Il mio primo volo da comandante si è trasformato in un incubo: dopo aver salvato un passeggero, il mio passato è tornato a perseguitarmi.

Il mio primo volo da comandante si è trasformato in un terno al lotto. Dopo aver salvato un passeggero, il passato mi ha presentato il conto.

Fin da piccolo sono sempre stato affascinato dal cielo. Tutta colpa di una vecchia foto sgualcita che mi avevano mostrato allorfanotrofio di Firenze dove sono cresciuto. Cinque anni, mi si vedeva nellabitacolo di un Piper, mentre sorridevo come se avessi appena conquistato tutta la Toscana. Dietro di me, un uomo con il berretto da pilota. Ho passato ventanni convinto che quello fosse mio padre.

Aveva la mano sulla mia spalla e una voglia scura che gli copriva mezza faccia. Quella foto era il mio tesoro e la mappa dei miei sogni. Ogni volta che la vita mi faceva uno sgambetto, la tiravo fuori dal portafogli. Mi ha tenuto compagnia tra esami universitari, turni di pizzeria per pagarmi le lezioni al simulatore, e conti che non tornavano mai. Mi dicevo che non poteva essere un caso se ero finito proprio lì, in quel cockpit.

Oggi finalmente il sogno diventava realtà: a 27 anni, mi accomodavo per la prima volta sul sedile del comandante su un volo Alitalia da Milano a Palermo. Emozionato, comandante? chiese la mia copilota, Martina. Guardai la pista che si gettava verso il sole, mentre con la mano cercavo la foto nel taschino, vicino al cuore. Solo un pochino, Marti. Ma i sogni dinfanzia sanno proprio come decollare, no?

Crisi a 10.000 metri
Il decollo era stato perfetto. Stavamo veleggiando al livello di crociera, quando la porta della cabina si spalancò. Chiara, una delle hostess, bianca come la mozzarella: Lorenzo, abbiamo bisogno di te! Uno sta soffocando!

Non ci ho pensato su. Martina ha afferrato i comandi e io sono schizzato fuori. Un uomo rantolava sul tappeto del corridoio. Mi inginocchio e vedo subito la voglia scura sulla sua faccia. Il cervello va in tilt per una frazione di secondo, poi laddestramento prende il sopravvento.

Lo sollevo e parto con la manovra di Heimlich. Alla prima, niente; alla seconda, zero; alla terza, ci do dentro di forza. Spunta fuori un nocciolo piccolo duro probabilmente un pistacchio e il tizio ricomincia a respirare. Tutti battono le mani, ma io non sento niente. Fisso quelluomo che mi guarda e è proprio lui. Quello della foto.

Papà? sussurro. Ma lui scuote la testa vedendo la mia divisa, poi il mio viso. No, non sono tuo padre. Ma so perfettamente chi sei, Lorenzo. È per te che sono su questo volo.

La verità fa male
Mi dice che aveva conosciuto i miei genitori, che aveva volato con mio padre e che tra loro era fratellanza pura. Sapevi dove fossi, dico singhiozzando perché non sei venuto a prendermi allorfanotrofio? Guarda le sue mani, gonfie e tremolanti. Perché mi conosco, Lorenzo. Laviazione era tutto per me. Non ho mai avuto radici o equilibrio. Ho pensato che sarebbe stato meno crudele lasciarti lì piuttosto che trascinarti nella mia turbolenza.

Adesso mi cerca solo perché, sospeso a vita per gli occhi che fanno cilecca, voleva vedere che ne fosse stato di me. Gli porgo la foto. Ho scelto di diventare pilota solo per questo scatto. Significa che sono io il tuo destino, dice lui con una faccia da chierichetto sorpreso alle slot in parrocchia. Mi guarda: Lorenzo, posso almeno sedermi con te in cockpit una volta? Te lo chiedo col cuore.

Mi sistemo la divisa, sento limportanza delle strisce sulle spalle. Ti ho cercato per anni credendo che tu fossi il motivo per cui amo volare. Mi sbagliavo: volo per lidea di quello che avrei voluto tu fossi. Adesso che ti ho davanti, sono contento di non averti trovato prima.

Gli occhi inondati di lacrime lasciano scie sulla voglia. Io appartengo al cielo, capisci? Quella foto era solo un seme, ma la vera impresa è stata mia. Non hai nessun merito e, francamente, non puoi chiedermi nulla.

Guardo unultima volta la foto e la lascio sul suo tavolino, accanto alla bustina vuota di noccioline che stava per ucciderlo. Tienila, va. A me non serve più.

Torno nel cockpit, chiudo la porta e mi isolo dal resto dellaereo. Martina mi lancia una rapida occhiata: Tutto ok, comandante? Afferro la cloche, sento la vibrazione dei motori. Ora so che questa vita non lho trovata per caso, me la sono conquistata. Sì, adesso è tutto limpido, rispondo guardando lorizzonte.

Se dovessi dare un consiglio a qualcuno in questa storia? Smettila di cercare risposte in una vecchia fotografia. Guarda fuori dal finestrino lì ci sono tutte le possibilità.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

19 − one =

Il mio primo volo da comandante si è trasformato in un incubo: dopo aver salvato un passeggero, il mio passato è tornato a perseguitarmi.
«I tuoi panzerotti nessuno li mangerà», sibilò la suocera. Un anno dopo vide la fila davanti al mio ristorante, in cui c’era anche suo marito.