Caro Andreino: una storia tutta italiana

Andrea

Oggi mio figlio è tornato insolitamente tardi.

Lucia aveva già provato a chiamarlo uninfinità di volte al cellulare, ma Andrea non rispondeva.

Sì, lei lo sapeva: quando guida non prende mai il telefono. Il padre di Andrea era morto tanti anni fa proprio a causa di una distrazione, rispondendo a una chiamata mentre era al volante. Andrea non vuole correre lo stesso rischio. Ma… Nonostante tutto, Lucia non poteva evitare di preoccuparsi.

Quando infine vide i fari della jeep di Andrea lampeggiare oltre il cancello e sentì il cigolio del cancello che si apriva, Lucia si avvolse meglio nel suo poncho tra laltro ancora molto caldo, laveva portato proprio Andrea qualche anno fa, quando lei aveva lasciato definitivamente il lavoro trasferendosi nella loro casa di campagna poco fuori Firenze. Non ricorda più se lo aveva preso a Bologna o forse a Verona. Ma che importa.

Le notti dagosto nella campagna toscana, spazzate dal vento e spesso rinfrescate da una pioggia leggera, con quellodore derba e di mele marce appoggiate tra i fili derba alta, scatenavano in Lucia una malinconia che nessun film, nessun buon libro era capace di scacciare. Eppure a casa loro una stanza intera era destinata a biblioteca, piena di scaffali e poltrone comode, in quella villetta moderna dalle grandi finestre nere e veranda dacciaio.

Ognuno la sua stanza, tre camere per gli ospiti che, a dire il vero, si vedevano sempre meno, perché Lucia si stancava facilmente delle chiacchiere, non era mai stata appassionata ai fornelli e… insomma, le bastava Andrea. Le piaceva condividere con lui la sera in salotto, in ascolto delle mele che si staccavano dai rami nel giardino, senza parlare oppure bevendo un tè col miele e limone o con un ramoscello di menta, poi scambiarsi un bacio sulla guancia, un buonanotte e il sottile cigolio delle porte che si chiudono.

A ognuno il suo letto, silenzio e pace.

Nemmeno un gatto, Lucia non ne voleva, anche se quando era bambina, i suoi genitori ne avevano sempre avuti.

Ma ora questi animali sono un vero disastro per i suoi cespugli di mirtilli: i gatti degli altri vicini entravano sempre nel suo orto, rovinando le piante a cui teneva tantissimo.

Dovrei forse mettere una trappola per i gatti? borbottava Lucia tra sé e sé, infastidita. Possibile che nessuno badi ai propri animali? È una questione di rispetto!

Da piccola aveva un gatto, Romeo, sempre in giro nei campi, tornava giusto per qualche carezza e qualche crocchetta, portava a casa topolini, si sdraiava ovunque. Nessuno allora si preoccupava di dove fosse o cosa facesse. Ma adesso Lucia se ne rende conto e preferisce evitare altri animali in casa. Andrea, però, eh, i ragazzi sono tutti uguali un giorno comprò un ragno gigante al negozio di animali. Lo teneva in un contenitore di vetro, lo nutriva con grilli e ogni volta che Lucia si avvicinava, quellorripilante essere peloso agitava le zampe.

Fa orrore, Andrea! A cosa ti serve? si lamentava lei, disgustata.

Perché no? È divertente, rispondeva lui. E in effetti di divertente in casa loro non cera più molto.

Cerano stati tempi diversi, quando Andrea era ancora universitario, cera ancora il nonno, Vittorio, e la nonna Elisabetta, e la casa si riempiva di amici, barbecue, musica fino a tarda notte, piatti di plastica, le risate che si sentivano fino in strada, odore di fumo e vino. Allora arrivava anche Marina, la sua ragazza ufficiale. Marina aveva grandi occhi azzurri e gambe lunghissime, rideva in modo melodioso e si appoggiava alla spalla di Andrea, che la copriva con la sua giacca di jeans scusandosi del freddo delle notti settembrine.

Lucia li sorprese insieme la quinta volta che Marina passò il weekend da loro alla villa. La ragazza, ovviamente, si arrossì; Andrea si infuriò: Mamma, potevi bussare!.

Ma ho bussato proprio, caro. Stavi solo un po troppo impegnato… aveva replicato con tono di rimprovero, lanciando una fugace occhiata al mucchio di coperte sotto cui Marina si rivestiva in fretta. Avevo dimenticato le cuffie da te, sono entrata solo a prenderle. Scusate se ho disturbato…

Lucia lasciò la stanza con la dignità di una regina e iniziò a camminare su e giù per il vialetto, dal cancello al portone, nervosa come non mai.

