Goccioline

Goccioline

E allora non è mica spaventosa! È bellissima! Massimo, dì qualcosa!

Sofia stringeva al petto una gatta spelacchiata e magra come uno stecco, piangeva così forte che le vecchiette giù nel cortile si tappavano le orecchie.

Robusta di voce e di polmoni, proprio come tutti i suoi fratelli, Alessandra era la regina indiscussa delle urla. A cinque anni, nessuno nel quartiere sapeva gridare come lei, tanto da far vibrare i vetri degli infissi.

I vicini ormai si erano abituati a Sofia e alla sua numerosa famiglia. Nessuno si scandalizzava più delle loro imprese, tutti sapevano che Caterina, la loro mamma, faceva orari da far impallidire chiunque, e raramente riusciva a richiamare allordine quella banda. Qualsiasi altra, al suo posto, si sarebbe appesa al cancello a urlare alle nuvole.

Quel cancello, in ferro battuto annerito dal tempo, separava il vecchio palazzo signorile da via Garibaldi, era la gioia e lorgoglio di tutti i condomini. Ogni primavera, Caterina, con i vicini, lo riverniciava, guadagnandosi il diritto di appoggiarsi pigramente finché le pareva.

Ma lei non si era mai concessa quel lusso, sospirava:

Siamo tutti cavalli! Grandi, belli, intelligenti destrieri. Ma che ci vuoi fare? Ognuno deve tirarsi il suo carro. Se non lo fai tu, nessuno lo fa. Sempre da sola! Io, ragazze, sono il pony immortale: corricchio in tondo, non so nemmeno dove, un po sì il perché, il dove mai Qualcuno ti spinge e tu finisci col muso dentro la coda della cavalla davanti, sognando solo che sia sera: tutti nei letti, lavati, sazi e contenti E nel lavello, invece dei piatti sporchi, niente Perché qualcuno li ha già lavati. Ed è strano, ma quella piccola vuotezza la chiamo felicità

Caterina era una donna bella e di spirito profondo. Ma chi avrebbe notato una donna con sei figli piccoli e a stento un aiuto? La sua vita sentimentale laveva archiviata da un pezzo: di cose a cui badare ne aveva abbastanza.

Non è cosa da poco essere madre di sei!

Ma nessuno le muoveva appunti, conoscevano la storia della famiglia di Caterina.

Sofia, come tre altri dei suoi figli, era adottata.

No, Caterina non li aveva presi in orfanotrofio per salvarli o per garantirgli un futuro migliore. Forse ce lavrebbe anche fatta, ma non da sola. Aveva i suoi progetti e diventare madre single di una ciurma così non glielo avrebbe mai immaginato, non neanche in sogno.

Ma la vita è una burattinaia bizzarra. Getta addosso le sue prove senza chiedere il permesso.

Ecco qua! Cosa pensi di fare? Che persona sei?

Caterina non ebbe scelta. Era chiaro quale sarebbe stata la sua decisione.

Tutti i figli che Caterina cresceva erano eredità.

Come si sa, uneredità si accetta o si rifiuta. E Caterina sapeva che, nel suo caso, il rifiuto era inaccettabile. Lei non era stata abbandonata. Come poteva abbandonare quei figli? In fondo erano i suoi, di sangue o meno!

Le sue ragioni erano semplici. Per lei bastava così.

Caterina era ragazza degli anni Novanta.

Sua madre era stata la più bella del quartiere di Monza, invidiata da tutte. Si era sposata appena diciottenne, avvolta in un abito da favola, con un marito talmente operativo che era meglio non chiedere troppo dei suoi affari.

Caterina i genitori non li ricordava quasi per niente.

Li andava a trovare al cimitero con la nonna: cera una foto su una tomba lucida e lei, piccolina, li accarezzava con le dita e raccontava sottovoce le novità il disegno che la maestra aveva elogiato, la sciarpa a righe rosse e bianche fatta dalla nonna

Aveva capito la verità solo a sedici anni.

