E il parmigiano dovè? Quello stagionato, che ho comprato apposta per linsalata? chiese lei smarrita, spostando una mezza bottiglia di cetriolini sottaceto e un solitario cartone di latte dal ripiano del frigo.
Il marito, seduto al tavolo della cucina e già con la testa tra le spalle, distolse lo sguardo in direzione della finestra, fuori la pioggia autunnale batteva insistente sui vetri, come se volesse partecipare anche lei al dramma.
Eh, sai, Lidia ha fatto dei panini ai bambini Erano affamati dopo la passeggiata, mormorò lui, quasi sussurrando per paura che il volume della voce facesse crollare il soffitto. Margherita, dai, non fare così per un pezzetto di formaggio. Lo ricompriamo.
Margherita chiuse lentamente la porta del frigo. Laria fredda smise di gelarle le gambe, ma dentro era in ebollizione. Respirò profondo contando fino a dieci abitudine maturata negli ultimi ventitré giorni, ma che funzionava sempre meno.
Marco, quel pezzo lho pagato quasi ottanta euro disse lei calma, con un tono senza emozioni, voltandosi verso il marito. E volevo farci una cena speciale per festeggiare il progetto consegnato. Ora il frigo è vuoto. Di nuovo. Come ieri, quando è sparita la mortadella, e laltro ieri, quando non ho trovato la confezione di salmone. Noi lavoriamo solo per pagare la spesa, te ne sei accorto?
Marco fece una smorfia da mal di denti. Era a disagio, sì, ma il richiamo della famiglia, inculcato sin da piccolo, superava ogni razionalità.
Sono ospiti, Marghe. Hanno i lavori in casa, lo sai. Polvere, casino, un cantiere. Dove vuoi che vadano? Tieni duro, presto se ne andranno.
Quel presto riecheggiava in casa da ventidue giorni. Tutto iniziò innocuamente: telefonata della cognata, lagnanze sul fatto che la ditta che ristrutturava il parquet nella loro bicamerale aveva bucato la tubatura, rendendo la casa inabitabile. Lidia, sorella di Marco, chiese di ospitarli giusto tre-quattro giorni, per fare asciugare i pavimenti e rifare il massetto. Margherita, gentile e di buon cuore, diede il via libera. In fondo, la famiglia è famiglia.
Ma i tre giorni diventarono una settimana, la settimana due, e ora era già iniziata la seconda metà dautunno, senza fine allincubo. Nel trilocale di Margherita e Marco, un tempo un piccolo paradiso, ora regnava il caos. Lidia e il marito Antonio occupavano il salotto, i loro due figli (10 e 11 anni), dormivano sul materassino gonfiabile, ma di fatto si muovevano dappertutto.
Le serate erano un test di resistenza. Margherita dopo il lavoro sognava la doccia e la pace, invece trovava la succursale della stazione centrale di Milano. Il televisore col volume a palla Antonio amava sentirsi dentro al telegiornale. Il bagno sempre occupato i nipotini amavano sguazzare per quaranta minuti, svuotando su di sé litri di shampoo e lasciando pozze dacqua dove Margherita ci finiva sopra coi calzini.
Ma la questione più spinosa era la spesa. Margherita guadagnava abbastanza, Marco pure, e sono abituati a mangiare bene: carne di qualità, verdure fresche, latticini buoni. Pianificavano il budget, risparmiavano per le vacanze e il mutuo, ormai quasi finito. Con i parenti in casa il budget era collassato, anzi, evaporato.
Lidia, robusta e sempre attenta al gusto, ai fornelli nemmeno ci si avvicinava.
Oh, Margherita, sono distrutta, coi lavori tutto il giorno nervosa, diceva sdraiata sul divano e mangiando luva. Tu cucini già, che ti costa una mestolata in più per la minestra?
Solo che una mestolata diventava una pentola da cinque litri di minestrone, sparita in una sera. Antonio, autista, con il turno a giorni alterni, mangiava come unintera squadra di calcio. I nipoti, in piena crescita, spazzolavano via ogni cosa, senza chiedersi a chi fosse destinata.
Margherita si tolse il blazer, lo appese alla sedia e si massaggiò le tempie.
Marco, oggi ho controllato la banca disse, fissando il marito negli occhi. In ventitré giorni abbiamo speso quanto normalmente spendiamo in due mesi. Non scherzo. Loro non comprano niente. Mai. Nemmeno il pane.
Ma hanno spese per i lavori provò a ribattere Marco, meno convinto del solito. Antonio dice che i prezzi dei materiali sono aumentati.
Anchio ho delle spese, tagliò corto lei. Non sono la mensa di quartiere. Hai mai visto Lidia portare una busta di alimenti? O comprare biscotti per il tè?
In quel momento, in cucina, trascinando le ciabatte, arriva Lidia. Indossava il kimono di seta di Margherita il suo era troppo pesante, e questo è così leggero e chic. Margherita si morse i denti ma tacque, notando la macchia di marmellata sul risvolto.