Andrea vide quella sua inquietudine materna; la mattina, però, non uscì a fare colazione…

Dopo venne Riccardo, nato prematuro, i pianti di Marina, le loro continue discussioni. Andrea aveva già iniziato a costruire una nuova casa accanto, per la sua famiglia, ma non riuscì a finirla: un fulmine colpì labete accanto alla struttura, la casa prese fuoco e non riuscirono a salvarla…

È un segno, Andrea. Un segno… sospirava Lucia, corrugando la fronte.

Basta, mamma, non dire sciocchezze! Ne costruirò unaltra, guadagnerò i soldi e la costruirò! ribatteva Andrea, sbattendo le porte, raccogliendo le cose di Marina.

Marina, proprio poco fa, aveva telefonato di nuovo: gli urlava di tornare a Firenze, Riccardo piangeva, lei non ce la faceva più…

Non erano nemmeno sposati. Si lasciarono, Marina si trasferì definitivamente a Udine dai genitori, conservando un rancore infinito.

Ma contro chi, figlia mia? Se avessi avuto più pazienza, un po di buonsenso, ora vivresti nel benessere! Di cosa ti lamentavi? Un uomo perbene, ottimo lavoro… le rimproverava sua madre, mentre Marina, seduta sul pavimento dellingresso insieme al bambino, ascoltava in silenzio.

Non sono nata per cambiare pannolini, cucinare per un uomo e sopportare le lamentele di sua madre. E chi è lei, poi, per rimproverarmi perché suo Andrea arriva a casa stanco e affamato?

Non erano legati da nulla, tranne che da quel bambino. Andrea pagava regolarmente il mantenimento, vedeva Riccardo di rado. Marina faceva di tutto per tenerli separati…

Andrea soffriva. Lucia non avrebbe mai pensato che il figlio si sarebbe così affezionato al bambino, eppure… Lo vedeva soffrire, ossessionato dal voler parlare con Marina, ma lei restava sorda.

Lascia perdere, Andrea. Basta, la vostra famiglia è durata troppo. Pensa a te stesso! Hai un lavoro serio, una carriera davanti, vedrai che troverai moglie, figli… cercava di incoraggiarlo Lucia.

E Riccardo, mamma? È sangue mio! Ricordo la prima volta che lho tenuto in braccio… Ho pianto, mamma…

In quel periodo Andrea veniva spesso da lei, sia in città sia nella casa in campagna, passava il tempo seduto in cucina, in silenzio, sorbendo tazze su tazze di tè, finché si alzava e se ne andava. Se beveva, si chiudeva in camera, non le apriva…

Passò anche quella tormenta. Tutto passa, alla fine. Riccardo cresceva, frequentava le scuole, sognava di fare il pilota.

E quale ragazzino non lo sogna? diceva Lucia. Finirà per trovarsi un lavoro, con una madre così! Era una donna esperta, cresciuta in tempi difficili, non sognava a occhi aperti.

Mamma, è tuo nipote… Davvero non ti importa nulla? le chiese un giorno Andrea.

Lucia tagliava le rose, poi si voltò e scrollò le spalle.

Andrea caro, non sono più problemi nostri. Se la tua Marina fosse stata una persona normale… ti pare che non lavrei aiutata con il bambino? Ma così… Abbi cura di te! Non ti manca nulla: serenità, libertà, stai ricostruendo la casa. Sei un vero uomo, Andrea!

Lo baciava sulla fronte e lo accompagava al cancello porgendogli vaschette di cibo fatto da lei, preoccupata che, con il suo lavoro da imprenditore, Andrea mangiasse male e ingrassasse pure.

Non era una tragedia: a lei Andrea piaceva in ogni modo, anche con qualche chilo di troppo. Ma il cuore… Andrea aveva qualche piccolo problema di salute, e Lucia si preoccupava molto. Così, da quando era in pensione, si era data alla cucina sana, raccolta di ricette, vitamine e integratori.

Basta così, mamma! sbottò lui una volta, portando a casa lennesima teglia di zucchine ripiene. Voglio mangiare carne, bere birra con gli amici! Questi piatti tienili per te. E pensa alla salute tua, magari una vacanza con le tue amiche! Dove sono tutte? Invita qualcuna qui, no? Mangiatevi le vostre zucchine!