Tuo padre, figlia mia, era un bandito. È morto troppo presto e ha trascinato via pure la mia figliola. Non voglio parlarne male, ma non riesco a perdonargli tua mamma. Quante lacrime, quante preghiere che lo lasciasse! Niente Non mi ha mai ascoltata Lo amava, e lui amava lei Pare che labbia persino protetta col corpo quando sono venuti per lui. Forse era davvero amore Chi lo sa? Ma almeno ti hanno lasciata a me, una piccola gioia della mia unica figliola

Solo allora Caterina aveva compreso chi fossero quei tipi che passavano a casa. Restavano in cucina, bevendo tè e ascoltando le imprese scolastiche, poi lasciavano buste piene di soldi e sparivano senza una parola.

La nonna prendeva i soldi, ma non li usava: li metteva da parte, finché, finito il liceo, donò a Caterina un grande appartamento in centro.

Ecco, è il tuo tesoro. Da mamma e da papà

Caterina però non voleva andarci. Restò con la nonna.

Ma perché, Caterina? È una bella casa! E in centro! La tua scuola è a due passi. Vai a lavoro senza autobus. Dai, cocciuta!

Non lascio la nonna! O vieni tu, o resto qui!

La nonna non voleva abbandonare la sua casetta piena di ricordi. Ma quando si fece viva la cugina Giulia, cambiò tutto.

Caterina, prestaci la casa! Ho due figli, tu non ci vivi, tanto vale Ritirerò i bambini da scuola senza problemi. Ti pago pure laffitto! E aiutaci con la residenza, altrimenti niente asilo!

Giulia era sveglia, tenace. La nonna si fidava poco: Quella lì ti fregherà, te lo dico io!.

Non darle retta, Caterina! È furba come una volpe! Buttala fuori!

Nonna, ma ha dei bambini

E allora? È la madre, se li gestisca! Io devo pensare a te!

Caterina ascoltava la nonna, ma non riusciva a negare una carezza a quei piccoli, Massimo e Lisa, che la cercavano sempre.

Caterina pensava: Forse non è giusto avere una casa vuota mentre altri faticano. Inoltre, Giulia ripeteva spesso: Siamo di famiglia, non si lascia la famiglia.

Quellidea la inseguiva sempre. La nonna da piccola le diceva che, se il padre avesse vissuto da persona, nemmeno la madre sarebbe morta.

Le faceva male, così faceva tutto per sentirsi dire:

Così si fa, Caterina! Come una volta, da brava! Mi fai essere fiera di te. Cresci proprio bene!

Non cera complimento più dolce.

Eppure la nonna si sorprese un giorno.

Non è così, Caterina! Proprio no!

Perché? Ti sembra giusto che Giulia coi bambini stia affollata da amici e io tenga una casa vuota?

Sì! Perché quella non è Giulia! E ti sei scordata la favola della volpe e della casetta di ghiaccio! Io non me la dimentico!

Nonna…

Silenzio! Giulia nella tua casa non ci mette piede! Se proprio vuoi aiutare, vieni a stare con me. Al massimo, ti lascio la mia!

Ma non volevi trasferirti!

Meglio che dare tutto così. È giusto aiutare la famiglia. Ma cedere tutto subito è follia! Giulia è una da si arrampica. Ce la farà e avrà la sua casa. Ci vuole solo tempo e una canna da pesca. Ma non il pesce! Ricorda, dando troppo facilmente non aiuti nessuno

Perché?

Perché uno smette di provarci. Tutto è pronto, che fatica deve fare? Se la lasci entrare ora, non te la togli di torno più. E nemmeno vorrai, ti faranno sentire in colpa! Hai offerto tu! E lei ci punterà Non subito, ma ci riuscirà! Perché ha due figli, e vuole la bella vita. Non fra ventanni, ora! Capito?

Credo di sì Ma non è triste pensare così delle persone?

