7 gennaio
Paolo, non so più che fare! Non vuole ascoltare nessuno! Si è fissata che vuole tenere il bambino! Ma che bambino, Paolo? Dimmi tu! Ha solo diciannove anni! Tutta la vita davanti! Lascerà luniversità e poi? Farà la donna delle pulizie? Bisogna trovare una soluzione! Devi aiutarmi!
In che modo, mamma?
La voce di Paolo era così gelida che mi tremava la mano reggendo il telefono. Non aveva mai parlato così con me, lui Il mio ragazzo buono, gentile Ora che succede? Dove ho sbagliato? In fondo non è colpa mia tutto questo, è colpa di Chiara! Dice di essere innamorata Quanta ingenuità! Mai una volta che ascoltasse la madre! Ma ormai a che serve lamentarsi? Troppo viziata, mai negato niente Ecco dove ci ha portato! Ma perché? Paolo è un figlio meraviglioso, intelligente, educato, sempre pronto ad aiutare. Anche ora che vive da solo, ormai diventato uomo, indipendente, solo non ancora sposato. Lho sempre spinto a mettere su famiglia, ma niente. E io che sogno da anni di diventare nonna! Quanto ancora devo aspettare? Quando Chiara era piccola cera sempre la palestra, le corse, le gare Non avevo tempo neanche per pensare alletà che avanza. Ma ora ormai si gestisce da sola. Lo sport lha mollato, ma a casa non la vedi mai: ha sempre impegni, amici, volontariato, e adesso anche questo qui! Oddio, dove lo avrà trovato? Sembra unombra, una nullità! Lho capito subito che non faceva per lei, ma Chiara sè presa una cotta! Lei con le persone non ci sa proprio fare, per lei tutti sono buoni e bravi. E a forza di spiegarglielo, niente Ed eccoci qui, alle prese con tutto questo. E i problemi si moltiplicano, proprio ora che ci sono le feste. E ora anche Paolo: che tono quella voce! Perché mi parla così?
Paolo, ma come ti permetti di parlarmi così?
Dovè, mamma? Paolo girò secco il volante, infilandosi in una stradina e parcheggiando. La sua calma solita era finita non appena aveva sentito la parola bambino. Le mani che tremano, la voglia di urlare come allora Ma se quella volta non era servito a nulla, non sarebbe servito nemmeno ora. Bisogna calmarsi, agire almeno cercare di non commettere lo stesso errore, salvare questa vita, il bambino di Chiara, che sia figlio o figlia, poco importa. Ah, mamma, che comportamenti assurdi! Ma non hai sempre preferito Chiara a me? La bambina, arrivata tardi, con quegli occhi azzurri e boccoli chiari Sempre stata bella Chiara, diversa da tutti nella nostra famiglia, dove i bambini sono sempre nati robusti e con le spalle larghe. Lei invece, così elegante, quasi una statuina scolpita. Allinizio la mamma sembrava quasi imbarazzata da quella diversità, poi però orgogliosa ai raduni di famiglia quando Chiara, leggera come una farfalla, lascia tutti a bocca aperta.
Che meraviglia di creatura! sospiravano le zie, invidiando la sua grazia.
Quando salì per la prima volta sul tappeto della ginnastica artistica, in quel body scintillante, con le punte dei piedi ben allungate, fu chiaro a tutti che era destinata a qualcosa di più che essere semplicemente bella da vedere.
Così mia madre si buttò nella carriera di Chiara, mentre io, Paolo, cominciai a costruire la mia vita, finalmente libero dalla sua invadenza. Ecco, mia madre, sempre orgogliosa di me con tutti.
Paolo ha vinto lOlimpiade di Fisica. Sì, proprio quella importante! Adesso il suo futuro è assicurato. Un genio! Vedrete che anche in Matematica succederà lo stesso! E non mancava occasione per rimarcare quanto fossi speciale.
Ignara che le altre mamme mutavano espressione o storcevano la bocca Ma lei nel suo mondo, dove tutto era bello: figli geniali e belli, marito affettuoso, il lavoro lo faceva solo quando ne aveva voglia (insegnante dinglese, una delle migliori a Firenze ben pagata, molto più della media cittadina grazie ai risultati che garantiva).
