L’ho portato via — Mamma, devo raccontarti una cosa, ma per favore, siediti. Quando Katia si è las…

Mamma, devo raccontarti una cosa, siediti un attimo.

Giulia si è lasciata cadere sul divano accanto a Marina e, ripiegando una gamba sotto di sé, si è sistemata comoda. Aveva in viso una luce così viva che Marina ha subito messo via il libro e si è tolta gli occhiali. Lultima volta che aveva visto sua figlia con quei brillanti negli occhi, Giulia aveva dodici anni e aveva appena vinto alle Olimpiadi di letteratura in città.

Ho conosciuto un uomo. Al bar, così per caso. Anzi, no, non proprio per caso: eravamo seduti a tavoli vicini, lui si è avvicinato per primo, abbiamo iniziato a parlare e alla fine abbiamo chiacchierato per tre ore di fila, ti rendi conto?

Giulia raccontava trafelata, saltando di palo in frasca, confondendo i dettagli e tornando indietro nei ricordi. Si chiama Romano, ha trentaquattro anni, lavora in uno studio di architettura, ha un senso dell’umorismo fantastico ed è lunico, giuro, che mi ascolta fino in fondo senza interrompermi. Tre appuntamenti in dieci giorni. Lultimo è finito che camminavamo sul lungarno fino alle due di notte, e ci siamo scordati tutti e due di avere il lavoro la mattina dopo.

Sembra che mi capisca come nessuno prima dora. Basta che accenni una cosa che già mi completa la frase e penso: Madonna mia, ma dove sei stato finora?
Marina la ascoltava in silenzio, la testa un po inclinata. A un certo punto ha scosso piano la testa, senza giudizio, ma piuttosto con stupore.
Giulia, sembri rinata. Non ti vedevo così da anni, davvero.

Lì, però, Giulia si è chetata. Non di colpo, ma come se le parole le scivolassero via a una a una e sul fondo rimanesse tuttaltro. Abbassò lo sguardo sulle mani intrecciate, restando così per qualche secondo per raccogliere il coraggio.

Però
Però cosa? chiese Marina, il volto che si contraeva in una smorfia preoccupata. Giulia, che cè?
Lui è sposato.

Marina si appoggiò allo schienale del divano. Quelle poche lunghe secondi di silenzio bastarono a Giulia per pentirsi amaramente di tutto quello che aveva appena condiviso.

Giulia, non è un semplice però. È grave, davvero. Capisci cosa stai facendo? Stai rischiando di distruggere una famiglia, di portare via il marito a unaltra.
Mamma, lui mi dice che non ama più la moglie da anni. Che non vorrebbe restare se non fosse per il figlio piccolo, me lo giura, non me lo sto inventando.
E quel figlio allora? Non lo consideriamo? Ti rendi conto che stai entrando nella vita degli altri e decidendo per loro chi deve stare con chi?
Non decido niente, mamma io
Tu stai semplicemente uscendo con un uomo sposato. Tre incontri in dieci giorni e me lo racconti con queste luci negli occhi come se fosse la cosa più normale del mondo.

Giulia si alzò dal divano; ascoltare la madre da così vicino le faceva troppo male. Marina restò lì, non la seguì, e proprio quella distanza pesava ancora di più, perché se lavesse rincorsa e abbracciata, forse Giulia ce lavrebbe fatta a restare. Ma invece rimase immobile, in silenzio. Giulia prese la giacca dallattaccapanni, infilò le maniche alla meno peggio e uscì, inghiottendo quelle lacrime che ormai non riusciva più a trattenere.

Quando arrivò a casa, rimase almeno venti minuti seduta nellingresso, senza togliere le scarpe, con le mani calde sulle guance bagnate. Il telefono vibrò nel taschino della giacca e apparve sul display il nome di Romano. Giulia si asciugò la faccia con la manica, schiarì la voce per darsi una sistemata e rispose.

Ciao, Romano aveva quella voce morbida che la faceva crollare. Giulia emise un respiro spezzato, trattenendo a stento il pianto.
Lho detto a mia mamma. Di noi. Di tutto.
E lei?
Male. Ha detto che sto distruggendo una famiglia. Che sono una persona tremenda. Non con queste parole precise, ma hai capito.

Romano tacque un secondo, e Giulia, nel silenzio, sentiva il suo fiato mentre cercava le parole.

Giulia, ascolta. Non so più che fare. Mia figlia ha quattro anni, ci penso tutti i giorni, e ogni volta temo che se andassi via ora la tradirei. Ma non posso andare avanti così. Penso sempre che mia moglie mi abbia tradito potrei anche usarlo in tribunale, se mai si arrivasse lì, ma

Si fermò, lasciando un vuoto che Giulia ascoltava da un po, una consapevolezza che premeva appena dietro la fronte ma ancora non era riuscita a dirsi, a voce alta.

