Farò quello che voglio
Il marito di Chiara, Stefano, un giorno decide che vuole assolutamente comprare una casa di campagna, non solo sognarla, ma proprio andare e prenderla!
Ma ti serve davvero, papà?! scuote la testa Matteo, il loro figlio con i dread, mentre si tira su i jeans larghi pieni di buchi sulle ginocchia. Da quei tagli si vedono bene le sue gambe magrissime e pallide. A Stefano quei pantaloni non sono mai piaciuti, ma ogni volta lascia stare. È solo uno spreco di tempo e soldi! Perché non andiamo in vacanza come sempre? Hai mai fatto i conti, papà? Con quei soldi potremmo andare almeno cinque volte alle Maldive!
Io non ci vado più da nessuna parte. Lo sai, ho paura anche solo a guardare un aereo! Lasciami stare, Matteo, questa è una mia questione personale. Considerala una stranezza da vecchio, un capriccio di un padre un po matto, ma io la casa in campagna la voglio! Stefano batte il pugno sul tavolo. Voglio il capanno per aggiustare lauto, attrezzi e rastrelli appoggiati al muro, e fuori una bella griglia per le feste con gli amici. Voi non capite niente! Alla fine agita la mano, sconsolato.
Di fronte a lui cè Chiara, sua moglie: minuta, curatissima, quasi una statuina di porcellana nel mobile con vetri, ma con la pelle mediterranea e i capelli corti da ballerina moderna. Sorseggia il caffè dalla sua tazzina di porcellana come se tutto questo non la riguardasse minimamente, come se quei centinaia di migliaia di euro che stanno rischiando di spendere (e con una casa in campagna come con le ristrutturazioni, non bastano mai), fossero semplicemente dettagli insignificanti.
Mamma! Ma tu non dici niente?! Toccherà tutto a te, lo sai vero?! Matteo non si arrende. Sperava che per i suoi diciottanni i genitori gli comprassero una moto, e invece salta fuori una casa fuori città
Chiara fa un altro sorso, appoggia la tazzina e intreccia le mani con calma.
Amore, che ansia! Siamo ormai in quelletà in cui ci si può finalmente permettere qualcosa solo per noi, qualcosa che ci darà forza quando tu sarai andato via. Ci andrai via da casa, vero? Chiara lo dice col suo solito tono fra la speranza e la battuta, non si capisce mai se scherza o pensa davvero a quel momento, ma Matteo, che non ha nessuna intenzione di andarsene, quasi si spaventa che lo vogliano cacciare.
Mah, non so ma cosa centra? brontola il ragazzo.
Centra, eccome. Prima o poi ognuno deve iniziare la sua vita. Tu andrai alluniversità a Milano, papà compra la casa e sarà assalito dalle zanzare, e io Beh, io vado a lanciarmi col paracadute. È il momento di realizzare i sogni, Matteo. Adesso si può… sospira Chiara, guardando fuori dalla finestra. Quel suo sguardo perso oltre i tetti, da romanzo di Elsa Morante, da sempre manda Matteo in bestia. Non si capisce mai cosa le passi per la testa!
Stefano sorride, grato verso la moglie. È proprio un tesoro! Qualsiasi altra al posto suo avrebbe dato ragione al figlio, avrebbe iniziato a lamentarsi del prato da tagliare, delle aiuole da curare, e che le mani curate, la manicure, i massaggi, la parrucchiera, e poi chissà cosaltro Ma Chiara non è così, per fortuna ha sposato lei, anche nonostante tutte le sue stranezze!
Stefano si fa i complimenti da solo per la scelta della moglie e sospira anche lui.
Va bene! Fate come volete! Solo sappiate che io non me ne vado da casa! sbotta Matteo, con i dread che tremano come un istrice sulla difensiva.
Alluniversità ci vai, però? chiede la mamma.
Ci vado, ma
Ma resti a vivere da noi, ho capito. Stefano, allora prendiamo un terreno più piccolo! Chiara sorride, lava la tazzina e se ne va. Deve andare a lavorare.
Anche Matteo si muove nervosamente per la cucina, poi finalmente trova la porta, allunga le gambe da cicogna ed esce, diretto in camera sua a piangere i sogni infranti della moto e del nuovo smartphone.