Neanche capì perché avesse alzato la voce, se ne andò senza neppure chiudere il cancello, lasciandolo schiudersi e gemere al vento.

Lucia lo chiuse da sola, si schiacciò un dito, dovette perdere tempo col lucchetto. Ma perdonò Andrea. I figli ogni tanto impazziscono. Limportante è che prima o poi tornino.

In realtà, di amiche Lucia non ne aveva più, o meglio: erano tutte nel telefono, qualche saluto su WhatsApp, ma chi cera in carne ed ossa era solo Andrea. Lei sentiva il suo dolore, e avrebbe sempre trovato un modo per salvarlo.

Andrea e la madre fecero pace. Non subito, certo qualche messaggio secco Tutto ok poi, a metà agosto, comparve con sacchetti e scatole: torta, sottaceti, carne da grigliare, i pasticcini preferiti della madre, sushi, frutta esotica.

Andrea! esclamò Lucia, emozionata e un filo preoccupata, alzandosi di corsa dallorto doverano quasi pronte le zucche. È una festa? Vengono ospiti?

Andrea la baciò sulla guancia e andò verso casa.

No, volevo solo stare un po qui. Ho preso qualche giorno di ferie.

Lucia raggiante: nessuno, nessuna confusione, solo lei, Andrea e il camino. Loro nella casa avevano il vero camino lei non era mai riuscita ad accenderlo, si scaldava sempre con le stufette, ma Andrea avrebbe pensato a tutto. Che gioia rivederlo!

Da quel giorno tutto prese una nuova velocità: finì la casa, si dedicò alla veranda, i muratori avanti e indietro ma almeno Andrea era lì, o comunque tornava ogni sera.

Ciao, Lucia! la salutò una volta la vicina. Sentite ancora battere da quelle parti, eh? Non vorrà mettere su famiglia, Andrea?

Ma figurati! Solo finiamo i lavori, rise Lucia, scotendo la testa.

Secondo me cè sotto qualcosa le ammiccò la vicina non lhai visto che sembra rinnovato, sempre col sorriso?

Lucia si limitò a scrollare le spalle. Andrea era felice di stare con la madre, tutto lì.

Ma oggi Andrea era in ritardo, nonostante avessero programmato di sbucciare insieme le mele per la marmellata. Lucia aveva colto tre ceste anno di raccolto eccezionale e lo attendeva per laiuto, ma invece…

Andrea tornò con una donna. Restava in macchina, irrigidita contro il sedile. Lucia stringeva gli occhi, abbagliata dai fari, cercando di capire chi fosse.

Chi era? Che venisse qui? Era forse Marina? Non poteva essere…

Mamma, accendi il riscaldamento? Ho bisogno della cameretta sopra, fa freddo da me… borbottò Andrea uscendo dallauto, aprendo la portiera del passeggero e dicendo qualcosa che Lucia non afferrò.

Dalla macchina scese una donna: magra, capelli raccolti, maglione oversize, jeans stretti, bracciali di legno grossi al polso, collana abbinata.

Entra, dai. Che freddo! Qua, questa è mia madre, Lucia Vitale. Mamma, lei è Olga, una mia collega. Facci magari un tè, mi fermo a mangiare veloce poi vado via, ho da fare. Olga… Ha bisogno di riposare.

Lucia sgranò gli occhi. Che rapidità! Tè, riposare…

Innanzitutto, ciao, figlio mio. E preferirei avvisassi prima di portare ospiti. Non sono preparata, la cucina un disastro, siamo piene di mele, avevamo appuntamento… sussurrò a mezza voce ad Andrea.

Ricordo, ma ora non cè tempo. Olga, dai, avanti! Andrea portò Olga dentro, accese la luce nella sala. Lucia si accecò a quella luminosità. Da mangiare, ti serve! E qualcosa da bere. Mamma, cè qualcosa di forte? Così, per ecco

Andrea apriva e chiudeva, il bar, il frigo.

Lucia, per un istante, si fermò a guardarlo quanto era premuroso. Peccato non lo fosse per lei, ma per quella sconosciuta!

Ecco! Tieni, Olga! le porse un bicchierino.

Ma lei rifiutò con un cenno della testa.

Se posso, vorrei solo sdraiarmi. Mi gira la testa, sussurrò.

