Il cane abbassò il muso davanti ai padroni, ma non si mosse di un centimetro
Tutto è cominciato a dicembre, quando la neve aveva già coperto cortili e strade di un bel tappeto bianco a Milano, nel nostro quartiere tranquillo.
Rex, un vecchio pastore tedesco dalla barba sale e pepe, è comparso dal nulla davanti al secondo portone. Come materializzato dal gelo lombardo.
Ancora quel cane che piagnucola sotto le finestre! sbottò infastidito Vittorio, scostando la tenda con uno strattone. Anna, sei sorda oppure no?
Sento, Vittorio… rispose lei con una stanchezza senza tempo.
Difficile non sentirlo, quel piagnisteo entrava nelle ossa come il freddo di gennaio.
Al ventitreesimo appartamento era arrivata da poco una coppia giovane, Andrea e Cristina, con tanto di cane. Rex li accoglieva ogni sera come fosse Pasqua: saltava felice, leccava le mani, più puntuale di un treno delle Ferrovie dello Stato.
Poi, con i primi geli, devessere cambiato qualcosa.
Abbiamo deciso: cane in un bilocale, è da manicomio. Peli dappertutto, e quellodore poi E i vicini si lamentano che abbaia. Se vuoi, prendilo tu. È pure di razza, tutti i documenti diceva Cristina al telefono, in pieno pianerottolo.
Pare che la sua amica abbia declinato.
Anna si insospettì quando vide che Rex passava già la quarta notte nel vano scale, steso sul cemento, tremante di freddo e umidità.
E quindi? Vittorio non aveva nemmeno voglia di ascoltare i lamenti della moglie. Ne abbiamo già ventimila di problemi, qui.
Quarantacinque anni e un infarto lanno scorso avevano reso Vittorio un uomo nervoso, burbero. Persino con lei.
Non è un cane randagio, sussurrò Anna. I suoi padroni ci sono, abitano qui, al ventitré.
Ci sono? Allora che se lo prendano in casa. Altrimenti, chiamo laccalappiacani!
Dillo al cane, tu. Spiegagli che quelli che amava si sono dimenticati di lui. Che gli hanno tradito la fiducia.
La mattina dopo, Anna cedette. Scese nel vano scale con un pezzo di mortadella e un po di pane. Rex sollevò a fatica la testa e le lanciò uno sguardo riconoscente. Non aggredì il cibo, lo prese delicato, come un pezzo darte a Brera.
Quella sera Anna fece il passo folle.
Ma coshai combinato?! Vittorio apparve sulla soglia, livido dindignazione. Perché ci hai trascinato questo bestione in casa?!
Rex si appallottolò contro il muro dellingresso, conscio di aver acceso una nuova guerra. Orecchie basse, coda tra le gambe: un chiedo scusa a quattro zampe.
Solo una notte, Vittorio. Cè un freddo cane, muore fuori.
Solo una notte?! sbuffava ormai paonazzo lui. E domani ancora una notte? E poi lultima ultima volta? Anna, hai la memoria corta? Spendiamo gli ultimi euro per le medicine, e tu porti pure un altro a tavola!
Lei taceva, carezzando la testa tremante di Rex. Eh, facile parlare. I soldi in casa scarseggiavano davvero. La pensione dinvalidità di lui era una miseria, quella di lei non meglio.
Chi lo compra il cibo per il cane? borbottava lui. E il veterinario? Ma se non arriviamo a fine mese nemmeno noi!
Vittorio la sua voce era tenera ma granitica. È anziano. Finisce male, fuori.
E che finisca! Ogni giorno centinaia di cani finiscono in strada. Vuoi metterti a salvarli tutti?
Rex si mosse a stento, come per diventare invisibile. Anna si sedette accanto, avvolgendo il collo arruffato del cane. Nessuno si occupava di quel pelo da un pezzo.
Non tutti, bisbigliò lei. Solo questo.
Cinque giorni di guerra fredda. Vittorio sbatteva porte, brontolava per ogni pelo sul tappeto, cercava ogni scusa per cacciare lintruso.
Rex sembrava percepire tutto: mangiava svogliato, non metteva mai zampa in salotto, occhi sempre colpevoli.
E la domenica vennero i padroni.
Il campanello suonò insistente, quasi minaccioso.
Ma vi rendete conto?! Cristina in pelliccia (finta, ma fa scena) spalancò la porta, con Andrea dietro in piumone griffato. Avete RUBATO il nostro cane! Questa è rapina!
Rapina?! Anna era allibita. Era buttato giù nel vano scale, congelato!
È nostro! tuonò Andrea. Cè il libretto, i documenti. E voi ve lo siete presi di nascosto!
Sentendo quelle voci, Rex sbucò dalla cucina. La coda era in bilico: contento o cauto?
A casa! Rex, vieni! ordinò Cristina.
Rex si avvicinò, annusò la mano. Ma rimase dalla parte di Anna.
Ma che roba è questa?! si spazientì Andrea. Rex! Vieni! Subito!
Il cane abbassò il muso, ma scelse di non muoversi.
Mi scusi, provò Anna, ma ha dormito alladdiaccio, poverino. Pensavo
Pensare non è affar suo! Non è il suo cane, non sono affari suoi! Dove lo fa dormire ce lo decidiamo noi! replicò acida Cristina.
Sul cemento del pianerottolo? sbottò Anna.
Anche sul balcone, se ci pare! Nostro cane, nostre regole!
Cosa succede qua? nellingresso entrò Vittorio, quotidiano sotto braccio, reduce dalla sua mezza giornata di lavoro come guardiano allorto comunale.
