Chi può sapere dove ci condurrà il fiume del destino

Chi può sapere verso dove si snoderà il fiume del destino

Negli ultimi tempi, Giulio era sempre assorto nei suoi pensieri e parlava poco con la moglie, Assunta. Lei lo osservava con preoccupazione e si convinceva:

Si sarà ammalato, di sicuro. Tra poco compie quarantacinque anni, e stiamo già organizzando la festa al ristorante. Bisogna prenderlo per mano e portarlo dal medico, ho una cugina che lavora in ospedale. Dovrà fare gli esami e tutto il resto.

Assunta si confidava con la sua amica del cuore, Gabriella, raccontandole tutti i suoi pensieri e preoccupazioni. Un giorno, Gabriella le rispose:

Anche il mio Paolo, quando si invaghì di unaltra, cominciò a comportarsi allo stesso modo, come un uomo malato.

Ma dai, Gabry, non mischiare tuo Paolo con il mio Giulio ribatté Assunta, infastidita.

E cosha il tuo Giulio di più del mio Paolo?

Ecco, è proprio questo: non è che abbia di più. Il tuo Paolo è un bel tipo, piace alle donne, un chiacchierone Giulio, invece, non collegherebbe due parole neanche se lo pagassero. Persino quando volevamo sposarci, sono stata io a chiederglielo. Se non mi fossi trasferita da lui, probabilmente starebbe ancora girando da solo per Napoli.

Lanno scorso Gabriella sorprese Paolo con unaltra donna. Assunta cercò di consolarla:

Lascia perdere, pensa a te stessa, smettila di piangere e caccia via il traditore.

Gabriella allora si buttò nella vita notturna: cacciò Paolo di casa, spuntò i capelli cortissimi spiegando a tutti che aveva cambiato stile, frequentava bar e trattorie, scherzava con chiunque. Assunta la guardava con terrore. Non era certo questo ciò che intendeva consigliarle. Piuttosto, suggerì di iscriversi a qualche corso di ballo, imparare qualcosa di nuovo, magari yoga. Fare sport e coltivare passioni.

Ma poi Gabriella perdonò Paolo e lo riprese con sé. Assunta non poteva comprenderla.

Io il mio Giulio non lavrei mai perdonato pensava.

Assunta e Giulio erano sposati da quasi ventisei anni. Si conoscevano alla perfezione, ne avevano passate tante insieme, cresciuto due figli, e pensavano già alla pensione. Mica erano vecchi, ma bisognava festeggiare il compleanno di Giulio, era già daccordo con tutti i parenti e avrebbe avvisato il marito dopo.

Si erano conosciuti appena prima di laurearsi, durante una gita in montagna. Frequentavano facoltà diverse dellUniversità di Napoli, ma vivevano entrambi in città. Unestate, tra studenti, fecero una camminata sulle Dolomiti; Assunta lo notò subito: Giulio era timido, silenzioso. Lei prese liniziativa, si avvicinarono senza quasi accorgersene. Lui si era scucito la camicia in unescursione e Assunta gliela ricucì. Giulio invece le portava lo zaino nelle salite. Così erano diventati amici, e quellamicizia si era trasformata piano piano in amore. Fu lei la prima a dichiararsi, e lui, sussurrando, rispose:

Sì, Assunta, anchio credo di essermi innamorato di te.

Bene Allora viviamo insieme, porto le mie cose da te e facciamo domanda in Comune lui non ebbe nulla da ridire.

Così, Assunta si trasferì nellappartamento dove Giulio viveva con la nonna anziana. Il padre di Giulio fu quello che si rallegrò di più: la nonna Giulia era sua madre, mentre la madre di Giulio non parlava con la suocera da ventanni e si era trasferita altrove. Giulio, lunico affettuoso, si prese cura della nonna malata; ora cera anche Assunta ad aiutare.

Giulietto mio diceva la nonna Giulia questa Assuntina è una benedizione, sa far tutto, riesce in qualsiasi cosa. E appena vi sposate, lascerò la casa a voi. Abbine cura, Giulio.

Poco dopo si sposarono. La nonna morì, e i figli vennero uno dopo laltro. Adesso il maggiore aveva ventitré anni, il più piccolo ventuno. La vita di Assunta e Giulio aveva preso il passo tranquillo dei giorni ripetuti: vacanze insieme, i figli sempre presenti. Da qualche tempo però, Giulio sembrava spento. Un giorno disse:

Sembra che la vita sia già passata, Assunta, e chissà se ci siamo mai goduti qualcosa davvero

Giulio, ma cosa stai dicendo!? Noi non siamo mai rimasti a casa in vacanza! Siamo andati al Garda, al mare in Salento, sulle Alpi. Pure in Turchia due volte! Abbiamo cresciuto i ragazzi, ora aspettiamo i nipotini!

Non è quello che intendo, tagliò corto lui, e guardandola in modo strano, cadde nel silenzio.

Assunta aveva la testa piena di altri progetti.

