Mio marito, a 70 anni, si è trovato un’amante, e io… per il nostro 46° anniversario di matrimonio gli ho regalato un localizzatore GPS

Margherita compone il numero del marito mentre siede su una fredda panchina di legno accanto allaccettazione della ASL. Fuori, su Milano, la pioggia dottobre batte sottile e persistente; sente la schiena dolere dopo lattesa infinita per la visita cardiologica.

Carlo, vieni a prendermi? Ho finito, sto uscendo, chiede, stringendo il telefono allorecchio.

C’è una pausa lunga, troppo per una domanda così semplice.

Margherita… non posso, adesso. La macchina… è dal meccanico. Si è rotta allimprovviso, capisci? Ho dovuto portarla durgenza allAutoService.

Rovinata? Ma funzionava benissimo, ieri.

Eh, non so, qualcosa al motore. Senti, prendi un taxi, poi ti faccio il bonifico.

E lì Margherita lo sente. In sottofondo, limpida, una risata giovane di donna. Allegra, leggera, come quella delle ragazze ventenni.

Carlo, pronuncia lei lenta, chi sta ridendo lì con te?

Eh? Non sento niente. Cattiva connessione. Ti richiamo dopo!

Chiude la chiamata di colpo, quasi si fosse scottato.

Margherita rimane a fissare lo schermo nero sentendo il gelo avvicinarsi al cuore. C’è qualcosa che non va, e lei lo percepisce ormai da settimane, anche se cerca di scacciarlo, imbarazzata dei propri sospetti.

Rientra a casa con il tram, stringendo in grembo la borsa con le medicine. Quarantasei anni di matrimonio. Quarantasei anni a condividere un letto con Carlo, a preparargli il caffè, stirargli le camicie, crescere i figli, affrontare le ristrettezze degli anni 80, la malattia, la morte dei genitori. Possibile smettere improvvisamente di comprendere chi hai accanto da una vita intera?

La sera Carlo rientra tardi, profumato di unessenza dolciastra e sconosciuta. Margherita la percepisce appena lui si china per baciarla sulla fronte. Un gesto automatico, ormai.

Allora, la macchina? domanda mentre serve la cena.

Tutto a posto, era una sciocchezza borbotta, scansando lo sguardo.

Margherita si siede di fronte a lui e lo osserva: mangia, si pulisce la bocca come sempre, si irrita con le vecchie corone dentali. Ha compiuto settantanni a marzo. Festeggiarono in casa, solo i più intimi. I figli regalarono un soggiorno alle terme, mai usato perché Carlo ha sempre una scusa.

Quanto costa il meccanico? domanda, facendo finta di nulla.

Poco, pochi euro, sminuisce. Dai, basta parlare della macchina, sono stanco.

Va in salotto ad accendere la televisione. Margherita sparecchia da sola, le mani che si muovono metodiche mentre i pensieri vorticano: sta mentendo. Carlo le mente, ogni cellula del suo corpo lo sente.

Non dorme, quella notte. Lo ascolta russare, distante, diverso. Più nervoso ultimamente, scontroso. Nasconde il telefono, si assenta ore dicendo di essere con gli amici. Ultimamente ha comprato perfino una giacca nuova, da giovane. Margherita aveva pensato: vorrà sembrare più giovane? Una crisi di mezza età posticipata, come su quelle riviste che sfoglia nelle sale dattesa.

La mattina seguente, mentre Carlo è fuori, Margherita apre il garage. La loro Fiat Croma, la berlina beige regalata dai figli per i quarant’anni di matrimonio, è lì. Ricorda ancora le lacrime e la festa. Accarezza il cruscotto, poi nota il contachilometri: cinque mila chilometri in più in due settimane? Eppure insieme non hanno quasi mai usato lauto.

Apre il cassetto: tra i documenti una gomma americana. Lei non le mastica, Carlo nemmeno. Sul sedile posteriore, capelli biondi lunghi e tracce di pelo rossiccio di cane. Mai avuto un cane.