«Sono impazziti, sti vecchi!», sussurra arrabbiato nel microfono, parlando con il suo amico Riccardo D’Antoni. Questultimo rumina qualcosa, annuisce distrattamente. «Papà vuole la casa in campagna, mamma vuole buttarsi col paracadute. E io? Stavano persino per cacciarmi via! Dicono che bisogna vivere i propri sogni… ma a quelletà?! Dai, almeno sentiti solidale.»
Riccardo bofonchia qualcosa, poi cade la linea. Matteo resta lì a guardare fuori dalla finestra, mogio.
I genitori ormai sono vecchi! Sono come dei dinosauri. Dovrebbero pensare alleternità, al paradiso I sogni dovrebbero essere solo per lui, Matteo! Come si deve fare a non sbagliare, a non rimpiangere nulla? Lui proprio non lo sa…
Stefano, intanto, si allaccia le scarpe nellingresso e non smette mai di sorridere.
Devo chiamare la suocera darle la bella notizia! pensa. Queste cose vanno condivise, che altrimenti non è contenta mai…
Sua madre, Maria Grazia, e il padre, Luigi, già sanno tutto. Lhanno appoggiato persino offrendogli i soldi…
Anche Margherita, la madre di Chiara, reagisce con entusiasmo.
Ma te lavevo detto, Stefano! La casa fuori città ci vuole. Tutto naturale, per Matteo, laria buona! Noi portavamo Chiara in villeggiatura vicino a Firenze, che bei tempi
Chiara però di quei bei tempi non serba gran ricordo. La madre non ammetteva compromessi: la casa non deve essere vicino a Firenze, meglio sulle colline sopra Siena! E ci si andava col furgone, con mobili, coperte, credenze come fosse un esodo biblico.
Margherita non beveva dalle tazze altrui, non dormiva sulle lenzuola dei proprietari: suo marito Piero portava il servizio buono, lo incartava con cura maniacale e lo teneva in grembo tutto il viaggio. Stessa cosa per le lenzuola, i libri, lo sgabellino per i piedi, il baule con creme, vestiti, ombrellini, tavolini da picnic, il salvagente, persino le canne da pesca anche se nessuno pescava, guai a farlo! Margherita non permetteva: nuotare è pericoloso, pescare è crudele. Così si passavano le giornate a bere tè sul portico, mangiare mele e ciliegie comprate da Piero al mercato, sospirare sullestate e, ogni tanto, Margherita concludeva:
Lanno scorso lestate era molto più calda! Stamattina ho gelato, il mio plaid non lavete portato! Piero, tocca tornare a Firenze
E lui davvero si organizzava e tornava, lasciando Chiara e la madre in campagna. Ma Chiara era costretta a restare: vietato scorrazzare nei boschi, troppe zanzare, devi star qui vicino a casa, Chiara. Niente giochi nel prato coi bambini del vicinato, vietato in quel bel vestitino. Impossibile mangiare frutta direttamente dalla pianta: va lavata! Niente funghi, le fragole si compravano dalle vecchiette in stazione, niente girini nelle pozzanghere, né lumache sulle panchine da osservare.
A Margherita non andava bene nulla di tutto ciò, e decise che anche a Chiara dovesse bastare.
Solo vestitini pieni di merletti, sandalini bianchi, capelli raccolti a trecce, ombrellini e plaid, lunghe letture della mamma e il papà che russava sullamaca. Ecco cosha in mente Chiara appena sente la parola casa in campagna: odio per le case di campagna, i vestitini, i nastri nei capelli.
Appena inizia luniversità a Roma, Chiara si taglia i capelli cortissimi, compra pantaloni di jeans, magliette troppo larghe con Topolino, cappotti dritti che le fanno il fisico a scatola e scarpe solo comode: Superga, sandali, mocassini. Ai matrimoni pantaloni ampi, camicette, niente mini nè tacchi. La madre si strappa i capelli. Ma a Chiara non interessa: vuole vivere a modo suo, punto.
Sposa luomo che vuole, chiama il figlio Matteo (nonostante Margherita sia convinta che abbia laspetto di un Galileo e vada chiamato così), scorrazza in bici con lui al parco senza farsi scrupoli dei che orrore! materni, tira i sassi nello stagno contando i rimbalzi, sdraiata nellerba senza badare a formiche e insetti, con gli occhi al cielo lunica cosa che non fa ombra. Chiara si sente libera solo lì; vorrebbe spiccare il volo.