Dipende da cosa conta per voi: i soldi o il risultato. Se non badate a spese per il figlio, potete stare certe che io li preparo per luniversità!
Mi stupiva sempre come facesse a tenere tutto insieme: lezioni di Chiara, casa, lavoro Questo talento nellorganizzare il tempo lho ereditato anche io, e mi è servito nella vita.
Oggi avevo la giornata piena. Ed era ormai sera quando la telefonata di mamma mi ha gettato nel caos.
Quanto tempo è passato da allora? Da quando SENTII quello:
Sono incinta. Non lo voglio. Sono troppo giovane e non me la sento. È colpa tua! Il centro lho trovato, ora fai tu.
Dio, che litigata quella volta con Silvia. Tre anni assieme, mai un urlo E invece sbraitavo come un pazzo, senza capire perché dovevo essere io il responsabile di tutto. Non le avevo proposto mille volte di sposarci? Fare una famiglia cera tutto: casa, anche se piccola, macchina, unattività ben avviata Di più cosa dovevo fare? Non ero un magnate, ma nemmeno Silvia era una principessa. Era una semplice ragazza di Prato. Ci eravamo piaciuti subito: una mattina in università lei di corsa, io accanto al muro, concentrato su un problema matematico, lei mi travolge, decisa ma isterica, mentre si toglie la scarpa rotta e mi rimprovera di sporcare il muro con la matita.
Da lì, unattrazione immediata. Uscite, studi, esami, birre per festeggiare i 30/30. Poi insieme, quando è morto il nonno e ho lasciato la casa, quella troppo piccola secondo i miei. E mi mancava da morire il nonno Lui sì che era grande, come la sua arte di cucinare la mattina per me.
Senza di lui tutto era cambiato. Solo lui mi aveva insegnato cosa vuol dire amare qualcuno per la vita intera. Sognavo un amore così con Silvia, ma appena le ho visto negli occhi quella freddezza mentre, dopo la lite, si prendeva il bancomat dal mio portafoglio per pagare la clinica Ho capito che era finita.
Se nè andata sbattendo la porta, e io mi sono ritrovato vuoto. Dopo averle bloccato la carta (subito è arrivato lsms della banca: mille seicento euro spariti), sono andato dai miei. Mamma si disperava, papà mi diede una pacca sulla spalla.
Se hai bisogno, io ci sono.
A loro non ho mai spiegato tutto. Ho solo detto che era finita tra me e Silvia. Meglio così. Almeno non avrei dovuto sopportare i commenti di mamma su Silvia. Mi sono chiuso nella mia stanza, su quel vecchio divano, e i pensieri mi schiacciavano come pane raffermo. Nessuna luce.
Poi la luce arrivò da sola: Chiara, la piccola, seduta in silenzio sul tappeto. Mi asciugò le lacrime e disse:
Ti senti male, Paolo? Cosa posso fare per aiutarti?
Stai solo qui con me. Così non faccio sciocchezze.
E lei restò, tutta la notte, senza un parola. Solo alle sei, con il rumore della sveglia, si spostò. Per mamma, Chiara era solo ansiosa per le gare, ma tra noi si era creata una complicità nuova. In quellabbraccio notturno Chiara, appena sedicenne, mi guidò fuori dal nero.
Chiara, dovresti fare la psicologa!
Si era arrossita: era esattamente quello che voleva, ma mamma sognava per lei i podi, prima che lincidente cambiasse tutto.
Tornava a casa a piedi dalla palestra, papà quella sera lavorava tardi e a me, orgogliosa, non telefonò. E aveva detto: Ormai sono grande, dieci minuti a piedi!
Miss, aspetta! Guarda il nostro cane, che carino!
Un ringhio alle spalle, due ragazzotti: Chiara non si voltò, terrorizzata dai cani fin da piccola. Stringeva il passo. Ma quello era un inverno gelido, la strada ghiacciata. Un attimo, un piede che scivola, le scale dellingresso, il buio.
Quando si svegliò era in ospedale. Accanto a sé, mamma pallida come il latte, occhi gonfi di pianto.
