TU MI CHIAMI, E IO VENGO
«Vi dichiaro marito e moglie!» proclamò con enfasi la signora dellanagrafe, ma allimprovviso si strozzò, tossì furiosamente.
Eh questo non porta bene, commentò mia madre, cogliendo subito il segno.
Gli invitati mormorarono tra loro, si guardarono con sospetto. Io e Valentina, un po spaesati, ci scambiammo uno sguardo terrorizzato. Avevamo appena diciotto anni. Eravamo praticamente ragazzi, e la nostra fu una decisione affrettata: una nozze lampo. La sposa portava con sé la dote dopo due mesi sarebbe nata la nostra bambina, non proprio programmata. Facemmo tutto di corsa, abito da sposa preso a noleggio, scarpe che Valentina chiese alla sua migliore amica. A proposito, anni dopo, mi capiterà un fugace flirt proprio con quella stessa amica.
Per ora, però, eravamo giovani, felici.
Una volta, passeggiando con Valentina lungo i viali di Firenze, la tenevo stretta alla vita. Improvvisamente si avvicinò uno sconosciuto, mi sussurrò sottovoce:
Stringi bene tua donna, che te la portano via
Disse la sua battuta e se ne andò per la sua strada. Noi ridemmo e dimenticammo quella strana profezia. Avevamo tutta la vita davanti! Chi poteva separarci? Provaci
Un tempo, il mio amico Marco, che fu testimone al matrimonio, mi fece notare:
Sergio, davvero non potevi scegliere una moglie migliore? Guarda quante ragazze belle ci sono
Scrollai le spalle:
Sono sicuramente tutte in attesa che tu le scelga
E così è stato: Marco si è sposato quattro volte, sempre con donne fantastiche.
Poi nacque la nostra piccola Veronica.
Poco dopo, fui chiamato a svolgere il servizio militare lontano da casa. Mi mancavano Valentina e Veronica. Valentina mi spedì una sua foto, che ho conservato sotto il cuscino, sperando di vederla nei miei sogni.
Un giorno, rientrando nella caserma, trovai la foto di Valentina sulla mia scrivania, presa da tutti. Qualcuno laveva deturpata e aggiunto parolacce. Preso dalla rabbia, mi scagliai contro il vicino di letto, lo picchiai brutalmente. Per questo fui punito con qualche settimana in cella di rigore. La foto rovinata lho dovuta strappare e gettare. Comunque, il mio vicino fu giustamente punito.
Tornato dal servizio, ero cambiato. Ero più duro, inspiegabilmente arrabbiato con Valentina. Mi ero convinto che una ragazza giovane dovesse avere per forza un amante, probabilmente Valentina mi aveva tradito mentre io ero via. Ecco come mi venne questa idea.
Quando finalmente la rividi, Valentina era una donna diversa. Mi aveva salutato, quando partivo, da timida ragazzina. Ora davanti a me cera una donna sicura di sé, sensuale, piena di energia.
Sei tu, Valentina? Non ti riconosco le sussurravo allorecchio.
Provavo orgoglio per mia moglie! Ma proprio allora mi si insediò il dubbio. Magari non sono lunico uomo di Valentina. Ce ne sarebbero sempre stati molti attratti da lei. E dove cè il miele, arrivano le api. Così, tanto per precauzione, mi procurai unamante. Per non sentirmi troppo in difetto, se mai
Dopo tre mesi Valentina venne a sapere della mia avventura. A fatica lho convinta a non chiedermi subito il divorzio. Lei pronunciò il suo verdetto:
Ora, Sergio, non ti lamentare
Valentina bruciò tutte le mie lettere dal militare. Le custodiva gelosamente, le rileggeva di tanto in tanto. Mi escluse dal letto per un periodo indefinito. Anche alla tavola mi lasciava fuori. Solo argomenti domestici tra noi.
In breve: ho fatto soffrire Valentina un giorno, ho pianto io per un anno. Mi è toccato portare moglie e figlia, fuori stagione, in vacanza al mare. Vino del Chianti, frutta, il sole, la brezza lì ci siamo riconciliati.
Tornato a casa, lasciai quella mia amante.
Sette anni belli, tranquilli, portati avanti con Valentina. Serenità, una vera oasi di pace. Però, forse, a mia moglie mancava qualcosa. Magari un po di passione italiana?
Nel mio ufficio lavorava uno che chiamavamo lanimatore: Mario, sempre pronto a ridere, a sostenere le chiacchiere. Era un ascoltatore attento uomini venivano da lui a sfogarsi: sulle mogli, sulle suocere, sulle difficoltà della vita. Mario ascoltava tutti e dispensava consigli. Perché non invitare Mario al compleanno di Valentina? Saprà far divertire gli ospiti, pensai. Se avessi saputo a cosa avrebbe portato tutto questo
Mario accettò e si presentò alla festa con sua moglie. Quella sera Mario fu irresistibile: battute, brindisi, risate. Valentina emanava felicità! Sorrideva a tutti, serviva le portate, cinguettava. La festa fu stupenda. Ma, un mese dopo, le nostre famiglie entrarono allinferno.
Mi chiamò la moglie di Mario:
Sergio, non lo sapevate? I nostri coniugi si vedono. Dica a sua moglie che non lascerò Mario! Ho due figli piccoli.
Io, ingenuo, non sospettavo nulla! Valentina, forse, si vendicava per i miei peccati?
Risparmio il racconto di quel periodo tremendo. La moglie di Mario perseguitava Valentina dovunque. Minacciava di suicidarsi, di teatralmente morire. Io blindavo Valentina in casa, staccavo il telefono, la minacciavo di separazione. Tutto inutile. Si dice che lamore, il fuoco, il colpo di tosse non si possono nascondere. Allora mi rivolsi alla migliore amica di Valentina.
Lei fu chiara come una lama: Sergio, qui cè lamore. Valentina non tornerà. La strada verso di lei è chiusa.
Proprio lì, il destino mi colpì da ogni parte. Per disperazione rimasi con quella amica per sei mesi. Mi consolò per un po.
Valentina e Mario si sposarono. Non vedevano nessuno intorno. Per loro era il paradiso in terra. Pareva avessero un solo respiro.
Allepoca, li odiavo. Li maledivo. Volevo urlare, strapparmi i capelli. Comera possibile? Hanno portato via mia moglie! A quanto pare, la felicità e la sfortuna viaggiano insieme sulla stessa carrozza.
Dicono che il tempo guarisce tutto. Non ci credo. La mia ferita si è solo coperta di una sottile crosta, fragile come il primo ghiaccio, e continua a bruciare. Gli amici mi hanno scelto una seconda moglie, dopo mille selezioni. Una donna stupenda, sposata in fretta, prima che cambiassi idea. Sono già diciassette anni insieme, ma la bellezza non ha mai davvero conquistato il mio cuore. Cerco di sembrare felice una speranza senza speranza. Se qualcuno scendesse nei sotterranei della mia anima tormentata! Lì, per sempre, abita la mia Valentina. Chissà se mi chiamerà ancora
Alla fine, ho imparato che la felicità non si può trattenere, né il dolore si può dimenticare. Bisogna accettare la vita anche nel suo mistero, e continuare a camminare sotto il sole dItalia.






