemente si trovò in casa di Giulia. E giù un bicchierino, poi un altro…

Gli venne in mente la prima notte con Silvia, la prima dopo il matrimonio. Lei tutta timida, lui confuso, così emozionati, niente era chiaro ma i sogni sui bambini sì, pure i nomi si erano inventati!

Dopo quella sera con Giulia, la vita prese una piega rapida: Sergio respirava, ricominciò a ridere, a urlare che non andava più con Silvia dai medici, che lei se la vedesse da sola, lui era sano!

E di cosa sarei colpevole? rimase Silvia.

Di nulla. Finita. Dora in poi: tu curati, io basta. Sono sano come un toro! colpì il tavolo con la mano, si alzò e andò a casa di Giulia.

Cominciò a pensare che aveva fatto male a sposarsi: Giulia la vedeva ora, leggera e divertente, la vita come una vacanza. Cene romantiche, giochi idioti, gite fuori porta…

Col tempo si separarono da Silvia: il matrimonio finì, Giulia non voleva più condividerlo con nessuna, la pressione era diventata insopportabile.

Se non ci sono figli, si va in Comune, lo spiegò una signora dallaltro capo del telefono. Ci sono minori?

No. Chiaro, grazie, rispose Silvia.

Ecco qui. Senza figli tutto fila liscio. Quelle creature assenti, il loro desiderio mancato, aveva sventrato la vita di Silvia. Ripartire da zero: vivere in una casa vuota, weekend vuoti. Ma si sopravvive. Si mette una pietra sopra, come diceva papà.

I suoi vivono vicino, potrebbe pure trasferirsi. No, che non serve: lavrebbero coperta di compassione.

…Sergio si sveglia di nuovo. Mattina, profumo di crema e tè al limone. Ma per lui, nulla, pancia chiusa.

Qualcuno viene per lei? Laiutano? sente una voce di donna, occhi azzurrissimi e pieni di rughette gentili.

Dicono che la moglie ogni tanto passa. Lasciate stare, magari gli porta qualcosa, borbotta qualcuno dietro il carrello.

Ok, segna Brunetti come servito. Forza, andiamo avanti! Guarite, ragazzi! sorride e sparisce col carrello bollente.

Giulia non era mai stata la sua vera moglie. Niente documenti.

Arriva dopo unora, sempre col bavero alto, il muso storto.

Gli date da mangiare? O si è freddato? O portate voi qualcosa? si intromette solita linfermiera.

Lo imbocco io, dice Giulia, prende la ciotola, annusa, pensa che schifezza ma nulla ha portato di meglio. Su, questa porcheria la devi mangiare, Sergio. Ieri eravamo dai Frantini, era il compleanno. Ti salutano tutti, eh! Oh, io crollo dal sonno! Ma come mangi, tutto fuori? Ti viene da vomitare? Uff, arrivo!

Corre in bagno, si pulisce in fretta, esce nel corridoio.

Sta male! Venite a pulire! urla. Non si trattiene, insulta, inveisce contro tutto: cibo, ospedale, medici.

Il giorno dopo non torna, né quello dopo ancora. Poi arriva con aria stanca.

Che dice il medico? chiede Sergio.

Niente di buono. Accidenti a quella moto, chi te lha fatto comprare?! Ora tocca pensarci… la riabilitazione ci costerà un patrimonio, e gratis qui ci mettono una vita. A me serve che tu Si ferma, nota i pugni serrati di Sergio. Ci serve che tu ritorni in forma Da uomo normale! Vabbè. Ti ho portato un sacchetto, cerano offerte allEsselunga

Manco gli si avvicina per un bacio. Lascia solo le arance e lacqua, si siede a guardare fuori.

Giulia! sospira Sergio, cerca di carezzarle il ginocchio, ma lei gli scansa la mano. Dai, che passerà, ripartiamo. Sì, sono stato uno sciocco con la moto, ma eri tu a vantartene! Su, non farci caso. Problemi al lavoro? Prendi ferie! Così poi, appena mi dimettono, andiamo

Sì, andiamo dritti dritti da Silvia, e poi io prendo ferie e mi imbarcherei anche per Cipro, sapessi! lei stringe le dita, si guarda intorno, detesta quellospedale, quella condizione.

Che quadro, eh mugugna il vecchio nel letto di fianco, crollato dai ponteggi di un palazzo. Era arrivato al posto di quellaltro ragazzo, spedito in rianimazione.

