Senza colpa
Prendi tua figlia e andatevene. Tra noi due non esiste più nulla!
Ma, Alessandro…
Ho detto tutto! E non voglio più vederti!
Mi ricordo ancora come se fosse ieri. La porta sbatté con rabbia e io, Elena, vacillai. La stanza ondeggiava davanti ai miei occhi, come se fossi trascinata in un vortice. Allimprovviso, nella testa risuonò la voce di mia madre, distante ma ferma: «Non osare!»
Quella voce mi riportò sulla terra. Feci un passo, poi un altro, e mi lasciai cadere su una sedia, stringendo i palmi con le unghie finché sentii dolore. Fu proprio quel dolore a scacciare il torpore e a restitutirmi un filo di lucidità.
Non dovevo cedere! Non potevo affondare. Eppure la tentazione era forte…
Non osare! Cè Caterina! E… No, meglio non pensarci ora! Prima dovevo raccogliere me stessa e cercare di capire cosa fosse successo davvero.
Cosa aveva potuto allontanare così bruscamente Alessandro da me? Perché mi aveva allontanata? Fino al giorno prima, tutto sembrava a posto…
O forse no?
Infine la mia mente si rimise in moto e posai le mani sul tavolo, con i palmi rivolti verso lalto.
Bene! Come mi aveva insegnato la mamma? Quando non sai cosa fare analizza! Elenca i punti, una cosa alla volta, sulle dita. Ancora meglio, prendi una matita e scrivi!
Ma la matita era lontana, nellaltra stanza. E lì dormiva Caterina…
Caterina aveva sempre avuto il sonno leggero e non volevo proprio svegliarla in quel momento. Se si fosse agitata, si sarebbe messa a piangere, e io non avrei più potuto riflettere con calma su quanto era successo.
Mi toccava cavarmela con quello che avevo.
Guardai le mie mani e, senza pensarci, strinsi i pugni. Le unghie non vedevano una manicure da tempo ormai le mie mani erano segnate dal lavoro in giardino e dallorto, la pelle secca e punteggiata dalle lentiggini che il sole mi lasciava dopo ore di fatica. Chi avrebbe mai detto che mi sarei tanto dedicata alla casa e alla terra, dimenticando le lezioni di mia madre?
Elena, sei una donna!
No! Sono una bambina!
Non importa! Adesso sei bambina, ma presto diventerai ragazza, poi donna. Come me. E una donna non può mai lasciarsi andare, mai! In nessun caso! Manicure, pedicure, capelli a posto! Mani curate! Parlano di te molto più dei vestiti firmati. Mai indossare gioielli se il collo non si vede acqua da giorni! Capito?
Sì, mamma! rispondeva la me bambina, otto anni e la bocca istoriata dal rossetto della mamma davanti lo specchio.
E quello mettilo via, ancora non è il momento! rideva mamma, portandomi via il tubetto. Il colore non è il tuo! E poi, sei troppo piccola per truccarti. Cè un tempo per tutto! Quando crescerai, sceglieremo il make-up insieme.
Ma mamma…
Basta, ho detto!
Non succedeva spesso che la mamma alzasse la voce. Ma quando capitava, sapevo che era inutile insistere. La mamma era una donna di parola.
In tutto…
Elena, io parto. Starai un po con la nonna. È necessario.
Mamma, starai via tanto? chiesi, appena compiuti dieci anni, strizzando la stoffa del mio vestito e mordendomi le labbra per non piangere.
Sei mesi. Mi hanno offerto un lavoro importante. Ma si trova su al Nord! Portarti lì sarebbe solo difficile. Qui starai meglio. La nonna ti seguirà, e io ti scriverò e chiamerò ogni volta che posso.
Mamma, non partire…
Le lacrime furono più forti di me, e la pazienza di mia madre si esaurì.
Basta! Non ho altra scelta! Se non accetto ora, non potremo mai uscire da casa della nonna! Voglio che tu abbia una stanza tutta tua, che possiamo andare al mare! Se papà fosse vivo, non ci penserei nemmeno. Ma ora sono sola per tutti quanti. Per te e la nonna!
