Abbiamo portato con noi in vacanza mia cognata e suo figlio. L’abbiamo rimpianto mille volte. E la cosa più assurda è che non è stato il bambino a crearci problemi, ma mia cognata stessa.

Io e mio marito stiamo andando in vacanza al mare. Da qualche anno ormai, scegliamo il mare insieme agli amici, ognuno con la propria macchina. Siamo amanti dellavventura: troviamo una piccola spiaggia sulla costa italiana, montiamo le tende e ci sistemiamo in modo spartano. Durante il giorno nuotiamo, prendiamo il sole e ci occupiamo delle piccole faccende quotidiane. Poi, di sera, cantiamo intorno al falò con la chitarra, sorseggiando un bicchiere di vino rosso. Questanno si è aggiunta a noi mia cognata Giulia, insieme al suo bambino di due anni e mezzo. Si sono sistemati nella nostra tenda, insieme a mia suocera prendere o lasciare.

Purtroppo ci siamo lasciati convincere. Anticipo già che non il piccolo Andrea ci ha dato problemi, ma Giulia. I problemi sono iniziati già durante il viaggio. Giulia chiedeva di fermarsi ogni ora perché era stanca e doveva stendere le gambe. Alla fine, siamo arrivati quando ormai i nostri amici erano già sistemati da tempo e si erano pure concessi un primo tuffo. Pazienza. Arriviamo. E qui inizia la seconda parte. Mia cognata esplode: «Io qui non ci resto!»

Perché? Ti avevamo avvertita che venivamo allavventura!
Pensavo che avventura significasse cercare noi stessi un alloggio, non prenotare una stanza in albergo da intermediari
«E perché credi che abbiamo portato sacchi a pelo e tende?», ha sbottato mio marito.
Pensavo foste solo appassionati di campeggio.

Alla fine abbiamo dovuto affittare una stanza per lei. Poi mio fratello è dovuto andare avanti e indietro a prenderla, portarla da noi e riportarla la sera. E non solo: la portava al bar, al mercato, le guardava il bambino mentre Giulia riposava «dalla fatica».

Per inciso, ci prendevamo tutti cura di Andrea. E il bambino, in realtà, era un vero tesoro: allegro, ubbidiente, giocava, faceva il bagno, mangiava senza storie e riposava sereno in tenda durante il giorno. Alla faccia della madre. Lanno prossimo, di sicuro, Giulia non verrà più con noi. Ma se ci chiederanno di portare Andrea, ne saremo ben contenti. È davvero un bambino speciale.

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Abbiamo portato con noi in vacanza mia cognata e suo figlio. L’abbiamo rimpianto mille volte. E la cosa più assurda è che non è stato il bambino a crearci problemi, ma mia cognata stessa.
Il patrigno ha portato sua figlia e sua nipote da me e da mia madre.