Lho conosciuta alluniversità di Bologna. Avevamo entrambi diciottanni ed eravamo matricole. Sin dal primo momento, la futura mia moglie ha attirato la mia attenzione: si distingueva per la forza, lintelligenza e, cosa più importante di tutte, la sua straordinaria bontà danimo. Allinizio siamo stati semplicemente amici, ma nel giro di poco tempo ho capito che provavo per lei qualcosa di molto più profondo di una semplice amicizia. Dopo alcuni mesi siamo diventati una coppia. Ricordo ancora con tanta nostalgia quegli anni: giorni spensierati, pieni di sogni e speranze. Posso dire che luniversità sia stata la stagione più luminosa della nostra vita.
Un anno dopo, Giulia mi ha chiesto di sposarla, e così ci siamo promessi eterno amore. Non avevamo abbastanza euro per una grande festa: così abbiamo celebrato con pochi intimi, tra i sorrisi commossi dei nostri cari.
Al secondo anno di università, ho iniziato a lavorare. Allinizio abitavamo in una piccola stanza in uno studentato, mentre un appartamentino tutto nostro sembrava solo un sogno lontano. Ma eravamo convinti che prima o poi ci saremmo riusciti. Dopo la scomparsa della mia nonna materna, ho ereditato una piccola somma, mentre Giulia era riuscita a mettere via qualche risparmio. Così, messi insieme, abbiamo potuto finalmente versare lanticipo per lacquisto di un trilocale, accendendo anche un mutuo, con la speranza di allargare la famiglia nel prossimo futuro.
Abbiamo vissuto così dieci anni insieme, però non abbiamo mai avuto figli. Alcuni anni fa, però, Giulia ha avuto un brutto episodio al lavoro: quando lazienda in cui lavorava ha attraversato una crisi, il proprietario ha scaricato su di lei, che era la responsabile amministrativa, tutte le colpe per i debiti e per delle irregolarità contabili. Dopo un processo, del tutto ingiustamente, Giulia è stata condannata a quattro anni di carcere. Abbiamo combattuto a lungo, abbiamo consultato avvocati e fatto tutto il possibile, ma senza risultati. Tutta la documentazione sembrava incastrarla, sebbene lei eseguisse soltanto gli ordini del suo superiore. È stato un periodo tremendo, ma le sono rimasto vicino in ogni modo possibile. Solo che, dopo un anno, mi sono accorto che stavo per perdere anche io il mio equilibrio.
Una mattina, mia suocera si è presentata al nostro appartamento e mi ha detto in modo secco che non potevo più vivere lì. Mi ha accusato di essere responsabile di quanto accaduto a Giulia e mi ha anche detto che lappartamento era stato acquistato unicamente con i soldi di sua figlia, dunque io non avevo alcun diritto su quella casa. Sono rimasto senza parole, non mi sarei mai aspettato una simile freddezza e severità.
Si è poi scoperto che, poco prima del processo, Giulia aveva dato una procura a sua madre, che si era procurata un estratto conto dal quale risultava che le rate del mutuo venivano pagate dal conto di Giulia stessa. Mia suocera sostiene che questo basti, agli occhi della legge, per dimostrare che io non ho contribuito allacquisto dellappartamento. Mi sento confuso e non so davvero come comportarmi ora.



