Figli viziati e senza limiti: le nuove generazioni cresciute senza regole in Italia

Bambini viziati

Lhai proprio viziato! Gli dai sempre corda, così ti si mette sulla testa! Lucia, non si fa così! Hai viziato del tutto il ragazzo! Come ho fatto io con te, a suo tempo! Non cè nessuno da incolpare! Mi ci metto anchio tra le colpevoli! Siete proprio figli viziati! E basta dirmi che sei ormai adulta! Sei ancora una bambina, te lho sempre detto! Non sai ragionare con la testa tua e prendere decisioni sensate! Mirella Battistini ha chiuso dimpeto la porta del frigorifero, con la foto della famiglia della figlia che è precipitata per terra dallo sportello.

La foto era stata scattata lestate scorsa, in vacanza al mare; vacanza a cui, chissà come mai, quellanno Mirella non era stata invitata. Per anni aveva viaggiato con i ragazzi, aiutava con i nipoti, si rilassava e magari faceva anche qualche conoscenza interessante. Ma quellanno, niente.

Le ragioni che le diedero per escluderla, a Mirella, sembrarono quanto meno strane.

Mamma, questanno è un periodo complicato. Quindi, andiamo solo noi con i bambini, ok? Ti compriamo una vacanza più avanti e potrai scegliere dove andare, va bene?

Ma, Lucia! E i bambini? Chi ci baderà?

Mamma, Giulio ormai è grande, si arrangia da solo, e Marta viene con me. Questanno non possiamo permetterci quellhotel bello con lanimazione, quindi dovremo adattarci. Sai che a Marta il mare fa bene, non si ammala mai dopo che ci va! Se non bastano i soldi per lhotel di sempre andremo come si diceva una volta? Ah sì, da privati! Affittiamo un appartamento o una casetta e ci arrangiamo.

E per me, ovviamente, non cè posto!

Mirella era stizzita allidea di finire da sola in una pensione, senza niente di interessante se non il liscio del pomeriggio e conoscenti casuali. Altro che bei alberghi, tra stranieri e brava gente! Tra laltro, con la sua istruzione e il suo francese, può davvero scegliere dove andare.
Ma non questanno

Mamma, dai, lo sai bene! Le vacanze non sono solo una stanza: cè il viaggio, il mangiare, tutto il resto…

Senti chi parla! Pare che vi svuoto il frigo! Mirella stava già accendendo la miccia.

Mamma santa, per forza devo spiegarti queste cose? Non ci sono i soldi per andare tutti! Lo vedi anche tu che questanno tra il restauro di casa tua, i miei problemi di salute, le ripetizioni di Giulio insomma, abbiamo speso tantissimo! Che devo fare, rinunciare al mare? Lasciarci Marta a casa? E poi sono stanca morta, hai visto come ho vissuto sto anno!

Eh sì, ho visto! E ho visto pure che sei una madre pessima! Ai bambini non ci stai mai dietro! Tocca a me e a tua suocera Giuliana, altroché! Ritirare Marta dallasilo, andare a prendere Giulio da scuola, preparare da mangiare, accompagnarli alle attività…

Mamma, non esagerare! Giulio va agli allenamenti da solo, porti Marta a ballo solo ogni tanto! E potresti lasciar perdere qualche corso, tanto allasilo fanno già danza, ma volevi assolutamente che si impegnasse di più…

E ora è colpa mia? la voce di Mirella si fece acuta al punto da lasciarla senza fiato, tenendosi il cuore Gente ingrata! Faccio di tutto e niente vi va bene!

Mamma, dai… Lucia si accostò col volto al vetro, sentendo le lacrime agli occhi. Ti sono grata per tutto, ma non rinfacciarmelo sempre, ti prego.

Mirella non voleva sentire altro. Si ritirò offesa, lasciando lì in salotto il sacchetto col nuovo costume da bagno che aveva comprato per la vacanza.

Offendersi era qualcosa che Mirella sapeva fare bene. Bastava non rispondere alle telefonate, non aprire a nessuno, trattenere i suoi sospiri per il momento giusto e, al massimo, rispondere dopo un po con tono grave alle chiamate di Lucia:

Lucina, se il cuore si ferma, se batte appena appena, che significa?

E allora Lucia mollava tutto e correva alla villetta fuori Roma, dove Mirella si rifugiava dopo ogni discussione, per trovar pace. Tornava distrutta, buttava le chiavi della macchina sul mobile e si chiudeva in camera a piangere, senza capire perché la madre si comportasse così.