Va bene. Mamma, saliamo, poi ti spiego. Non mangiare Olga nel frattempo, per favore.

Andrea prese le chiavi e uscì di corsa.

Ma cosa significa tutto questo, Andrea!? Non impicciarti di cose complicate! gridò Lucia, ma lui era già fuori…

Dormire, quella notte, Lucia non ci riusciva di sicuro. E adesso? Come passare le ore?

Provò a guardare una serie, ma si distrasse mille volte; fece un tè ma le sembrò amaro come assenzio; sistemò, spostò copertine e ninnoli, raddrizzò il tappeto.

Alle tre la sonnolenza vinceva, ma dentro ribolliva tutto. Si mise a tagliare le mele.

Pelava con attenzione, la buccia cadeva a nastri nella ciotola, la polpa già tendeva a scurirsi.

Alle sue spalle, passi leggeri.

Lucia si girò di scatto, si tagliò il dito.

Ahi! non sopportava la vista del sangue, le veniva subito la nausea.

Andrea da piccolo si era ferito proprio lì, a casa in campagna, con una ferita che perdeva sangue a fiotti; Lucia aveva rischiato di svenire, meno male la vicina laveva aiutata, poi via, subito in ospedale

Anche ora, il mondo girava e le gambe si fecero molli.

Olga si precipitò, la sedette, le sistemò la sedia, le fece abbassare la testa.

Che fate? Lasciatemi, via! mugugnò Lucia.

Voglio solo aiutarvi. Dovè il pronto soccorso?

Lucia indicò con un cenno della mano.

Cinque minuti dopo era già lì, il dito coperto da un cerotto; Olga stava già preparando il tè di nuovo.

Non prendete confidenza, ordinò Lucia, severa.

Tranquilla, voglio solo dare una mano, rispose Olga tranquilla.

Allora versatene anche un po per voi, borbottò Lucia.

Si accorse che Olga le somigliava: nella figura o forse nel volto? O forse nella postura…

Gli uomini scelgono donne che gli ricordano la mamma, rammentò mentalmente. Ma sarà vero?

Bevvero in silenzio; lodore dolciastro delle mele e della menta si fondeva con quella nota di autunno che dai campi toscani entrava dalla finestra lasciata aperta, aleggiante e lieve come una nebbia mattutina sullArno.

Preparerete la marmellata? domandò Olga, la voce leggermente roca, sorprendentemente rassicurante.

Sì, Andrea doveva aiutarmi, ma sospirò Lucia.

Vi aiuto io, se non vi dispiace. Devo tenermi occupata, sennò impazzisco. Le notti sono una tortura, le mattine una anestesia… Olga si mise subito al lavoro con il coltello. Mi annullo nel lavoro, caccio via i pensieri, poi tutto torna a sommergermi…

Olga raccontava, senza cercare risposte. Come era sparito suo figlio, le ricerche, la cattiva compagnia che aveva trovato, come le aveva sottratto dei contanti che sapeva lei teneva nascosti, e ora

Hanno chiamato in ufficio. Dopo non ricordo nulla, solo ora riesco a parlare concluse Olga, rabbrividendo.

Lucia la interruppe con uno sguardo intenso:

Non dovete mettere in mezzo mio figlio. È un bravo ragazzo, la vita lha già messo alla prova, si sta risollevando, e adesso voi con i vostri problemi! Ma come vi siete permessa?

Parlava ad alta voce, quasi urlava, lasciando cadere il poncho.

È stato lui, non io ribatté piano Olga.

Andrea è buono, lo sapete vero? E voi ne approfittate. Dove sta andando? Perché deve risolvere i vostri drammi, mentre voi rimanete qui? Non pensate di sistemarvi a casa mia Le donne siete tutte uguali! Anche lex di Andrea aveva solo interesse per i suoi soldi: addirittura cinque cause per il mantenimento! Ho fatto di tutto per salvarlo dal baratro, per aiutarlo a stare meglio…

Da chi? chiese Olga, interdetta.

Quella domanda colpì Lucia come uno schiaffo.

Da chi? Dalla vita! Dalla gente che vive sfruttando chi è più generoso… E voi accusò col dito.

Non dovete temermi. A me Andrea piace, piace davvero, ma non sono stupida: i miei problemi solo rovina per lui. Mi ha aiutata a superare i primi momenti dopo Olga sinterruppe, si mise a tossire. Ma non accadrà più nulla, non ora che…

Allora chiamerò un taxi, ve ne andrete subito. E chiamate Andrea, ditegli di non impicciarsi più! concluse Lucia. È meglio per tutti…

Il taxi tardava, Olga sedeva sui gradini del portico piangendo a dirotto, mordendosi le mani per non urlare.

