Era una mattina di molto tempo fa, quando un vicino mi telefonò presto, la voce agitata:
Hai sentito che cosa ha combinato tua cugina?
No, che è successo?
Pare che voglia chiedere il divorzio a cinquantiquattro anni, dopo trentanni di matrimonio.
Quella notizia mi lasciò senza parole, come si dice, mi cadde la mascella. Comè possibile? Sembravano una famiglia normale, lui non beveva, era ormai pensionato, nove anni più anziano di lei. Hanno tre figli adulti, tutti sistemati e con le loro vite, e già cinque nipoti. E ad un tratto, lei decide di divorziare.
Forse cè stato un equivoco. Così ho chiamato subito la cugina, Lucia Benedetti, proponendole un incontro. Ci siamo dati appuntamento al parco, così da poter parlare con calma. Ecco ciò che mi raccontò
Non ce la faccio più, mi sono sentita come un criceto sulla ruota tutta la vita. Mio marito lavorava, anche io, ma dopo una giornata in ufficio lui si rilassava sul divano guardando la partita o incontrando amici per un caffè, mentre io iniziavo il turno in casa. Credo che molte donne italiane possano capirmi.
Rientri stanca e subito: lavare i vestiti, preparare la cena, pensare a qualcosa per il giorno dopo che i figli tornano affamati da scuola. Poi pulire, lavare i piatti, passare laspirapolvere perché il marito è stanco e i ragazzi hanno compiti e attività. E ancora mille altre cose che tutte le casalinghe conoscono.
Speravo che, crescendo i figli, sarebbe stato più semplice. Invece è stato un errore. I ragazzi sono usciti di casa, mio marito, Giuseppe Benedetti, è andato in pensione, ma io lavoro ancora.
Ora il mio caro marito sta sempre a casa, oppure va a pesca, ma non mette mai mano a nulla. Ogni sera mi aspetta per sistemare tutto, come se fosse un diritto.
Lultimo colpo è arrivato quando ho preso linfluenza. Tornato dalla pesca, non mi ha chiesto come stavo né se avevo bisogno di qualcosa. Ha aperto subito il frigorifero e ha iniziato a urlare perché non cera niente da mangiare, dicendo che almeno potevo bollire delle patate, perché non era niente di difficile.
Gli ho risposto che, se veramente era così facile, poteva farlo lui. E lui, senza pensarci, ha ribattuto:
A che mi serve una moglie, se devo prepararmi da mangiare da solo?
Sentendo quelle parole, ho detto che ne avevo abbastanza, che era finita. Divideremo lappartamento, vivremo separati. Finalmente un po di vita per me stessa.
I figli non hanno approvato la mia decisione. Mi hanno accusata di lasciarlo solo, che non sa fare niente, che morirà isolato.
Ma per me non importa più. È stato lui a bruciarsi da solo. Se non apprezza ciò che ha, lo lasciamo vedere come si sta.
Così va la vita. Forse col tempo tutto si calmerà, ma Lucia rimane risoluta.
Io rifletto: non è facile restare soli nella vecchiaia.
E tu, che ne pensi?




