Mio fratello era sposato da cinque anni, ma nessuno di noi aveva mai conosciuto sua moglie. Un giorno mi disse che sarebbero venuti a trovarmi per due giorni. Sono arrivati, ma io non riuscivo a sopportare quella donna.

Mio fratello, Andrea, dopo la laurea si trasferisce in unaltra città italiana lontana per lavoro. Aveva intenzione di restarci solo un anno, mettere da parte un po di soldi e poi tornare nella nostra città per comprare casa. Ma il destino sceglie diversamente. Lì conosce una ragazza e decidono di sposarsi. Così, mio fratello resta in quella città. Noi non conosciamo sua moglie. Proprio durante il periodo del loro matrimonio, però, sono al nono mese di gravidanza e aspetto di partorire da un momento allaltro, quindi era chiaro che non avrei potuto viaggiare. Mio padre non può chiedere ferie, quindi allunico matrimonio del nostro Andrea ci va solo mia madre. Tra lei e la nuora non nasce un rapporto stretto: la conosce e basta. I ragazzi partono per il viaggio di nozze e, qualche giorno dopo, mamma torna a casa. Mamma racconta che la ragazza, Giulia, è carina, sorridente e gentile. Passano diversi anni e, nonostante tutto, io e mio marito non abbiamo ancora mai conosciuto mia cognata.
Questanno, però, Andrea ci dà una notizia bellissima. Ha organizzato un viaggio con molte tappe: prima vengono a trovarci lui e la moglie, poi andranno a un matrimonio di una sua collega, dopo parteciperanno a una rimpatriata di classe, poi ancora incontreranno i genitori di Giulia al mare e infine ritorneranno a casa. Da noi sarebbero rimasti due giorni. Non vedo alcun problema: sì, abbiamo un appartamento piccolo, ma possiamo usare la casa di campagna dei miei suoceri. Mia suocera ci dà volentieri le chiavi. La casa non viene ristrutturata da un po, ma è comunque in buone condizioni. Quel giorno sono di ottimo umore, pronta ad accogliere gli ospiti. Arrivano. Ed è lì che iniziano i problemi. Andrea mi presenta a Giulia e, fin dal primo istante in cui ci incontriamo, comincia a lamentarsi: durante il viaggio aveva caldo, troppo rumore, era scomoda, e via dicendo.
Arrivati alla casa di campagna, decido di fare loro un giro. Mia cognata osserva doccia e bagno con unespressione talmente schifata che sembra abbia visto chissà cosa. Si prende Andrea da parte, bisbigliano, poi lui chiede a mio marito se può accompagnarli in città. Giulia spiega che sotto quella doccia non ci mette piede. Vanno a casa nostra, lei si lava, si trucca e poi tornano indietro. Successivamente scopriamo che nulla di quanto abbiamo cucinato va bene per lei. Ce labbiamo messa davvero tutta per preparare una tavola accogliente: evidentemente cera troppo glutine, troppo olio, e non ricordo cosaltro ancora. Così lei mangia solo un po di verdura e anche su quella ha uno sguardo sospettoso. Nemmeno nella stanza che abbiamo preparato per loro vuole dormire, quindi ci tocca tornare ancora una volta in città, al nostro appartamento. Il giorno seguente, durante la passeggiata per la città, diventa più capricciosa di mio figlio di tre anni: o cè troppo caldo, o le fa male una gamba, o si annoia. Saluto entrambi con un sollievo immenso alla partenza. Mi chiedo davvero come faccia mio fratello a sopportarla da anni. Ci è bastata per due giorniNei giorni successivi, rimugino spesso sullincontro e sullatmosfera pesante che ci ha accompagnati. Andrea mi scrive un messaggio breve: Spero non sia stato troppo un problema. Giulia è fatta così. Poi aggiunge una faccina sorridente, come a voler minimizzare ogni cosa. Una rabbia sottile mi si arrampica addosso, ma resta lì, immobile, mentre osservo mio marito che gioca con nostro figlio in giardino.
Ripenso alla mensa vuota, ai piatti che avremmo voluto condividere, alle risate soffocate. E poi allimbarazzo che ci siamo portati dietro, come una valigia stropicciata. Ma, col passare dei giorni, la rabbia svanisce, lasciando spazio a una specie di malinconia gentile. Mi rendo conto che ci sono famiglie, come la nostra, che crescono portando con sé le distanze e i piccoli dolori, ma anche la capacità di andare avanti.
Così, una sera, appoggio il telefono sulla tavola apparecchiata, con il profumo destate che entra dalla finestra. Invio un messaggio ad Andrea: Quando torni, porta Giulia di nuovo da noi. Forse nella casa di campagna non ci torna volentieri, ma qui cè sempre posto. Anche con tutte le sue stranezze.
Dallaltra parte, dopo poco, arriva una risposta: Magari la prossima volta le verrà voglia di assaggiare persino le nostre melanzane. E io sorrido, perché so che in fondo il gioco delle famiglie è tutto qui: imparare ogni volta a fare spazio, a perdonare, a ridere nonostante tutto. Anche tra una doccia fredda, uninsalata troppo condità e una stanza che profuma di nostalgia e nuovi inizi.

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Mio fratello era sposato da cinque anni, ma nessuno di noi aveva mai conosciuto sua moglie. Un giorno mi disse che sarebbero venuti a trovarmi per due giorni. Sono arrivati, ma io non riuscivo a sopportare quella donna.
Ho trovato un biglietto nel cassetto: “Lui lo sa. Scappa!