Ma cè anche la zia Teresa! protestai, scuotendo la testa e tappandomi le orecchie.
Teresa ha già i suoi problemi. Tocca anche a me aiutarla!
Aiuta me! Rimani! gridai, e per la prima volta vidi negli occhi di mamma qualcosa di gelido.
Elena! In quel gelo tremava tutta la tristezza del mondo. Non si può pensare solo a sé stessi! Non è giusto! Se non ti prendi cura degli altri, nessuno penserà a te quando ne avrai bisogno. Capito? Ora io penso a te, prima di tutto! Voglio che tu non abbia mai bisogno di nulla! la mamma mi abbracciò. Questa è la prima e ultima volta, te lo prometto! Coraggio, piccola! Così devessere!
Non mi rimase che annuire, seppur con il cuore a pezzi e un vero zoo che graffiava lanima.
Da allora, per mesi ho scritto lettere alla mamma, e nei fine settimana stringevo la cornetta e gridavo quanto mi mancasse. Stavo così male che rifiutavo persino il mio gelato preferito. Il tempo non passava mai. Quando la nonna mi disse che andavamo in aeroporto a riprendere la mamma, scoppiò uno scroscio di pianto che dovemmo chiamare un taxi.
La mamma mantenne la parola. Non se ne andò mai più così a lungo. Solo poche trasferte, ma niente che somigliasse alla separazione di quei mesi.
Traslocammo dalla piccola casa ereditata da papà a una più grande. Finalmente una cameretta tutta per me. Ma, in verità, ci stavo poco: raccoglievo quaderni e libri dal tavolo e correvo in cucina appena la mamma tornava dal lavoro. La sera stavo lì vicina, anche solo in silenzio, se lei portava del lavoro a casa.
Eravamo bene insieme così, sempre.
Superammo, quasi senza accorgercene, le difficoltà dell’adolescenza. Mai litigi veri, grazie a una pazienza e un tatto che ancora oggi mi commuovono: quanta forza nascosta in quella donna fragile, che non aveva alcun aiuto. Quando la nonna se ne andò, restammo sole.
Mamma non parlava più con sua sorella.
Non chiesi mai molto del perché. Solo una volta ebbi risposta.
Tutto si può perdonare, tranne il tradimento.
Cosa ha fatto zia Teresa?
Ha tradito la nostra mamma. La tua nonna. La chiamava, voleva vederla davvero. Ma Teresa non venne…
Perché?
Temette che le chiedessi di restare, di aiutare nei giorni peggiori. Anche lei ne aveva il dovere. Ma aveva paura di vedere mamma così ridotta, di imboccarla, farle il bagno, mentre la mente di quella che fu nostra roccia si spegneva…
E tu, ci riuscivi?! chiesi, arrabbiata.
Neanche io potevo mamma mi guardava diritta, ma le labbra tremavano; le presi la mano. Ma non avevo scelta, Elena. Nessuna. Lei era la mia mamma! Dovevo fare di tutto per farla uscire da qui serena, tra volti conosciuti, anche se non li riconosceva ormai…
È per questo che non mi lasciavi stare troppo con la nonna?
Sì. Non volevo che la ricordassi così.
In effetti, non ricordo quasi nulla… Solo quando mi insegnava a fare la marmellata e a togliere la schiuma rosa con il cucchiaino, come fosse un gioco…
Anche noi con Teresa facevamo così…
Non capisco! Le ha cresciute entrambe identiche! Perché siete così diverse?
Capita, Elena. Mamma proteggeva tanto Teresa, che da bambina era sempre malata. Forse ha pensato che andasse protetta da tutto. Chi lo sa… Ma non è servito.
E tu?
Due matrimoni, tre figli, sempre in lotta, come se non fosse mai per lei… Non sono in grado di giudicare la mamma per il modo in cui ha cresciuto Teresa, ma a me ha insegnato come non comportarmi con te.