Oh, Marghe è tornata! esclamò la cognata, avviandosi verso il bollitore. Ti abbiamo aspettato, abbiamo fame. Antonio chiede cosa c’è per cena; ha sentito lodore delle polpette, dice che hai lasciato fuori la carne trita.
Margherita la fissò dritta negli occhi, senza batter ciglio. Qualcosa dentro di lei si spezzò. Quel fusibile di educazione era saltato.
Polpette non ce ne sono, disse lei tranquilla.
Come, non ci sono? si stupì Lidia, immobilizzata con la tazza in mano. E che mangiamo allora? I bambini hanno bisogno di pasti regolari!
Ho rimesso la carne in freezer. Stasera cè la pasta col niente.
Cioè, niente? Lidia sgranò gli occhi. Senza sugo? Senza carne?! Antonio non mangerà, è un uomo, gli serve la proteina!
Allora Antonio può andare al Carrefour, comprare carne, cucinarla e mangiarla rispose Margherita con un sorriso dolce ma gelido. Lo conosce, è dietro langolo.
Lidia borbottò, poggiò la tazza e storse la bocca.
Marghe, ti sei svegliata male? Capisco la fatica, ma non scagliarti sulla famiglia. Siamo parenti! Marco, dì qualcosa!
Marco, fra incudine e martello, pareva volesse sparire sotto il linoleum.
Marghe, dai Magari facciamo i tortellini? Ce nera una confezione
Cera, annuì lei. Fino a ieri. Poi i tuoi nipoti hanno fatto a gara a chi ne mangiava di più.
La cena si svolse nel silenzio teso. Margherita cucinò la pasta con un filo dolio e sale. Antonio, vedendo il piatto, ci giocò un po, borbottò qualcosa sulla “razione da carcere” e se ne andò a finire la serie TV. Lidia diede la pasta ai figli, con una generosa spolverata di zucchero (dalle scorte di Margherita), e poi si ritirò, lasciando l’ultimatum:
Spero domani ti riprenda e cucini qualcosa di decente!
Margherita non dormì tutta notte. Sdraiata in camera, ascoltava il russare di Antonio dalla stanza accanto e il respiro di Marco, e pensava. Che la bontà è punita, che i confini vanno difesi, e che se non agisse, questi sarebbero rimasti a vita. I lavori erano solo una scusa: in tre settimane Antonio non aveva mai fatto visita alla casa da sistemare. Semplicemente si erano sistemati da loro. Casa gratis, cibo gratis, servizio completo.
La mattina seguente Margherita si alzò presto. Non preparò la colazione. Si fece il caffè, lo bevve in pace e andò al lavoro, lasciando il frigo perfettamente vuoto la notte prima aveva portato via il meglio, conservandolo dalla sua mamma, a due isolati.
La giornata fu caotica ma il piano era ormai maturo. La sera tornò senza la spesa, ma con una cartellina sotto braccio.
A casa la atmosfera era cupa. Lidia laccolse in corridoio, mani sui fianchi.
Ti rendi conto, Marghe? Ci siamo svegliati e il frigo era deserto! Neanche un uovo! I bambini hanno mangiato cereali secchi. Non si fa!
Antonio sbucò dal salotto, grattandosi la pancia sotto la maglietta molle.
Sì, signora padrona, siamo morti di fame tutta la giornata. Hai passato dal supermercato?
Margherita si tolse le scarpe, lasciò la cartellina sul tavolo e annunciò:
Tutti in cucina. Cè da parlare.
Oh, finalmente, Antonio si sfregò le mani. Parliamo del menu! Mi farei una bistecca, o almeno un pollo arrosto.
Quando tutti, Marco compreso, si sedettero (i ragazzi con il tablet, in camera), Margherita aprì la cartellina.
Allora, cominciò con il tono delle grandi riunioni, siete qui da ventitré giorni. Non avete mai comprato cibo, né pagato le bollette, né aiutato con la pulizia.
Ecco, inizia a fare i conti sbuffò Lidia. Ora conti anche il pane? Siamo famiglia!
Proprio perché siamo famiglia ho resistito tre settimane, lei tirò fuori una tabella stampata. Ho fatto un audit delle spese. Qui, indicò la colonna, cè la spesa normale mensile. Qui, quella degli ultimi ventitré giorni. È quadruplicata.
Antonio storse gli occhi, avvicinandosi al foglio.
E che sono ste carte? Raccolta gli scontrini, eh? Ma sei proprio tirchia, Marghe! No, Marco, come fai?
Marco si fece rosso. Margherita non lo lasciò parlare.
Non è tircheria, Antonio, è contabilità. Ho conteggiato tutto: carne, pesce, formaggi, yogurt per i ragazzi, frutta, verdura, i detersivi che usate a litri. E le bollette: acqua e luce non mentono.
Dove vuoi arrivare? domandò Lidia, isterica.
Semplice, Margherita posò il foglio coi dati bancari sopra la tabella, la pensione gratis chiude. Vi presento il conto per le tre settimane: la cifra è qui sotto.
Lidia prese il foglio, lo scorse, e rimase sconvolta. Il foglio le cadde dalle mani.
