Ho vissuto con mio marito per più di quindici anni, iniziando insieme un viaggio che sembrava promettere solo passi avanti. Dopo il matrimonio, siamo rimasti a vivere con mia suocera, e ogni mattina ci avviavamo insieme verso la fabbrica, un luogo dove il rumore delle macchine si fondeva con i sogni dei lavoratori. Ci assegnarono una stanza in un vecchio dormitorio industriale, e finalmente ci trasferimmo, lasciando la casa della madre di lui. Tutto scorreva liscio come il caffè al bar sotto casa, e capii che mio marito doveva laurearsi per fare carriera. Lo convinsi a iscriversi, ma alla fine studiavo io al posto suo: scrivevo relazioni, tesine, tesi. Quando finì gli studi e portò la laurea in fabbrica, fu subito promosso. Ero felice per lui. Io, invece, non fui mai fortunata con il lavoro. Pur avendo una laurea, ero spesso in maternità. Mentre mio figlio cresceva, rimasi incinta di mia figlia. Poi, certo, tornai al lavoro, ma i bambini avevano sempre qualche malanno e dovevo prendere continuamente permessi per malattia.
Non mi affliggevo però. Ero sfortunata nella carriera, ma benedetta nella famiglia. Mio marito lavorava duro, spesso rimaneva tardi in ufficio. In pochi mesi comprammo un grande appartamento a Torino. I bambini ne erano entusiasti: finalmente le loro stanze. Ma cominciai a vedere mio marito sempre meno. Un giorno incontrai una mia vecchia collega, la Franca, che mi disse che suo marito la tradiva con una stagista. Non si vergognano neppure,” mi confidò, a volte si chiudono in ufficio anche di giorno. Lui le regala oggetti costosi davanti a tutti, una volta lha pure abbracciata. Lascia perdere, questi non hanno pudore. Dovresti farlo anche tu, mollalo. Decisi che dovevo affrontare lamante di mio marito: parlarle, chiederle di lasciarlo stare. Ha una famiglia, figli. Lei mi umiliò davanti a tutti, ridendo di me. La moglie tradita piange, mentre la rivale la deride: Dovresti pensare a migliorarti!
Un uomo uscì dallufficio, mi vide e si infuriò: Cosa ci fai qui? Hai scoperto tutto, vero? Meglio così, sono stanco di vivere due vite. Domani chiederò il divorzio. Assunse i migliori avvocati di Milano, si prese tutto: casa, risparmi, perfino il cane, Enea. Poi, con un colpo secco, buttò me e i bambini fuori. Non gli importava dove andassimo o di cosa vivessimo. Non chiamava mai. I miei genitori, da Verona, mi accolsero e presto riuscii a comprare un piccolo trilocale con gli ultimi euro rimasti. Trovai lavoro, e la vita riprese pian piano a pulsare di speranza.
Un anno dopo il mio ex-marito mi telefonò chiedendo aiuto. Nessuna scusa per il tradimento, nessun rimorso. Era solo un uomo arrogante, piegato dalle sue scelte. Aveva perso il lavoro, la nuova moglie se nera andata con un violinista, e lui era finito in ospedale dopo un incidente con la Vespa. Rifiutai di aiutarlo. Era stato lui a lasciarci senza nulla, senza uno sguardo, e ora il destino azzurro aveva cambiato direzione. Lui non si era mai preoccupato di noi, e ora toccava a me scegliere. E in quel sogno strano, pieno di volti distorti e stanze che si allargavano, finalmente mi sentivo leggera, come se camminassi tra le nuvole sopra Venezia.





