Il figlio più piccolo
Leandro, non partire, ti prego Ho un brutto presentimento Chiedi a qualcuno di sostituirti sussurrò Giulia, cercando di mascherare il tremolio della voce.
Questo viaggio significa soldi buoni. E ne abbiamo bisogno, Giulietta. Lo sappiamo entrambi: ogni euro conta come oro adesso rispose Leandro stringendo la moglie fra le braccia, baciandola sulla fronte e poi dando un bacio alle due figlie vivaci, le gemelle Martina e Carlotta.
Giulia annuì silenziosa. Il cuore le si spezzava, ma la ragione le diceva che il marito aveva ragione: il bilancio familiare era più che precario. Asciugandosi le lacrime, lo guardò andare via e lo abbracciò sussurrando: Torna presto Ti aspettiamo.
La porta si chiuse alle spalle di Leandro. Giulia si fece forza, diede da mangiare alle bambine e le portò a passeggio. Il giorno passò sorprendentemente tranquillo. Nessun capriccio, nessuna crisi di pianto sembrava proprio che anche le bimbe sentissero qualcosa di strano nellaria.
Come ogni sera, alle dieci, si sentivano al telefono, così come avevano sempre fatto. Giulia gli raccontava di quanto le bambine sentissero la sua mancanza, di come cuciva lentamente le ordinazioni che riceveva. Leandro rideva al telefono e prometteva: Domani sono a casa, micetta.
Ma a casa non ci tornò più.
Sulla strada del ritorno, il suo tir si scontrò con un camion che aveva invaso la corsia opposta. Tutto successe troppo in fretta. Nessuna possibilità di evitare limpatto. Leandro morì sul colpo.
Quella stessa notte, il telefono squillò. Giulia, come in trance, sollevò la cornetta e il mondo le crollò addosso.
Si trascinò fino dalla vicina, la zia Anna, e le chiese di prendersi cura delle bambine. Poi crollò proprio sulla soglia. I medici riuscirono a salvarla a fatica un cesareo durgenza, difficile.
Il bambino che nacque era debole, prematuro. Gli mancava la forza del padre, e alla madre la spalla di un uomo.
Giulia lo chiamò Leandro, come il marito. Appena uscita dallospedale, contò i soldi che le erano rimasti: bastavano per due mesi. Dopo si sarebbe visto.
La vita diventò una lotta quotidiana. La vicina, zia Anna, aiutava come poteva. Non avevano parenti vicini. Giulia ricominciò a cucire prima per i vicini, poi, grazie al passaparola, arrivarono le clienti.
Le bambine andarono a scuola, il piccolo Leandro alla scuola materna. Erano la sua speranza, il suo appiglio. Eppure…
Amava più le figlie. Per il figlio… no, non lo odiava semplicemente non riusciva a guardarlo senza sentire dolore. Ogni giorno gli somigliava sempre di più. E ogni volta che lo vedeva, sentiva di non essere riuscita a trattenerlo, a proteggere il marito
Il bambino era silenzioso, buono, premuroso. Leggeva, aiutava, non si lamentava mai.
Alle gemelle comprava vestiti nuovi, cuciva loro vestitini per le bambole. A Leandro aggiustava solo i vecchi abiti.
Poverino Orfano con la mamma viva sospirava zia Anna quando lo vedeva lavare i piatti o raccogliere i giocattoli delle sorelle.
Il tempo passò. Le gemelle crebbero, si sposarono, si allontanarono. Rimase solo Leandro con la madre.
Terminò la scuola professionale e trovò lavoro come ingegnere in una fabbrica di dolci a Parma, la loro città natale. Giulia iniziava a perdere la vista le notti insonni, i nervi a pezzi, gli anni di solitudine avevano lasciato il segno.
Leandro si prendeva cura di lei come poteva. Cucinava, puliva, la accompagnava nel parco tenendole la mano. Lei sempre più spesso gli sussurrava: Perdonami, figlio mio Non ho meritato il tuo amore. Vivi la tua vita, sei giovane
Lui sorrideva: Vedrai, mamma. Troverò anche io una brava ragazza e dei figli. Avrai ancora tempo per goderti i nipoti.
E quel giorno arrivò. Elisa, semplice e timida.
Mamma, Elisa si fermerà con noi. Non ha nessuno, è orfana disse Leandro piano.
Dopo tre mesi ci fu il matrimonio. Vennero le altre figlie, i nipoti, i generi la famiglia al completo. Giulia era felice, ma sorrideva ormai spesso attraverso il dolore.
La diagnosi era terribile cancro. Sapeva che non le restava molto.
Ma il destino le regalò ancora una gioia vide il suo primo nipotino.
Se ne andò serena, con un sorriso sulle labbra. Gli occhi si chiusero per sempre con la mano che stringeva lieve quella del figlio rimastole più caro.
In quel gesto, Giulia comprese che il vero amore spesso nasce dal sacrificio e dal perdono, e che nel donare, anche quando sembra di aver dato tutto, si può infine ricevere la pace.