Dici che non bisogna proteggere i figli da tutto?
No. Bisogna proteggerli con intelligenza! Che madre sei, se non aiuti tuo figlio? È giusto. Ma non si può mettere un bambino sotto una campana di vetro e provare a vivere per lui. Sbagliato! Le cadute, le esperienze, anche gli errori formano una persona! Raramente impariamo dagli sbagli degli altri. Quasi sempre, solo dai nostri. E sai cosa ho capito vedendo mia sorella? Se la mamma avesse tolto i cuscini sotto i piedi di Teresa e lavesse fatta cadere un po, chissà come sarebbe andata la sua vita! Una certezza te la do: io ti aiuterò sempre, se vorrai. Ma non posso risolverti ogni cosa. Quando hai difficoltà, pensa! Se davvero non ce la fai, io sono accanto a te. Sempre…
Sì, mamma…
Adesso, nella solitaria cucina del passato, elencavo sulle dita, una dopo laltra, tentando di capire dove e quando tutto fosse andato storto.
La sera prima era stata la festa di compleanno di Alessandro. Nemmeno una cifra importante, così avevamo deciso di riunirci solo in famiglia. Era estate e la casa, che avevamo finalmente completato appena un anno prima, era piena di spazio per tutti.
Vennero la mamma, la suocera e la sorella di Alessandro con tutta la sua famiglia.
Caterina era felicissima della compagnia, correva in cortile, seduta di domande:
Ma quando arrivano? E giocheremo in piscina? E…
Le domande erano così tante che smisi nella mia testa di rispondere: Caterina se la cavava anche da sola, rimettendo in ordine la sua stanza «Non si può ricevere ospiti nel disordine!» diceva seria.
Alessandro era andato al mercato, la cucina era un viavai. La mamma mi aiutava e ogni tanto si informava come stessi.
Mamma, perché sei preoccupata? Tutto bene? chiesi, a un certo punto.
Ma certo, tesoro! sorrise. Da quanto sei… diciamo, avanti?
E lì, capii che il segreto che neppure io volevo ammettere a me stessa non era più un segreto. Mi sentii leggera come non mai, e abbracciai la mamma ridendo.
Appena tre settimane. Ancora non lho detto ad Alessandro. Come lo hai capito?
Brilli… come quando aspettavi Caterina.
Ho paura, mamma…
Ma di cosa, sciocca? State bene!
Non lo so… Alessandro è cupo, non lo riconosco…
Glielo hai chiesto?
Non risponde!
Forse glielo hai chiesto nel modo sbagliato!
Mamma!
Eh? Non ho ragione, forse? Tuo marito si imbroncia senza motivo e non riesci nemmeno a metterlo alle strette per capire cosa non va?! Non ti ho insegnato così, figlia mia! Non allontanare mai chi ami, nemmeno di poco. Lo lasci andare e lui troverà qualcun altro con cui parlare, e chissà cosa ne nasce…
Elencai un altro dito: ecco! Tutto era iniziato con quella conversazione. Avevo dubbi, ma non li avevo mai presi sul serio, fino a quando la mamma mi consigliò di parlare subito con Alessandro.
Ma non feci in tempo… Tra i festeggiamenti, la confusione della casa, non trovai mai il momento di prendergli la mano e chiedergli cosa stava succedendo.
Poi arrivarono quelle parole, incomprensibili.
«Prendi tua figlia!»
Che significava tutto questo?
Strinsi i pugni. Ora basta! Avrei fatto tutto come mi aveva insegnato la mamma. Per prima cosa: parlare con mio marito! Niente più misteri!
Alessandro stava uscendo dal garage con la macchina, pronto a partire, quando io mi lanciai giù per il portico, urlando tanto forte che i passeri scapparono via dai rami più vicini.
Fermati!
Saltai un gradino e corsi fino al cancello.
Alessandro mi guardava stupito, bocca aperta, mentre mi mettevo davanti al cofano.
Spostati… mormorò, ma nel suo tono avvertii ciò che speravo.
