Nonostante facciamo già economia su tutto, mio marito ha espresso il desiderio di mettere da parte dei soldi per comprare una casa a nostro figlio. Ieri, dopo aver ricevuto lo stipendio, mi ha detto con tono deciso: Comincio a risparmiare per comprare una casa a Matteo. Ma questa dichiarazione non mi ha reso felice. Lasciate che vi spieghi il perché.
Più di dieci anni fa, mio marito è arrivato a Firenze per lavorare. Fa il muratore un mestiere pesante, faticoso. Prima che ci conoscessimo, inviava quasi tutto il suo stipendio a sua madre, tenendo per sé solo lo stretto necessario. I colleghi lo spronavano a risparmiare per comprarsi una casa, ma lui preferiva aiutare la madre. Oltre a lui, sua madre aveva altri due figli, che la sostenevano pure loro, ma mai al punto di sacrificare tutto, come faceva mio marito.
Dopo il matrimonio, siamo andati a vivere nellappartamento di mia madre e di mia nonna in periferia; le pareti cadenti non vedevano una ristrutturazione da almeno ventanni.
Allinizio mio marito era gentile e affettuoso. Con mia madre e mia nonna, però, mostrava poco calore. Pensavo fosse solo questione di tempo, che avrebbe cambiato atteggiamento. In effetti lo cambiò dopo un anno, ma in peggio: prese a bere, a trattarmi male, a insultare sia me sia mia madre, rimproverandoci perché la casa era vecchia e poco curata. Forse la soluzione migliore sarebbe stato il divorzio già allora, ma mio marito mi convinse a rimanere, spingendo perché avessimo un figlio. Cieca damore e speranza, mi lasciai convincere e rimasi incinta.
Ma dopo la nascita del bambino, tutto peggiorò ancora di più. I soldi finivano sempre prima della fine del mese. Il mio assegno di maternità bastava appena per i pannolini dividevamo un unico bilancio.
Mia madre pagava le bollette con il suo piccolo stipendio, mi comprava medicine costose perché ho una patologia cronica, e quel che restava lo usava per la spesa. Mia nonna aveva accumulato, negli anni, una piccola somma dalla sua pensione modesta per il funerale. Quei soldi ce li diede tutti per pagare il matrimonio.
Mio marito sperava che i suoi parenti ci avrebbero aiutato per le nozze, ma nessuno ci dette un euro. Così organizzai una grande festa solo grazie ai soldi della nonna e al suo stipendio. Avremmo potuto festeggiare in modo più sobrio, ma lui voleva una cerimonia in grande stile.
In sette anni di matrimonio, ha continuato a mandare soldi alla madre, sempre e comunque. Pagava i lavori di ristrutturazione, comprava gli elettrodomestici per la casa della madre. Più volte, nei momenti di difficoltà, trovai per caso il denaro che mio marito metteva da parte per la mamma, nascosto in fondo agli armadi. Le nostre liti per questo motivo erano frequenti, e ogni volta giurava che non sarebbe successo più.
Quando sua madre è venuta a mancare, mio marito e il fratello maggiore hanno deciso nobilmente, ma secondo me anche scioccamente di rinunciare alla loro parte di casa in favore del più giovane tra i fratelli.
Il risultato è chiaro: ha investito anni e denaro nel ristrutturare la casa della madre, ora anche la nostra, e quando sarebbe spettato a lui un pezzo di eredità, ha rinunciato a tutto, restando con un pugno di mosche. Le mie suppliche perché tenesse ciò che gli spettava non lo hanno toccato.
Dopo la nascita di Matteo, il marito che avevo conosciuto non esisteva più: divenne sgarbato, avaro, mi rimproverava per ogni acquisto, urlava con mia madre senza motivo, e si rifugiava nellalcool sempre più spesso. Non posso permettermi il divorzio, almeno finché Matteo è così piccolo e io sto male: nessuno sa se potrò guarire. Ho sentito dire che potrei perdere il lavoro al termine della maternità Non posso restare sola.
Lui sembra godere di questa mia debolezza. Non perde occasione per farmi pesare che io, mia madre e mia nonna viviamo a spese sue. Ripete di essere stanco di mantenere tutti. Ben sapendo che il nostro bilancio familiare si sostiene con i soldi miei, di mia madre, della nonna, e di lui.
Più volte abbiamo discusso lui, io, mia madre del sogno di poter comprare una casa tutta nostra per Matteo; ma il sogno si scontra con la realtà: non ci sono abbastanza soldi. Ieri però mio marito si è intestardito: ora vuole mettere da parte un terzo del suo stipendio, a qualsiasi costo. Questo significa che dovremmo tirare la cinghia, vivere di stenti per anni, e io non posso accettarlo. Ma lui non vuole sentire ragioni: Si farà come dico io.
Temo che, dietro questa determinazione, non ci sia vero amore per il futuro di nostro figlio, ma solo la volontà di farsi una via di fuga, di mettere i soldi da parte per sé e lasciarmi, lasciando me e i nostri cari nella miseria.
Gli ho confidato le mie paure. Lui mi ha risposto che anche lui teme che potrei cacciarlo fuori casa e divorziare. A volte, in un impeto di rabbia, io stessa lho minacciato di farlo. Ma in fondo, non voglio che accada, e se solo smettesse di essere ostile con mia madre e mia nonna, non avrei più motivo di pensare a un simile gesto.
Ma lui non cambia. La mia vita e quella dei miei cari nelle sue mani, è diventata un incubo dal quale non vedo ancora una via duscita.