A quel punto Giulio entrava in silenzio e la copriva con la sua copertina, toccandole leggero una spalla:

Mamma, basta, non ci andare più! La nonna sbufferà un po e poi torna lei da sola.

Eh, Giulio, se fosse così facile

Lucia aveva imparato a conoscerla. Fin da piccola Mirella era così: fragilissima, una donna col francese impeccabile e la passione per la lirica, ma anche capace di far pesare ogni gesto della figlia. Sapeva rimproverarla sia in italiano che in francese e inglese.

E, da bambina, il peggio era quel freddo Lucina, vai a riflettere su ciò che hai fatto! Vai in camera, cara!

Quel cara, Lucia sapeva, lo avrebbe sentito solo in giornate storte.

Mirella era sempre stata una che vede il bicchiere mezzo vuoto. Chiunque le graviti intorno, che siano amici o parenti o conoscenti, erano insufficienti, incapaci, secondo i suoi standard. Ma Lucia, almeno da bambina, era leccezione: intelligente, bella, precoce. A tre anni compitava le lettere nei libri, a quattro suonava il piano che la mamma le aveva regalato, piegando leggermente la testa riccioluta verso i tasti: Sento la musica!

C’era di che vantarsi! Lucia era il suo orgoglio, almeno finché un giorno, in seconda media, non prese uninsufficienza a un compito. Mirella si disperò, non volle neanche ascoltarla:

Mi hai deluso! Vai in camera! E Lucia, obbediente, ovviamente ci andava, disperata.

Fu la nonna, la mamma di Mirella, a trovarla in bagno in lacrime, senza capire cosa stesse succedendo. Lucia le raccontò tutto: che aveva avuto il menarca in classe, che non sapeva cosa fosse, nessuno gliene aveva mai parlato. Mirella aveva deciso che certe cose non andavano spiegate, e le amichette adatte secondo lei sicuramente non ne avrebbero parlato.

Quando la nonna tentò di parlare di questo con Mirella, ne uscì solo unemicrania e: Lucia, certe cose si dicono solo alla madre!

Ma io non sapevo…

Impara a usare la testa!

Ma nemmeno stavolta Lucia capì dove avesse sbagliato.

Da lì in poi i momenti di delusione si andarono accumulando, e Mirella non lo nascose più alla figlia. Spesso Lucia la vedeva girare per casa col foulard di seta annodato in testa, come scaramanzia contro il mal di testa, segno inequivocabile che era giornata di discussioni.

Mirella non litigava mai apertamente. Si sedeva composta in poltrona, dita sottili alle tempie, e diceva lapidaria:

Lucia, mi stai finendo

Come, cosa, perché? Spettava a Lucia intuire il motivo del malumore. A volte era solo perché aveva deciso di fare il medico, idea che a Mirella non piaceva:

Tuo padre faceva il chirurgo! Quella non è una professione da donna! E poi io sono rimasta vedova, ti ricordi? Lucia, pensaci, non solo ai sogni tuoi, ma a chi ti ama!

Le discussioni si moltiplicarono, ma Lucia scelse medicina e Mirella non le parlò per quasi sei mesi, limitandosi a sì e no a colazione.

Poi fu la scelta del marito: non lo accettava.

Lucia, possibile che non ci fosse nessuno più adatto? non parlo di soldi! Siete diversi! Lui non conosce neanche una sinfonia di Verdi!

Mamma, ma Davide è una brava persona, mi vuole bene…

Con lamore non si va avanti! Te ne accorgerai, ma sarà tardi!

Al matrimonio della figlia, Mirella si aggirava con il fazzoletto tra le mani, dispensando perle di saggezza a tutti:

Sicuramente avranno difficoltà, sono giovani. Ma io sono la madre, li aiuterò, sarò sempre qui!

Fu a quel matrimonio che Mirella conobbe il secondo marito: un lontano parente di Davide, il colonnello in pensione Giovanni Gentile, elegante, galante, dal perfetto accento francese.

Mio padre era diplomatico, abbiamo vissuto anni in Francia.

Che meraviglia!

Fuori casa, a parlare di poesia in francese e a gestire lorto, Mirella trovò la pace. Si addolcì, almeno per un po, e i nipoti le portarono gioia vera.

Lucina, che meraviglia questi bambini! Giulio è brillante, tutto suo nonno! E la piccola Marta, che amore! Ha il mio nasino e i miei occhi!

Lucia era contenta di vederla finalmente felice.