Tesoro
Chiara non capì mai se piangeva di più per la figlia infortunata e una carriera finita, o per le aspettative crollate. Nessuna tenerezza, solo lamenti. Quella dolcezza che cercava la ricevette solo da me:
Forza, Chiara Lo so che fa male. Ti porto una torta gigantesca e ce la mangiamo tutta. Vuoi? O ti porto fuori, ti lancio i pupazzi di neve Vedrai che tra poco le stampelle le buttiamo, e poi la psicologa potrai farla lo stesso!
La riabilitazione fu lunga, ma dopo il primo anno di università già camminava quasi come prima, a parte qualche doloretto e la camminata cambiata. Ma alla fine mise via le stampelle, donate a unamica del gruppo volontari che lavorava coi ragazzi disabili.
Lì, tra telefoni che squillavano e panini imbottiti preparati la notte per le squadre di ricerca di volontari, Chiara incontrò Massimo.
Mamma, lo so, aveva mille dubbi su Massimo. Era un ragazzo che sembrava invisibile, ma che faceva sempre il doppio degli altri. Eppure Chiara sapeva chi era davvero e non lo raccontava a nessuno perché sapeva che mamma non avrebbe accettato. Massimo aveva una storia complicata: un padre mai conosciuto, abbandonato dalla madre, cresciuto dai nonni. Solo dopo, la madre era tornata con un nuovo compagno, poi un altro ancora. Solo lultimo, Gennaro, era stato come un vero padre. Quando era sparito e la polizia, come spesso, ci pensiamo tra tre giorni! era stato il gruppo di ricerca a muoversi e a trovare, purtroppo, solo il corpo nel parco.
Da quel giorno Massimo era diventato parte del gruppo volontari, e anche della nostra vita. E presto anche qualcosa di più per Chiara.
Quando me lo presentò, capii subito che era speciale, anche se a vederli insieme sembravano lontani come il giorno e la notte: Chiara, bella ed elegante, lui così semplice. Ma quello che conta è la bontà, gli dissi, e la famiglia alla fine accettò, anche se con qualche scetticismo.
Poi poi il destino. Un incidente assurdo, una sera dinverno: Massimo, tornando a casa a Firenze, parlava al telefono con Chiara, attraversa la strada e una macchina lo travolge. Era colpa dellilluminazione scarsa, giubbotto scuro Due giorni dopo, domani sarebbe stato il funerale.
Chiara non riusciva neanche a piangere:
Niente lacrime, Paolo. Solo un vuoto. Neanche voglia di parlare.
Lo sai ai genitori?
No Non ce la faccio, mamma mi ucciderebbe Non ora.
Non capivo perché non mi avesse parlato subito del bambino. Forse non sapeva ancora di essere incinta. E ora questo dolore tremendo.
Sono andato da Elena, la coordinatrice dei volontari. Porta sempre aperta, non serve nemmeno bussare.
Elena, dovè Chiara?
In camera mia, vai pure. Ti aspettava.
La trovo raggomitolata sul letto. Mi avvicino, la abbraccio forte, coprendola col plaid.
Non aver paura, piccola, sono qui! Ce la faremo. Il mondo sembra finito, ma non lo è. Presto ci sarà una nuova vita, un nuovo inizio. Avrà due genitori meravigliosi, anche se uno ora è cielo e laltra terra. Ma ci sarò io, ci sarà la famiglia
Chiara finalmente si lascia andare in un pianto liberatorio.
Quella sera lho portata da me. Ai genitori ho detto che Chiara avrebbe vissuto con me per un po e che, se non volevano perdere anche me, dovevano accettare che le scelte di Chiara sarebbero state solo sue ormai.
Cominciò così un periodo difficile. Gravidanza dura, nausee fino alla fine, discussioni quotidiane. Mamma non mollava, ma papà, in segreto, veniva spesso a trovarci, aiutava con le visite, si informava sui medici migliori.
La piccola Vittoria è nata una mattina di primavera. Dopo un parto lunghissimo, ha riempito tutto il reparto di sue urla robuste: Che vocione, mamma eterea e figlia da contralto! In chi avrà preso?
Nel padre sorrideva Chiara guardando il visino arrabbiato di sua figlia. Ecco la nuova vita Massimo vivrà in lei. Gli occhi non sono quelli della nostra famiglia: sarà lei il futuro di Massimo.