Sua moglie ci ha RUBATO il cane! Lo vogliamo subito, sennò andiamo dai carabinieri!
Ad Anna si piegò lo stomaco. Manca solo una denuncia: Vittorio già odia questo cane.
Anna, restituiscilo e chiudiamola qui, sospirò lui. Non abbiamo bisogno di rogne.
Ma guardando Rex, qualcosa nel volto di Vittorio cambiò. Il cane stava accanto alla moglie, e lo fissava con supplica negli occhi umidi.
Mostratemi i documenti disse a sorpresa Vittorio.
Eh?! i proprietari sbiancarono.
Il pedigree, il libretto. Ce li avete, no?
Andrea e Cristina si scambiarono uno sguardo da tombolata.
A casa, sono rimasti…
Tornate con i documenti, allora ne parliamo, tagliò corto Vittorio.
Ma siamo impazziti?! quasi urlò Andrea. È il nostro Rex!
E allora perché lo lasciate a morire in corridoio?
Non vi riguarda!
Eccome se mi riguarda. Quando vedo maltrattare una bestia a pochi metri da me, eccome se mi riguarda. Vittorio fece un passo avanti, voce di ferro.
Nessuno lha maltrattato! strillò Cristina, occhi bistrati fuori misura. Siamo persone civili!
Buttare un cane anziano fuori al freddo non vi pare maltrattamento? Lui premette ancora. Da quanto non vedeva Anna suo marito così deciso?
Non labbiamo buttato fuori! protestò Andrea. Solo per un po. Stiamo ristrutturando!
Ma quale ristrutturazione! tuonò Vittorio che fece sobbalzare pure il cane. Siete qui da tre mesi! Che lavori fate da settembre?!
I due giovani si impappinarono. Le facce gridavano: presi in castagna.
Sono fatti nostri, difese Cristina tremando.
Fatti vostri se vuol dire maltrattare un animale? e alzò ancora di più la voce. Sentite qua: o ve lo riprendete e lo tenete IN CASA, o mollate tutto e sparite per sempre!
Anna sgranò gli occhi. Suo marito, quello che voleva a tutti i costi sbatter fuori il cane?!
Vittorio, dai…
Zitta! la interruppe, occhi puntati sui padroni. Allora? Lo prendete o no?
Certo che lo prendiamo! Cristina cercò di imporsi. Rex, via con noi!
Il cane guardò i vecchi padroni e si sdraiò per terra in corridoio. Per niente al mondo.
Rex! urlò Andrea. Muoviti!
Il cane, statua.
Ecco, ci avete rovinato il cane! Cristina era ormai isterica. Lavete traviato!
Nessuno lha traviato, rispose serena Anna. Ha deciso da solo.
Cosa vuol dire ha deciso?! È solo un cane!
Che non vi riconosce più, tagliò corto Vittorio. E sapete perché? Perché i cani non perdonano il tradimento.
Ma che ne sapete voi? Cristina urlava come davanti alla coda alla posta. Noi lo abbiamo amato, sfamato!
E poi buttato via come un paio di scarpe vecchie! ora Vittorio era una furia. Decidete: o ve lo portate IN CASA e basta a lasciarlo di fuori, o ci salutiamo per sempre!
E se andassimo per vie legali? fece la vittima Cristina.
Andate, tagliò corto Vittorio. Spiegate al giudice perché il vostro cane ha dormito due mesi nella tromba delle scale!
Dai vicini arrivò un mormorio d’approvazione. Anna guardò il marito: sembrava un leone. Quandè che si era trasformato così?
Basta! urlò Andrea. Prendetevi il cane! Non ci serve più!
Se ne andarono battendo la porta dingresso così forte che quasi cadeva il citofono.
Rex sollevò il capo, guardò la porta e piagnucolò piano.
I vicini rientrarono, scambiandosi commenti: restarono solo marito, moglie e cane. Che ora era, a tutti gli effetti, uno della famiglia.
Rex si avvicinò a Vittorio e gli mise la testa sulle ginocchia.
Allora, vecchio mio, disse lui accarezzandolo resti qui con noi?
La coda prese vigore. Sì, resta.
Vittorio… Anna era emozionata. Fino a ieri volevi buttarlo fuori, ora…
Ora no, lui si rialzò, pulendosi sui pantaloni le mani. Ho capito una cosa importante, vedendo come lo trattavano.
Cosa?
Lui ci pensò, poi si lasciò cadere in poltrona e Rex si sistemò subito accanto.
Che anche noi due, ormai, siamo come loro. Viviamo insieme ma ognuno per conto suo. Io con le mie malattie, tu con i tuoi pensieri. Due estranei.
Lei sentì un tuffo.
E mè venuto un pensiero: e se un giorno buttassero anche noi? Come roba inutile? accarezzava la testa pelosa. Mi sono spaventato tanto.
Anna si sedette sul bracciolo.
Quindi, lo teniamo?
Lo teniamo, finalmente un sorriso, dopo mesi. Da ora siamo una vera famiglia. Eh, Rex?
Il cane gli diede una leccata e si accoccolò.
Dopo una settimana, il cortile era tutto un parlare: Comè ringiovanito Vittorio del secondo! Porta a spasso il cane ogni mattina, sembra ventanni più giovane.
E i giovani padroni? Si dice siano tornati in un altro quartiere. In silenzio, senza spiegazioni. Forse la vergogna.
Peccato per loro. Rex, alla fine, avrebbe persino perdonato.