Le si stringe il cuore dalla paura. Chiude tremando e torna in casa. Un bicchiere dacqua tutto dun fiato: Sto diventando paranoica? No, qualcosa sta succedendo.

Quella sera cerca di parlarne.

Carlo, perché la nostra macchina ha questo chilometraggio? Non abbiamo quasi mai viaggiato.

Lui non alza nemmeno gli occhi.

Ti stai facendo dei film. Non hai altro da fare che pensare a queste cavolate?

Non sono sciocchezze! Ho trovato cose strane, capelli, peli…

Margherita, ti prego! Siamo stati da Francesca la scorsa settimana, ricordi? Ha il cane, ecco spiegato tutto.

Lei tace. Francesca, la figlia, ha un cane nero. Ma quel pelo è fulvo. E vede nei suoi occhi una rabbia che non le aveva mai mostrato.

Il giorno seguente, quando Carlo esce, Margherita chiama AutoService.

Buongiorno, mio marito ha portato una Fiat Croma beige, targa… per un controllo. Due giorni fa…

Mi dà un attimo, controllo. Mm, non abbiamo nessuna Croma beige registrata. È sicura sia il nostro centro?

Margherita riaggancia, un nodo in gola. Anche sul meccanico ha mentito. Senza il minimo scrupolo.

Carlo spende soldi per una donna, pensa Margherita, come uno schiaffo. No, impossibile. Settanta anni, che amante potrebbe avere?

Ma la risata giovane al telefono, il profumo, le bugie tutto la trafigge.

Aspetta la sera e chiama la sua amica Lucia, amiche dalladolescenza, insieme in pensione ora.

Lucia, credo che Carlo mi tradisca, sussurra; appena pronuncia quelle parole le lacrime le rigano le guance.

Cosa? Margherita, ma che dici? Da dove ti viene questa idea?

Margherita racconta tutto: i chilometri, i capelli, la risata, le menzogne.

Senti una cosa, dopo un attimo dice Lucia, non hai pensato che, magari, Carlo affitta la macchina? Ormai molti lo fanno per arrotondare. Magari non voleva dirtelo per paura che protestassi.

Lei rimane interdetta.

Senza dirmelo?

Forse temeva il tuo rifiuto. Gli uomini… gli uomini sono bambini. Magari aveva bisogno di soldi.

Per una giovane amante, pensa Margherita. Ricorda quellarticolo letto Il tradimento di un marito anziano. Allora laveva snobbato, ora ogni parola le martella in testa.

Lucia, mi aiuti a scoprire la verità?

Certo, amica. Dimmi tutto ciò che serve.

Il giorno dopo chiede al nipote Leonardo, sedici anni e genio della tecnologia, di passare.

Leo, puoi inserire un localizzatore in macchina? Così vedo dovè? dice, porgendogli il tè.

Lui la guarda perplesso.

Nonna, che succede?

Niente, solo per sicurezza.

Lui non si fa domande.

Facile. App sul telefono, non serve nemmeno la scatoletta.

In mezzora il cellulare di Margherita mostra un puntino su una mappa: ecco dovè la loro Fiat Croma.

Guarda, nonna: qui restano memorizzati i percorsi. Questa ieri, questa laltroieri…

Margherita sente un freddo gelido: la macchina percorre tutta Milano. Centri commerciali, stazioni, università. Percorsi da taxi.

Grazie, Leo, sussurra. Grazie, tesoro.

Appena se ne va, Margherita siede accanto alla finestra col telefono in mano. Piange, in silenzio. Carlo davvero la dà in affitto. La loro macchina, il dono dei figli per la loro storia. Un oggetto d’uso, per soldi.

E quei soldi? Non nel bilancio familiare. Carlo di recente lha perfino lamentato: Siamo al limite, la pensione non basta. Eppure…

Si rifugia nella camera matrimoniale. Ne tira fuori lalbum di foto. Eccoli giovani, a ventanni, lui che la stringe davanti alla mensa universitaria, le loro nozze al municipio di provincia, la prima casa, i figli Francesca e Andrea. Tutta la vita insieme.

