Mia madre mi diceva di non raccontare agli amici e alle amiche che vengo da una famiglia benestante.

Mi trovo ora a casa di Beatrice quando arriva suo padre. È appena tornato dal mercato e porta con sé alcune borse di alimentari, ci trova nel salotto. Immediatamente si irrigidisce, e non nasconde il suo fastidio per la mia presenza. Beatrice lo accompagna in cucina, ma riesco comunque a sentire il suo tono seccato: mi definisce sottovoce ragazzo di provincia, uno che starebbe dietro a sua figlia per avere un posto dove stare. Sostiene di avermi visto più di una volta aggirarmi nei pressi della loro villa. Praticamente mi accusa di essere un fastidioso ficcanaso.

La cosa che più mi sorprende è che Beatrice gli risponde allo stesso modo: dice che lavoriamo insieme solo una volta al mese nella biblioteca delluniversità, che è per questo che mi vede spesso. In realtà, tra noi cè una storia che dura già da due mesi, anche se sono riuscito solo a spiegarle che il fatto che i miei genitori abbiano una casa in periferia non significa che io venga dalla campagna. Abitiamo a pochi minuti dal centro di Firenze, in una bella casa a due piani, e mio padre fa limprenditore. È vero, non giro in costose auto straniere né mi vanto ad alta voce delle ricchezze della mia famiglia, ma preferisco così. È il modo migliore per tenere lontani persone come Beatrice e la sua famiglia.

Non è un caso che mia madre mi abbia sempre detto di non parlare di denaro: chi ami non deve guardare prima a quanto possiedi. E non dovrebbe mai vergognarsi di te, anche se allapparenza non sei ricco.

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Mia madre mi diceva di non raccontare agli amici e alle amiche che vengo da una famiglia benestante.
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