Giulia, ti prego, prendila tu! Non ce la faccio più! Solo a toccarla mi viene la nausea!
Elisa tremava, la piccola tra le sue braccia urlava disperata.
Giulia prese la nipotina e annuì piano.
Va bene. Ma sei sicura di questa decisione? Poi non venirmi a dire nulla, eh?
No, nessuna pretesa! Portala via, non la voglio!
La piccolina era nata da solo un mese. Già dalla gravidanza, qualcosa in Elisa non andava. Giulia pensava fosse solo colpa degli ormoni, del fatto che era alla fine della gravidanza. Elisa era vedova da oltre sette anni. I figli grandi vivevano già per conto loro. Una vacanza estiva sulla Riviera, una storia fugace e poi questa gravidanza inaspettata aveva colto tutti di sorpresa. Elisa non era mai stata impulsiva. Allinizio sembrava contenta allidea della bambina in arrivo, preso si era messa persino a comprare vestitini e a scovare il passeggino migliore. Poi, di colpo, si chiudeva in se stessa per giorni. Giulia sentiva che ogni tanto la sorella pareva volersi murare viva.
Poco prima del parto, Elisa sparì del tutto dai radar. Nessuna chiamata né a mamma, né a sorella, né ai figli. Giulia preoccupata la trovò in ospedale: stava per firmare il consenso per lasciare la bambina.
Elisa, ma cosa succede? Cosa ti prende?
Non so, non sento niente. Per me è come se fosse una sconosciuta.
Una sconosciuta?! Ma come parli! È tua figlia!
Non sarà mai mia! Elisa si girò verso il muro.
Giulia chiamò rinforzi, portò la mamma in ospedale. Alla fine Elisa accettò di portare la bimba a casa. La mamma la convinse ad andare a vivere da lei, per aiutarti allinizio, diceva. In realtà, stavano tutti con un occhio su Elisa. Lei faceva tutto il necessario per la bimba, lavava, cambiava, ma senza alcun affetto, senza fermarsi un secondo più del dovuto. Fu la nonna a scegliere il nome della piccola; era zia Giulia a portarla in braccio.
Elisa, io la porto via. La crescerò io, però pensaci: tra un po, chi penserà che è sua mamma?
Mi interessa poco. Basta che non sia io.
Dopo una settimana sistemarono tutto: Giulia divenne legalmente la tutrice della nipote e Elisa se ne andò a Milano.
La piccola Aurora era una bimba vivace e sempre sorridente. Prese a camminare e a parlare prima degli altri. Col tempo cominciò a chiamare mamma solo Giulia.
Passarono dodici anni.
Mamma! Oggi ho preso tre dieci! E domani andiamo al cinema con la classe la voce squillante di Aurora riempì la casa.
Sei tu?
Sì, Elisa, sono io. Ti prego
Salve! Io sono Aurora, e lei chi è?
Sulla porta della cucina cera una ragazzina dagli occhi grandi, alta, che guardava sorpresa prima la donna seduta al tavolo, poi la mamma, che era diventata bianca come il latte accanto alla finestra.
Io… Elisa. Sono tua madre, Aurora.
Ma lavevo detto! Giulia, esasperata, guardò la sorella ed andò incontro alla figlia. Aurora! Adesso ti spiego tutto!
Non serve, mamma. Ascoltiamola. Allora? Ha detto di essere mia madre. E quindi?
Sono venuta per te. Voglio che tu venga a vivere con me.
E perché?
Sei mia figlia.
No, non sono sua. Io ho già una mamma, ed è qui davanti a me. E non ne voglio unaltra! Lei lho vista ora per la prima e, spero, ultima volta in vita mia. Aurora girò i tacchi e uscì dalla cucina.
Giulia si accasciò su una sedia, esausta.
E allora, cosa pensavi di ottenere?
Nulla… per ora. Ma ci riuscirò, vedrai. Arriverò fino in tribunale, se serve.
Ma perché dovresti? Sei stata tu a lasciarla, non la volevi nemmeno vedere. Nessuno ha mai capito il motivo. Ora, dopo tanti anni, salti fuori e vorresti persino che lei ti chiamasse mamma? Elisa, vai da mamma adesso, parleremo più tardi. Devo andare da mia figlia.
Tua nipote, vorrai dire Elisa si alzò.
Giulia sbuffò e, chiusa la porta, andò nella stanza di Aurora.
Auri
Mamma, aspetta. Prima che tu dica qualsiasi cosa, voglio che tu sappia: io so già tutto. Ti ricordi, lanno scorso, quando abbiamo aiutato la nonna a sistemare la soffitta? Ho trovato i documenti sullaffido. Allinizio mi sono arrabbiata, perché nessuno me lo aveva detto, poi volevo incontrarla per chiederle perché. Ma dopo ci ho pensato: non mi interessa. Tu sei la mia mamma! Non me ne serve unaltra!
Auri, amore mio! Non ti lascerò a nessuno.
E io non voglio andarmene da nessuna parte rise Aurora. Ti ricordi il mio compagno di classe, Matteo? Sua mamma fa lavvocato, si occupa proprio di queste cose. Perché non chiami lei?
Eh, amore, calma! Non devi diventare grande tutto in una volta, eh! Tutta decisa Ma per ora la mamma sono ancora io, ricordatelo! Giulia rise, stringendo a sé la ragazza. Certo che la chiamiamo. Troveremo una soluzione.
Seguì una bufera di carte e nervosismi, ma alla fine il tribunale lasciò tutto comera. Aurora fu irremovibile: non voleva vivere con la madre biologica e non la riconobbe nemmeno di fronte al giudice.
Le sorelle si ritrovarono fuori dal tribunale.
Ecco, finalmente è finita questa storia! sospirò Giulia, come se le avessero tolto un macigno dal petto. E adesso?
Me ne vado, Giulia. Ma non starò in mezzo. Aiuterò, non dire di no. Ho già aperto il conto per Aurora; i documenti li ha mamma.
Ma allora dimmi la verità, Elisa. Perché tutto questo? Perché lhai abbandonata?
Non cè stata nessuna storia damore, Giulia, niente di niente. Solo un parco buio, una sera tardi.
Giulia rimase senza fiato.
E non hai detto niente? Hai tenuto tutto dentro per questi anni?
Perché non si poteva più cambiare nulla. Ecco perché sono stata zitta. Allinizio nemmeno ci ho fatto caso, pensavo fosse la menopausa, poi era tardi ormai. Auri però non deve sapere, questa è la mia vita. Forse un giorno mi perdonerà.
Giulia abbracciò stretto la sorella e guardarono nella direzione dove Aurora stava con la nonna.
A volte dalle cose peggiori può nascere qualcosa di bellissimo. Guarda che meraviglia! Elisa si asciugò gli occhi e Giulia, dopo tanti anni, vide una vera, piccola, timida, dolce, sincera risata sulle labbra della sorella.