Vicino alla casa cera una scuola di paracadutismo dove giocavano tutti i ragazzini del posto. A Chiara sarebbe piaciuto, ma Margherita mai lavrebbe permesso.
Cosa?! Saltare da un aereo gridando e con la faccia tutta tirata dal vento?! Ma sei fuori?!
Chiara piangeva, sbatteva i piedi, minacciava di scappare, ma comera possibile, con cancelletto e portone sempre chiusi a chiave per paura dei ladri?
Un giorno, Margherita lascia la casa per una mostra agli Uffizi con unamica. Il marito Piero accompagna in città anche Chiara, fingendo di voler solo respirare un po daria nuova.
Appena Margherita è sbarcata, Piero sorride furbo.
Sei pronta?
Sì! cospira Chiara mostrandogli la borsetta con la tuta da ginnastica.
Cambiano i vestiti e corrono al campo di volo. Giusto in tempo prima che tramonti il sole. Lamico di papà, zio Giovanni, la fa salire sullaereo, toccare il timone, provare il paracadute Volevano anche volare, Chiara era già saltellante deccitazione, ma allimprovviso si alza un vento forte: volo annullato, la tempesta preannunciata da Margherita li becca a metà strada. Lei resta a dormire dallamica, loro tornano umidi dai rovesci.
Ed ora sospira Chiara guardando le gocce scivolare sul vetro, chissà quando ci riproverò… Mamma non mi lascerà mai più
Da lì cambia tutto. Pochi mesi e Piero scopre che la moglie lo tradisce con una amica troppo affettuosa, che tiene i baffi, fuma le Marlboro ed è lunica per cui Margherita accetta di vedere Firenze. Da allora niente più case in campagna, niente più amanti pieni di baffi in giro, tutti a far finta che la vita prosegua regolare.
Fino alla terza media Chiara canta nel coro scolastico, così vuole mamma, e suona il pianoforte perché è elegante. Non scorrazzava nel giardino, non colorava i marciapiedi, non si sporcava i calzini bianchi. Leggeva i classici, studiava tanto e guardava i film preferiti dalla madre. Capiva che Margherita era teatrale, che tutta quella finzione delle feste organizzate e dei pomeriggi a esibirsi eleganti erano solo sue manie, ma sopportava per amore, anche se qualche crisi di ribellione ogni tanto le esplodeva dentro.
Poi, una volta scoperta la storia dei tradimenti, Chiara smette col coro, col piano, con tutte le finzioni.
Come fai a mandare allaria il conservatorio e tutto, Chiara?! Sei donna, devi capire! Lo fai per dispetto? Che schifo! urlava Margherita, ormai isterica.
Io non voglio più vivere secondo le tue regole, mamma, tutto qui! Sei piena di segreti, e questa sì che è una schifezza. E i capelli me li tengo corti, anzi li taglio ancora di più!
Va dallamica Elisa, aspirante parrucchiera, la quale le taglia la treccia, mamma sinfuria, Chiara si sente finalmente libera. Azzarda: Fai ancora più corta? Subito! esulta Elisa.
Fiera di sé, la ribellione cresce con una piccola follia: si fa tatuare una rosa col cuore sulla spalla, per il puro gusto di dare fastidio alla madre.
Margherita si mette le mani tra i capelli, Piero ghigna: Lascia che si scopra, è solo una fase, e regala a Chiara i fiori, contento che la figlia metta un po in crisi la madre. Così se la merita quella donna! Così!
Ma papà, i mazzi di fiori? Non servono mugugna Chiara, prendendo comunque il bouquet.
Servono, piccolina. A me servono. Lascia che un vecchio padre si conceda questo lusso!
Così lasciava fare, un po commossa, un po indispettita: era sempre suo papà, ingenuità e bontà inclusi
Da allora, Chiara fa solo ciò che vuole: ascolta solo papà, se la madre la sgrida, lei le sorride davanti.
Comodissimo usare la rivalsa come paravento per capricci, scelte scomposte e improvvisate. Comodo, ma anche ingenuo. Nessuno però lha fermata
Quando Chiara cresce davvero, si laurea, vuole sposarsi e giura che con lei sarà tutto diverso.
Con noi mai una vita di menzogne, hai capito, Stefano? lo afferra per il maglione poco prima delle nozze. Se mi lasci di amare vai, se mi stufo te lo dico. Basta misteri e sacrifici inutili. Odio le bugie!