Lucia, dietro la porta, immobile sullo zerbino come un cane fedele, ascoltava.

Adesso, rischiava di perdere Andrea. Anche quando stava con Marina, lui accorreva sempre alla prima chiamata. Aveva vinto la sua battaglia materna, aveva creato una piccola oasi per sé e il figlio.

Eppure, Andrea era cambiato: ora risolveva i problemi degli altri, correva in piena notte.

E Olga? Lei aveva davvero perso un figlio. Per sempre. Lucia fu colta da un gelo interiore: e se accadesse anche a lei lo stesso? Se perdesse Andrea?

La rabbia iniziale si trasformò in compassione. Lucia aveva sempre indossato quel poncho troppo stretto, nel quale cera spazio solo per lei e il suo amore per Andrea. Eppure aveva una sorella, vecchie amiche che ogni tanto si facevano vive Ma nessuna rientrava sotto quel caldo poncho.

Ricordava quando, dopo lennesima causa, Andrea ubriaco dava testate al muro, e Lucia lo sollevava da terra. Erano finiti entrambi a piangere insieme. Ma il suo Andrea era ancora con lei; per Olga invece non cera più nessuno…

Venite dentro, fa freddo. Non dovete andare via, Lucia porse il suo poncho a Olga. Credo vi starà bene…

Olga annuì riconoscente. Lucia comprese: era benvenuta ora nella sua casa.

Annullò il taxi, prepararono altro tè e tacquero ancora. Ma adesso era un silenzio condiviso.

Andrea rientrò alle prime luci dellalba, in punta di piedi.

Lucia e Olga vicine sul divano dormivano abbracciate. Lucia russava lievemente, borbottando nel sonno.

È diventata vecchia, la mia mamma, realizzò Andrea. Ed è terrorizzata dallidea di restare da sola.

Sul tavolino, una piccola montagna di fazzolettini.

Nella pentola cerano pezzi di mela ricoperti di zucchero.

Andrea ne afferrò uno: dolce e aspro insieme, lasciava un retrogusto pungente.

Fu Olga a svegliarsi per prima, guardando Andrea con disperazione.

Andrea scosse la testa.

Non è lui. I documenti sì, ma non era lui, mormorò. Errore.

Olga scoppiò in lacrime.

Lucia si mosse sotto la coperta, aprì gli occhi, poi si mise a piangere anche lei.

Non è lui, Lucia! singhiozzava Olga. Non il mio ragazzo!

Grazie al cielo! Olya, grazie al cielo! Lucia la accarezzò, poi abbracciò il figlio.

Suo figlio era ormai un uomo; non aveva più bisogno di zucchine o marmellata, ma continuava a voler bene e proteggere quella mamma tanto inquieta. Forse era ora di allargare lo spazio sotto quel caldo poncho, lasciare entrare qualcuno. Forse presto in quella casa ci sarebbe stata una nuova padrona che si sarebbe presa cura del marito.

E tutto ciò dà senso allesistenza.

Il figlio di Olga verrà ritrovato più avanti; ci sarà un processo, e seduto accanto a sua madre Andrea riconoscerà in aula un uomo visto altre volte, uno che portava ogni tanto regali a casa per Michele. Michele, un paio danni più grande di Riccardo, aveva sbagliato tanto, ma finalmente accanto alla madre ci sarà qualcuno che saprà guarirne le ferite.

Da adulti, si ha diritto a essere felici.

Ora Lucia non è più sola nella casa di campagna: cè la nuora. Olga si è rivelata una donna affascinante e colta. Andrea accanto a lei è rifiorito, è persino ringiovanito.

E il poncho? Sta nellingresso, pronto a scaldare chiunque ne abbia bisogno. È per tutti, per ogni cuore.

Anche Riccardo, un giorno, lo infilò timido, arrossendo davanti al padre. Andrea sorrise. In quella casa cè posto per chiunque abbia bisogno di affetto e calore. E, a ben vedere, non è mai solo questione di cose materiali.

Oggi ho imparato che la felicità può essere condivisa solo se si aboliscono i confini dellamore, se si lascia spazio agli altri anche dentro quel piccolo, caldo poncho che pensavamo fosse soltanto nostro.

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