Accarezza col dito una foto: Carlo le porge margherite raccolte dietro la stazione perché non avevano soldi per dei veri fiori. Lei era la donna più felice del mondo.

E ora quelluomo le mente, la inganna, sfrutta la sua auto per chissà cosa.

Quella sera il localizzatore mostra che la macchina si sposta verso la periferia, davanti al bar La Granita.

Margherita chiama Lucia.

La macchina è ferma davanti al bar La Granita. Vieni, andiamo a vedere.

Arrivano in venti minuti con lauto di Lucia. Si appostano in una traversa, osservando il parcheggio. Eccola, la loro Croma beige.

Allora, andiamo? sussurra Lucia.

Aspettiamo, Margherita è rauca.

Aspettano almeno venti minuti, poi una giovane donna esce dal bar. Venti, ventidue anni, minigonna, giacca di pelle, capelli biondi lunghi. Cammina verso la Croma cercando le chiavi nella borsetta.

Santa Madonna, sbotta Lucia. Chi è quella?

Margherita non risponde. Osserva la ragazza salire a bordo, avviare il motore. A quel punto si avvicina Carlo, reggendo un enorme mazzo di rose e una scatola di cioccolatini.

Margherita sente mancarsi il respiro: come in un sogno vede il marito dare i fiori alla ragazza, passarle dei soldi. Poi la bacia sulla guancia, lei ride. Quella stessa risata sentita al telefono.

Torniamo in auto, mormora Lucia. Ora non devi…

Ma Margherita scende già, gambe tremanti. Va verso Carlo. Lui si gira e, appena la vede, il volto gli si trasfigura; comprende: è la fine.

La ragazza scatta via, la macchina accelera. Margherita e Carlo restano, immobili nel parcheggio, sotto la pioggia.

Margherita… inizia lui.

Andiamo a casa, dice soltanto lei.

A casa tacciono. Lucia li lascia soli. Margherita si butta qualche goccia di valeriana nel bicchiere e la tracanna. Carlo siede di fronte, il volto abbattuto.

Quindi affitti la macchina. Da quanto tempo?

Tre mesi, ammette piano.

Tre mesi di bugie. E i soldi?

Non risponde.

Dove finiscono i soldi, Carlo?

Per… cose mie, piccoli regali…

Ma quali piccoli regali? Rose, profumi, quella cena… tutto per lei, vero?

Margherita, tu non capisci…

No, tu non capisci! Hai dato via LA MIA macchina, il regalo dei nostri figli, senza dirmi nulla, di nascosto. E li hai spesi per… quella ragazzina!

Non chiamarla così! scatta lui. Si chiama Alessia, ha ventidue anni. È una studentessa. Lei mi capisce!

Margherita rimane impietrita. Silenzio, denso come la nebbia di Milano.

Lei ti capisce. E io allora? Dopo quarantasei anni…

Non mi capisci! urla lui. Ho settantanni, Margherita! Settantanni! Sono un vecchio! Sto per morire e non ho vissuto. Lavoro, casa, figli… e io? Dovè la mia vita?

Le sue lacrime le fanno vedere solo uno sconosciuto davanti.

E con questa Alessia provi di nuovo la giovinezza? Ci vai a letto?

Lui resta in silenzio. Poi annuisce.

Margherita si copre il volto. Vorrebbe urlare, spaccare tutto. Invece siede immobile, sventrata dal dolore.

Avevo paura di invecchiare, sussurra lui. Di diventare un peso, un malato. Credevo che con lei mi sarei sentito vivo. Così ho iniziato ad affittare la macchina, per portarla fuori, regalarle cose belle. Ci volevano soldi…

Capisco solo che sei un egoista. Ho passato la vita a cucinare con nulla, stirare camicie di notte, vegliare i figli malati mentre tu lavoravi. Ho sopportato la penuria, le crisi, le tue assenze. Ho creduto in te per quarantasei anni. E tu, tu hai affittato e ora venduto la mia macchina, il simbolo del nostro amore, e hai gettato via tutto per una ragazzina, poco più grande di nostra nipote.