Si mette quasi a piangere. Stefano si spaventa, la abbraccia, la sente calda e profumata destate coi capelli corti che gli pungono la gola, e vorrebbe proteggerla per sempre
Dopo due anni nasce Matteo. I genitori di Stefano, Anna e Pietro, si preoccupano che sia troppo piccolo, fragile, servirà un pediatra Margherita invece, come fosse una veggente, chiede un omeopata, erbe e agopuntura.
Chi? Farle lagopuntura a Chiara?! grida Anna abbracciandosi il nipote.
Margherita la fulmina:
A LEI, sì! La sua vita troppo libera lha ormai svuotata. E vostro figlio la spalleggia! Nessuna disciplina in questa casa!
Prova ad aggiungere altro, ma Piero la trascina via. Chiara sorride stanca, si stringe Matteo appena può. Dentro è un groviglio di paure, pensa che potrebbe sbagliare tutto, diventare una madre troppo dura o troppo permissiva, e teme di non accorgersi degli errori, di opprimere suo figlio anziché lasciargli spazio Quando la notte non trova pace, sveglia Stefano:
Ste, e se non fossi una brava mamma? E se lui venisse a disprezzarmi come io con la mia?
Ma che dici, piccola! Sarai meravigliosa, lo sei già. Sei spontanea, sei vera. È per questo che ti amo. E lo amerà anche lui, già ti adora… sussurra Stefano, stringendola.
Chiara si rannicchia su di lui e si addormenta. Matteo sogna, fuori dalla finestra le foglie del tiglio battono sui tubi, il cielo azzurro si fa chiaro e Stefano continua a pensarci: ma perché Chiara non dubita mai di lui? E se fosse lui quello sbagliato, un padre imbranato? Non sa pescare, non sa tagliare la legna, è goffo con il bambino, dimentica pure il latte sulle scale Eppure, Chiara ci crede ciecamente! Felice per quel pensiero, finalmente si addormenta.
Si sono sposati giovani, subito dopo la laurea, ed ecco già un figlio. Hanno davvero vissuto abbastanza prima? Probabilmente no.
Chiara decide da subito: nella sua famiglia ognuno farà ciò che desidera. Nessuno costretto, nessuna morale imposta.
Ma come si fa? Matteo ha bisogno di tempo, la gestione della casa pesa tutto su di loro, niente più spiagge, pallavolo, weekend lenti sul divano, cinema o cene con amici: tutto rimandato.
Chiara si sente a tratti schiacciata, come se la storia si ripetesse: da una parte ci sono i suoi desideri, dallaltra le necessità, la routine, le esigenze che sembrano rubarle tutto lo spazio.
Stefano! Non posso vivere così! Ho passato linfanzia con qualcuno che decideva sempre per me, pensavo di esserne uscita e invece punto a capo! Quasi piange. Trauma dellallattamento, notti in bianco tra coliche e dentini, amiche che raccontano i viaggi in Sardegna, le escursioni sulle Dolomiti mentre lei ha solo esperienza con body e succhiotti. La sua vita sembra finita.
Dai, Chiara, passerà! È solo un periodo. Vuoi che cucini io? Che vada io dal pediatra? prova a consolarla Stefano. Vuoi che ti lasciamo libera un giorno? Non dico per un weekend, almeno per qualche ora?
Chiara si blocca, poi lo abbraccia forte, lo bacia.
La mattina dopo parte allalba: shopping con le amiche, passeggiata tra corso Buenos Aires e il Parco Sempione, cena in una pasticceria. Ma il vero desiderio è uno: la discoteca. Avrebbero potuto andare agli Uffizi o in Pinacoteca, invece finiscono in un locale.
È qualcosa di elettrizzante, ballano scatenate, Chiara si sente di nuovo la ragazza di sempre, la tatuaggio che fa capolino dalla canotta, i ragazzi che si animano, le amiche che ridono finché qualcuno la trascina e cerca di baciarla nel caos. Dentro, la voce della mamma che la rimprovera, il papà che le porge fiori senza mai riuscire a raggiungerla. Caduta, nausea, buio.
Le amiche la riportano a casa allalba, la affidano in fretta a Stefano che da due ore cerca di far addormentare Matteo insieme ad Anna. Stavano per chiamare il 118 quando Chiara si sveglia di colpo, caccia tutti e si mette a stringere il bambino piangendo.