Forse. Ma meglio pensarci ora, invece di piangere poi. È così che si fa, Caterina! Fai la zia, sii presente. Lasciala arrabbiarsi con me, non con te. Così avrà una zia che la ama. È importante! Che ci sia chi si preoccupa per te, sempre!

Nonna, Giulia ama i suoi bambini!

Ma certo! Ma che cè di male se li ama anche qualcun altro? Nella vita ogni goccia damore è oro! Ricordatelo, Caterina!

Alla fine, la nonna aveva ragione su tutto.

Quando le proposero casa, Giulia sbuffò:

Lo sapevo che non avreste lasciato Caterina nei guai.

Volevi farle del male?

No, solo voi siete la mia famiglia

E allora stacci vicino! E noi ti aiutiamo!

Grazie! Per tutto, davvero!

Sei sangue del nostro sangue, Giulietta! Non scordartelo!

Alla fine, traslocarono e Caterina iniziò una vita nuova con la nonna.

Ma il tempo non si ferma mai. Corre e cola via, come acqua di ruscello.

Caterina sperava che la nonna potesse riposarsi, godersi la vecchiaia. Ma il destino decise altro.

La nonna andava spesso alla ASL dietro langolo.

Come se fosse lavoro! scherzava, sfogliando le ricette.

La salute barcollava.

Caterina si preoccupava, la accompagnava alle visite, ma la nonna rispondeva sempre:

Che sono, una stanca? Tre passi! Tu pensa ai fatti tuoi, ragazza! Me la cavo da sola!

Quanto Caterina si sarebbe rimproverata per non aver insistito

Successe dinverno: il ghiaccio sotto la neve, una caduta, la testa sullasfalto, la gente che tira dritto. Nessuno vede, nessuno sente, tutti di corsa appresso alle proprie urgenze.

Un tassista, dopo aver scaricato dei clienti, trovò nella borsa della nonna il foglietto con il numero di Caterina. Chiamò lambulanza, la chiamò. Ma ormai era tardi

La nonna morì dopo un giorno di ospedale. Caterina restò nel corridoio, abbracciata a Giulia, che aveva lasciato i figli a una vicina per starle accanto.

Come farò senza di lei?

Non senza Non impazzire! Speriamoci ma sapevano entrambe che ormai

I medici non promettevano, Giulia lo capì subito.

Non le piacerebbe vederti così!

Cosa?

Questo piagnisteo! Era forte! E ti voleva forte. Datti una svegliata! Per lei…

Caterina pianse ancora, poi capì che la vita era cambiata. Da quel momento tutto era sulle sue spalle.

E di cose ne cadevano parecchie.

Arrivò Mario: con lui Caterina visse quasi cinque anni. Poi si lasciarono senza drammi. Mario, sincero come un vigile urbano, si presentò:

Siamo amici, Cate? mentre faceva la valigia, senza guardarla negli occhi.

Certo, Mario. Sentiti te

E che doveva fare? Arrabbiarsi per la sincerità? Perché la lasciava? Cosè la colpa della vita? I figli vogliono bene a papà

Non fece nientaltro che aiutarlo a chiudere i bagagli, poi chiamò Giulia:

Per favore, vieni

Giulia, ancora in casa della nonna, lavorava in ospedale come caposala, e si era appena sdraiata che dovette lasciare tutto. Dopo venti minuti stringeva Caterina tra le braccia, maledicendo Mario e la sua famiglia.

Smettila di piangere! Lascia che se ne vada! Tanto ti avrebbe piantata comunque! Se non ora, dopo!

Ma perché? Cosa ho fatto?

Non centri nulla! È la razza! Tipi del genere non restano mai Ma non ha voltato le spalle ai figli. Magari manterrà la parola, e sai quante donne vorrebbero questa fortuna? Io col mio, invece paga gli alimenti ma dei figli niente! Sono madre e padre, solo io!

Giulia, che faccio?

Non litigare! È lunico consiglio che posso darti. Tutto passa, ci vuole tempo.

Ora dirai che cura tutto

Lo dicono tutti, non è vero. Ma qualcosa di nuovo arriva e copre quel dolore. Non lo cancella, ma lo copre, e tu pensi ad altro.