Tre anni dopo
Vittoria! Vieni qui, ho portato un regalo!
Paolo! Un altro? Chiara, con le mani infarinatissime, sbuca dalla cucina. È Capodanno, non il compleanno! Così la vizi troppo!
È mio dovere: cosa serve uno zio e padrino, se non a questo?
Vittoria lascia il gatto disteso sul tappeto del piccolo salotto, si avvicina agli addobbi. Io ho venduto la mia vecchia casa, con i ricavi ho comprato due appartamentini adiacenti, così posso essere sempre vicino a loro.
Gli occhi di Vittoria, quelli di Massimo, brillano davanti alla scatola delle palline natalizie di vetro. Posso? Certo, dai, appendiamole insieme!
Chiara mi guarda, asciugandosi le mani.
Che meraviglia Ma sono delicate, se si rompono?
Pazienza, so dove prenderne altre! Guarda che faccia fa, lei! Non ci rinuncerei per nulla al mondo.
La piccola, seduta a terra, racconta al gatto la storia del balletto visto ieri sera a teatro con me. Per tutto il giorno ha ballato ripetendo i passi delle ballerine.
Siamo inutili qui, ormai sussurra Chiara. E dire che temevo non le piacesse.
Ti ricorderò queste parole più tardi, quando cercherai di metterla a dormire! Dài, ho fame, hai qualcosa da farmi mangiare? Devo correre al lavoro.
E non ti fermi? Tra poco arrivano anche i nostri.
Così vedono la nipotina con calma. Io torno la sera. Ho promesso al gatto che lo salvo dalle sue torture!
Sai che mamma ha trovato una scuola di danza per Vittoria?
Oddio!
Proprio così. Che facciamo?
Ci pensiamo. Trasformiamo lenergia di nonna in qualcosa di positivo.
E se non ci riusciamo?
Tu ricorda che sei la madre, io tuo rappresentante. Ce la facciamo, fidati.
Sicuro?
Sicurissimo! Ma ora fammi mangiare, per piacere.
Se fossi sposato, avresti qualcuno che ti vizia più di me.
Per carità! Anche tu ora con questa storia?
Diamine! Un tesoro così sprecato Aspetto ancora nipotini!
Ah, queste donne!
Il soldatino Schiaccianoci gira un po grazie alla zampa di Vittoria; la bambina canticchia e poi improvvisa un passo di danza. E il gatto si scansa, lasciando il posto, magari, a una futura Carla FracciLa porta si apre piano: è papà, con una busta di frittelle che sprigiona zucchero nell’aria.
Buon Capodanno a tutti! proclama, e Vittoria corre a cercare la sua preferita, allungando le dita appiccicose verso il vassoio.
Per un attimo la stanza si riempie di voci, brindisi, lucine che tremolano sulle pareti, lo scintillio delle palline di vetro appese allalbero. Io mi fermo, dalla soglia, a godere la scena: Chiara che ride, finalmente leggera; papà che canta stonato; la piccola che gira stringendo lo Schiaccianoci, e la mamma che entra, silenziosa, cercando uno sguardo dintesa. Lo trova, in fondo. Lo trova tra noi.
Sono passati anni, il dolore ha scavato abissi ma la vita li ha riempiti di ponti. Siamo tutti cambiati, senza accorgercene. Guardandoci così, adesso, mi sembra che quello che conta sia la forza con cui abbiamo resistitola tenacia di Chiara, il mio braccio teso quando lei cadeva, la mano di mia madre tesa, forse maldestra, ma presente, anche quando non volevo vederla.
Fuori i petardi annunciano un altro inizio. Vittoria si affaccia alla finestra.
Zio, Massimo vede i fuochi? chiede.
Mi inginocchio accanto a lei, insieme guardiamo il brillare del cielo nero.
Secondo me sì, amore. Li vede e fa il tifo per te, come sempre.
Chiara ci raggiunge, il viso illuminato dai riflessi. In quellabbraccio raccolgo tutto quello che siamo riusciti a salvare. E tutto ciò che, ogni giorno, avremo ancora il coraggio di ricominciare.
Fuori, la notte si accende. Dentro, la nostra luce non si spegne mai.