Dove ha sbagliato? Forse anni fa, convinta che farò sempre solo ciò che voglio, a costo di far impazzire mia madre!
Chiara la voce del marito è bassa. Non serve piangere Solo non possiamo stare senza di te, capisci?
Io non volevo, Ste! Pensavo solo di ballare, poi non avevo più voglia di tornare a casa, e quello mi ha spaventato. E se ci fossimo sposati troppo presto?
Stefano si fa improvvisamente serio. Guarda dallalto la moglie, distante: Sai, Chiara, il cucciolo piccolo resta cucciolo per sempre. Se pensi che ti manchi la libertà, puoi andartene. Ma non torni più indietro, e Matteo resta con me, perché dipende da noi. Vuoi capire cosè la responsabilità? Non è ribellarsi. Devi scegliere. Io non ti giudico.
Stefano si allontana con Matteo, si mette a parlare sottovoce con la madre, poi la accompagna a prendere il taxi. Silenzio. Un silenzio così totale che Chiara si sente davvero sola. È proprio quello che voleva fare? No. La spaventa.
Salta in piedi e corre in cucina.
Stefano è al buio, guarda fuori. Matteo dorme già.
Chiara si avvicina. Lui non la guarda nemmeno.
Mi hai fatto preoccupare, borbotta infine. Non farci più questi scherzi.
Chiara si stringe a lui, vorrebbe baciarlo ma non arriva alla sua guancia. Perché è così bassa? Perché Stefano non si abbassa? Sta facendo il duro, ma può permetterselo
Mettere da parte i sogni, inseguire i doveri e dire poi, dopo ogni mattina è un peso. Ma Stefano è un uomo saggio e sostiene la moglie.
Quando Matteo cresce, Chiara capisce che il tempo per i sogni, piano piano, torna. È un bisogno di tutti, anche se Matteo, certo, non sempre capisce
Stefano gira per la Brianza a cercare terreno, Chiara si iscrive finalmente al corso di paracadutismo.
Ma che corso! Io ci ho provato, basta lanciarsi! la stuzzica Stefano.
In realtà, quando ci aveva provato anni prima, aveva urlato peggio di quanto aveva predetto la suocera, stringendo il cordino terrorizzato, le guance che ondeggiavano al vento. Ma Chiara non lo sa…
Stavolta saltano insieme. Urlano entrambi, poi stanno zitti, sopraffatti dal cielo aperto sopra Milano, dalla terra perfetta sotto, e Matteo in felpa rossa che li riprende col telefonino, minuscolo laggiù… Tutto sembra immenso, così incredibile che Chiara pensa: per momenti così, sì, valeva la pena aspettare…
Un anno dopo, Stefano compra davvero la casa di campagna dallamico, fa grigliate con tutti. Matteo, ormai adulto, arriva coi genitori e la fidanzata, Martina. Anche lei piena di sogni: nulla può fermarla, basta volerlo.
Vero, Marti. Devi volerlo davvero per essere felice, allora tutto è possibile, anche quello che sembra più faticoso. Vuoi ancora lamponi? Stefano ne ha raccolti un cesto, ma non dureranno! Prendili!
Martina sorriderebbe per sempre su quellamaca al profumo di frutta.
Ma è vero che avete saltato col paracadute? domanda lei dopo un po.
È vero, risponde Chiara.
Ci avete pensato a lungo?
Da bambini.
Ma comè possibile aspettare così tanto? Appena ci sposiamo io e Matteo non rinuncio mai alla mia libertà. Voglio, posso.
Così pensavo anchio, Marti. Poi ho voluto altro Sei bravissima a disegnare, Matteo mi ha mostrato i tuoi schizzi. Bellissimi! Chiara si sdraia sullerba, allunga il collo, sente i fili che le solleticano la pelle come allora.
Grazie! Ma ho smesso per far dispetto a mamma, e oggi mi sembra uno sbaglio. Oh, ci stanno chiamando! Matteo ha preso un riccio! Martina scappa a piedi nudi dal ragazzo. Piccola e indomabile, vuole sempre tutto e subito, ma la vita metterà tutto al posto giusto. Bisogna solo scegliere, non per ripicca, ma per la propria felicità. Ora sì, Chiara ne è certa.