Giulia, di chi sono queste saggezze?

Della nonna! Sapeva tutto della vita! La senti anche tu, eh? Quando parlo mi sembra di sentirla qui accanto

Grazie, nonna Caterina pescò un asciughino e cambiò quello fradicio di lacrime. Ma perché fa così male?

È normale! Se non sentissi niente, dovresti preoccuparti!

La cugina aveva di nuovo ragione. Il tempo passò, e Caterina smise di soffrire così tanto. Il lavoro, la casa, sei bambini: non cera tempo.

Mario portava i figli fuori ogni tanto, cercava di non fargli pesare la separazione.

Così, quando annunciò che aspettava un altro figlio, Caterina non si stupì troppo.

Va bene così

Grazie, Caterina!

Di cosa?

Del modo in cui lhai presa! Sei unica!

E come no?! Trova anche lo slancio per sorridere.

Poi arrivò anche unaltra notizia.

Giulia! Ma come hai fatto?

Dai, Caterina, lo sai pure tu Devo spiegarti? Eravamo sposate, ho già due figli!

Spiritosa! E il papà?

Sparito appena ha sentito la parola bambino. Inguardabile! Nemmeno il tempo di spaventarlo per bene!

Come lo spaventavi?

Che sono due! Ho una doppietta, Cate Che faccio? Non cè casa, non cè niente Due già li ho, ora altri due?

Si chiuse in bagno a piangere. Caterina guardava i bambini mangiare le caramelle.

Fermi voi! disse Massimo Si fa metà per tutti! Dai, zia Caterina, una anche a te, tira su! Funziona sempre!

Guardando negli occhi Massimo, suo piccolo uomo, Caterina scelse, contro ogni ragione.

Sei matta! Giulia prendeva in mano il rogito, piangeva. Non ce la faccio

Puoi tutto! sorrideva Caterina. È giusto così, Giulia. Anche la nonna avrebbe approvato. Fanno figli stupendi, questi tuoi… È giusto che abbiano una casa. Almeno per ora.

La casa della nonna passò a Giulia, tutti iniziarono a contare i giorni allarrivo dei gemelli.

Sofia e Marta nacquero come da copione. Due pupattole urlanti che si imposero subito.

Due polmoni forti! Bene! Come le chiamiamo?

Una Sofia, come la mamma, laltra Marta, come la zia.

Bella persona, la zia?

Era magnifica. Senza lei, nemmeno questi figli sarebbero nati!

Alluscita dalla clinica li attendevano Caterina e i bambini.

Ecco! Ora siamo ancora un po più numerosi! Caterina sussurrò, sollevando il coprifascia Che meraviglie…

Che diventino felici… Giulia li abbracciava, ma già celava una paura che non diceva a nessuno.

Se avesse parlato a Caterina, se fosse andata in tempo dal medico, forse

Ma una mamma dimentica di se stessa.

Giulia si sentì male dopo una settimana. Chiamò Massimo, indicò le culle delle gemelline.

Guardale tu. Ho chiamato il 118. Avvisa Caterina. E non piangere! Non spaventate Lisa

Non la salvarono.

Il cuore tradì allimprovviso.

A Caterina toccò una decisione peggiore di tutte.

Siete lunica parente, ma sei già madre di due… Pensiamoci bene Quattro sono tanti!

Caterina non litigava.

Che altro fare? Dargli via in orfanotrofio, mai e poi mai. Lei doveva rispondere delle sue parole, era la regola della nonna e che i figli restino assieme, punto.

Mario aiutò, trovò un bravo avvocato per i documenti, stava con i piccoli mentre Caterina attraversava uffici su uffici per dimostrare le sue capacità.

Tua nuova moglie non si arrabbia?

No. È madre anche lei. E ha capito una cosa…

Quale?

Non tornerai mai con me, Caterina, vero?

No.

Allora perché preoccuparsi? Mario stringeva le spalle. Ma sei sicura?