Sei impazzita?! Mille euro?! Per il cibo?! Che siamo, al ristorante?
Quasi, rispose lei. Considerando che mangiate solo filetto, salumi DOC e pesce affumicato, e cucino sempre io, è pure gentile. Non ho inserito il costo di cuoca e donna delle pulizie sconto famiglia.
Io non pago niente! ruggì Antonio, saltando su. Una vergogna! Marco, tua moglie rapina tua sorella!
Marco guardò i parenti, poi la moglie stanca ma ferma, e si ricordò delle lacrime di Margherita in bagno, del portafoglio vuoto a metà mese.
Cosa dovrei dire? rispose sottovoce Marco.
Che è fuori di testa! urlò Lidia. Siamo ospiti! Dove si è mai vista una cosa del genere?
Gli ospiti portano una torta, fanno il tè e se ne vanno la sera, rispose Marco, improvvisamente deciso. O restano due giorni su invito. Voi state qui da un mese, a spese nostre, e vi lamentate pure della pasta senza condimento.
Cala il silenzio tombale. Lidia fissava il fratello come se fosse diventato un alieno.
Ci stai cacciando? sussurrò drammaticamente.
Non vi caccio, intervenne Margherita. Ma cambiano le regole. Se volete restare, tutto a pagamento: spesa a metà, bollette a metà, turni in cucina. Un giorno io, un giorno Lidia. Ed entro il weekend, dovete saldare il conto.
Ma andate al diavolo! Antonio rovesciò la sedia. Preparati, Lidia! Di parenti così non abbiamo bisogno, godetevi la vostra bresaola!
Ma dove andiamo? La casa è un cantiere! piagnucolò Lidia.
Andiamo da tua mamma! ringhiò Antonio. Stretti, ma almeno senza debiti. E qui non ci metterò più piede!
Preparare i bagagli fu unora di urla. Lidia sbatteva le ante, Antonio imprecava (a voce bassa, ma anche i muri sentivano), i bimbi lamentavano la fine dei cartoni.
Margherita si godeva il suo tè freddo in cucina, non intervenendo. Sapeva che se si muoveva, tutto sarebbe tornato come prima. Marco portava le valigie, taciturno e accigliato.
Quando la porta si chiuse, tagliando fuori le grida di Lidia sulla famiglia ingrata e vergogna nazionale, la casa fu finalmente avvolta da una benedetta pace.
Marco tornò in cucina, si mise di fronte a lei e coprì la faccia con le mani.
Che imbarazzo sussurrò. Ora mamma mi chiama, mi maledice
Fatti chiamare, Margherita gli prese la mano. Non abbiamo fatto nulla di male. Abbiamo difeso la nostra casa. Hai visto che ci stavano mangiando vivi.
Ho visto Ma, dai sono parenti.
I parenti si rispettano. Quella era parassitismo. Sai, oggi ho chiamato tua madre.
Marco la guardò stupito.
Perché?
Per chiedere come stava. E, stranamente, ho scoperto che Lidia non ha nessun cantiere.
Come no?
Esatto. Hanno affittato casa loro per due mesi agli operai, che lavorano a Milano. Hanno pensato: guadagniamo soldi e viviamo dai buoni parenti. Tua mamma pensava fosse tutto chiaro.
Il volto di Marco scolorì e poi arrossì. Gli occhi spalancati dalla rivelazione.
Affittata? Quindi guadagnavano, vivevano da noi, mangiavano, e
E si lamentavano pure della pasta in bianco, concluse Margherita. Ora ti imbarazzi ancora?
Marco rimase in silenzio. Poi si alzò, aprì il frigorifero, guardò i ripiani vuoti, e scappò una risata nervosa.
No. Non mi vergogno più. Marghe, scusami. Sono stato un cretino.
Lo sei stato, lei lo abbracciò. Ma hai rimediato. È ciò che conta. Andiamo al supermercato? Prendiamo parmigiano. E chianti.
E bistecca, aggiunse Marco deciso. Solo per noi.
Una settimana dopo, Lidia chiamò. Non a Margherita, ovviamente, ma a Marco. Margherita ascoltò la telefonata, mentre lui lavava i piatti con il vivavoce acceso.
Marcuzzo, dai, abbiamo esagerato, voce dolce della sorella. Da mamma è troppo stretto, i bambini non riescono a fare i compiti, Antonio non dorme Stavamo pensando, magari torniamo? Se serve, compriamo la spesa. Un sacco di patate e una confezione di pasta.
Marco spense lacqua, si asciugò le mani, guardò la moglie che sorrideva e rispose:
No, Lidia. Da mamma, è da mamma. Da noi ora cè un cantiere, quello morale. Non cè spazio.
Premette fine chiamata e per la prima volta da un mese si sentì veramente padrone della sua casa. Il conto che Margherita aveva presentato non fu mai pagato, ovviamente, ma la pace e il silenzio valevano molto più di mille euro. Un prezzo imparato duramente: a volte, per proteggere la famiglia, basta chiudere la porta in faccia ai parenti.
Ti è piaciuta la storia? Metti un like, seguimi e scrivi nei commenti!.