Non voleva andarsene. Non voleva abbandonare la famiglia. Non avevo sbagliato.
Scendi! Parliamone ora, prima che Caterina si svegli! Coshai in testa? Dove vai? Che discorsi sono questi? Sono forse unestranea?
Il mio tono si faceva sempre più deciso e Alessandro sentiva il nodo stringersi.
Come poteva credere che se fossi stata davvero distante, avrei gridato in quel modo? Perché fermarmi, allora, se desideravo solo la libertà? Non voleva per caso anche lui che Caterina restasse col padre?
Alla fine scese dalla macchina, muta rabbia sul viso:
Come se tu non sapessi perché lo faccio!
Se lo sapessi, non chiederei! Alessandro, che succede? Da settimane sei diverso! Voglio capire! Oggi hai proprio esagerato. Cosa hai detto? Perché hai chiamato Caterina solo mia figlia? E per te chi è?
Non lo so più! urlò con rabbia. Dimmelo tu! Di chi è figlia? Perché il suo vero padre la incontra di nascosto?!
Che sciocchezze sono mai queste? rimasi senza parole.
Chi frequenti in città quando accompagni Caterina alle lezioni?
Per un attimo mi mancò il fiato, poi mi calmai.
Ah ecco! Chi ti ha “aperto gli occhi”? Tua madre? O tua sorella?
Mia madre non centra!
Capisco! È stata Paola!
E anche fosse? Doveva avvisarmi! Sono suo fratello!
E io sono tua moglie! sentivo dentro montare una rabbia che mi travolgeva. Ascolti tutti, tranne me! Dai fiducia a chiunque, ma non a me! Giusto?
Mi hai mentito!
Io?! Ma ti rendi conto? Quando? Su cosa?!
Chi è luomo con cui incontri Caterina due volte a settimana?
Rimasi a bocca aperta, poi scossi la testa:
Te lo dissi, Alessandro! Ma tu, evidentemente, non ascolti mai!
Quando, che cosa?!
Stavi per vedere la partita in TV. Eravamo appena tornate. Ti ho detto che avevo rivisto un ex compagno, Sergio. Per anni visse lontano, ora è tornato per curare la madre malata. Sapendo che mia nonna aveva la stessa malattia, mi ha chiesto il contatto del medico e della badante. Dopo ci siamo incontrati ancora. Se Paola avesse osservato meglio, avrebbe visto che non ero sola, ma sempre anche con la mamma! Davvero credi che avrei incontrato qualcuno di nascosto, con mia madre accanto!? Lei non me lo avrebbe mai perdonato! Anzi, a volte mi pare voglia più bene a te che a me! Tu…
Mi asciugai il naso e smisi.
Non avrei pianto, non allora!
Aspetta! Vuoi dire che…
Ti ho già detto tutto, Alessandro! lo interruppi, guardandolo così dritto negli occhi che indietreggiò. Hai dato credito a una menzogna. Hai sporcato il mio amore e il nome di nostra figlia! Vuoi una prova del DNA? Facciamola! Così vedrai che la bambina che ti guarda con i tuoi stessi occhi è davvero tua!
Sentii i passi di Caterina che si svegliava.
Si è svegliata.
Mi voltai e rientrai in casa, lasciando Alessandro sconvolto.
Poco dopo sentii la sua macchina allontanarsi.
Caterina mi abbracciava, chiacchierina come sempre, chiedendomi attenzione mentre io sentivo solo un gran vuoto. Perché? Dove avevo sbagliato? Cosa dovevo fare? Chiamare mia madre? O forse serviva solo un po di tempo per calmarmi?
«Non raccontarmi mai i tuoi litigi con Alessandro! Solo quando sarai certa che è finita per sempre! Fino ad allora, silenzio! Perché voi magari farete pace, ma io non perdonerò mai chi ha ferito mia figlia.»
Tastai il telefono ma lo rimisi giù. Non ancora… Prima dovevo dire ad Alessandro che sarebbe diventato di nuovo padre. Poi avrei deciso come andare avanti.