Romano, ma sei sicuro che sia tua figlia? Sei tu che pensi sempre che lei ti abbia tradito

Silenzio.

Romano non la richiamò né quella sera né il giorno dopo. Giulia gli scrisse un messaggio corto, senza insistenza, solo per fargli capire che lei cera. Solo dopo 24 ore arrivò una risposta: Fatto lesame. Aspetto il risultato. Non riesco a parlare adesso, scusami. Giulia non insistette, anche se le costava una fatica enorme non chiamarlo.

Quel mese si allungò che pareva una presa in giro del tempo. Romano chiamava ogni tanto, a volte tardissimo, a volte solo per pochi minuti, e Giulia sentiva da come tratteneva il respiro, dalle lunghe pause, che era uno straccio e si teneva tutto dentro. Lei non faceva domande, non lo spingeva, restava solo lì al telefono a parlare di banalità, del nuovo forno che aveva aperto sotto casa con delle brioche pazzesche, di lavoro, di piccole cose solo per regalargli cinque minuti di respiro.

Poi arrivò un giovedì sera di pioggia torrenziale. Giulia, stanca morta, decise di andare a dormire presto. Ma intorno alle undici sentì il campanello. Si avvolse in una felpa e andò alla porta; fuori cera Romano, infradiciato, gli occhi arrossati, con un foglio stropicciato stretto nel pugno. Non disse nulla, e non serviva. A Giulia bastava guardargli il viso per capire. Lo tirò dentro afferrandolo per il braccio bagnato della giacca, chiuse la porta con un colpo di piede e lo abbracciò strettissimo. Solo allora Romano lasciò andare tutto e si abbandonò contro la sua spalla.

Non è mia, mormorò. E Giulia sentì un dolore che quelle tre parole spezzate non riuscivano nemmeno a contenere. Quattro anni, Giulia. Ho vissuto quattro anni credendo dessere padre. Lei lo sapeva e non ha mai detto nulla.

Giulia gli lisciava i capelli bagnati senza cercare parole, perché lì Romano non aveva bisogno né di consigli né di conforto: bastava che lei non lo lasciasse andare.

Il divorzio fu un incubo lungo mesi. Giulia lo seguiva dallavvocato, si occupava dei documenti, gli preparava la cena quando tornava dalle udienze distrutto, senza luce negli occhi. Mai una lamentela, mai richiesta dattenzione, anche se a volte la solitudine faceva paura anche a lei. Ma Romano, piano piano, si riprendeva e Giulia lo vedeva rispuntare, giorno dopo giorno, quellappiglio interiore che la sua ex aveva provato a distruggere.

Quasi un anno dopo. Si sono sposati in modo semplice, solo in Comune, senza parenti o cerimonie. Dopo, Giulia mi ha confidato che non avrebbe mai desiderato altro: tutto vero, tutto loro. Hanno preso un appartamento tutto nuovo, con lodore pungente della vernice e ancora tracce di polvere nei corridoi, e lei adorava quel profumo, perché era linizio. Loro inizio.

Poi è arrivato Leone. Quando lhanno portato nella stanza della clinica, minuscolo e rugoso, Giulia ha guardato Romano, che tremava e quasi non respirava, e ha pensato che solo un anno prima tutta quella felicità le sarebbe sembrata impossibile.

Due settimane dopo, Giulia mette una busta davanti a Romano era il test del DNA. Romano guarda la busta, poi lei, e scuote la testa.

Giulia Da te non ne ho bisogno.
Dai, aprila. Giulia si rannicchia sul divano stringendo Leone addormentato. Non è questione di fiducia. È solo per stare tutti più sereni, sai comè in ospedale, non si sa mai Almeno sappiamo che quel urlatore è proprio il nostro.

Romano apre il foglio, lo legge in fretta, lo lascia sul tavolo. Si siede vicino, li abbraccia con delicatezza, e restano lì così. Solo quando i vicini fanno rumore dallaltra parte del muro, Giulia chiude gli occhi e pensa a quanto siano cambiate le cose: suo padre ha finalmente dato la mano a Romano la settimana prima e si è persino offerto per montare la culla; Marina ha portato per il nipotino dei calzini fatti a maglia, larghi il triplo, ma lavorati con così tanto amore che a Giulia sono venute le lacrime agli occhi.

E ha pensato che, davvero, aveva fatto bene quellanno prima a non mollare tutto.

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