Giulio, che dici, invitiamo Massimo e Nunzia al tuo compleanno? Sono amici, anche se stanno a Palermo.

Ma quale compleanno? chiese lui, stupito.

Il tuo! Tra poco compi quarantacinque anni, lo festeggiamo al ristorante!

Ah, nemmeno lo sapevo, hai già deciso tutto tu come sempre le rispose, ancora con quello sguardo strano.

E ora Assunta sedeva da ore sul divano, senza più lacrime.

Non avrei mai immaginato una cosa così pensava tra sé e sé.

Quella sera Giulio tornò dal lavoro prima del solito, cosa rara in quell’ultimo anno e mezzo. Assunta ci era abituata: sempre straordinari. Entrò in cucina senza togliersi neanche la giacca di pelle.

Ciao. disse lui, sedendosi.

Ciao, Giulio, levati la giacca, lavati le mani, vieni a cena rispose lei con il tono di sempre.

Lui era lì, in silenzio, con la testa bassa.

Assunta, sto andando via di casa. Scusami. mormorò sottovoce.

Come, vai via? Dove vai? Su, togliti sta giacca, sembri davvero malato Guarda, andiamo a fare una visita

Giulio la guardò dritto negli occhi.

Sono sanissimo, che centra il medico Il fatto è che mi sono innamorato. È già il secondo anno che sto con una collega.

Trovato la ragazzina, eh? chiese Assunta, con una voce tagliente.

No, non è giovane, né particolarmente bella. È solo una donna, vera, autentica.

E allora io che sono, Giulio? quasi si offese la moglie.

Tu? scosse la testa, come per cacciare un pensiero Tu sei la mia padrona, e io sono il tuo cagnolino al guinzaglio. Non posso fare niente senza di te. Decidi tutto tu: cosa mangiare, dove andare, come vestirmi, perfino a che squadra tifare! Non posso mai uscire da solo, nemmeno una birra con i colleghi. Tu mi dai trentacinque euro per le sigarette e il caffè. Non ti sembra umiliante per un uomo?

Assunta si accovacciò davanti a lui, cercando i suoi occhi.

Giulio, ma abbiamo sempre fatto così Ma se è ciò che desideri, io ti dò più soldi, andiamo insieme a vedere la partita, scegli tu i vestiti che vuoi. Dimmi solo cosa ti rende felice

Ancora quello sguardo lontano di Giulio.

Assunta, non hai capito alzò la voce stavolta Voglio vivere e respirare, fare le mie scelte, anche sbagliare se serve. Voglio spazio, tempo mio, e che qualcuno mi lasci essere uomo. Tu hai deciso tutto per me, sempre.

E lei? Permette che tu ti prenda cura di lei? chiese amaramente Assunta.

Sì, lei sì. Mi lascia essere uomo, e sentirlo sul serio. Negli occhi di Giulio brillarono luci che Assunta non aveva mai visto. Allora capì che quelluomo era di nuovo innamorato, come ai tempi della gioventù.

Ma non si fa! pensava tra sé Alla nostra età è vergognoso Ma come può? Ma tu per un attimo distruggi la famiglia! E che penserà la gente? Siamo una famiglia rispettata!

Quale gente, Assunta? Quale famiglia perfetta?

Improvvisamente, Assunta realizzò che Giulio stava facendo la rivoluzione. Lei non poteva fermare nulla. Scoppiò a piangere, cosa mai successa in tutta la sua vita.

Assunta, piangi? si stupì lui.

Lei lo abbracciò. Ma Giulio, ormai deciso, si scostò, andò in camera, mise qualche vestito in valigia e uscì di casa. Assunta rimase sola, in silenzio.

Chi lo avrebbe mai detto, pensava sconsolata che da donna sposata e rispettata sarei diventata allimprovviso una solitaria, proprio quando si avvicina la vecchiaia

Telefonò a Gabriella, che accorse subito a consolarla.

Dai, Sunti’, non parlare così Ricordi come mi dicevi di fare qualcosa di nuovo? E alla fine Paolo è tornato. Anche Giulio tornerà, vedrai.

Gabriella però, nel profondo, sapeva che Giulio non era come Paolo.

No, Gabry Giulio non torna più. Ha detto cose che non dimenticherò Bisogna conoscere Giulio.

Dopo che lamica se ne fu andata, Assunta restò seduta a lungo a fissare il pavimento, persa nei pensieri. Ora non sapeva più per chi preoccuparsi, a chi dare ordini, di chi occuparsi. Doveva abituarsi alla solitudine. Chissà, forse qualcosa cambierà nella sua vita. Chi può sapere dove porterà il fiume del destino? Forse, un giorno, potrà approdare su una nuova riva

Le correnti della vita sono imprevedibili e nessuno, nemmeno chi pensa di avere il pieno controllo, può scegliere sempre dove approdare. Talvolta bisogna sapersi lasciare andare e imparare a vivere anche quando la corrente cambia direzione. E proprio allora si scopre una nuova parte di sé.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

15 − thirteen =