Non sei davvero mio marito, Vasco… La nonnina sedeva accanto al letto del marito, passandogli su…

Non sei mai stato mio marito, Cesare…

La vecchietta sedeva accanto al letto del marito, strofinando con un panno umido la sua fronte bollente.
Cesare, volevo confessarti tutto, ma mica trovavo il coraggio. Ti ho imbrogliato, Cesare, tu non sei mio marito!

Il vecchio aprì gli occhi, guardandola stralunato.
Non mi interrompere, eh, che magari ci lasciamo per sempre e io non riesco nemmeno a pentirmi. Ti ricordi quando dopo la guerra sei capitato nel nostro paesino, per sbaglio? Io ero rimasta pietrificata, poi però mi sono buttata al tuo collo. Eri uguale uguale al mio marito! A me era arrivata la lettera dal fronte, roba da far piangere pure i santi, però tu, vivo e vegeto, davanti a me… Ho pensato subito: avranno sbagliato con le carte, e il mio marito è tornato! Ti ho abbracciato, ma poi ho capito che avevo scambiato la persona. Sono diventata rossa come pomodoro, scusandomi mille volte. Però ti ho lasciato dormire nel fienile.

E tu la mattina hai deciso di riparare la porta del fienile, e proprio allora una trave ti è caduta sulla testa. Ho pensato che dovevo fare anche a te il funerale, ma ti vedevo respirare quindi roba buona, ti sei salvato. Ho chiamato il medico, che ha detto: Bel omone tosto, niente di grave, solo un po di memoria persa. E lì, Cesare, ho deciso di dirti che eri mio marito. Eri robusto, vigoroso, e io dopo la guerra, da sola con due figli, mica ce la facevo. Ho detto, e tu mi hai creduto. Poi la coscienza mi tormentava, ma ormai eravamo abituati, quasi ci volevamo bene, e cambiare non mi andava affatto. Solo ora mi pento che ho deciso tutto io per te. Magari la tua vita sarebbe stata diversa…

Cesare guardò la moglie in silenzio… E poi scoppio a ridere.
Ma sei proprio una sciocchina! Che me la do con una vita diversa? Io ti ho sempre voluto bene. Sì, ho trovato il paesino per caso, vero, ma poi ti ho vista e subito mi sono innamorato, ma non sapevo come farmi avanti. Ho deciso di aiutare un po con la campagna, magari ti facevo tenerezza, non mi mandavi via, ma invece quella trave mi ha colpito come una suonata di campane tutto nero. Mi sono svegliato e cera il medico e tu che trafficavi intorno a me. Ho chiesto a lui di inventare la storia dellamnesia, così potevo restare a casa tua. Poi tu mi hai sorpreso, credendomi tuo marito, e io ero felice che non dovevo inventare nulla!

Ma sei veramente furbo, sorrise la vecchietta. Non potevi dirmelo prima? Almeno ci facevamo una risata insieme.

Volevo, ma cera sempre qualcosa da fare. Prima i figli grandi, poi altri tre che abbiamo fatto insieme, ridacchiò Cesare, coi baffi vibranti. Abbiamo portato avanti le nostre terribili segreti per tutta la vita, e invece erano poco più che storielle.

E almeno adesso è tutto chiaro, concluse lei. Se no facevamo ridere pure i santi custodi con i nostri racconti! Solo tu, Cesare, non morire, eh. Non lasciarmi sola qui, senza di te non ce la faccio.

Ma che piagnucoli a fare? Tutto va bene, la rassicurò lui. Basta star qui a vegliare su di me, vai a dormire. La notte porta consiglio.

Si sdraiarono, ma lei dormì agitata. Chissà, i pensieri cupi frullavano nella sua testa grigia, disturbando il riposo. Al mattino si svegliò prima dellalba. Il letto era vuoto. Un nodo allo stomaco. Affacciò nel cortile, lui seduto sulla soglia, fumava tranquillo. Tirò un sospiro di sollievo. Stavolta la Signora con la falce lha mancato, quindi un po di vita ce labbiamo ancora, si può scricchiolare insieme ancora un po…

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