Margherita si alza, vede fuori le luci e la pioggia.

Non sapevo che anche i vecchi tradissero. Che un matrimonio potesse finire a questa età. Pensavo che certi dolori appartenessero ai giovani. E invece eccomi qui.

Margherita, scusami… mormora lui. Negli occhi solo paura. Teme che lei se ne vada, di restare solo.

Come si supera il tradimento di un marito… Ho pensato tanto oggi. Sai cosa ho capito? Non si supera. Si accetta. Si accetta che quella persona che amavo, non cè più, e ora qui davanti a me cè uno sconosciuto. Un vecchio che scappa dalla morte tra le braccia di una ragazzina.

Carlo piange, il volto tra le mani.

Non posso stare senza di te, Margherita. Ti prego, non andartene. Giuro che la lascerò.

Non giurare. Non ti credo più.

Lei prende un cuscino, coperta, e va sul divano.

Io dormo qui. Domani parleremo ai ragazzi. Vedremo cosa fare. Magari io vado da Francesca qualche giorno.

La notte passa lenta. Margherita guarda il soffitto e pensa: la vecchiaia non è solo coperte e nipoti, ma anche tradimenti, dolore, pensione che scarseggia. E infedeltà, che fanno urlare dentro.

Allalba si alza per prima, si veste con cura, si guarda allo specchio: il volto segnato, ma ancora vivo.

Quando Carlo appare in cucina, lei beve caffè.

Buongiorno, tenta lui.

Lei fa solo un cenno.

Ho chiamato Francesca: passa stasera.

Margherita…

Carlo, per favore, oggi lascia stare.

La giornata si trascina. Parlano poco. Quando arriva Francesca, serio e severa come suo padre, Margherita racconta tutto: macchina, soldi, Alessia, le bugie.

Papà, non ti riconosco, dice Francesca gelida. Hai rubato soldi a mamma, venduto la macchina che ti abbiamo regalato… E tutto per una ragazzina.

Non offendere, tenta Carlo.

Come la chiamo mi riguarda! Ma ti rendi conto?! Settantanni! Ma che ti salta in testa?

Francesca, basta, interviene Margherita. Non serve litigare. Io… non so cosa fare.

Divorzia, dice sicura la figlia. Io e Andrea ti aiutiamo. Papà rimane qui, tu vieni da me.

Margherita tace. Divorziare a quasi settantanni, dopo una vita.

Devo pensarci, sussurra.

La sera, di nuovo soli. Carlo siede con lo sguardo spento accanto.

Non so come sia successo, si apre. Lho incontrata al parco, portava un cane di unamica. Mi è sembrata così leggera… Con lei potevo dimenticare malattia, vecchiaia. Volevo solo sentirmi ancora vivo. Sapevo che era sbagliato, ma non riuscivo a fermarmi.

Margherita lo ascolta, qualcosa si spezza dentro di lei.

Tu hai paura della morte. Per questo hai distrutto tutto.

Non volevo ferire nessuno. Pensavo che tu non lavresti mai scoperto…

Ma lho scoperto. E ora? chiede lei.

Silenzio. Lui poggia la testa sulle sue ginocchia, come faceva da giovane.

Perdono, Margherita. Mi sento solo, ho paura… paura di restare solo, che tu smetta di amarmi se divento un peso.

Lei gli accarezza i pochi capelli.

Non avrei mai smesso di amarti. Ma ora non lo so più.

Rimangono così, finché lei si allontana: ora lo sa anche lui, non lo perdonerà facilmente. Forse mai.

Passa una settimana vischiosa e amara. Vivono come coinquilini. Margherita dorme sul divano, cucina solo per sé, poche parole scambiate.

La Fiat Croma staziona vuota, nessuno la guida più: simbolo vivente del tradimento.

Un giorno telefona laltro figlio, Andrea, che vive a Bologna.

Mamma, Francesca mi ha raccontato tutto. Come stai?

Vivo.

Se vuoi vieni da noi, cè posto. Pensaci.

