Scelgo carne di tacchino di alta qualità per preparare gustose cotolette al vapore per me, mentre lui si ritrova con carne di maiale prossima alla scadenza

Ormai ho cinquantasette anni, e da più di trentanni sono sposata legalmente con mio marito, il caro Giovanni. In tutto questo tempo, ho lavato le sue camicie, cucinato per lui e messo insieme quel cosiddetto comfort familiare che tutti gli italiani bramano. Abbiamo due figli, che ho cresciuto e spedito a scuola praticamente da sola, mentre lui… Beh, diciamo che non ha mai corso troppo dietro al lavoro.

Dalla mattina alla sera, sono sempre stata un po come uno scoiattolo impazzito: salto da un lavoro allaltro, raccolgo ogni lavoretto possibile, solo per essere certa che i nostri figli fossero vestiti come si deve, mica come quei ragazzini trasandati che si vedono per le strade di Napoli.

Mio marito, invece, non ha mai sentito il bisogno di sudare troppo. Da quando ha compiuto la veneranda età per la pensione (che in Italia non è proprio una fortuna, diciamolo), si è installato sul divano come se fosse Medicis trono e da lì non si è più mosso. Io mi arrabatto, vado ancora in ufficio, aiuto i figli con i nipotini, e faccio tutto quello che serve a casa.

Non so quante volte gli abbia detto: Giovà, trovati almeno un lavoretto come guardiano notturno! E lui, tranquillo, risponde sempre: Ma va, stiamo benissimo anche senza duecento euro in più, e poi io mica sono scemo, eh! Il problema è che io non ho nemmeno il tempo di preparare da mangiare; a volte torno dal lavoro e mi ritrovo il frigo depredato le cose buone sparite, e rimane solo il brodo, che manco il nostro cane, Lupo, mangerebbe.

Un giorno parlando con la mia amica Donatella, che ha una lingua più tagliente del parmigiano vecchio, lei mi dice: Ma perché non cucini separato? A lui roba da discount, a te roba buona! E così, appena tornata a casa, ho detto a mio marito che il medico mi aveva prescritto una dieta nuova roba scientifica! e che quindi non doveva toccare la mia cena.

Adesso nascondo i dolcetti nellarmadio, e mentre Giovanni è in garage a controllare la Vespa, io mi gusto una tazzina di tè e una cioccolata. Il salame e il formaggio li infilo nella parte alta del frigo, e non appena lui gira langolo, ne faccio scorpacciate clandestine. Ho anche il vantaggio di avere due frigoriferi: uno per la spesa, laltro per i barattoli di conservazione, dove vado a nascondere le mie provviste segrete.

Gli uomini, si sa, sono ciechi come talpe: prendo tacchino di qualità per me e lo faccio in padella, mentre per lui compro la carne di maiale in offerta che spesso ha già visto tempi migliori e con un po di peperoncino non si accorge di nulla. Per la pasta, io prendo quella di grano duro da quattro euro a pacco e lui si accontenta della pasta economica da venti centesimi.

Io sinceramente non mi sento affatto in colpa. Se vuole mangiare bene, che si dia una svegliata e trovi un lavoretto, invece di arrotondare la pancia. A questetà, divorziarci sarebbe una follia: ormai la vita labbiamo fatta, la casa è nostra, e che senso avrebbe venderla e spartire leuro?

Ecco, la mia vita è unopera darte, ma con un pizzico di segreto: quello buono, quello italiano!

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