Ero dentro questa relazione da cinque anni. Due anni sposata, tre anni convivenza. Durante il fidanzamento, il nostro rapporto era praticamente sempre a distanza. Ci vedevamo una volta ogni tre mesi e cè stato un anno intero in cui ci siamo incontrati solo due volte, per via del suo lavoro. Allora non mi sembrava un problema. Anzi, mi pareva la relazione perfetta. Ci mancavamo da morire, piangevamo al telefono, ci riversavamo amore in messaggi e videochiamate. Mai una lite. Lui non era geloso, neanchio. Ci rispettavamo, ognuno con i suoi spazi. Lui poteva andare a cena dagli amici, io a una festa, e non faceva nessuna differenza. Anzi, spesso mi aiutava a scegliere cosa indossare. E non si trattava di vestiti provocanti mi diceva semplicemente che certi abiti mi stavano troppo stretti e che era meglio sceglierne altri che mi valorizzassero di più. Non era mai controllante. Piuttosto, sembrava fiero di me e del mio corpo. Era tutto sano, tranquillo, perfetto.
Quel dicembre fu particolarmente duro, perché sapevamo già che non ci saremmo visti né a Natale, né a Capodanno. La malinconia ci assaliva entrambi. Fu allora che lui propose di andare a vivere insieme, di trasferirmi nella sua città, Bologna. Ci pensai sopra, ne parlai con la mia famiglia a Firenze e mi dissero che se era quello che desideravo, avrei dovuto farlo. Lasciai il mio lavoro e mi trasferii da lui.
I primi mesi filarono lisci. Il primo anno fu una fase di adattamento: imparare le nostre stranezze, capire come ci svegliavamo, come reagivamo se affamati, cosa ci irritava e cosa no. Io, senza lavoro, mi dedicai alla casa. Tutto scorreva leggero.
Il secondo anno andò ancora meglio. Ormai eravamo una squadra, vivevamo una nuova luna di miele. Volevamo stare sempre insieme, non ci separavamo mai quando lui era libero dal lavoro. Sembravamo appena sposati. Tutto funzionava. Sentivo di aver preso la scelta giusta.
Ma nel terzo anno qualcosa cominciò a cambiare. Tornava a casa tardi. Avevamo sempre la geolocalizzazione attiva, ma un giorno la disattivò senza dire niente. Iniziò a rientrare alle cinque, anche alle sei di mattina, anche se alle otto doveva essere in ufficio. Si faceva una doccia, faceva colazione e usciva di nuovo. Le spiegazioni ormai non cerano più. Le discussioni diventarono continue.
Poi un giorno avvenne qualcosa che non potrò mai dimenticare. Trovai del trucco su una sua camicia bianca. Fondotinta e rossetto sul collo e sulla manica. Non era una macchiolina. Era evidente. Cercai di capire. E lui allora mi disse una frase che mi si è stampata nel cuore: aveva dovuto cercare fuori ciò che io ormai non gli davo più, perché secondo lui ero diventata noiosa, tutta casa e pulizie. Non disse mai Sì, ti tradisco, ma non lo negò nemmeno. Di fatto lo confermò senza bisogno di parole.
Mi crollò il mondo addosso. Piangevo senza sosta. Sentivo un dolore fisico al petto. Non sapevo cosa fare, come uscire da quellabisso. Così decisi di fare qualcosa per me stessa. Tornai in palestra. Prima ci andavo sempre, ma con la convivenza avevo smesso. Lì conobbi un uomo. Iniziammo a parlare. Era piacevole. Un giorno lui mi invitò a bere qualcosa e io fui quella che, scherzando, propose di andare da lui. Accettò. Dovevamo vederci il pomeriggio. Sapevamo entrambi a cosa stavamo andando incontro.
Quella mattina, già a casa dopo averlo visto in palestra, la testa non mi dava tregua: Non può essere, sto per tradirlo. Se lo merita. Ma subito dopo mi dissi: No. Non sarò mai come lui. Scelsi di interrompere tutto prima.
Aspettai che mio marito rientrasse a pranzo. Non lo feci nemmeno entrare in camera da letto. Ci sedemmo in sala da pranzo e gli dissi che la storia era finita, che mi aveva tradito e che non volevo sapere né il come né il quando né con chi. Che per me tutto finiva lì, in quel preciso istante. Mi disse di non ingigantire la cosa, che quella donna non era importante, che non era come me, che potevamo sistemare le cose. Io gli risposi che non volevo andare oltre.
Non gli raccontai che avevo incontrato qualcuno, o che desideravo un altro. Semplicemente dissi che me ne andavo. Le valigie erano già pronte. Mi chiese dove sarei andata, se avevo qualcuno lì. Gli dissi che non importava, che avrei capito strada facendo.
Uscii da quella casa con i miei bagagli e andai dallaltro uomo. Appena mi vide con la valigia, fu colto alla sprovvista. Gli spiegai che avevo appena lasciato mio marito e che il giorno dopo sarei tornata a Firenze, dai miei. Volevo solo trascorrere con lui quellunica notte. Accettò.
Quella notte fu lesperienza più sconvolgente della mia vita. Non so se fu la rabbia, il dolore, tutti quegli anni alle spalle, ma fu qualcosa di completamente diverso da qualsiasi cosa avessi mai provato, neppure con il mio ex marito.
Il mattino dopo presi il treno e tornai a Firenze. Non avevo dove andare, finii nuovamente nella casa dei miei genitori. Non volli più sapere nulla del mio ex marito. Tutto questo accadde due anni fa. Oggi sono sola, lavoro di nuovo, vivo in affitto e non mi pento della scelta fatta. Ero sul punto di tradire, ma ho saputo fermarmi e chiudere prima, senza diventare quella che lui era stato per me.