Pensaci. Solo questo fa Margherita: pensare dove andare. Dai figli? Ma significherebbe ammettere la sconfitta, la fine. Rimanere? Ma come si fa, ora?

Lucia le telefona ogni giorno.

Come stai, Margherita?

Vivacchio.

Ma quale vivacchio? Ti stai consumando dentro. Devi pensare a te stessa, amica. Forse dovresti davvero lasciarlo.

Una nuova vita, a quasi settantanni. Suona come una beffa.

Quella sera, sistemando vecchie ricevute, trova uno scontrino della farmacia: le medicine per cuore di Carlo, costose. Aveva rinunciato a qualcosa per sé, per prendergliele migliori.

Unondata di rabbia la trascina in soggiorno.

Sai quanto costano le tue cure? Centinaia di euro, Carlo! Io risparmio su di me per te, mentre tu spendi soldi per la tua Alessia!

Lui la guarda, desolato.

Ho venduto la macchina, dice allimprovviso.

Margherita si blocca.

Cosa?

Ho venduto la Fiat Croma, oggi. Domani vengono a far le carte. Tutti i soldi sono per te.

Senza consultarmi?

Sono coproprietario, posso farlo. Non sopporto più di vederla lì, a ricordare la mia colpa.

Margherita si abbandona su una sedia. Ha venduto la macchina, senza chiederle nulla. Lultimo legame con la loro storia, con i figli, con la felicità passata.

Non sei più possibile, sussurra. Prima laffitti di nascosto, poi la vendi. Ma io chi sono per te, Carlo?

Volevo solo fare la cosa giusta…

Basta, taci.

Lei si rifugia in salotto, piange senza suono: per lauto, i soldi, il tradimento, la consapevolezza che tutta la sua vita oggi pare uno scherzo crudele.

La mattina dopo arriva il compratore, giovane. Carlo firma i documenti. Margherita non vede nemmeno la macchina mentre se ne va.

La sera, Carlo posa una busta di soldi sul tavolo.

Prendi, tutto ciò che ho avuto per la macchina.

Margherita fissa la busta.

Quei soldi non li voglio. Sono sporchi, come tutto quello che hai fatto in questi mesi.

Margherita, ti prego…

Tieniti pure tutto. Comprale un altro mazzo di rose.

Se ne va in balcone, pioggerella di novembre e luci lontane. La vita va avanti, mentre il suo mondo si sgretola.

Dopo qualche minuto la raggiunge Carlo.

Lho lasciata, dice piano. Una settimana fa. Le ho telefonato, le ho spiegato tutto. Non si è nemmeno dispiaciuta, ha riso e riagganciato. Ho capito che sono stato solo uno stupido utile per lei. Non mi ha mai amato. Io invece… ho distrutto tutto. Ho perso te. Eppure ho ancora paura della morte, più di prima. Perché adesso sono anche solo.

Lhai scelto tu, Carlo. Mentendomi. Tradendomi.

Lo so. Non chiedo perdono. Voglio solo dirti che ho capito cosa ho perso.

Margherita lo osserva: vecchio, esausto, invecchiato di dieci anni in dieci giorni.

Non so se saprò mai perdonarti. Né se potrò di nuovo fidarmi. Hai rotto dentro di me qualcosa che forse non si può aggiustare.

Capisco.

Ma anche io ho paura. Paura di restare sola, di iniziare tutto da capo a questa età.

Restano affiancati, due vecchi sul balcone umido, ognuno perso nei propri pensieri.

Possiamo provarci? Magari da capo. Prometto che cambio.

Non promettere. Fai, non dire.

Forse cambierà. Forse no. Forse, nemmeno lei sa se vuole davvero restare o andarsene.

Non so cosa sarà del nostro futuro, dice Margherita. Davvero, non lo so.

Nemmeno io, ammette Carlo.

Entrano in casa. Lei in salotto, lui in camera. Due vite parallele.