Prendendo questa decisione, tornai un po serena. Quando la macchina di Alessandro tornò a inchiodare davanti al cancello, mi ero quasi tranquillizzata.
Stavo dando da mangiare a Caterina quando la porta si spalancò, e Alessandro trascinò dentro Paola di peso.
Avanti! Elena, dove sei?
Sono qui… mi girai verso Caterina: non era il caso che assistesse a uno spettacolo simile.
Amore, hai finito? Vai su e metti i cartoni? Ce la fai da sola?
Sì! Caterina spinse via il piatto di verdure che lei non amava tanto e volò via. Ciao papà! Ciao zia Paola! Mamma mi lascia vedere i cartoni!
La vocina portò un po di pace tra noi adulti. Alessandro mollò la sorella, io mi affrettai a intervenire per evitare altri pasticci.
Vai, Caterina! Arrivo subito!
Puoi non venire, mamma! Caterina sorrise a Paola e salì ai piani superiori.
Ne seguì una discussione pesante. Paola pianse, Alessandro sbottava, io non sapevo cosa pensare delle rivelazioni della cognata…
Credevo che lo ingannassi! Capisci?! Le mie amiche mi raccontano di mariti traditi ogni giorno… E io ormai non credo più a nessuno!
Paola, pensavi davvero che io fossi come loro? Ma tu, tradisci tuo marito? I tuoi figli di chi sono?
Lo stupore la bloccò.
Ma che dici!?
E tu? Come puoi pensare certe cose? Ti rendi conto del danno che potevi fare? Non parlo di Alessandro, che avrà pure le sue colpe. Ma tu, hai usato la sua fiducia di fratello. Perché?
Non lo so… abbassò il capo in lacrime. Davvero non lo so. Credevo di difenderlo…
Da me? E pensi di esserci riuscita?
Guardai Alessandro.
Chiarito? Non hai più domande per me?
Elena…
No, Alessandro! Adesso sono io che sono ferita. Mi serve tempo per capire come andare avanti. Paola, non voglio più vederti in casa mia. Sai il perché, vero?
Elena, perdonami…
Vedremo. Ora vi accompagno alla porta. Aprii la porta dingresso e feci cenno anche ad Alessandro. È meglio così. Vai…
Feci pace con Alessandro, ma lentamente e alle mie condizioni. Solo Paola seppe la verità di quanto era successo fra noi: ci sono cose, pensai, che non vanno raccontate a nessuno. E per avermi insegnato questa semplice lezione, sarò sempre grata a mia madre.
Col tempo, mamma prese tra le braccia il nuovo nipote, sospirò con la suocera di Alessandro per le somiglianze con il padre, sorrise appena allangolo della bocca e mi sussurrò con affetto:
Sei diventata saggia, figlia mia! Una buona moglie e una mamma splendida…
Davvero?
Ti ho mai mentito?
Mamma, che significa saggia? Tu mi chiami così, ma io non mi sento tale…
La saggezza di una donna, cara, sta nel custodire tutto ciò che la vita le offre. I figli, la famiglia, la casa, gli amici… Tenere insieme tutto, accogliere e far sentire tutti bene. Non è facile! Bisogna sapere cosa conservare e cosa lasciar perdere, per non rovinare il resto. Tu questo lo hai imparato…
Dici?
Ne sono sicura! E, a proposito, mi ha chiamato Sergio. Si sposa fra un mese. Ci invita tutti.
Mamma…
Basta! Sto coi bambini, vai tranquilla! Ma, per favore, farai una cosa per me, sì?
Cosa, mammina?
Prenditi cura delle mani!
Va bene!
E così, abbraccerò la mamma, farò locchiolino a Caterina, mentre la zia Paola, timida, si tiene in disparte tra gli invitati. E sussurrerò:
Dai, aiutami a mettere a letto il fratellino.
Posso davvero? chiederà Caterina, toccando con tenerezza il piccolo pugno del fratellino.
Devi, piccolina! Devi…