Contrariamente alle previsioni di Mirella, il matrimonio di Lucia con Davide funzionava. Lui lavorava, Lei riusciva a tornare in sala operatoria, grazie anche allaiuto della suocera Giuliana:

Non ti preoccupare Mirella, penso io ai bambini, – diceva sempre Giuliana.

Tua madre mica è lunica nonna, eh! replicava Mirella, col mento alto.

La vita era tranquilla, finché Giovanni si ammalò allimprovviso e, nonostante le cure di Lucia, se ne andò. Lutto pesantissimo per Mirella.

Giovanni… come hai potuto lasciarmi adesso? Proprio ora che mi sentivo una donna!

Da allora, entrò in una nuova fase: due mazzi di garofani bianchi, per i suoi cari defunti, e tanta inquietudine verso i vivi.

Lucia provava a starle vicina: feste, weekend, vacanze, sempre tutti insieme. Ogni tanto le amiche provavano a far ragionare Mirella:

Ma forse Lucia vorrebbe vivere un po da sola con marito e figli

Sciocchezze! Io non controllo niente! La aiuto! Come farebbe Lucia senza di me?

I problemi iniziarono davvero quando Giulio diventò adolescente: per lui la presenza eccessiva della nonna era pesante. Amava la nonna, ma i suoi continui rimproveri lo innervosivano.

Giulio! Ancora con questa musica orrenda a tutto volume! Ma come si può ascoltare una roba simile?!

Mirella entrava senza bussare, e se la prendeva, sempre con il foulard in testa, ma stavolta Giulio, al contrario della mamma, rispondeva a modo suo, senza coinvolgere i genitori.

Marta, vieni! Balliamo!

Vedere i nipoti ballare sulle note dei Maneskin lasciava Mirella sconvolta.

Giulio, capisco te… ma Marta no! Basta, chiamo vostra madre!

Meglio chiamare papà, nonna! Mamma in sala operatoria il telefono non ce lha!

Davide, tranquillo, ogni sera la riaccompagnava a casa, e poi cantava con Giulio i pezzi italiani o stranieri che lui amava così tanto, nella speranza di vedere un giorno suo figlio esibirsi non solo per la sorella e i genitori.

Quando Lucia decise di prendere una chitarra per Giulio, le discussioni ripresero.

Lucia, non ti azzardare! Così mi lasciate da parte?

Ma dai, mamma!

Non lo reggo! Il ragazzo deve studiare, non perdere tempo con queste cose da ragazzini senza testa!

Ma sta andando benissimo a scuola! E poi, non eri tu a dire che servono passioni, che farli crescere a 360 gradi è importante?

Intendevo altro, e tu lo sai bene! Eh, Lucia, eccoci di nuovo…

Anche stavolta i litigi durarono giorni, con Davide che sosteneva Lucia. Mirella mise in atto il suo classico boicottaggio: niente risposte ai messaggi, Lucia non aveva più le chiavi di casa della madre che aveva smarrito le sue.

Stavolta, però, Lucia non si fece intenerire.

Non vuole parlare? Peggio per lei! disse lavando i piatti la domenica, quando la sua tazzina preferita si frantumò cadendo nel lavandino. Quei cocci luccicanti a terra furono la goccia che fece traboccare il vaso.

Amava sua madre, sì. Ma ormai aveva capito che quellamore doveva cambiare, se voleva proteggere i suoi cari dalle ferite di questi rapporti tossici.

Giulio! gridò verso il piano di sopra, tanto era raro sentirla alzare la voce.

Mamma, che cè?

Hai deciso quale chitarra vuoi?

Posso davvero? Aveva gli occhi che brillavano.

Devi, secondo me! Quale vuoi?

Una basso! Sei sicura?

Come ti pare a te! Non ti preoccupare della nonna, scegli quella che vuoi.

E la nonna?

Dirà che siamo bambini viziati… Non ci pensare! Prepara Marta, andiamo!

Dove?

Al negozio! O non si prendono lì?

Arrivo! Dico a Marta, che mi aiuta a scegliere!

Vedendoli partire, Lucia pensava: Mio figlio è veramente buono. Quale altro ragazzino si porta la sorellina di sei anni a scegliere la chitarra?

Così arrivò la chitarra, la stanza di Giulio diventò sala prove di una mini band, i genitori organizzarono la registrazione di un video che, guarda un po, fece milioni di visualizzazioni su TikTok, con Marta solista accanto al fratello.

Lucia era contenta: i ragazzi erano impegnati, nessuna tensione, latmosfera in casa era cambiata. Dopo ogni turno in ospedale, coi racconti dei bambini, capiva che qualcosa stava facendo giusto.