Scusate signora, noi usciremmo pure dalla stanza, ma le gambe non ci stanno dietro ride mesto il signore.

Giulia storce la bocca davanti al catetere che spunta dalle coperte. Le nausea tutto: odori dospedale, corpi stanchi, le chiacchiere, il rumore di ruote sulle mattonelle.

Sergio ormai è lì da tempo, così tanto che sembra ci resterà per sempre. Tre settimane, prima in rianimazione, ora in reparto.

Giulia appena tornata a casa, inizia la danza: i vestiti buttati, doccia infinita, profumo a litri, ma il puzzo da ospedale sembra appiccicato. Uno schifo!

Il peggio è vedere Sergio così: immobile, le gambe molli, grigio in volto. Bisogna cambiargli la posizione, spalmarlo di creme, fargli le iniezioni, così dice il medico.

Una volta era un bel tipo. Una volta… E Giulia lo urlava in silenzio: glielha soffiato a quella sottotono di Silvia!

Non chiede mai se Silvia lo riprenderà: semplicemente lo trascinerà su a casa dellex, e ciao. Meglio lasciarlo lì che nel suo bilocale, solo come un sasso.

Ci sarebbero anche i Brunetti senior, ma la madre ha già la tachicardia e il padre lulcera. Vengono a trovarlo, poi tornano a casa e vivono di gocce di Biochetasi. Non si può. È da malvagi! Ma Giulia è buona: ci pensa a tutti, no?

La carrozzina quasi non entra in ascensore, fortuna che da pochi mesi hanno messo il servoscala a casa di Silvia.

Guarda che tempismo! commenta Giulia ridendo dietro la sedia. Però, Sergino, niente musi, eh! Io ho una vita da rifare, chiaro? Signora! Non vede che cè un disabile! Faccia bene attenzione!

Se Sergio si fosse rotto sul lavoro, durante un salvataggio, sarebbe stato onorevole. Avrebbe pure beccato la pensione, e Giulia lavrebbe raccontato pure al macellaio. Ma così Chi si è mai fatto male su una moto?

Sergio? Ma sei proprio tu? la vicina si illumina. Ma come… E vieni da Silvia?

Più informazioni chiedi, più rughe ti ven-gono, signora! spara Giulia.

Giulia, basta! ringhia Sergio, stringendo i braccioli.

La vicina è basita. Poi si fa sotto.

A Silvia non la trovi… Non cè

Le porte si chiudono su di loro. Giulia schiaccia il dieci.

Sergio ha ancora le chiavi della casa.

Ma pensa! Neanche ha cambiato la serratura, che credulona! ride Giulia. Spingi… così…

Ti odio, capito? Ti odio! Sergio la afferra al volo. Mi abbandoni? Gli scarti non ti servono? Che ti venga un accidente!

Sputa a terra per la frustrazione, per quellimpotenza da uomo, da essere umano. Deve andare in bagno, deve chiedere aiuto, mani deboli, tutto storto

Vaffà! taglia corta Giulia, abbandona una borsa ed esce sbattendo la porta.

Lui resta al centro del salone, la carrozzina fra la luna e le tende, lo stesso quadro con i chicchi dambra incollati sul paesaggio che avevano comprato in luna di miele nel Salento. Silvia non lo aveva buttato

Tutto come allora: mobili, pile di carte da regalo, il cactus gigante Don Peppino che Sergio aveva quasi ucciso con tutta quellacqua quando lei era in trasferta.

Ma il cactus, brutto e spinoso, ce lha fatta. Sergio, invece, sembra proprio no… Si è rotto, e non si sa dove fuori o dentro…

Silvia qui non vive più. Acqua chiusa, gas spento. Via dove? Per quanto?

Telefonare. Devo chiamarla. Dovè il cellulare?

Lento, lo tira fuori, lo lascia cadere. Prova a raccoglierlo. Niente.

Mannaggia! Che sfiga! sibilava, poi si mette a piangere.

Di dolore, di frustrazione, di paura per quello che sarà.

Silvia arrivò verso mezzanotte, tornò di corsa dalla trasferta dopo la chiamata della vicina: Guarda che hanno scaricato Sergio.

Si inciampa nelle borse, accende la luce e si blocca.

Nello spicchio di luna, come teletrasportato dagli alieni, la carrozzina ferma. Lui con la testa sul petto, fiato pesante.