Passa un altro mese. Dicembre porta neve e freddo. Qualcosa tra loro lentamente si scioglie. Carlo ora la cura di più: una nuova coperta, una tazza di tè caldo senza chiederle nulla. Ha aggiustato il mobile che aveva promesso mesi fa. Piccole cose. Margherita le nota.

Un giorno, Carlo entra in salotto con una scatola.

Ho trovato questo sopra larmadio. È per te.

Dentro, lettere di quarantanni prima. Che lui le scriveva dall’esercito. Le legge e piange: Margherita, vita mia, mi manchi. Quando torno ti farò felice. Sei il mio tutto. Era lui quelluomo?

Lei chiude la scatola.

Quelle lettere le ha scritte un altro uomo. Giovane, sincero, innamorato. Ora sei cambiato.

Possiamo tornare quelli di una volta?

Non si può tornare indietro.

Arriva Capodanno. I figli li invitano, Margherita rifiuta. Festeggiano da soli. Cenano, brindano senza guardarsi.

Buon anno, dice lui.

Buon anno, risponde lei.

Dopo la mezzanotte, Carlo la ferma.

Ho venduto la macchina anche perché non sopportavo il ricordo della mia schifezza. Ogni volta che la vedevo, ricordavo quello che ho fatto. E mi vergognavo.

E quando portavi la tua amante, non ti vergognavi?

Sì, ma mi illudevo di meritare la felicità. Che tutto restasse nascosto. Sono stato un vecchio sciocco. Mai più bugie.

Non promettere. Fallo.

Restano in silenzio, due vecchi, pieni di rimpianti e dubbi.

Passano altre settimane. Margherita ancora dorme sul divano, ma comincia a parlare con Carlo. Frasi brevi, notizie di attualità, impressioni sul tempo, i nipoti. Cautamente, come tra estranei.

Un giorno chiama Francesca:

Mamma, hai deciso? Divorziate o no?

Non lo so, risponde Margherita. Non so perdonare, ma non so nemmeno andare via. Ecco tutto.

Vuoi soffrire così?

Forse.

Dopo la telefonata guarda la neve scendere. Ricorda le passeggiate al parco, lui che faceva il pupazzo di neve a Francesca. Erano felici, allora. Ma il passato può vincere sul presente?

A cena, Carlo si fa coraggio.

Sto andando da uno psicoterapeuta. Vorrei capire perché ho fatto tutto questo. Cambiare, se posso.

Margherita lo guarda: finalmente lo vede sincero.

Fai bene. Forse ci andrò anchio.

Una timida speranza, o solo voglia di pace.

Così trascorre linverno. Lenti, lunghi silenzi. Vivono insieme ma a distanza. A volte Margherita sente nostalgia di Carlo giovane, quello che la faceva ridere, che la abbracciava al mattino.

Ma quel Carlo non cè più. Morto col loro matrimonio, con la fiducia.

Arriva la primavera. Marzo porta il sole nuovo. Margherita si mette al balcone, sente la vita che ricomincia.

Carlo una sera si siede di fronte a lei.

Non ti chiedo di perdonarmi né di tornare con me. Voglio solo che tu sappia che ho capito cosa ho distrutto. Vivrò con questa colpa per sempre. Ma se un giorno mi vorrai dare una seconda possibilità, io farò di tutto per meritarmela. Se no, lo capirò.

Seguono silenzio, imbarazzo, dolore. Margherita conclude:

Non so, Carlo. Ho dato tutto, ma evidentemente non basta mai. Si può perdere tutto in un attimo e non so come si fa a vivere con questa consapevolezza.

Insieme o separati?

Non lo so, ripete Margherita. Non lo so.

Dentro quel non lo so cè tutta la sua sofferenza, la paura, il futuro improvvisamente diventato sconosciuto.

Rimangono uno di fronte allaltra, in mezzo allombra, come due isole. La notte scende su Milano, ma nessuno si muove a cercare luce.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

three − one =

Mio marito, a 70 anni, si è trovato un’amante, e io… per il nostro 46° anniversario di matrimonio gli ho regalato un localizzatore GPS
Mio marito ha posto una condizione e io ho scelto il divorzio