E Mirella? Lei aspettava. Tutti i giorni casa in ordine, cucinava, aspettava la visita della figlia per farle chiedere scusa come sempre.

Ma passò una settimana, unaltra ancora… nessun segno di Lucia.

Allinizio Mirella si indispettì e poi si arrabbiò, giurando a se stessa che questa volta la figlia non se la sarebbe cavata facile. Mesi così.

Per la prima volta nella sua vita, qualcuno le aveva davvero detto basta. E Mirella, che normalmente chiudeva senza rimorsi con chiunque la contraddicesse, con Lucia non ce la faceva. Perché, nonostante tutto, sua figlia le voleva bene.

I mesi passarono, Mirella cominciò a capire che Bianca nessuno sarebbe arrivato.

Capire quanto la sua durezza potesse avere un prezzo fu difficilissimo. Possibile che un semplice scatto dira potesse rovinare tutto? Dopo una vita dedicata a Lucia e ai nipoti?

Dopo giorni inquieti, si recò alla villetta, convinta che almeno lì avrebbe trovato pace. Nulla. Era sola, e per la prima volta ammise con se stessa che anche lei aveva le sue colpe.

Lestate lasciò il posto allautunno. Un giorno, seduta in cucina con la sua tazza di tè, vide dal giardino della villetta i nipoti dei vicini saltare nelle pozzanghere. Si ricordò che Giovanni aveva scelto una recinzione in ferro battuto più bella, diceva lui invece che un muretto, che permetteva quindi di guardare quel viavai vivace.

I vicini erano professori universitari: cinque nipoti, tutti educati e solari. Guardando quei bambini così semplicemente felici, Mirella decise che aveva aspettato già troppo. Poteva restare lì a scaldarsi le mani sul tè, a coccolare il suo ego ma a cosa serviva?

Posò la tazza nel piattino, sistemò la giacca e prese la macchina.

Era domenica, le strade erano tranquille, e in mezzora arrivò nel quartiere di villette dove abitavano Lucia, Davide e i bambini.

Mentre parcheggiava, si rese conto che aveva il cuore in gola. Mettere da parte il proprio orgoglio, per la prima volta, le sembrava una montagna. Pensò anche di andarsene. Ma poi spinse il cancelletto ed entrò.

La porta di casa era aperta, sentiva la batteria, la chitarra, Marta che rideva e Lucia che ballava in cucina, cantando a squarciagola una canzone dei Pinguini Tattici Nucleari col cucchiaio di legno in mano.

Dai mamma, registriamo anche noi un video?! rise Marta, lasciando i bicchieri sul tavolo.

Lucia versò il succo, passò due bicchieri a Marta: Portali su ai ragazzi, e io porto gli altri due. Sicuro che hanno sete!

Stava salendo le scale quando si accorse di Mirella sulla soglia.

Il tempo sembrò fermarsi. Nessuno parlò per un attimo, curiosi di cosa avrebbero detto le due donne.

Marta aprì la bocca, ma Lucia la precedette: Ciao mamma! Mi dai un occhio alla carne? Tra poco si mangia, appena i ragazzi finiscono. Hai fame?

Mirella annuì e si tolse la giacca.

Sì.

Bene! Lucia fece locchiolino anche alla figlia. Marta, su, sei impietrita! Dimenticato che aspetto ha la nonna?

Marta sorrise e scosse la testa:

Mi ricordo! Nonna, ho lasciato danza! Mamma mi ha iscritta in una scuola di canto, dice che ci so fare!

Mirella sentì salire le lacrime, neanche ci provò a nasconderlo, e per sviare prese i bicchieri dalle mani della nipote:

Faccio io! Voglio proprio vedere che chitarra ha Giulio. Bella?

Bellissima! Rossa! Lho scelta io! Vieni, te la faccio vedere!

Marta la trascinò su per le scale, Lucia si voltò verso la madre:

Dai, mamma, che il passo più difficile lhai già fatto…

E Mirella salì. Giulio la accolse serio, mostrandole con orgoglio la sua chitarra.

Qualcosa cambiò, in quella casa.

Non tutto, si sa. Non si cambia carattere con uno schiocco di dita. Litigi, battibecchi, sguardi storti, ce ne saranno ancora. E Lucia sbufferà, sentendo la madre che cerca di imporre la sua opinione, e Mirella si domanderà dove ha sbagliato.

Ma una cosa, alla fine, tutti avevano compreso: se vuoi essere ascoltato, impara ad ascoltare anche tu. Allora le cose, pian piano, si mettono a posto. E la tua famiglia rimane. Che altro serve?

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