Così si riportano figli sgraditi in orfanotrofio, cani ai canili, oggetti difettosi in negozio… Persone difettose, ormai fuori garanzia.

Fu dura, davvero. Sergio voleva andarsene, ha una casa sua, può pagare per una badante, non vuole essere un peso…

Facciamo così, Silvia si siede davanti, gli allunga un caffè, si tiene la tazzina. Ti rimetti in piedi e te ne vai, ok? Ma non farlo per pietà. Non siamo due estranei, ci siamo voluti bene, no? Cosa ci fai, da solo? Con una badante? Dopo unora la cacci! Tua mamma diventerebbe matta, già mi ha chiamata… E poi? Io, se vuoi, mi sono organizzata. Ho ricontattato il fisioterapista, Mitia Losa, lo ricordi? Era un anno avanti a scuola. Bravissimo. Da domani viene e si vedrà: non gratis, però, quindi muovi i risparmi. Affare fatto?

Sergio avrebbe dovuto scappare, andarsene, ma non ce la fa. Fa male, restare solo.

E Silvia non aveva avuto paura, quando aveva perso tutto? Lui aveva fatto il giovane libero, la vita easy; lei burocrazia, lacrime, solitudine. I genitori? Mica si può raccontare tutto.

Ora le cose sono cambiate. Son soci, hanno una missione comune.

Silvia non lo coccola, pretende che si dia da fare, lo spinge a fare corsi di francese, a non abbandonare il mestiere di avvocato da remoto, a migliorare la formazione.

Di sé Silvia dice poco, Sergio non chiede. Qualcuno la chiama, lei si isola in corridoio.

Sergio aspetta. Aspetta che tornino le forze, quindi la libertà.

La riabilitazione è pure più veloce di quanto pensasse: Mitia è un osso duro, niente pietà, chi sgarra si becca una sgridata. A maggio Sergio cammina per casa, a luglio si azzarda in negozio a comprare fiori. Poteva ordinare online, soldi ce ne sono, ma vuole andare di persona. Un gesto. Una sfida.

Non ne trova il tempo: Silvia lancia i fiori dalla finestra, piange, gli dice di sparire dalla sua vita.

Sergio annuisce. Poi la stringe, per un secondo o per la vita.

Grazie, Silvia! Capito? Grazie! Se puoi, perdonami. Ti amo. Davvero. Dammi unaltra occasione

Forse la soluzione giusta sarebbe mandarlo via. Due soci nella disgrazia, ora che la disgrazia è passata, restano solo due solitudini.

Ma poi la solitudine sparisce, quasi senza accorgersene. Si può essere insieme senza spiegazioni, senza paura di sguardi o giudizi, solo affrontare lalba, andare a dormire, fare i progetti a due…

… Che fa, tutto bene con linvalido? sbuffa Giulia, incrociando Silvia con la carrozzina al supermercato.

Quale invalido, tutto a posto, grazie. Ecco, chieda pure a Denis Sergio indica un rubicondo nella navicella. Scusa ma oggi abbiamo la visita in Comune, accompagniamo il papà! sorride e svicola via.

Ma che? Dove? Silvia, io a quel disgraziato lho quasi rimesso in piedi in ospedale! urla Giulia.

Grazie Giuliuzza. Sapevo di poter contare sulla mia migliore amica. Dillo pure a Sergio che sei contenta per lui! Silvia sorride e sguscia via.

La sera Giulia va al ristorante con un uomo, poi ballano, e resta sola per una notte identica a molte altre. Lui la chiama cucciola, lei si volta. Non è quello, nemmeno sa cosa sia quello. Chiama Sergio, ma non risponde. Lei ormai è il passato.

Non ci riuscirei mai, mamma… Non sopporto i malati! piange Giulia in cucina.

Normale, tesoro! Perché tenerci uno tutto rotto? Ti troviamo uno di nuovo, tranquilla! la madre la accarezza, poi accende la TV. Guarda che madre strega, rifiuta un bambino malato! Queste le metterei tutte in galera! Ma quanti ce ne sono così, senza cuore, in giro per il mondo Che paura vivere! Mamma mia, che paura

Giulia guarda la madre con gli occhi di chi non sa dove sbattere la testa. Anche lei ha paura da fare schifo. E dentro, solo un grande, silenzioso senso di solitudine.

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