Di cosa?

Sei figli sono tanti…

Sicura no. Ho paura, una paura matta! Ma che devo fare? Li sento miei Come potrei separarli?

E di cosa hai paura?

E secondo te di cosa? Se non ce la faccio? Sono sola…

Non sei sola. Se vuoi ti aiuto. Ti devo molto, te lo ricordi? Mario asciugò le lacrime dalle guance di Caterina. Dai, ce la facciamo! Sei la miglior donna che abbia mai conosciuto! Non ho mai visto una come te! Sono sicuro, tu ce la farai. Non so se qualcunaltra… Ma tu sì!

Magari Dio ascoltasse, Mario!

Lui sente sempre tutto, Caterina. E poi lassù cè tua nonna: se non capiscono qualcosa, sarà lei a spiegare!

È vero! Caterina sorrise, per la prima volta da quando non cera più Giulia.

Dopo, fu difficile.

Caterina resisteva, ma la notte si lasciava andare. Piangeva nel cuscino, come da bambina, mordendone langolo per non farsi sentire dai figli.

Nonna, cosa faccio? Dove vado? Tu sapevi sempre tutto…

E la memoria le portava risposte: a volte vaghe, mezze frasi, ma le bastavano per calmarsi, chiudere gli occhi, trovare una strada. Magari sbagliata, ma i bambini crescevano, e sapevano che corri da Caterina quando accade qualcosa. Avrebbe capito, perdonato, mai ferito.

Anche oggi, la piccola Sofia stringeva la gatta trovata, scuotendo la testa alle critiche:

Caterina ti caccerà via con quella bestia! Guarda comè sporca! È pure piena di croste! Lasciala!

No! Sofia guardò il fratello maggiore, poi la porta del palazzo.

Quella mattina Caterina doveva portare tutti allo zoo. Si alzò presto, preparò la colazione, mise in moto la banda e, in unora, riuscì a farli uscire di casa. Mandò i piccoli in cortile con Massimo.

Portali alle altalene, Max! Ci metto due minuti! Dove ho messo la scatola delle scarpe vecchie?

Nel mobile di Lisa! Noi giù, eh! Massimo chiuse la porta. Mamma, metti il mascara anche sullaltro occhio, sembri strana! Tranquilla, li guardo io!

Caterina girava per casa, trovò le scarpe, si mise il rossetto, che di solito lasciava stare nei giorni di festa. Ma quel giorno, guardandosi allo specchio, pensò: Non va mica, mi trascuravo troppo. Sì, sono piena di figli, ma è giusto volersi bene ogni tanto!.

Da allora sapeva come fare. Si può vivere rincorrendo i bambini, brontolando per la maglietta sporca di gelato, oppure

Compri zucchero filato, dai un altro gelato ai bambini e annunci:

Ora vado a vedere lelefante! Chi viene?

E ricordi quando ci andavi con la nonna: il succo fatto in casa, il panino sulla panca davanti al recinto, la sua mano, il sogno che la giornata non finisse mai.

Ora il succo lo fa lei, i panini sono pronti, e un giorno i suoi figli faranno lo stesso. È giusto.

Si guardò ancora, prese lo zaino, uscì. La vicina rideva salendo le scale.

Vai, vai, Caterina! Una sorpresa ti aspetta!

Sofia corse, mostrando la gatta.

Mamma! Guarda! È bella, vero?

Caterina non rispose. Prese la gatta per la collottola, losservò, poi sospirò.

Lo zoo è rimandato. Abbiamo la nostra tigre in casa. Max, dovè la clinica veterinaria più vicina? Muoviamoci!

E fu una bella giornata. Caterina i figli allo zoo non li portò, ma non importava.

E quella gatta spelacchiata, che Sofia trascinava trionfante, divenne in qualche mese una regina del salotto, portatrice di altre goccioline di gioia e di un intero mare di felicità.

Nessuno si stupiva, né Caterina né i figli, perché una cosa lavevano imparata: dove cè amore, non è mai troppo.

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